LA VOCE INTEMELIA  anno LVIII n. 5  -  maggio 2003

Mai, per giustificata prudenza, si iniziava il “Radeu” all’avanzare della notte o a mare agitato.

Marinai di professione, camali, uomini e donne presi a giornata dai committenti, all’apparire delle bianche vele, si riversavano sulla spiaggia, perché ad ogni Radeu era sicura una mercede.

Sul veliero i marinai apprestavano le merci e sulla spiaggia si attendeva l’inizio dei Radeu, uso a praticarsi non solo in Ventimiglia, ma nei luoghi privi di porto. Simile operazione veniva praticata nella baia di Roccabruna, in Bordighera alle Ruote e in Ospedaletti. Il Lascaris, Signore di Castellar, sbarca, con l’aiuto di pescatori ventimigliesi, alla spiaggia di San Nicola da Bari sessanta pecore e due cavalle.

Il “Radeu” (parola di derivazione latina: “Ratis”, zattera che poi troviamo nel latino medievale; “Rades” tronco trasportato per via fiume) era praticato nello scarico dei vini, dei grani e del bestiame. Aperte le balconate del veliero, le botti di vino erano, con l’ausilio di corde, fatte scivolare in mare e, legate in fila, trainate dai gozzi sul bagnasciuga. Sulla spiaggia si iniziava il travaso del vino nelle “baie” o tinozze (contenitori in legno) e dalle tinozze nelle “Barì” (barili) dalla capacità di 30 litri.

Era l’inizio del trasporto a domicilio; robusti carnali, per lo più donne, caricati i barili sul capo, in continua fila, recavano il vino alle osterie o ai privati.

Il Canonico Giauna spende per vino recato dalla spiaggia, in un giorno di lavoro soldi di Genova 62 e il famiglio del Vescovo lire genovesi 2 per una giornata di merce “dovute ai due uomini che dal basso portarono a Sua Ecc. quanto Egli aveva commissionato in Nizza”.

Al “Radeu” assisteva “u Cianciferu” (nocchiero in seconda) che, calata l’ultima botte in mare, con voce imperiosa urlava alla ciurma: “tirate su, serrate e, occhio al capitano gatto !». Il Capitano Gatto era un personaggio d’obbligo, sopra ogni veliero che trasportava vini o frumento. Se compito del primo nocchiero era tenere la rotta, al capitano gatto incombeva sorvegliare e ripulire le stive e la cambusa dai topi roditori.

Non era un intruso. Una ordinanza del Magistrato del Porto della Repubblica di Genova (oggi si direbbe “della Capitaneria Portuale”) vietava la partenza a quei velieri che non avessero a bordo uno o più gatti, “perché avrebbero preservato nel navigare mercanzie e da malattie di peste”.

La mancanza di un porto agibile non solo rese complicate le operazioni di sbarco delle merci, ma più impegnativo e costoso era effettuare i carichi in partenza.

Agli sciabecchi ancorati fuori rada si affiancavano i leudi o i gozzi e con operazione inversa al Radeu la merce era issata a bordo e stivata.

di Nino Allaria Olivieri

U Sciabecu e u radeu

Nell’anno 1737 Francesco Lascaris, Signore di Castellaro, nel suo testamento lega ai due figli, oltre ai beni terrieri, la metà di uno sciabecco in comproprietà “con Matteo da Ventimiglia, capitano e nocchiero” e assegna la nuda proprietà di due leudi e di un pinco all’ancora del porto di Mentone.

Nel codicillo annota l’ottima riuscita della Società con il Matteo e per la sua durata consiglia di sorvegliare i marinai all’atto del “Radeu” affinché “alcun committente abbia per cattivo lavoro reso dare merce ad altri Patroni di naviglio”.

E lapalissiano che il nobile Lascaris, tramite Matteo, gestiva trasporti marittimi non solo nei porti rivieraschi da Savona a Nizza, ma all’occasione praticando il “Radeu”, о “l’alato” attraccasse a Ventimiglia nelle acque antistanti la Rocca, essendo impraticabile il porto fluviale, soggetto alle alluvioni e ad un sempre crescente abbandono. Tra il 1600 e la metà del 1700, tuttavia, Ventimiglia conta un passabile parco di naviglio di piccola stazza che permette alla città, ancora chiusa fra mura, smerciare i prodotti agricoli in eccedenza e importare il fabbisogno dei materiali per le crescenti costruzioni.

Trovo annotati nel “Liber Mensæ Episcopalis” vari accenni dai quali si evince attorno all’attività marinara: un leudo denominato ufficialmente “Portiere” espletava servizio postale bisettimanale tra Ven­timiglia, San Remo e Oneglia e tre volte alla settimana salpava verso Mentone, Monaco e Villafranca, recando missive ufficiali e private.

