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  Riti e manifestazioni della profonda tradizione locale

 La tradizione del fuoco solstiziale e San Peiru, a Vallebona

    La forzatura alla tradizione che ha creato un Principato

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Principato di Seborga
rivista il:  23 settembre 2013

 

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 Seborga e il suo  neo  Principato

     Nel 954, il conte Guido Ventimiglia cedette Seborga ai Benedettini di Lerino. Alla fine del XII secolo, Genova la pretese dando inizio ad una causa con l'abate di Lerino, ma la sentenza del  13 luglio 1173 confermò la validità del lascito. Dopo poco tempo, Genova estese il dominio sulle isole lerinensi, tornando così a pretendere anche Seborga, che però continuò a dipendere dalla dalla Contea di Provenza.
        La vigilia di Natale del 1666,  in Seborga, i monaci aprirono una zecca dove, in cinque anni, coniarono imitazioni del petit louis, con il busto di San Benedetto e lo stemma seborghino.
       Nel 1697, Vittorio Amedeo II  stava per acquistare Seborga ai Savoia, ma i genovesi fecero opposizione. Nel 1963, questa situazione ha messo in moto l'indipendenza del borgo, con l'elezione del Principe.

      Allora venne eletto Giorgio Carbone, che regnò fino alla sua morte, il 25 novembre 2009, col nome di Giorgio I°, assistito da un consiglio di 15 ministri. A Seborga si conia una “moneta”, chiamata Luigino, copia perfetta delle monete seicentesche, col valore legato ai 6 dollari USA.
      Il giorno di San Bernardo si assiste alla ritualità dedicata al Principato. Nella seconda settimana di luglio si svolge la annosa Sagra d'i Müsculi, seguita, a fine agosto, da Polenta e Cinghiale. Nei primi giorni di marzo, accade la Sagra della Mimosa.

 

Vallebona al  solstizio  d'inverno

        Vallebona nasce nel medioevo, al centro della fertile vallata che gli ha dato il nome, quale borgo infeudato ai conti di Ventimiglia. I dominatori genovesi  lo considerano parte del Comune ventimigliese, fino al 1686, quando lo consegnano a far parte della Magnifica Comunità degli Otto Luoghi.

        Dal tempo, Vallebona celebra San Pietro e Paolo con una profumata Sagra delle Trippe; ma la ritualità più sentita è legata al Solstizio invernale. La gente del paese si da il turno per accudire, giorno e notte, "u fögu d'u Banbin". Cataste di buon legno, predisposte per tempo, consentono di tener vivace il fuoco fino all'Anno Nuovo e, molte volte, fino all'Epifania, in aiuto del Sole, appena rinato.
         Un distillatore locale produce e valorizza la "Aiga nafra", o Aiga de sciura de çitrun, essenza di arancia amara.