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Categoria: BATTAGLIA DEI FIORI
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ANCORA "BATTAGLIA"

nel XX secolo ?

Analisi del prof. Mario Ascheri

                                                                                             da "BATTAGLIA dei FIORI" del DLF anno 1987

 

         Ma, allora, com’è potuto accadere? Che cosa è cambiato tanto da mettere in crisi la Battaglia proprio quando la sua tradizione sembrava saldamente consolidata e la sua immagine indiscussa e acquisita a livello nazionale e internazionale?

         Hanno avuto un peso, certo, la crisi della “centralità” floricola di Ventimiglia e della Riviera, e quindi i costi crescenti; inoltre la nuova struttura dei bisogni e del tempo libero con l’inflazione dei “media”, ma anche, non da ultimo, il progressivo deteriorarsi del clima politico-amministrativo locale, qui più evidente e tangibile che altrove. La città è cresciuta e cambiata profondamente, nella sua struttura urbanistica e nel suo assetto culturale, prima ancora che sociale ed economico. E non è stata una crescita “in positivo”, venuta meno l’omogeneità della piccola “patria” d’un tempo. I problemi pubblici si sono acuiti e non hanno avuto una risposta all’altezza della loro gravità e complessità. La Battaglia sempre più è divenuta ed è stata sentita come un “miracolo”, un lusso che non ci si poteva permettere in mezzo a tanto dissesto; un’eccezione in troppo stridente contrasto con una realtà sgradevole, da dimenticare, di cui non si poteva andare fieri.

         La Battaglia voleva dire mettersi per un giorno sul palcoscenico, in mostra davanti a tutti. Per sfoggiare che cosa? Un centro antico tra i più notevoli in condizioni di pauroso degrado, un anfitea­tro abbandonato, un museo romano chiuso, un giardino botanico tra i più prestigiosi del mondo nell’incuria più irresponsabile...? Ventimiglia, centro troppo antico e unico nella Liguria occidentale per i suoi primati, non poteva sentire che come insopportabile una crisi così grave.

        Ma questo libro non è solo un documento di storia e un atto d’amore per la città e il suo passato recente. Porta anche un messaggio per il futuro, in primo luogo per i suoi giovani, che della Battaglia non hanno potuto apprezzare la dimensione più qualificante. Lo sforzo prolungato e scandito nel tempo, che faceva della Battaglia un fatto normale, una consuetudine che come le stagioni se­gnava i ritmi biologici, naturali.

          Come riprodurre quel miracolo a cadenze regolari e continue? Può la Battaglia divenire di nuovo il fiore all’occhiello della città? Tra le tante condizioni necessarie, una sembra pregiudiziale: la Battaglia, dopo i mitici primordi e gli entusiasmi del dopoguerra, non può riprendere e crescere in un deserto, sempre esposta al rinsecchimento. Può essere vitale solo in un clima di “rinascita” più generale, imposto da un attento e corale impegno sui problemi dello sviluppo civile della città tutta. La Battaglia può rivivere, ma non solo come magnifica e profumata evasione; se sarà sintomo e ma­nifestazione d’un progetto complessivo di rifondazione della città.

        Lo “stato di necessità” postbellico è finito ormai da tempo. La fame di cose e di case è fortunatamente passata in quest’angolo privilegiato di mondo che è l’Europa. La crescita tumultuosa e disordinata, incurante dei danni all’habitat, tipica di un benessere improvviso, non sedimentato, deve lasciare ora il posto ad uno sviluppo equilibrato e rispettoso di quanto la natura e il passato ci hanno tramandato. Bisogna per questo che vitalità economica e riflessione culturale s’incontrino e che i termini dell’accordo siano mediati e rappresentati a livello politico. Allora si potrà riqualificare l’esistente, recuperando il dissipato e il degradato; allora si potrà a tutti i livelli organizzare e valorizzare l’ambiente: grazie ad uno sforzo fin qui mancato di forze politiche e culturali, economiche e sociali.

 

 

BATTAGLIA dei FIORI