Il “Portiere” poteva essere noleggiato dal committente. Il Vescovo Gandolfo noleggia il Portiere per smerciare una certa quantità di vino moscatello in Nizza e sulla via del ritorno imbarca buona quantità di derrate per la famiglia ecclesiastica: canonici e clero. E il leudo di patron Luigi che, noleggiato dal vescovo e dal Parlamento, sbarca il Vescovo di Riez in Villafranca, fatto prigioniero dalle guardie di mare nella baia delle Ruote, ove sua galea aveva gettato l’ancora per un improvviso fortunale. Altri leudi imbarcavano alla Spiaggia oli, legni, carboni, lane e carni ovine, per i porti di San Remo. Due leudi, nella stagione propizia, scaricavano limoni e cedri in Savona e in Genova. In mancanza di carico il leudo veniva adibito alla pesca di alto mare.

Leudi, Pinchi e Sciabecchi non potevano attraccare alle bitte del porto fluviale.

Giunti nelle acque antistanti la Rocca e Porta Marina calavano l’ancora e a seconda del carico e della merce il capitano ordinava lo “Alato”, che consisteva nell’alleggerire il pescaggio per iniziare la manovra di avvicinamento alla spiaggia.

Tempo permettendo, s’iniziavano le complicate manovre di scarico, operazioni lente, attente ed impegnative, riservate ai soli marinai di professione e ai camali. Per legge marinara la consegna della merce non era a carico del Patrone, ma impegnava il capitano cui incombeva l’onere della consegna del trasporto in buone condizioni, e ordinare e assistere al “Radeu”.

 

VENTEMIGLIUSA
MARINARìA

 MARINA

 La Voce Intemelia

 Cala del Forte

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 rivista il: 18 febbraio 2012

 

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       A MÜRA MARINARA
                                                                Luigin Maccario - 2002
     
        Inta marinarìa, a müra a l’è a çima o a ghìa ch’a tégne tesà vérsu prùa a bügna d’i trévi burdài, ch’a sta’ survavéntu, cume a scòta a tégne tesà a bügna sutavéntu, versu pùpa. Inscì i trévi i l’àn e müre, cume e véře d’â “fòrsa d’ê véře” e chéle de tàgliu.
      Se méte in tiru a müra e a scòta pe’ dispùne a lünàda d’a véřa segùndu l’urientaméntu d’u penùn duv’a l’è inferìa. Gh’è cuscì e müre de drita e chéle de lérca e se dìxe che u batélu u l’à e müra a drita o a babòrdu, segùndu da duv’u pìglia u véntu.
      Tüta ‘sta fìřa de paròle aduveràe ìnsci batéli a véřa, a l’è pe’ çercà de lançà in càmpu in po’ de "naveřìsmu", ch’u séreva a tendénsa de penscéiru versu l’afermasciùn d’î besögni marìtimi d’in pàise, cume u nòstru, ch’u l’è delongu ciü destacàu d’â sou marìna, in mancànsa d’u sou pòrtu.


                                                 LA VOCE INTEMELIA - anno LVII n. 10 - ottobre 2002

      Nostalgia per un'attività che è stata grande, anche quando per attraccare i barchi si dovevano spiaggiare alla Marina, ma che oggi è pressoché impossibile, a causa dell'assenza di un porto.

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prora  - parte anteriore dell’imbarcazione
poppa  - parte posteriore dell’imbarcazione
carena
scafo  - corpo dell’imbarcazione
chiglia
polena alta  - prolungamento rituale del dritto di prora /V  (6)
paramezzale
dritto di prora /V                                    (9)
dritto di poppa /V                                 (10)
massiccio di prua
massiccio di poppa
banco /V                                               (4)
bancali /V
pavimento praticabile
agganci metallici del traino, esterni sulla poppa     (7)
sede dell’albero
ordinate dello scafo  - staminali /AZ /V     (1)
fasciame
lo stesso che falchetta                          (12)
falchetta  - opera viva navale centrale che trattiene le costole
traversino                                                        del fasciame
righino
bordo                                                    (2)
carabottino  - deposito chiuso
scalmiera /V                                          (3)
scalmo /V
corrente  - supporto dei sedili
banco  - sedile
palchetto di prora
palchetto di poppa
paglioli  - calpestabili prodieri e poppieri    (18)
ripostigli  - gavoni prodieri e poppieri
agganciatore legnoso di poppa
agganciatore metallico di poppa
supporti laterali per il rimessaggio            (11)
tappo svuotatore

.

remi | u rému |
timone
sassola  - raccoglitore per l’acqua imbarcata      (19)
secchio
zavorra  - sacco per la stabilità
mezzo marinaio
rampino
puntapiedi per rematori
cima di prora
cima di poppa
argano
carrucola                                  (20)
paranco                                    ( " )
embrice  - cavo da varo
ganci dell’embrice                                                          (5)
scivolatori  - legni ingrassati per spiaggiare e varare le barche

