Ludwig Winter nacque ad Heidelberg, il 9 agosto 1846. Fu
giardiniere, vivaista, progettista e botanico ai Giardini
Hanbury di La Mortola.
Nato nel grande Impero Prussiano, figlio di un
libraio della famosa Università del Granducato di Baden, la
famiglia si stabilì a Leipzig, dove egli dimostrò subito grande
amore per lo studio della Botanica, ed entrò come giardiniere ad
Erfurt, nello Stabilimento Juelqe, restandovi due anni.
Passò quindi alla Scuola di Orticoltura di
Postdam, per andare poi primo giardiniere, al Giardino Botanico
di Poppelsdorf, vicino a Bonn. Nel 1867 volle recarsi a Parigi
per visitarvi l’Esposizione Universale: Innamorato della
capitale francese decise di stabilirvisi, e lavorò dapprima come
semplice operaio giardiniere presso Mr. Chatin, poi come
giardiniere nei parchi delle Tuileries.
L’atmosfera preparatoria per la guerra
Franco-Prussiana non consigliò oltre il soggiorno parigino ad un
suddito tedesco, e lo troviamo quindi alcun tempo dopo sulla
Costa Azzurra, a Hyeres, dopo essersi soffermato a Marsiglia ed
a Cannes. Quivi la ditta Charles Huber era in procinto di
lanciare una sua creazione, una bella anemone. Fu il Winter che
produsse il disegno di quel fiore portentoso, che ebbe grande
successo in Europa. Dopo questa prima brillante prova l’Huber lo
occupò come disegnatore di Fiori.
Nel 1869, Thomas Hanbury gli confidava di voler creare il Giardino
di Acclimatazione alla Mortola e lo assumeva come botanico. Per
circa un lustro, Winter si dedicò con vera passione di studioso e di
esperto a quel difficile lavoro. Collezioni di piante di ogni genere
vennero a prosperare in quel paradiso di vegetazione. Le piante vi
erano importate dai paesi caldi, dall’Australia, dalla nuova
Zelanda, dalla California, e qui venivano educate, adattate al nuovo
clima. Suo collaboratore era Ritschi, uno svizzero, capo
giardiniere.
Nel 1874 il Giardino della Mortola era ultimato,
e Ludovico Winter andò a stabilirsi a Bordighera dove, con marcata
intelligenza, seppe intuire l’avvenire orticolo della Riviera, ivi
introducendo la coltivazione della Rosa Safrano che doveva
avere tanta fortuna. Dapprima aveva operato nella pianura di
Borghetto, ma un’altra meritoria intuizione lo portò a coltivare sul
pendio di Montenero, più caldo, più soleggiato e più arieggiato. In
località Curtasse, fece prosperare le prime Mimose, introducendo l’Acacia
Podalyriefolia, qualità che si riteneva perduta ed invece era
stata conservata da Pasquale Motta di Intra, e perciò venne chiamata
Motteana. Mediante ibridazioni tra la Podalyriefolia,
la Dealbata e la Pycnanta, creò l’Hanburyana,
la Neufvillei, la Siebertiana. Nel 1875 cominciò a
piantare il mirabile giardino “Vallone del Sasso”, dove raccolse
un’infinità di piante rare tropicali, palme, liane, ficus, e molte
altre.
Creò l’architettura di giardini
meravigliosi, come quelli dell’Imperatrice Eugenia a Cap Martin, del
Principe Hohenloe a San Remo, della Contessa Foucher de Careil a
Mentone, della Villa Zirio a San Remo e della Villa Bischoffshein a
Bordighera. Ma il più delizioso di tutti è il Giardino di Madonna
della Ruota, sulla strada tra Bordighera ed Ospedaletti.
Impiantò un sontuoso negozio floreale in
Via Vittorio Emanuele a Bordighera, e nel giardino retrostante (ove
sorge ora il Cinema Olimpia) ed in quello di rimpetto stabilì una
esposizione permanente, nella quale figuravano le più svariate
specie di palme, ora alte come campanili, ora nane come piccoli
arbusti, ma dove incombeva un gran pergolato che formava
l’ammirazione dei bordigotti e quella della colonia inglese ivi
dimorante. Il Winter colle sue palme partecipò a molte esposizioni
nazionali ed estere. Ottenne in Italia diplomi speciali e medaglie
d’oro. All’Esposizione di Amburgo, ricostruì il palmeto del Vallone
di Sasso e si ebbe il premio dell’Imperatore di Germania consistente
in un grande vaso di porcellana.
Ebbe anche la genialità di introdurre
nell’arte industriale moderna oggetti fabbricati con foglie e rami
di palme, meritandosi le lodi di artisti che con lui collaborarono.
