VENTIMIGLIA  NELLA
SECONDA METÀ DELL’OTTOCENTO

G U I D A

        Lunedì 5 dicembre 1988, alla Sezione dell’Archivio di Stato di via Hanbury, ha avuto luogo l’inaugurazione della Mostra “Immagini di Ventimiglia nella seconda metà dell’Ottocento - Sviluppo urbano del Sestiere Sant’Agostino" allestita in occasione della “Settimana dei beni culturali e ambientali”.
        Fra i documenti esposti, delibere del consiglio comunale, decreti regi, progetti di opere pubbliche e private, custoditi presso la sezione dell’Archivio, ed inoltre il progetto della stazione ferroviaria, messo a disposizione dal compartimento FS di Genova.
       A corredo dei documenti, una trentina di fotografie d’epoca sull’aspetto del sestiere Sant’Agostino negli ultimi decenni dell’Ottocento, provenienti dal materiale della costituenda fondazione “On. Giuseppe Biancheri”, messe a disposizione da Erino Viola e Pachi Cudemo.

 rivista il : 26 maggio 2011

 

Via Cavour, fine Ottocento
Google View Street
“Settimana dei Beni Culturali e Ambientali 1988”

 

 VENTIMIGLIA  TRA
PASSATO E FUTURO

La nascita della Ventimiglia moderna, quale la vediamo noi oggi,- avvenne durante il boom edilizio, documentato dalla Mostra dell’Archivio di Stato, scoppiato con l’arrivo della ferrovia e nel 1871 e con la costruzione della Stazione Internazionale, in base alla convenzione italo-francese che ne fissava la sede nella nostra città.
        Ma, a monte del tumultuoso sviluppo urbano “fin de siecle” del sestiere Sant’Agostino, fino ad allora pressoché disabitato, c’è un evento storico di notevole importanza: la cessione di Nizza alla Francia in seguito agli accordi di Plombierès che precedettero la seconda guerra di indipendenza.
         Questo avvenimento, per altri versi doloroso, poneva Ventimiglia  - in un primo tempo destinata a diventare francese  - nella situazione di città di frontiera del nuovo Regno d’Italia e le apriva prospettive di sviluppo che, fino a quel momento, le erano state precluse soprattutto dal fatto di essere rimasta per lunghi secoli un centro medievale, arroccato su un colle e chiuso fra le sue mura.
        Ed, infatti, i positivi riflessi di questa nuova situazione non tararono a manifestarsi in tutta la loro fortunata pienezza.
         Attorno alla stazione ferroviaria di frontiera, sorta sull’area del vecchio cimitero, nacque e si sviluppò una nuova città. Fra le numerose opere pubbliche realizzate in quel periodo, l’arginatura del Roia fu certamente quella prioritaria perché imbrigliando le acque del fiume, permetteva di recuperare, a fini edilizi, una vasta area che, fino a quel momento, non era stata che una malsana palude.
         In pochi anni, lo sviluppo economico fu tale che già si pensava di dotare Ventimiglia di un porto commerciale il cui progetto, redatto nel 1883 dall’ing. Finily, è certamente uno dei pezzi più interessanti della Mostra, anche perché l’opera non fu realizzata ne allora ne mai.
        Col sorgere della Ventimiglia bassa, ai piedi di quello che da allora, per forza di cose, si dovette chiamare “Alta”, iniziò 1’esodo dei ventimigliesi dallo “Scoglio” verso la piana del sestiere Sant’Agostino dove esistevano case più moderne ed esercizi pubblici e ritrovi ben più eleganti di quelli che si affacciavano sui “carrugi” del borgo medievale.
       Materialmente, si scendeva dall’alto al basso, ma socialmente ed economicamente si saliva perché, per le famiglie ventimigliesi, trasferirsi al “Cuventu” era considerata una ambita promozione.
    
L’esodo continuò massicciamente nel 1900 e durò fino alla seconda guerra mondiale tanto che Ventimiglia alta si spopolò completamente dei suoi abitanti per essere poi ripopolata dagli immigrati nel dopoguerra.
      Nel 1944, sotto l’incalzare degli eventi bellici, si era intanto compiuto l’atto finale del declassamento di Ventimiglia alta con il trasferimento degli uffici comunali nella attuale sede di piazza della Libertà.
       Ventimiglia bassa conobbe, dagli Anni Sessanta in poi, un secondo boom edilizio ben più tumultuoso e di maggiori proporzioni del primo, continuando tuttavia a beneficiare di quel lontano evento del 1860 che l’aveva posta al confine occidentale d’Italia, con la sola parentesi della guerra 1940-45 durante la quale il beneficio si tramutò in sfortunata tragedia.
 
     Ma, chiusa la dolorosa vicenda bellica ed evitato per la seconda volta il rischio di diventare francese, conobbe, in questi ultimi quarant’anni, accanto a quello edilizio, un altrettanto spettacoloso boom commerciale. E, in aggiunta a quelle dell’Ottocento, altre grandi opere pubbliche, svincolo autostradale di frontiera, autoporto e nuovo parco merci ferroviario, ne andarono accrescendo l’importanza.
      Ma, ormai, il lungo capitolo della storia di Ventimiglia, città di frontiera, iniziato 130 anni fa sta per chiudersi definitivamente.
       In questa nuova “fin de siècle”, altri avvenimenti storici, di portata continentale, imporranno un mutamento di rotta al destino di Ventimiglia. E, questa volta, l’avvenire della città non sarà più decretato dalle stelle buone o cattive del passato, ma è già scritto fin d’ora nelle pagine di un trattato internazionale che entrerà improrogabilmente in vigore fra quattro anni, con l’Atto unico europeo del 1992.

                                 LA VOCE INTEMELIA  anno XLIII n. 12  -  dicembre 1988

di Renzo VILLA

Il Caffé Ligure su Corso P. Amedeo

Via Tenda, angolo Via Cavour

Città Bassa e Città Alta sul fondo

I Giardini alla Foce del Roia

Piazza S. Agostino e Via Cavour - Vallone