-

pala  - opera viva                                             (15)
ginocchio
giglione  - bilanciamento del remo                     (14)
impugnatura
stroppo  - cordicella per agganciare il remo        (13)

.

barra per governare                                          (16)
pala  - opera viva
agugliotto per agganciarlo                                 (17)
femminella per ricevere l’agugliotto

la spiaggia                        (8)
GOZZO LIGURE

Struttura:

a prùa
a pùpa
a caréna
u scàfu
a chìglia
a pernàcia
u paramezà
u drìtu de prùa
u drìtu de pùpa
a ròda de prùa
a ròda de pùpa
u bàncu
e bancàsse
u pagliö
e cainéle
a scàssa
e stamenàire
e tòure
a tòura de l’inçénta
 l’inçénta
u traversìn
u righìn
u bòrdu
u carabutìn
a scherméira
u schérmu
a curénta
u bàncu
u parchétu de prùa
u parchétu de pùpa
 i pagliöi
 i guvùi
a cainéla
 l’ügliétu
e scùe
u lézu

 

Attrezzatura accessorie del gozzo


 i rémi
u timùn
a sàssuřa
u bugliö
a dràga
a gàfa
u rampìn
a pedàgna
a barbéta
a cuéta
 l’àrganu
a tàglia
u lavù
 l’émbrixu
 i ganci
 i parài

Parti del remo

a pàra
u zenùgliu
u zirùn
 l’agàntu
u ströpu

Parti del timone

 l’agiàixu
a làma
 l’agugliòtu
a füméla

a ciàza

da web

 

                                        ANDA'  pe'  MA'

                                              Il Piccolo cabotaggio ventimigliese

                                                                                                                                            Luigin Maccario - 1997

L’attività marinaresca ventimigliese è stata grande per tutta l’antichità, fino al basso medioevo, servendosi prima del porto- canale sul Nervia, eppoi dell’attivo bacino nel Roia, sistemato alle falde dello Scoglio, nel sintomatico quartiere Lago.
        
Traffici d’ogni genere avrebbero caratterizzato l’attività di cabotaggio, primo fra tutti il trasporto di legname, il quale scendeva dalle foreste di Tenda, seguendo la corrente del Roia.
        
Anche navi da guerra e grandi galee trovavano ricetto ed arsenale nel nostro porto, tanto che il 10 maggo del 1219, quando i genovesi catturarono una nave, carica di frumento, diretta in città, i ventimigliesi armarono una cetéa, nave dai cento remi, la quale, eludendo l’assedio, riusciva a catturare due galee genovesi, nel mare di Trapani.
       
Poi la nostra grande marineria tramontava, proprio nel XIII secolo, per mano degli stessi genovesi che interrarono il Lago, deviando irreparabilmente il corso del fiume, lontano dalle mura.
        
Ma il piccolo cabotaggio ha continuato a servirsi dei bassi fondali rimasti attivi nel Lago, almeno fino al XVII secolo, come risulta dalla bella incisione dell’Hardy, datata 1832, ma anche da notizie d’archivio, per i secoli dal XVI al XVIII.  Raffigura una decina di bastimenti a vela, detti e scùne, alcuni tratti a secco tra i gozzi, mentre altri in rada, trasbordavano le merci su piccole chiatte.
         
Molti ventimigliesi hanno lavorato in marineria, concludendo sovente la carriera come “padroni marittimi” in proprio. In precedenza erano stati “nocchiero”, il marittimo che aveva il compito di controllare le attrezzature e le manovre a prua, di scandagliare il fondo, di tenere sempre sotto osservazione il mare per prevenire gli ostacoli galleggianti, gli scogli,  le secche e  ogni  altro pericolo, osservando la superficie del mare, il suo colore, le increspature e il modo in cui le onde si frangono, ascoltandone il rumore; scrutava l'orizzonte per studiare il tempo e prevederne gli eventuali cambiamenti, per riconoscere i punti cospicui lungo la costa.
         
Durante gli ormeggi in porto o gli ancoraggi in rada seguiva tutte le manovre a prua, in stretta collaborazione con il pilota e il timoniere che le dirigevano da poppa.
         
In quel periodo, le rotte commerciali più battute, giungevano in Sicilia ed in Spagna, da dove traevano frumento e vini pregiati.
         
Si svolgevano normalmente con imbarcazioni piccole o medie che, si spostavano da porto a porto sulla stessa costa. Il loro grandissimo sviluppo era determinato dalla concentrazione di molte attività economiche presso il litorale, che consentivano di svolgere un commercio di ridistribuzione locale e dai vantaggi che il trasporto su acqua offriva rispetto a quello terrestre, meno sicuro e più costoso.
        
