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FEDERAZIONE
ITALIANA CANOTTAGGIO SEDILE FISSO
REGATA dei
SESTIERI
agosto |
AGOSTO MEDIEVALE - VENTIMIGLIA






REGATA
DEI
SESTIERI
ALBO D'ORO
Mezzo miglio in linea
◊
1976 CIASSA
in
7'24"
Paolo Pace - Enzo lannì - Domenico Principato
◊ 1977 CUVENTU
in 5'54"
Alberto Ciuffardi - Giorgio Gaziello - Ugo
Caboni - Gianni Ascheri - Renato Rocca
Un miglio con
giro di boa
◊
1978 CUVENTU
in
12'21"
Alberto Ciuffardi - Giorgio Gaziello - Ugo Caboni
- Gianni Ascheri - Renato Rocca
◊ 1979 MARINA
in 12'09"
Giovanni Manara - Adriano D'Ambrosio - Enzo lannì
- Tato Bottini - Lorenzo Serecchia
15/14 di miglio
in linea
◊ 1980
MARINA
in 10'56"
Giovanni Manara - Adriano D'Ambrosio - Leandro
Poli - Enzo lannì - Lorenzo Serecchia
◊ 1981 MARINA
in 11'03"
Giovanni Manara - Adriano D'Ambrosio - Leandro
Poli - Enzo lannì - Lorenzo Serecchia
Un miglio ed
1/9 con giro di boa
◊ 1982
MARINA
in 13'05"
Giovanni Manara - Adriano D'Ambrosio - Leandro
Poli - Enzo lannì - Lorenzo Serecchia
◊ 1983 MARINA
in 13'43"
Giovanni Manara - Adriano D'Ambrosio - Leandro
Poli - Enzo lannì - Lorenzo Serecchia
◊ 1984 CUVENTU
in 13'12"
Franco Romano - Angelo Valente - Mario Amarella -
Domenico Fantini - Paolo lannì
.
◊ 1985 Non Assegnato
.
◊ 1986 CIASSA
in 13'14"
Michele Chiappalone - Roberto Faraone - Francesco
Frenna - Giuseppe Tredici - Bruno Principato
◊ 1987 CAMPU
in 13'26"
Massimo Muratore - Pino Longordo - Silvano Praticò
- Luciano Praticò - Pierre Rosadi
◊ 1988 MARINA
in 12'34"
Luciano Praticò - Massimo Muratore - Silvano
Praticò - Nico Gibelli - Efìsio Boi
◊ 1989 CUVENTU
in 12'20"
Pietro Arena - Sandro Durante - Domenico Fantini -
Fausto Nicomedi - Angelo Valenti
◊ 1990 CUVENTU
in 12'45"
Pietro Arena - Domenico Fantini - Fausto Nicomedi
– Bruno Calipa - Ferdinando Calcopietro
◊ 1991 CUVENTU
in 13' 17"
Fausto Nicomedi - Bruno Calipa - Piero Arena -
Domenico Fantini - Ferdinando Calcopietro
◊ 1992 BURGU
in 12'40"
Fernando Grilli - Claudio Lorenzi - Roberto
Alessandro - Agostino Lorenzi - Marco Libra
◊ 1993 BURGU
in 12'52"
Fernando Grilli - Claudio Lorenzi - Roberto
Alessandro - Agostino Lorenzi - Marco Libra
◊ 1994 CIASSA
in 13'06"
Fausto Nicomedi - Bruno Calipa - Pietro Arena -
Giuseppe Saglibene - Marco Aciatino
◊ 1995 CAMPU
in 13'47"
Roberto Beccarla - Gianni Manera - Diego Magliano
- Piero Ballotta - Gabriele Palmero
◊ 1996 CAMPU
in 14'02"
Gabriele Palmero - Roberto Beccarla - Gianni
Manera - Diego Magliano - Davide Massa
◊ 1997 CUVENTU
in
13'58"
Orazio Medoro - Franco Lorenzi - Ernesto
Sismondini - Silvano Praticò - Massimo Muratore
◊
1998 CUVENTU
in 14'09"
Orazio Medoro - Franco Lorenzi - Ernesto Sismondini - Silvano Praticò -
Massimo Muratore
◊
1999 CIASSA
in 13’44’’
Marco Acitino - Fausto Nicomedi - Bruno Calipa - Domenico Fantini -
Fabio Amalberti
◊
2000 MARINA
in 14'12"
Richard Rosadi - Claudio Lorenzi - Alessandro Lorenzi - Mauro Morsia -
Maurizio Fazzino
◊
2001 CIASSA
in 13'52"
Efisio Boi - Fausto NIcomedi - Bruno Calipa - Claudio Ferrua - Fabio
Amalberti
◊
2002 CIASSA
in 13'48"
Efisio Boi - Fausto NIcomedi - Bruno Calipa - Claudio Ferrua - Fabio
Amalberti
◊
2003 BURGU
in 13'07"
Daniele Chiaro - Maurizio Fazzino - Fabio Fazzino - Davide Germiniasi -
Stanislav Kisel’ov
◊
