Una giovinetta triste, ma delicata e casta, tramutata in marmo come per
volontà di un incanto o di un mitologico destino, e ancora piena
d’amore.
Con lo sguardo rivolto al mare, verso la marina da dove le onde paiono
riportarle un fatale ricordo della sua vita.
Alle spalle i verdi pini del capo di Bordighera alta che sembrano
ascoltare il sospiro che emana dal suo viso.
È Magiargè, la fanciulla di Bordighera, la fanciulla che a Bordighera
trovò l’oasi che protesse il suo riposo.
Amata e voluta da un uomo che correva i mari e che come spesso accade
abbandonò la sua violenza disarmato dall’eterno femminino.
A Bordighera egli volle che il suo amore trovasse asilo e da allora
nasce la tradizione della città delle palme come luogo eletto di
accoglienza e di serenità.
Anche la vicenda di Miss Lucy e del dottor Antonio, secondo il romanzo
di Giovanni Ruffini, ha poi confermato questa ispirazione essenzialmente
pacifica che Bordighera offre ai suoi abitanti e ai suoi cultori.
Città di serenità e di raffinatezza.
La statua di Magiargè non può non suggerire qualcosa a chi ha sensi nel
cuore e la sua acqua non può non comunicare un momento di attesa e di
amorosa riflessione a chi anche per poco la contempli.
Poiché ogni fontana è una poesia.
È
certo qualche coppia romantica avrà sostato avvertendo nell’animo dolci
pensieri vicino a questa che può ritenersi come la prima giovine della
nostra città.
Vittima di un destino e di una disperata forza d’amore.
Vorremmo che Magiargè fosse qualcosa di più di una statua di marmo che
si osserva di passaggio, ma un simbolo d’amore e di pace della città
delle palme.
Massimo CAVALLI
LA
VOCE INTEMELIA anno XXXVII - n° 10 - ottobre1982



Inizio Novecento:
Bordighera
dal mare