è Girolamo Rossi a fornirci notizie sull’attività dell’ultimo imprenditore marittimo locale, nella sua “Cronaca” d’allora.
         
Nel gennaio del 1885, il capitano Paolo Viale acquistava il vapore “Balaclava”, che il 10 maggio veniva condotto in rada dal comandante Federico Aprosio, al fine d’intraprendere una serrata importazione di vino dalla Sicilia.
        
Nel giugno del 1886, un secondo vapore andava ad aggiungersi alla piccola flotta del Viale, questo si chiamava “Chambeze”. Le altre navi, che erano a vela, si chiamavano: “Silvia”, “Olga” e “Giuseppe”.
         
Un terzo vapore, denominato “Vilna”, si aggregava agli altri nel 1892. Infatti, il 31 luglio di quell’anno, sbarcava dalla nostra rada ben millesette genovesi, venuti per una gita di piacere. Lunedì 4 agosto, un migliaio di ventimigliesi salparono per Genova, dove andavano a visitare l’Esposizione Colombiana.
        
Come risulta da un’incisione di Ferdinando Perrot, datata 1845, che ritrae la spiaggia della Marina, con lo Scoglio Alto e la Margunaira, l’attività trovò scalo in rada.

Perrot

                                                                                             da "I tasseli d'a Strena de Deinà", anno 1997

io

 

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VELIERO
ALBERATURA
alberatura  - insieme degli alberi di una nave con tutte le loro forniture
albero  - fusto di legno o di acciaio destinato a sorreggere i pennoni o altra sistemazione di vele | arbéru de trinchétu / a. de maìstra / a. de mezàna / a. de bumpréssu / a. de furtüna / a. au carçé / a. a pibru / a. a treipé / a. a tralìssu |
parte superiore degli alberi a vele quadre
albero di una nave da guerra, che può avere caratteristiche diverse da quello di una nave mercantile. Fra il 1880 ed il 1910, l’albero militare aveva ampie coffe per postazioni di mitragliatrici. Dopo il 1910, aveva attrezzature per la direzione del tiro. Oggi l’albero si limita a sostenere il padiglione radio, il radar e le sagole per i segnali.
albero a pible  - albero di un pezzo solo, senza coffe e crocette con risalti per gli incappellaggi

albero che sporge in avanti, dalla prua, per ammantarvi le vele di taglio
albero prodiero di un veliero a più alberi  - il pennone più basso dell’albero di trinchetto  - tutte le manovre correnti e dormienti riferite all’albero di trinchetto.
parte dell’albero di maestra immediatamente superiore al tronco maggiore
l’albero più vicino alla sezione maestra, solitamente il più alto
albero poppiero, a vela di taglio, di veliero che abbia gli altri alberi a vele quadre | brigantìn a pàlu / guřeta a pàlu |
mezzana  - albero di poppa con tre alberi, o due alberi ed il poppiero all’estremo
traliccio  - albero di nave militare destinato a sostenere le antenne elettroniche
tripode  - albero di nave militare di tre montanti tubolari riuniti in coffa

