rivista il: 09 luglio 2011
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G U I D A
 

 

  PALEOLITICO

BARME  d'i  BàUSSI  RUSSI

Falesia del 1892
Linea di falesia
 
  1)  GROTTA DEL CONTE COSTANTINI
  2)  GROTTA DEI FANCIULLI
  3)  RIPARO LORENZI
  4)  GROTTA DI FLORESTANO
  5)  RIPARO MOCHI
  6)  RIPARO DELLE INCISIONI
  7)  GROTTA DEL CAVIGLIONE
  8)  RIPARO BOMBRINI
  9)  BARMA GRANDE
10)  BAUSU D’A TURE, oggi distrutto
11)  GROTTA DEL PRINCIPE

Le caverne dei Balzi Rossi si aprono nella parete rocciosa del promontorio sottostante il paese di Grimaldi, fino alla frontiera con la Francia. A breve distanza dalla spiaggia, attualmente situate a qualche metro sul livello del mare, situate l’una appresso l’altra, erano presenti undici tra “barme” e ripari, abitati nel Paleolitico.
         Oggi ne esistono soltanto dieci, giacché i lavori di estrazione della pietra calcarea compiuti dalla Cava Abbo, per la costruzione dei muri di contenimento della vicina ferrovia ne distrussero una, completamente. Due delle caverne non contenevano alcun deposito antropozoico; otto di esse si trovano sul suo lato Nord della strada ferrata Nizza-Ventimiglia, due sul lato Sud, dove sarebbe stata anche quella distrutta.
A partire da Ponente troviamo:













         Oltre ai depositi antropozoici presenti nelle caverne, soggiornando anche al di sotto della grande parete rocciosa, gli antichi abitatori lasciarono un grande deposito, ricco di resti faunistici e di industria litica.
          Prima della guerra, la Barma Grande era la grotta che presentava maggior interesse turistico, perché vi si conservavano ancora, al loro esatto punto di rinvenimento, alcuni dei più interessanti relitti preistorici che essa conteneva e la maggior parte dei materiali che gli scavi vi avevano messo in luce; purtroppo, il passaggio della guerra vi ha prodotto danni e distruzioni inevitabili.

        Sempre nel 1892, finalmente il Principe Alberto I di Monaco intraprese l’esplorazione veramente scientifica delle grotte, cercando la collaborazione del Canonico de Villeneuve, quale direttore e il signor F. Lorenzi quale assistente, incaricando poi dello studio dell’ingente materiale raccolto scienziati di fama mondiale come il Verneau, il Boule, il Cartalihac.
         In sette anni di scavi venne messa in evidenza la stratigrafia delle grotte e le caratteristiche dei giacimenti, la loro cronologia, i tipi di civiltà preistoriche, nel corso di uno studio serio e metodico dell’ingente materiale raccolto, che oggi è conservato nel Museo di Antropologia Preistorica di Monaco, fondato dallo stesso Principe.
         Le caverne esplorate in quel frangente furono: la Grotta del Cavigliene, la Grotta dei Fanciulli, la Grotta del Principe. Si dovette attendere il 1928 per assistere all’attenzione da parte di scienziati italiani; quando l’Istituto Italiano di Paleontologia Umana, fondato a Firenze, presieduto da David Costantini, iniziava una campagna di scavi, condotti da Paolo Graziosi, sotto la direzione di Aldobrandino Mochi, scomparso nel 1931.
        Nel 1938, l’Istituto riprese le sue ricerche, incaricando Luigi Cardini di esplorare il deposito antistante alla Barma Grande, ma durante lo scavo venne constatata l’esistenza di una notevole porzione di industrie, nel tratto compreso tra la grotta di Florestano e quella del Caviglione, che venne scavato da Blanc e Cardini negli anni successivi (1941, 1942, 1949), ripreso ancora una volta nel 1961.
        Durante l’ultima guerra, nel 1942, proprio davanti alle grotte, fu proceduto alla costruzione di opere difensive e nell’agosto 1944, dopo lo sbarco alleato in Francia, i Balzi Rossi divennero zona di battaglia. Nella primavera del 1945 furono fatte esplodere delle mine nel fondo della Barma onde ottenere, col crollo del diaframma roccioso che separava la grotta dal tunnel ferroviario attraversante il promontorio, la ostruzione strategica del tunnel stesso.

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L’ESPLORAZIONE DEI GIACIMENTI

        I primi scavi furono compiuti senza metodo e senza rigore scientifico e molti dei materiali raccolti sono andati dispersi; fortunatamente i depositi erano così elevati da permettere la ricerca a numerosi studiosi, ricordati in ordine cronologico:
         Nel 1846 il Principe di Monaco Florestano I fece qualche saggio di scavo nelle grotte, raccogliendovi dei resti scheletrici di animali, che inviò a Parigi.
         Nel 1854 si iniziarono gli scavi del francese Grand, che vi lavorò per quattro stagioni invernali raccogliendovi industrie umane e relitti paleontologici.
          Nel 1858 è la volta dello svizzero Forel; ma in quell’anno vi lavorano anche Péres e Gény. Dal 1862 al 1871, ad intervalli, Moggridge, nel 1864 Chantre, nel 1865 Broca, nel 1868 Costa de Beauregard, indi Bonfiis e infine nel 1870 cominciò l’esplorazione delle grotte da parte di Emilio Rivière, il quale risiedeva l’inverno, per ragioni di salute, sulla Costa Azzurra.
         Questi scavi, che si protrassero fino al 1875, esplorando la Barma Grande, il Cavigliene, il Bausu d’a Ture, il Riparo Lorenzi, la Grotta di Florestano e la Grotta dei Fanciulli, portarono a scoperte assai importanti, tra cui quelle di scheletri umani completi.
        Nel 1883 il prof. Leone Orsini, da Ventimiglia, compie ricerche nella Barma Grande e deposita il materiale raccolto nel Regio Museo Geologico di Genova.
        Nel 1884 il collezionista Jullien scopre un altro scheletro umano nella grotta della Barma Grande ed inoltre delle statuette antropomorfe in steatite.
        Nel 1892, il cavatore Abbo inizia a demolire la Barma Grande, essendone il proprietario. Tali scavi rimossero una ingente porzione di deposito e condussero alla scoperta di vari scheletri umani (alcuni dei quali furono lasciati al posto di ritrovamento nella grotta stessa), ma che purtroppo, eseguiti senza competenza e senza metodo scientifico, portarono, invece che un contributo, un vero danno alla scienza. Il ricco materiale venuto in luce si trova in parte nel Museo annesso alle grotte di Grimaldi, museo che venne fondato da Thomas Hanbury e di cui per molti anni fu benemerito conservatore il signor Alfredo Lorenzi.

Argomento e illustrazione tratti da:  "ITINERARI LIGURI"
        Paolo Graziosi - I BALZI ROSSI - I.I.S.L. Bordighera 1976
La
 
Barma Grande prima dell'esplosione del 1944

Lato Levante dei Balzi Rossi a fine Ottocento

Lato Ponente dei Balzi Rossi a fine Ottocento