2004 MARINA
in 13'38"
Daniele Chiaro - Maurizio Fazzino - Fabio Fazzino - Gabriel Smerecinschi
- Stanislav Kisel’ov
◊
2005 MARINA
in 14'08"
Daniele Chiaro - Maurizio Fazzino - Fabio Fazzino - Gabriel Smerecinschi
- Stanislav Kisel’ov
◊
2006 MARINA
in 13'32"
Daniele Chiaro - Maurizio Fazzino - Fabio Fazzino - Gabriel Smerecinschi
- Stanislav Kisel’ov
◊
2007 CAMPU
in 12'56"
Stefano Bianchi - Riccardo Lercari - Claudio Ferrua - Marco Calipa -
Remo Lentino
◊
2008 CAMPU
in 13'06"
Riccardo Lercari -
Remo Lentino - Claudio Ferrua - Marco Calipa -
Stefano Bianchi
◊
2009 CAMPU
in 13'48"
Riccardo Lercari -
Remo Lentino - Claudio Ferrua - Marco Calipa -
Stefano Bianchi
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IMPRESA DI GLORIA E
FATICA
di Renzo Villa
Fra le manifestazioni dell’Agosto Medievale, la
Regata dei Sestieri vanta in maniera particolare, un saldo aggancio con le
tradizioni della nostra Città, dove un tempo si disputavano le famose Regate
di San Secondo.
La regata faceva talmente parte del nostro
costume che espressioni come “regatà” o “andà de regata” si erano radicate
nella fraseologia dialettale corrente per indicare il competere di due o più
persone nello stesso campo o nello stesso tipo di attività.
Al tempo delle regate che si svolgevano in onore
del nostro Santo Patrono, gli equipaggi erano costituiti principalmente da
pescatori, allora assai più numerosi di oggi, e la regata rappresentava un
saggio annuale di vigoria e destrezza nel quale, per la verità, finivano
quasi sempre per avere la meglio i pescatori della Mortola, paese di
pescatori per eccellenza.
Una regata a remi, spettacolo bello a vedersi,
comporta però per i protagonisti un “tour de force” fra i più massacranti
che si possano immaginare. E ben lo sanno i forzuti rematori dei Sestieri
cittadini che, dopo mesi di faticosi allenamenti, partecipano alla gara in
quella domenica d’agosto.
La giornata della manifestazione il vogatore la
trascorre in assoluto riposo e tranquillità; alieno dalle feste e dai
cortei, fino all’ora in cui toccherà a lui entrare in scena. In attesa di
quelle fatidiche sette della sera, che saranno determinanti, gli equipaggi
scrutano il mare e ripassano, a tavolino, per l’ultima volta, le tecniche e
le strategie, sperimentate e adottate in gran segreto, durante il periodo
della preparazione.
Poi, finalmente, nello specchio d’acqua nervino,
ecco i sei gozzi, armati di guidone con gli smaglianti colori dei Sestieri,
pronti sulla linea di partenza. Le imbarcazioni rullano e beccheggiano,
irrequiete, come cavalli prima della corsa.
A quel punto, e solo allora, si è sciolta anche
l’ultima grande variabile: l’imprevedibile stato del mare. Un’incognita
fatta di vento, di onde e di correnti che possono avere il loro peso
determinante sull’esito della regata.
In base ai risultati della Staffetta, che si è
corsa per le vie cittadine la sera precedente, è anche possibile, per almeno
cinque dei sei equipaggi, disporsi sulla corsia ritenuta meno sfavorevole.
Il sesto dovrà accontentarsi di quella che gli altri hanno rifiutato.
L’attesa del via, tormentata dalle difficoltà di
perfetto allineamento e dal continuo pericolo di false partenze, è
un’ulteriore dura prova per i nervi dei vogatori e dei giudici di gara.