dal pomo alla superficie del mare
dal pomo al piede dell’albero
parti dell’alberatura
fune fra le costiere dell’albero di una nave /MC
qualunque pertica che serve a prolungare un albero o una penòla.
asta di legno di dimensioni appropriate all’albero su cui viene innestata con un perno; dall’altra parte è libera e può rotare inserita nel lato o nell’angolo inferiore di una vela da aprire al vento
la randa dell’albero di poppa nei velieri che la hanno anche in prora
estremità dell’albero attrezzato a calcese, dove è sistemata la puleggia per la quale passa la drizza della vela
angolo che una manovra fissa, su un albero di veliero, fa con la verticale | da’ carté ae sàrtie |
spranga di ferro a sezione quadra, passante attraverso la rabazza di un alberetto e dell’albero di gabbia, per sostenerlo sulle costiere della coffa o sulle barre della crocetta.
piccolo cuneo metallico, infilato per impedire lo sfilamento di una chiave
sull’albero di mezzana è il pennone la cui vela quadra si borda alzando il pennone medesimo
il secondo pennone dal basso e relativa vela quadra dell’albero di mezzana, detta contramezàna fìssa
piccolo picco a poppa delle crocette dell’albero poppiero dove viene inalberata la bandiera nazionale
il più alto pennone dell’albero di trinchetto e relativa vela
il più alto pennone dell’albero di maestra e relativa vela
cunei interposti fra il vano della scassa ed il piede dell’albero maggiore
l’estremità compresa tra la coffa e la testa di moro, del fuso maggiore o di gabbia dell’albero
traversa di legno duro sistemata sul colombiere dell’albero maggiore per sorreggere la coffa
ventaglio  - orientamento dei pennoni di un albero in modo che formino angoli diversi con la linea di chiglia, così da sfruttare al massimo il vento, aumentando la superficie portante delle vele più alte.
galtella  - ognuno dei due pezzi imperniati all’estremità del tronco maggiore di un albero, che sostiene la costiera sulla quale poggia la coffa, detta anche: maschéta.
incavo praticato nella rabazza d’un albero per passare il cavobono
incavatura del picco o del boma con la quale  si adatta all’albero
pennone da vela quadra orientato perpendicolarmente all’albero
attrezzatura di anello con ghiere, per unire fra loro i vari tronchi di un albero, onde fissare in testa d’albero, o tronco d’albero, le manovre dormienti che concorrono al suo sostentamento e fissare alle varée dei pennoni le manovre per il loro orientamento.
unione di un pezzo d’albero ad un altro, per riparare il primo
l’estremità inferiore di un albero di gabbia o di un alberetto, con sezione poligonale
rinforzo in legno che si da volta solidamente ad un pennone od albero che abbia una incrinatura, detto anche: lampàza
estremità superiore od inferiore di un albero di veliero, che è sagomato a parallelepipede. Nel tronco maggiore quella superiore si incappella nella testa di moro, mentre l’inferiore si fissa nella scassa. Nell’albero di gabbia, l’inferiore rimane in potere delle costiere della coffa; nell’alberetto di velaccio rimane fra le crocette, nel tronco maggiore di bompresso fra le apposite bitte.
miccia  - l’estremità inferiore di un albero di nave, sagomata in modo da entrare nella scassa del paramezzale
redancia  - anello dove scorre una cima protetta
insieme degli stralli e delle sartie che sono incappellate negli alberi dei velieri | àutu padigliùn: quello dell’alberetto / p. de gàgia: dell’albero di gabbia / bàssu p.: quello del tronco maggiore / p. d’a ràdiu: l’insieme dei fili che costituiscono l’aereo radio |
pazienza  - cavigliera su tre facce di un parallelepipede, posta ai piedi di ogni albero. Ogni faccia comprende una fila inferiore di bozzelli a molinello ed una superiore di caviglie che radunano le manovre correnti dell’albero.Le caviglie colgono a duglia i tiranti.
pettine  - traversa metallica con due assiciole che si infilano in appositi fori della mastra dell’albero, per fissarlo
pennone  - asta in uno o più pezzi, con un ringrosso al centro ed una rastrematura ad ogni estremità, sistemata a croce sull’albero per sostenere una vela quadra. Delle parti ed attrezzature del pennone fanno parte: canài / ghìde / fighéire / tröza / varéa / amantìgli / bràssi / drìssa / incapelàgi / marciapéi.
pennone che porta la seconda vela, a cominciare dal basso, dell’albero di maestra
pennone al quale è inferita la vela di maestra
pennone più basso dell’albero di mezzana se ha le vele quadre; non porta nessuna vela perché serve a tenere tesa la vela superiore, è detto anche: véřa séca.
pennone privo di vela
asta appoggiata ad un albero, rimanendo inclinata rispetto ad esso, sorretta da drizze e amantigli, ed orientabile con venti.
rabazza  - la parte inferiore di un albero di gabbia o di un alberetto, che si unisce rispettivamente al colombiere del tronco maggiore o dell’albero di gabbia. | ciàve de rabàza |
passate in cavo per stringere la trozza di un pennone quando si incrocia all’albero
il solido alloggio nel paramezzale della miccia dell’albero, che trasmette alla nave, con le maestre, lo sforzo esercitato dal vento sulle vele.
spazio triangolare sull’estrema prora ove l’albero maggiore di bompresso ha l’alloggio della miccia
senale  - asta di legno che viene applicata a contatto del tronco maggiore dell’albero di mezzana di un veliero ed a poppavia di esso, dove scorre la gola del picco mobile dell’albero.
asta che si pone in prolungamento di un albero o di un pennone, o fuori dalla prua, per sostenere una vela | spigùn d’u pulacùn |
asta disposta diagonalmente alla vela a tarchia, fissata al punto di penna e dall’altra parte ad un paranchetto sull’albero, per tesare la vela.
sospensore  - sistema con il quale viene sospeso ognuno dei pennoni all’albero di veliero a vele quadre
l’estremità superiore di ogni albero
armatura metallica che collega due tronchi d’albero, munita di due alloggi
trozza  - collare metallico che serve a sistemare un pennone o la gola di picco all’albero
tronco maggiore  - la parte inferiore di un albero di nave, quando è composto da più pezzi
vergasecca  - il pennone più basso dell’albero di mezzana, non dotato di vela
vela  - superficie in tela olona in ferzi uniti con cuciture, costruita a regola d’arte in modo da essere applicata all’alberatura di una nav o di una imbarcazione, così da provocare,con l’azione del vento su di essa, lo spostamento della nave. | v. càdre / v. de tàgliu / v. latìne / v. auriche // v. a tàrchia / v. au térzu / v. au càrtu / v. Marcùni / v. de stràlu // v. maìstra / v. trinchétu / veřàssu / fiòcu |

