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rivista il: 23 gennaio 2012
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U Cioussu e la sua Porta
  Orti recinti dalle mura urbane
PORTA D'U CIOUSSU
LA VOCE INTEMELIA  anno LXIII   n. 5  maggio 2008

La camminata tra le otto porte della Città Alta, indetta ad inizio maggio dal Comitato Pro Centro Storico, ha portato all’attenzione un luogo caratteristico della Ventimiglia medievale, che oggi, pur conservando molte delle sue caratteristiche peculiari, passa inosservato ai più.
       Quello che dall’Ottocento chiamiamo “Ciòussu”, è stato anticamente l’insieme dei ciòuxi, che erano quei terreni ortili rimasti chiusi dalla cinta muraria cinquecentesca. Ciòuxe, nell’accezione di “chiudere - recingere”, è un termine usato in una vasta area ligure, da Ponente a Levante.
       Almeno fino agli inizi del XIII secolo, le balze su cui è sorta “a Rucheta”, avrebbero funzionato da “rümentà”, dove si accumulavano gli scarsissimi rifiuti gettati dalle case. Nel medesimo periodo, nel canalone che divide la Rocchetta da “a Culeta”, era aperta “a Porta d’u Ciòussu” che sarebbe stata percorsa da una “crösa” di collegamento della Città col suo Porto.
       Nel 1221, la città perse il suo porto ed il ciòussu divenne sede di orti, attivati per far fronte al lungo assedio. Questi continuarono ad essere coltivati, come in parte lo sono ancor oggi, dando alla località il toponimo “orti”, ancora vivo nei due carrugi confinanti.
        In seguito, la caratteristica collettiva degli orti duecenteschi dette spazio alla proprietà privata. Questa caratteristica è dimostrata dal muro di cinta di un fondo che passa nel bel mezzo dell’antica porta, come riporta la foto.
        Nel 1529, la città rivedeva la cinta muraria di Tramontana e di Levante, da Murrudibò a Porta Marina, cingendo gli “orti” all’interno delle mura, producendo in nuovo toponimo “Ciòussu”, che gli è rimasto.
                                           L.M.

Ottocento
Primi Novecento

 

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