Ma, poi, quando sembra che il momento di partire
non debba più giungere... eccolo! Le due bandiere, una rossa e una gialla,
si sono abbassate di colpo, con un lampo vermiglio e dorato, uno sparo ha
echeggiato sul mare. La regata ha avuto inizio e le barche aggrediscono, già
veloci, il tratto iniziale dei 2.200 metri del percorso.
I gozzi dei Sestieri, perfettamente identici e di
egual peso, con i loro diciotto palmi di lunghezza, sono costruiti nel più
tradizionale stile ligure. Col dritto di prua leggermente ricurvo
all’indietro, a differenza delle imbarcazioni di tipo catalano e meridionale
che lo hanno rivolto in avanti, presentano alla resistenza dell’acqua una
superficie sferoide, quasi bulbare, che meglio riesce a fendere il mare e
ridurre al minimo gli attriti laterali.
Su ogni barca i quattro vogatori, ora curvi sulle
impugnature dei remi, ora protesi con tutto il corpo verso prua, hanno nei
loro movimenti la sincronia automatica di un congegno meccanico. Il
timoniere, senza perdere mai d’occhio la direzione da seguire, con la voce
rauca ritma lo sforzo dei compagni e con una specie di inchino, che nulla ha
di cerimonioso, asseconda ed aiuta, a suo modo, il moto della barca.
Le pale dei remi si tuffano nell’acqua e ne
riemergono con perfetta regolarità mandando, ogni volta, bagliori simultanei
come di specchi colpiti dai raggi del sole.
I sei gozzi avanzano di fronte al litorale,
gremito da una folla multicolore e inverosimile che applaude, urla, trepida
per i colori del proprio sestiere, mentre cerca confusamente di portarsi
verso la linea del traguardo.
Ma la folla è dappertutto: alle finestre, sui
balconi, sui terrazzi, sui bastioni della Città Alta, tribuna naturale da
dove meglio si domina la scena.
Sul mare una miriade di natanti di ogni tipo,
come una flotta d’invasione che è sempre più difficile respingere, stringe
d’assedio il campo di regata e si sposta parallelamente ad esso in un
carosello inestricabile di scie e di sommovimenti acquatici. Visto da
lontano, lo spettacolo ricorda certe stampe de “L’Invincibile Armata”.
Da terra e dal mare, centinaia di cineprese e di
macchine fotografiche scandiscono, istante per istante, i dieci minuti della
gara e ne fissano le immagini.
Scorrono i gozzi sull’acqua e sui cronometri i minuti,
ansiosamente interminabili per l’equipaggio che è ormai prossimo alla meta
di Marina San Giuseppe; inesorabilmente brevi e affannosi per coloro che,
col passare del tempo, vedono sfumare ogni possibilità di vittoria.
Poi, l’urlo della folla si fa assordante e
parossistico. È il momento più spettacolare: un gozzo arranca a tutta forza,
avanti agli altri, verso la Pria Margunaira, spinto dalle ultime palate,
convulse e frenetiche. Sta per tagliare la linea del traguardo. La taglia,
infatti, fra le grida di entusiasmo e i battimani di una sterminata platea.
Sulla barca i vogatori, in piedi, sfilano dagli scalmi i remi luccicanti e
li levano al cielo in segno di trionfo.
Il gozzo vincitore continua, per inerzia, la sua
corsa fortunata verso il “Sarbosu” che lo attende.
U Sarbòsu è il drappo marinaro istoriato, guadagnato dal Sestiere vincitore della Regata, fatto di carbàso, che è una tela fine di lino, adatta ad allestire cortine o attrezzare vele di nave.
Nelle edizioni più accurate del Corteo Storico, fine Anni Ottanta, l'ultimo quadro della poderosa sfilata era costituito da quattro armati del comune che scortavano il Custode d'u Sarbosu che recava il drappo istoriato, premio al Sestiere vincitore della Regata, seguito dal Capitano dell'Agosto, che reggeva il palio leonino, premio al Sestiere vincitore in gare e concorsi. Chiudevano il corteo le tre ancelle che reggevano la lunga ghirlanda d'alloro e nastri.
Il quadro precedente era costituito dalle Dame del Guiderdone che reggevano, ognuna uno dei premi allegorici riservati agli armi della Regata; queste erano seguite dalla Contessina di Maggio, col suo scettro, scortata dalle Damigelle d'onore, con i loro tafarìn uvàsu e bacuřu uvàntu.