anchìna
bastùn
bòma

brigantìna
carçése
carté
ciàve

ciavéta
contramezàna vöřànte
contramezàna
contrapìcu
contraveřaçìn
contraveřàssu
cügni d’ê scàsse
cuřumbé
custéira
eventàiřu

gartela
gùřa d’a rabàza
gùřa d’u bòma
in crùxe
incapalàgiu

incàstru
lantérna
lapàza
màscciu de l’àrberu


mìcia
redànça
padigliùn

pasciénsa

péntene
penùn

penùn de gàgia
penùn de maìstra
penùn de mezàna
penùn sécu
pìcu
rabàza

racàzu
scàssa
sérpa
senàře

spigùn
strüssa
surspensù
tésta d’àrberu
tésta de mòuru
tròssa
trùncu
vergaséca
véřa

l’arberaüra 
l’arbéru

l’arberétu
àrberu militàre

arbéru a pìbru
-
bumpréssu
trinchétu
àrberu de gàgia
àrberu de maìstra
pàlu
mezàna
tralìssu
treipé
-
autéssa de l’arberaüra
autéssa de l’àrberu

barca a remi con la possibilità di alzare la vela
veliero  - nave che usa come mezzo di propulsione la vela
antica nave mediterranea con due o tre alberi a vele quadre e, in seguito, a vele latine
veliero avente l’opera morta molto bassa
piccolo veliero con albero a calcese quasi al centro, a vela latina, con piccolo albero a poppa con randa
goletta con vele quadre al trinchetto, conosciuta anche come: scùna
veliero a due alberi con vele quadre e bompresso con fiocchi, con talvolta, una randa alla maestra | brigantin a pàlu: con in più un albero di mezzana con vele auliche  - brigantin guléta: con le vele quadre a prora, vele auriche a poppa e bompresso | /MC
grossa nave veliera mercantile molto accastellata, per trasporto oceanico di mercanzie, nel XV secolo /MC
nave a vela da traffico del XV e XVI secolo
 nave a vela transoceanica, con tre o quattro alberi a vele quadre, di forma molto slanciata.
media nave a vele quadre, con una ventina di cannoni  - nave di scorta ai convogli
cutter  - piccola nave a vela dotata di ampia velatura, molto manovriera
nave a vela con due alberi come la goletta
veliero a due alberi verticali a calcese con vele latine e senza fiocco
nave da guerra dei secoli XVIII e XIX, sostituita dall’incrociatore. Armata con una sessantina di cannoni, sia in batteria che in coperta, tre alberi a vele quadre. Il nome è stato usato per indicare una nave scorta attuale.
nave corsara molto veloce /MC
galea di piccole dimensioni e forme sottili con due alberi, al centro a vele quadre, a poppa a vele di taglio; a prora mortai.
nave a vela da guerra che, nel XVI secolo, diede origine al vascello per la navigazione oceanica; attrezzato con bompresso e tre o quattro alberi verticali, i due prodieri a vele quadre, gli altri a vele latine, armato con trenta cannoni.
bastimento a vela usto nei mari della Cina
goletta  - bastimento a vela attrezzato, con bompresso e due alberi leggermente inclinati a poppa, con vele auriche.
leudo  - specie di nave a remi e vela /MC
tipo di veliero non ben definito di ottanta tonnellate
veliero da carico nella Marina del Medio Evo
navicello  - veliero a due alberi e bompresso con un solo fiocco, col trinchetto molto a prua ed inclinato a prora, ha una vela di taglio trapezioidale; la maestra è al centro con vela latina o randa e controranda
poggiero  - veliero che, a causa dell’equilibrio velico e delle forme dello scafo, tende a venire alla poggia, senza che il timone venga manovrato.
veliero col ponte di coperta poco elevato dall’acqua
nave a goletta
sciabecco  - veliero con tre alberi verticali: trinchetto e maestra a calcese con vela latina, mezzana con randa, non porta fiocchi
schooner  - nave mercantile del XV secolo
sloop  - veliero da diporto attrezzato come il cutter ma senza trinchettina
nave a vele latine, che dette origine alla tartana /MC /MT
grande veliero da battaglia, tra i secoli XVI e XIX, derivato dal galeone
nave leggendaria obbligata a navigare senza posa
velacciere  - tipo di veliero con tre alberi e bompresso: trinchetto a vele quadre, maestra e mezzana a vele latine
vinacciera  - nave adibita al trasporto del vino | scùna vinaçéira |
Navi a veřa  in ventemigliusu

bàrcu a véřa
nàve a véřa
acazìa
bàssu bòrdu
bòvu
brigantìn guřéta
brigantìn

caràca
caravéla
crippér
cürvéta
cùttre
dùi arbùri
feřüca
fregàta

füsta
gařeòta
gařeùn

giùnca
guřéta
làudu
mìsticu
nàve rùnda
naveçè

puzéiru
ràsu
schìpre
sciabécu
scùna
slüpu
tàrida
vascéřu
vascéřu fantàrsma
veřaçé
vinaçéira