Alla lavorazione delle foglie secche di palme aveva adibito
personale specializzato. Venivano fabbricati cofani, imitazioni di
fiori, canestri, tappeti, vasi, coprivasi, coppe, piatti, vassoi,
giardiniere, paralumi, centri per tavoli, portagiornali ecc. Molti
di questi lavori egli espose, fuori concorso, all’Esposizione
Orticola a Gand nel Belgio, nell’agosto 1891, ottenendo il primo
premio della Sezione. Ludovico Winter sviluppò anche il commercio
della rosa. Dopo aver messo a cultura la Safrano, egli introdusse la
Marie Van Houtte, che venne subito assai coltivata dagli
agricoltori della Riviera ligure.
Winter fu anche un gran benefattore,
collaborando col Padre cappuccino Giacomo Viale, col Barone Kleudgen
e col Cav. Angst, tutti benemeriti dello sviluppo di Bordighera.
Alla fine dell’Ottocento, fu definito “architetto dell’Orticoltura”,
per come sapeva artisticamente intrecciare le piante e i fiori nei
giardini. Magnifico il suo progetto dei giardini di Piazza della
Libertà a Lisbona. A Berlino è ricordato per le sue esposizioni, a
Dusseldorf ed a Mannheim per le palme gigantesche che vi trapiantò,
a Francoforte sul Meno per le influenti amicizie e per l’ammirazione
che seppe destarvi.
Fu il primo che introdusse la geniale
industria dell’esportazione di piante, grandi e piccole, già
radicate, rendendo così possibile l’improvvisazione di giardini
adulti, senza interrompere le condizioni di vita delle piante.
Ludovico Winter non vide l’atto finale del
suo attento progetto per i Giardini Pubblici di Ventimiglia,
infatti, mancò nella sua Germania, a Bad-Mannheim, il 12 luglio 1912, ma furono ancora i suoi
vivai a fornire le palme per abbellire l’area progettata a verde
pubblico, che si può ancor oggi ammirare, presso la foce del fiume Roia, così come è uscita dalla sua matita.

Fino agli ultimi vent’anni dell’Ottocento, il territorio dove sorgono i
Giardini Pubblici sopravviveva in quelle condizioni di palude, che fin
dagli ultimi anni del Seicento aveva spinto i cittadini più benestanti a
trasferirsi nelle ville della campagna di Latte, durante l’estate, per
evitare i miasmi e le fastidiose zanzare. Nei secoli precedenti la zona,
concessa al pascolo delle greggi in transumanza, era conosciuta col nome
di Paschei.
L’avvento della ferrovia, nel gennaio del
1872; con l’attribuzione della Stazione Internazionale, aveva dato al
Sestiere di Sant’Agostino buone prospettive d’espansione urbana, tanto
che la pubblica Amministrazione aveva cominciato a pianificare la
prospettiva di rendere più vivibile il sestiere di Sant’Agostino,
limitrofo alla medievale Bastida e alla Fondega.
Il 27 maggio 1888, il Comune approvava un piano
regolatore urbanistico, avvalendosi della Legge speciale del 31 maggio,
sul terremoto, così da poter utilizzare la legge del 1869, sugli
espropri per pubblica utilità.
Molti degli accrescimenti paludosi che formavano
i Paschei erano già di proprietà di Sir Thomas Hanbury; il quale,
anticipando l’esproprio, li metteva spontaneamente a disposizione
cercando però di vincolarli alla realizzazione di un Pubblico Giardino
all’italiana.
In sede di progettazione per la ferrovia;
quei terreni erano già stati nel mirino per illogiche opere di pubblica
utilità. Nel 1868, un progetto tendeva a edificarvi la Stazione
Internazionale. Per fortuna, l’Autorità fluviale non ha dato il
benestare per la costruzione del gravoso ponte, troppo a ridosso della
foce, che avrebbe portato i treni ad imboccare una galleria nei pressi
di Porta Marina.
Nel 1890, quando la zona era già stata delineata da un
argine in blocchi di pietra; l’Amministrazione aveva deliberato la
costruzione di una passerella in ferro che collegasse il sestiere di
Sant’Agostino col Borgo Marina, affidata alla ditta Soleri, che operando
nell’officina eretta su quei terreni era dunque in corso di esproprio.
La passerella divenne operativa alla fine del 1894.
Il protagonista dello sviluppo urbano ed
architettonico di quella fine secolo fu l’ingegner comunale Zanolli, a
cui si devono i progetti per l’asilo infantile lungo via al Capo; la
caserma dei Carabinieri in piazza XX settembre, oggi Palazzo del
Tribunale; piazza Vittorio Emanuele, oggi Costituente; la via di
collegamento alla Marina, oggi Ruffini, la trasformazione in stile
neogotico della chiesa di Sant’Agostino ed il rifacimento in pietra di
puddinga della parte culminante del campanile di San Michele.
