NOTE:
1) II toponimo di Santa Croce gli deriva
dall’iniziativa del padre scolopio Vitaliano Maccario, nativo di San Biagio,
il quale, nel 1820, dispose la riedificazione e l’ampliamento di un
precedente antichissimo tempietto.
2) Come tradizione, il Calendimaggio deriva da antichi riti celtici, che in
quel periodo celebravano Lug, divinità “politecnica” della luce. Le “mùsseghe”
sono i fugaci fiori rosei del cisto, localmente detto “scornabécu”.
3) “U cròu”, il corvo era uccello sacro per i Celti, attributo del
dio Lug, con capacità divinatorie, che era Beleno per i celto-liguri.
4) Nelle popolazioni pre-cristiane, il simbolo della croce era collegato al
sole equinoziale, che pare crocifisso a quella fetta di cielo, quando lo vede
lungamente indeciso sul percorso da prendere; in salita a marzo e verso
l'orizzonte a settembre.
5) La strada che sale da San Biagio trova le direttrici per la Croairöra,
per Camporosso, per Perinaldo e per il tratto iniziale della più importante
variante locale all’Alta Via dei Monti Liguri.
6) Viceversa e più propriamente, dalla Cima della Croairöra, si potevano tenere d’occhio le
apposite tracce, vistosamente segnate sulla balconata che oggi sostiene l’Annunziata.
BIBLIOGRAFIA DELLE FONTI
.
A: A. V. V.
IL GIORNALINO DI SAN BIAGIO - Numero unico su Santa Croce
Scuola Elementare a Tempo Pieno - San Biagio della Cima 1987
.
Riccardo Petitti
SENTIERI PERDUTI un sistema celtico di allineamenti
Priuli & Verlucca - Ivrea 1987
Nilo Calvini
CAMPOROSSO - Storia civile e religiosa
Alzani - Pinerolo 1989
Jean Chevalier - Alain Gheerbrant
DIZIONARIO DEI SIMBOLI
miti, sogni, costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri vol. I -
II
BUR Rizzoli - Milano 1986
Luigino Maccario - 1997
.
Sull’esoterismo sacrale
che emana dal sito di Cima Croairöra, in comune di San Biagio, non ci sono
mai stati dubbi, ma il fatto che dall’Ottocento il luogo sia chiamato Santa
Croce, conduceva le ricerche verso il periodo di calendario riferito alla
festività cristiana del 3 maggio, quando il popolo sambiagino si reca in
folla, al raduno campestre, proprio dedicato al sito.1
Fino al periodo interbellico, era
usanza locale andare a “ciantà magi” in vetta alla
Çima, con
girotondi rituali, allietati da filastrocche dialettali, interpretati da
tutto il paese, grandi e piccoli, con la gioiosa presenza delle mùsseghe
fiorite.2
L’antico toponimo della Çima,
aggiunto a quello della “Pila d’u cròu”, un masso coppellato poco
discosto dalla chiesa, davano al luogo parvenze celtiche o preceltiche.3
Anche il 14 settembre era usanza
santificare il luogo, ma il fatto pareva inquadrato nella dedicazione
medesima, anche se il fattore equinoziale faceva pensare a ritualità
ancestrali, vissute anche dalle altre genti, di tutte due le vallate
collaterali al sito.4
La vicinanza della chiesetta
dell’Annunziata alla rupe Nord del luogo, proprio sull’importante quadrivio di crinale,5 suggeriva la devozione equinoziale di
primavera, senza dare ulteriori indicazioni esoteriche.
Invece, proprio nell’architettura delle
“poderose” fondazioni dell’Annunziata stava forse racchiusa la misteriosa
presenza sacrale legata ad entrambi gli equinozi. In lontani tempi, preromani, quelle basi a bastione potevano aver costituito l’opportuno
basamento per un “osservatorio sacrale”, adibito a riti legati al percorso
del sole.
La cima dirupa della Croairöra può
esser vista come un gigantesco gnomone naturale, che opportunamente
inquadrato, dal sito dell’Annunziata, segnalava il preciso momento degli
equinozi, al druido di turno.6
Dal rilevamento certo di quella notizia
astrologica, sarebbero addivenute le sacralità, legate al periodo
calendariale e conseguentemente al territorio ed allo sviluppo della
comunità.
ò