TIPI DI VELE
vela di taglio triangolare con lato prodiero inferito ad una antenna
vela di taglio sistemata a prua dell’albero verticale prodiero, inferita con canestrelli ad uno strallo tesato dall’alto al basso, fra l’albero prodiero e quello di bompresso
vela aurica a forma trapezioidale che viene inferita nella parte più alta ad un’astaclinata, detta picco, e distesa inferiormente sulla boma, nella estremità della quale passa la scotta.
vela usata nel Medioevo o vela di gabbia
vela di taglio a forma trapezioidale
vela di bel tempo, corrispondente all’antica gagiöřa o alle vele di strallo
la vela latina di maggior dimensioni della galea  - manovra anormale nell’imbroglio delle vele
aggiunta di una vela a babordo, col vento in poppa, in modo che non tolga il vento a quella prodiera
la seconda vela latina delle galee, dopo il bastardo
la vela di taglio inferita sullo strallo di gabbia, detta anche cavàla
quarto  - vela aurica a forma di trapezio, inferita ad una penola che si alza all’albero ad un quarto della sua lunghezza | àu càrtu |
vela di strallo fra l’albero di maestra e quello di mezzana
vela quadra invergata sul pennone di civada, sotto il bompresso. La mura era costituita da un peso e la scotta faceva via alla serpe.
la vela quadra più alta e più piccola dell’albero di mezzana
fiocco da veliero, alzato sullo strallo di controfiocco, più esterno
vela quadra che si borda alzando il pennone medesimo sull’albero di mezzana
la secondo vela quadra dal basso dell’albero di mezzana, detta contramezàna fìssa, sormontata dalla contramezàna vuřante.
vela di controvelaccino
vela aurica a forma trapezioidale o triangolare, più alta della randa, inferita inferiormente al picco di randa e lateralmente all’alberetto, detta anche frécia
la vela più alta dell’albero di trinchetto
la vela più alta dell’albero di maestra
vela quadra di forza, aggiunta in prolungamento laterale alle vele di gran velaccio e velaccino
coltellaccio  - vela a forma trapezioidale di forza, sistemata lateralmente alla vela di gabbia o di parocchetto
aggiunta di una vela a dritta, col vento in poppa, in modo che non tolga il vento a quella prodiera
vela quadra al di sopra della gabbia fissa
la vela più grande di taglio di prua, , alzata sullo strallo di fiocco, inferita su draglia che fa dormiente sul bompresso
la penultima vela quadra a cominciare dall’alto, dell’albero di maestra, inferita al pennone di velaccio
nell’antichità, vela pitturata in nero ed usata per rendere difficile l’avvistamento o in segno di lutto
vela di taglio, inferita allo strallo di trinchetto, detta anche: trinchettina di fortuna
vela di taglio dell’albero di mezzana se quasta ne porta una sola
mezzanella  - vela inferita sullo strallo di mezzana, la più bassa fra quelle dell’albero di mezzana e quello di maestra, detta anche: cavaléta.
pappafico  - antico nome del pennone e della vela di velaccino
la vela quadra di ogni pennone di parocchetto
polaccone  - vela triangolare invergata ad un buttafuori di prora, per far le veci di un fiocco
vela quadra usata dalla goletta a gabbiola, inferita al pennone inferiore dell’albero prodiero, usata col vento in poppa
fiocco da veliero, alzato sullo strallo del secondo fiocco
scopamare  - vela rettangolare o triangolare che viene invergata ad un buttafuori per ogni lato del pennone di trinchetto, che fa parte della forza di vele.
vela a terzo  - vela aurica usata sui trabaccoli, di forma trapezioidale, sostenuta da una penola, sospesa in un punto ad un terzo della sua lunghezza.| àu térzu |
la vela più bassa di un albero a quattro vele
fiocco da veliero, alzato sullo strallo di trinchetto e tenuto a riva col cattivo tempo
fiocco da veliero, alzato sullo strallo di parocchetto
la vela quadra più bassa dell’albero di trinchetto
la seconda vela, dal basso, dell’albero di maestra, se le vele sono due la prima è detta: gàgia fìssa o bàssa, mentre quella più alta è: gàgia vöřànte.
vela inferita al pennone più basso dell’albero di maestra
vela di taglio triangolare inferita su uno strallo fra la maestra ed il trinchetto e fra mezzana e maestra | véřa de gàgia / véřa de contraveřàssu / véřa de mezàna |
velaccino  - vela quadra penultima in altezza e dimensioni dell’albero di trinchetto | papafìgu |
velacci  - insieme di: gran velaccio, velaccino e belvedere
gran velaccio  - grande vela quadra
 imbarcazioni da regata
vela triangolare per barche da regata, alzata lungo l’albero e governata da un palo mobile detto randa
vela di taglio sistemata a prua dell’albero, inferita ad una scotta, sicché funziona da strallo il lembo d’inferitura della vela.
vela di taglio triangolare, usata dalle imbarcazioni sportive, inferita con anelli all’albero
pallonetto  - fiocco di imbarcazione da regata invergato su uno strallo basso
spinnaker  - ampia e gonfia vela, leggerissima, che viene alzata a prua, in aggiunta o al posto del fiocco, con vento di poppa, nelle imbarcazioni da diporto o da regata. | véřa a balùn |

