VENTIMIGLIA NELLA
SECONDA METÀ DELL’OTTOCENTO
Lunedì
5 dicembre 1988, alla Sezione dell’Archivio di Stato di via Hanbury, ha
avuto luogo l’inaugurazione della Mostra “Immagini di Ventimiglia nella
seconda metà dell’Ottocento - Sviluppo urbano del Sestiere
Sant’Agostino" allestita in occasione della “Settimana dei beni
culturali e ambientali”.
Fra i documenti esposti, delibere del consiglio comunale, decreti regi,
progetti di opere pubbliche e private, custoditi presso la sezione
dell’Archivio, ed inoltre il progetto della stazione ferroviaria, messo
a disposizione dal compartimento FS di Genova.
A corredo dei documenti, una trentina di fotografie d’epoca sull’aspetto
del sestiere Sant’Agostino negli ultimi decenni dell’Ottocento,
provenienti dal materiale della costituenda fondazione “On. Giuseppe
Biancheri”, messe a disposizione da Erino Viola e Pachi Cudemo.

La nascita della Ventimiglia moderna, quale la vediamo noi oggi,-
avvenne durante il boom edilizio, documentato dalla Mostra
dell’Archivio di Stato, scoppiato con l’arrivo della ferrovia e nel 1871
e con la costruzione della Stazione Internazionale, in base alla
convenzione italo-francese che ne fissava la sede nella nostra città.
Ma, a monte del tumultuoso sviluppo urbano “fin de siecle” del sestiere
Sant’Agostino, fino ad allora pressoché disabitato, c’è un evento
storico di notevole importanza: la cessione di Nizza alla Francia in
seguito agli accordi di Plombierès che precedettero la seconda guerra di
indipendenza.
Questo avvenimento, per altri versi doloroso, poneva Ventimiglia - in
un primo tempo destinata a diventare francese - nella situazione di
città di frontiera del nuovo Regno d’Italia e le apriva prospettive di
sviluppo che, fino a quel momento, le erano state precluse soprattutto
dal fatto di essere rimasta per lunghi secoli un centro medievale,
arroccato su un colle e chiuso fra le sue mura.
Ed, infatti, i positivi riflessi di questa nuova situazione non tararono
a manifestarsi in tutta la loro fortunata pienezza.
Attorno alla stazione ferroviaria di frontiera, sorta sull’area del
vecchio cimitero, nacque e si sviluppò una nuova città. Fra le numerose
opere pubbliche realizzate in quel periodo, l’arginatura del Roia fu
certamente quella prioritaria perché imbrigliando le acque del fiume,
permetteva di recuperare, a fini edilizi, una vasta area che, fino a
quel momento, non era stata che una malsana palude.
In pochi anni, lo sviluppo economico fu tale che già si pensava di
dotare Ventimiglia di un porto commerciale il cui progetto, redatto nel
1883 dall’ing. Finily, è certamente uno dei pezzi più interessanti della
Mostra, anche perché l’opera non fu realizzata ne allora ne mai.
Col sorgere della Ventimiglia bassa, ai piedi di quello che da allora,
per forza di cose, si dovette chiamare “Alta”, iniziò 1’esodo dei
ventimigliesi dallo “Scoglio” verso la piana del sestiere Sant’Agostino
dove esistevano case più moderne ed esercizi pubblici e ritrovi ben più
eleganti di quelli che si affacciavano sui “carrugi” del borgo
medievale.
Materialmente, si scendeva dall’alto al basso, ma socialmente ed
economicamente si saliva perché, per le famiglie ventimigliesi,
trasferirsi al “Cuventu” era considerata una ambita promozione.
L’esodo continuò massicciamente nel 1900 e durò fino alla seconda guerra
mondiale tanto che Ventimiglia alta si spopolò completamente dei suoi
abitanti per essere poi ripopolata dagli immigrati nel dopoguerra.
Nel 1944, sotto l’incalzare degli eventi bellici, si era intanto
compiuto l’atto finale del declassamento di Ventimiglia alta con il
trasferimento degli uffici comunali nella attuale sede di piazza della
Libertà.
Ventimiglia bassa conobbe, dagli Anni Sessanta in poi, un secondo boom
edilizio ben più tumultuoso e di maggiori proporzioni del primo,
continuando tuttavia a beneficiare di quel lontano evento del 1860 che
l’aveva posta al confine occidentale d’Italia, con la sola parentesi
della guerra 1940-45 durante la quale il beneficio si tramutò in
sfortunata tragedia.
Ma, chiusa la dolorosa vicenda bellica ed evitato per la seconda volta
il rischio di diventare francese, conobbe, in questi ultimi
quarant’anni, accanto a quello edilizio, un altrettanto spettacoloso
boom commerciale. E, in aggiunta a quelle dell’Ottocento, altre grandi
opere pubbliche, svincolo autostradale di frontiera, autoporto e nuovo
parco merci ferroviario, ne andarono accrescendo l’importanza.
Ma, ormai, il lungo capitolo della storia di Ventimiglia, città di
frontiera, iniziato 130 anni fa sta per chiudersi definitivamente.
In questa nuova “fin de siècle”, altri avvenimenti storici, di portata
continentale, imporranno un mutamento di rotta al destino di
Ventimiglia. E, questa volta, l’avvenire della città non sarà più
decretato dalle stelle buone o cattive del passato, ma è già scritto fin
d’ora nelle pagine di un trattato internazionale che entrerà
improrogabilmente in vigore fra quattro anni, con l’Atto unico europeo
del 1992.
LA VOCE INTEMELIA
anno XLIII n. 12 - dicembre 1988
di Renzo VILLA