Nel 1902, Thomas Hanbury per portare a termine la
sua vincolante proposta, per l’elaborazione del progetto dei Giardini
segnalava il celebre botanico tedesco Ludovico Winter; ma bisognava
attendere il gennaio del 1908, per vedere completata la totale bonifica
della zona.
Doveva però giungere il 1920 e salire in carica
un Regio Commissario, per decidere di piantare almeno le pinete sul lato
in riva al mare e su quello di Tramontana. Nella nostra città, molte
delle iniziative urbanistiche vennero assunte dai Commissari, che poi
diventarono Prefettizi, a causa di quella “guerra municipale”,
preconizzata dall’Hanbury fin dal 1892; “contesa amministrativa” che non
si è ancora sopita ai giorni nostri.
Anche per i Pubblici Giardini non mancarono
fastidiosi indugi: Proprio in quel 1920, la squadra di calcio dell’Unione
Sportiva Ventimigliese militava nella Divisione nazionale ed avendo
necessità di un Campo Sportivo adatto, lo realizzò, facendo protrarre la
sistemazione della parte di giardini all’italiana, quella verso Levante,
fino al 1938.
Il Campo sportivo era rivolto col lato più
lungo prospiciente a quella che sarà Via Vittorio Veneto, ma
nell’autunno del 1924, il Commissario Calzamiglia lo rivoltava verso
marina, per liberare l’area che serviva ad erigere il Monumento ai
Caduti, ricorrendo il sesto anniversario della Vittoria, quella che darà
anche il nome alla strada adiacente.
L’anno successivo, la riconosciuta bravura della locale
compagine calcistica, oltre alle dimensioni regolamentari del campo,
portarono a Ventimiglia la Nazionale italiana, quella diretta da
Vittorio Pozzo, per una partita preparatoria ai futuri impegni con
Spagna e Portogallo.
Nell’estate del 1938, il Podestà Galleani, dava
inizio ai lavori per la messa a dimora dei Giardini all’italiana nella
parte fino allora occupata dal Campo Sportivo provvisorio. Finalmente il
progetto di Ludovico Winter veniva realizzato nella sua pienezza.
.
L.M.
GIARDINO PUBBLICO
Anche per Ventimiglia si era prospettato il tracciato lungo la
costa, che prevedeva la stazioncina dove poi verrà edificato il
Cinema Impero, con il binario, per allora unico, che
attraversava la Roia poco a Nord della Passerella, per imboccare
la galleria a fianco di Porta Marina.
Con il 1860, per la cessione di Nizza alla
Francia, Ventimiglia venne a trovarsi "Città di Confine", con la
prospettiva di diventare sede di Stazione Internazionale, nel
1870. I progettisti delle Regie Ferrovie non hanno fatto altro che spalmare
il progetto di stazioncina a quello di "grande stazione",
riempiendo con fasci di binari il territorio che in futuro
conterrà tutti i Giardini Pubblici, la Fondega e la GIL, fin
oltre Taverna.
Per fortuna, un commissario di bacino fluviale
ha bocciato il ponte così prossimo alla foce, per un torrente che
potrebbe diventare impetuoso, quindi i "cervelloni" abbandonarono
il progetto per trasferire la stazione sotto Siestro, alzando le
quote dei binari per infilarli sul ponte alle Gianchette. Non è
che il progetto non abbia infierito anche sul nostro territorio,
ma almeno la Città Ottocentesca ha potuto espandersi senza
problemi, attorno alla sua importante Stazione, creando in
seguito quei Giardini Pubblici, che sono il vanto della Città .
Copia del progetto è visionabile negli uffici
dipartimentali di Genova, che per allora erano soltanto
esecutori delle corbellerie torinesi.
Nel 1857, le Regie Ferrovie del Regno
Sardo, iniziarono a progettare la linea ferroviaria litoranea che da
Palmignola, nel Ducato di Modena, portasse a Nizza, da dove,
superando il Fiume Varo, trovasse collegamento con la Francia.
Da sempre, i grandi lavori d'infrastruttura
ottengono la possibilità di operare assai liberamente, espropriando
e magari requisendo i terreni e le cose. Oggi, possiamo valutare in
quali situazioni quelle ferrovie hanno posto i paesi costieri delle
Riviere Liguri, con la realizzazione del tracciato di costa, che
risultava il meno costoso, vista la configurazione valliva del
territorio.
Molti di quei centri ebbero
espropriato il fronte mare, che sarebbe divenuto così importante con
l'avvento del "turismo". Qualcuno di questi si sta' tirando
fuori da quelle condizioni di effettivo disagio, con spese immani,
per opere di adattamento, dal danno allora subito.





Rotazione del campo di calcio, per far spazio al Monumento ai Caduti, nel 1924.