latìna
fiòcu
rànda

artimùn
àuřica
auxelìna
bastàrdu
bisdòssu
bùrda
carbunerìa
càrtu
cavaléta
çivàda
contrabervedé
contrafiòcu
contramezàna vöřànte
contramezàna
contrapapafìgu
contrarànda
contraveřaçìn
contraveřàssu
cutelassìn
cutelàssu
dòssu
gàgia vöřànte
gràn fiòcu
gràn veřàssu
lùvu
mangiavéntu
mezàna
mezanéla
papafìgu
paruchétu
pulacùn
sàcu
segùndu fiòcu
spassama’
térzu
trévu
trinchetìna de furtüna
trinchetìna
trinchétu
véřa de gàgia
véřa de maìstra
véřa de stràgliu
veřaçìn
veřàssi
veřàssu
             vele per
rànda
fiòcu
véřa marcùni
balunétu
balùn  o  spinàcu

azioni
alberare  - mettere a posto gli alberi di una nave
inalberare  - alzare in cima ad un’albero bandiere o insegne
alzare un albero di gabbia od un alberetto lungo i tronchi già a posto, per metterlo in sede e fissarlo con le manovre dormienti.
sghindare  - togliere dal suo posto un alberetto, un albero di gabbia, un’asta di fiocco o di controfiocco, sguarnendo le manovre dormienti e mettendo l’albero in potere del cavobuono
fissare con biette, per eliminare il lasco di un albero dentro il collare della mastra
introdurre la chiave nel foro dell’albero di gabbia e dell’alberetto quando vengono ghindati
mettere al suo posto, cioè a riva e perpendicolarmente all’albero, un pennone da vele quadre
scrociare  - togliere da posto sull’albero a vele quadre un pennone e calarlo in coperta, anche con la vela inferita, per diminuire il tormento all’alberata, col cattivo tempo.
rafforzare un’albero, un pennone, un’asta, se rotti o incrinati
investire del vento sulla nave
sistemare una lapazza ad un albero o ad un pennone
effettuare la posa della chiave ghindando un alberetto o l’albero di gabbia
raccaggiare  - revisionare completamente l’alberatura e rassettarne tutte le sue parti
ricalare  - far scendere in coperta un alberetto o albero di gabbia di nave a vele quadre, dopo averlo sghindato
togliere l’incappellaggio di un albero,di un’asta di fiocco, ecc.  – togliere dalle bitte o dall’argano la catena od il cavo
smantigliare  - inclinare il pennone di un albero a vele quadre in modo che non risulti più parallelo a piano di coperta; si dice anche: imbruncà.
tomare  - portare l’antenna o la pennola sottovento rispetto all’albero in un veliero, a vele latina od al terzo, dopo un viramento od un salto di vento.

disalberato  - privato dell’alberatura

arberà
inarberà
ghindà
sghindà

imbiettà
inciavetà
incruxià
scruxià
inghinà
inveřà
lapazà
méte in ciàve
racàzà
recařà
scapelà
smanteglià
tumà

dematàu

andature

veleggiare contro vento /AZ
veleggiare prendendo vento di poppa
veleggiare prendendo il vento largo
veleggiare prendendo il vento di buon braccio
veleggiare prendendo il vento a mezza nave
veleggiare al traverso
veleggiare prendendo il vento di bolina, a tre quarti
veleggiare di prua
veleggiare di poppa
bordeggiando  - navigando seguendo il vento
approdare sulla spiaggia portato dalle onde
tenere le vele in modo di “andare all’orza” /MC

andà a l’òrsa
a fi’ de ròa
â làrga
au gran làscu
au làscu
au travérsu
de bulìna
de prùa
de pùpa
burdezàndu
ciazà
urzà

 

1845