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Premio FITA 1992

 

PIERINO SISMONDINI

 

            Il 15 gennaio 2015 è deceduto Pierino Sismondini, che è stato Consule della Cumpagnia d’i Ventemigliusi dal 1964, con incarico di “Presidente rapresentante” nel 1983 e poi dal 2011 fino allo scorso anno, all’eta di novantatré anni. Era l’insostituibile direttore della Cumpagnia d’u Teatru Ventemigliusu che oggi tristemente lo piange.

          A sedici anni faceva lo strillone nella stazione di Ventimiglia, fino a diventare un capo gestione delle Ferrovie, ma, in mezzo, c’è stata tutta una lunga storia di teatro, una specie di seconda vita di Pierino - che potrebbe essere riassunta in “Teatro che passione!” - iniziata sui palchi posticci degli oratori parrocchiali e proseguita durante la guerra quando egli ha prestato servizio militare, come aviere, all’aeroporto di Gorizia. E là che ha partecipato alla fondazione della filodrammatica “Avia” e messo in scena, con i suoi commilitoni, il “Non ti pago” di Eduardo De Filippo, rappresentato al locale Dopolavoro.

          Poi l’8 settembre e la deportazione in Germania, nel campo di concentramento di Hagen, in Vestfalia. Liberato dalle truppe inglesi il 15 aprile 1945, non ha posto tempo in mezzo poiché nemmeno la prigionia era riuscita a spegnere in lui la passione teatrale. In attesa del sospirato rimpatrio, fondava, con i suoi compagni di sventura, un gruppo di recitazione, scriveva un copione e lo metteva in scena. Una sua davvero eccezionale “performance” è stata ricordata da un altro appassionato, Giovanni Carosini, che ha avuto in visione la locandina dello spettacolo allestito nel luglio 1945, presso la “Colonia italiana ex-prigionieri di guerra” ad Hagen-Kabel, dalla compagnia filodrammatica del “Triangolo Rosso” di cui faceva parte il “nostro” Pierino, che figurava anche come autore di alcune musiche. La musica era la seconda passione di Pierino, non meno rilevante per la sua arte, è infatti autore di alcune buone canzonette tra cui ne emergono due legate alla “Bataglia dei Fiori”: “Viva a Bataglia” e “I Scciancureli d’u Carrugiu Longu” su parole di Eugenia Viale, nel 1946 e nel 1955.

         Come attore, dagli Anni Trenta, giovanissimo, ha interpretato il ruolo di “Gratapignata” alla “prima” di “A Cena d’a leva” rappresentata il 3 maggio 1938 al Politeama Sociale, e poi tanti altri ruoli con la Cumpagnia diretta da Mario Pastore. Nel 1946, con Antonino Trucchi, ha rifondato A Ventemigliusa, fidando nel fedele pubblico locale. Da quell’anno, ha firmato le regie di quasi tutte le commedie messe in scena e interpretato i ruoli di attor giovane: Segundin nell’ “Amù” del 1946; Paulin del “s’incala” nel 1947; Bertin in «A Scöra d’i mari” del 1953. È passato poi ai ruoli di caratterista: Gigi u carbunin nella “Purve” del 1948, Meneghin nell’ “Amù” del 1964; Custantin 1° e nella prima dei “Custantin” nel 1965, u sciù Urassiu nel “Rüvegu” del 1974. Da allora si è consacrato alla regia.

         Ma ecco come Giovanni Carosini (“Governatore” dell’Associazione Culturale “O Castello” di Chiavari) ha rievocato quella irripetibile ma stupenda esperienza polacca, su un articolo pubblicato su “La nuova provincia” col titolo “Teatro dialettale, piacere e passione”.

       «... Il mondo del teatro in vernacolo si muove in parallelo al suo omologo in lingua, ma con esiti, “utenze”, prospettive, mezzi, premesse morali differentissimi. Tuttavia la matrice è la stessa, connaturata al demone della scena che penetra “in interiore” determinando, spesso in modo irreversibile, il destino di un uomo. Sembra questo un discorso d’altri-tempi, legato alla visione deterministica dell’attore, che tale è per elezione, per imperscrutabile determinazione, eppure, a conoscere Pierino Sismondini, questa concezione non pare infondata. Egli è apprezzato a Chiavari perché più volte si è esibito sulle nostre scene con la Cumpagnia d’i Ventemigliusi, di cui è capocomico. Si può dire che Sismondini sia cresciuto con la passione del teatro che si porta appresso da oltre mezzo secolo. È una passione esclusiva, prorompente, che ha coinvolto anche la moglie e i figli e che si è manifestata ovunque e comunque. Si pensi che persino nel campo di prigionia di Hagen-Kabel, dove si trovava nel 1945, Sismondini è riuscito a mettere in scena uno spettacolo, purtroppo non in dialetto - come spiega con una punta di rammarico - per mancanza di attori in grado di parlare il ventemigliusu, ma del pari divertente, che è rimasto in cartellone cinque serate, Sismondini, mostrando la locandina dello spettacolo dal titolo allusivo “Tutti la vogliono e nessuno la piglia”, ricorda gli amici, le prove, i mezzi di fortuna, ma non enfatizza.

        Per lui, questa bellissima pagina del ritorno alla libertà celebrato attraverso il rito del teatro, è stato un fatto di normale amministrazione. Grande Sismondini, così vicino a Virgilio che canta “Trahit sua quemque voluptas”, ognuno è tratto dal suo piacere».

* * *

        Anche la redazione della “Voce Intemelia” si stringe con affetto a Emma e a tutta la famiglia, consapevole del grande vuoto che una persona come Pierino ha lasciato non solo nei suoi cari, ma anche in tutti coloro che lo hanno conosciuto, stimato ed apprezzato.

 

                                                                                            LA VOCE INTEMELIA anno LXV n. 2  -  febbraio 2015