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Francescani

 

a Ventimiglia

      L’esistenza di Ordini francescani in Ventimiglia si è mantenuta costante, per sette secoli, con alterne vicende, dall’anno 1214 fino al 1867, influenzando concretamente le locali relazioni sociali.

        Ma Francesco d’Assisi avrebbe avuto a che fare con Ventimiglia fin dalla tarda primavera del 1181, quando Pietro Bernardone dei Moriconi, ricco mercante lanaio di Assisi, che era stato per lungo tempo in Provenza, stava conducendo in Umbria la giovane moglie, che era in attesa d’un figlio, avendo scelto la via di terra, in quanto la condizione della giovane non favoriva il viaggio per mare.

Si può considerare che passando appunto per Ventimiglia, la comitiva avesse scelto la via della costa; più breve per raggiungere il centro della Penisola, dalla Provenza, piuttosto che la via francigena, attraverso i passi alpini. La puerpera era una donna del lignaggio occitano, certa Madonna Pica Bourlemont, colei che sarà la madre di Giovanni di Pietro Bernardone dei Moriconi, che il padre vorrà chiamare Francesco, proprio perché la madre amava così appellarlo, in ricordo della terra natia. Molto della cultura provenzale ed occitana, ma persino principi càtari verranno trasmessi dalla madre al figliolo, andando a contribuire alle scelte religiose di Francesco d’Assisi, che sarà santo.

A servizio dei viandanti e dei pellegrini lungo la strada per la Provenza, nell’anno 1186, si fondava in Sospello un Priorato di Templari, mentre a Ventimiglia quegli stessi Monaci, in principio del 1200, avrebbero aperto una mansione fuori le mura di Tramontana, che allora delimitavano la città dove oggi è sita Piazzetta del Canto.*

      Nell’anno 1214, avendo già costituito da pochi anni l’Ordine dei Frati Minori, Francesco d’Assisi, trentatreenne, avrebbe ripercorso le nostre strade, avendo deciso di recarsi in Marocco, per consigliare i Càtari che vi erano riparati scampando alla Crociata che li annienterà.

Dopo aver percorso la Provenza, terra nativa della propria madre, giunto in Spagna, una grave malattia faceva fallire il suo progetto missionario, costringendo san Francesco al rientro. La tradizione vuole che il santo transitasse per Ventimiglia sia all’andata che al ritorno di questo rocambolesco viaggio, trovando il modo di avviare un cenobio di Frati Minori, lasciandovi un indefinito compagno di avventura quale coordinatore delle numerose vocazioni locali verso la regola francescana.

È notizia avvalorata che, dopo la Pentecoste del 1217, frate Pacifico e frate Masseo furono inviati da san Francesco per una missione in terra Occitana. Questi transitarono per la nostra città, riposando nel cenobio francescano, situato nei pressi di Forte del Colle, sulla strada verso la Provenza. Giunti ad Albi, vennero scambiati per “catari albigesi”, cosicché dovette intervenire lo stesso papa Onorio III° per convalidare la cattolicità della “Regola”, attentamente studiata dal vescovo locale.

Ancora, nel 1225, il trentenne Antonio da Padova che era stato incaricato da Francesco di foggiare la scuola teologica dell’Ordine, due anni prima, mentre insegnava nel convento bolognese di Santa Maria della Pugliola, transitò per Ventimiglia, giacché venne inviato a predicare in Provenza e in Francia a contrastare l’eresia càtara. In Francia, Antonio venne incaricato dal governo di Limoges al ruolo di custode della città.

Una convenzione tra Pigna e Apricale, datata 1230, vedeva garanti i conti Manuele, signore di Pigna, ed Oberto, signore di Apricale. Autore della trattativa fu il frate Minore francescano Giovanni, del convento di Ventimiglia.

Una grande inchiesta dell’Inquisizione, in Provenza, nell’anno 1247, costringeva la gerarchia càtara albigese, alla fuga verso i nuclei di Càtari presenti in Lombardia, attraverso le valli Piemontesi, il Nizzardo e via mare, verso Genova. Attraverso il confine ventimigliese, furono i Templari, assieme ai Francescani, presenti attivamente, che provvidero a far filtrare i “perfetti’ càtari, in fuga verso la Lombardia.

         Nell’anno 1252, mentre si ripristinavano le semidistrutte canoniche, si dava avvio anche i lavori per l’adattamento della cinta muraria all’espansione della città, con l’aggiunta di un tratto di mura dal Cavu, attraverso la Colla, a cingere Murrudibò, aggregato alle fortificazioni di Forte del Colle, che però serrarono la mansione templare all’interno della città. Per assolvere al loro ufficio di ospitalità extra mœnia, i Monaci Templari furono costretti ad abbandonarla a favore di un nuovo ostello fuori dalle mura appena fatte, ma anche oltre il già esistente baluardo di Porta Canarda, che da allora veniva chiuso durante la notte.

Dagli atti di De Amandolesio e di Cambiaso, si apprende quanto fosse frequentata da viandanti e pellegrini, in viaggio da e per la Provenza, la strada ligure di costa. Ad esempio, in un rogito del 1257, Ascherio Marengo, che si ammalò in Ventimiglia mentre era diretto in pellegrinaggio a Santiago, volle che fosse dato del denaro a chi avesse proseguito il viaggio per lui. Nel 1260, è Ranerio Anfosso che dispone nel suo testamento la donazione di ben quattro lire a chi vorrà recarsi a Compostela in sua vece.

Il 4 aprile 1258, nel Forte del Colle, lo stesso De Amandolesio, rogava il testamento di Alasina, moglie di certo Oberto De Dandala, che voleva essere sepolta nella chiesa di San Francesco, che i Frati Minori stavano costruendo presso la Porta verso la Provenza, intanto che alcuni Frati Spirituali francescani opereranno ancora nel 1269 nell’angusto e disadorno “Loco”, che dette inizio alla presenza francescana sul nostro territorio.

Si presume che la costruzione della chiesa con l’aggregato convento fosse stata stimolata anche da padre Bonaventura da Bagnorea, divenuto allora generale dell’Ordine, durante il suo passaggio per il viaggio di andata verso Parigi dove insegnerà filosofia, dal 1267. Sempre alle zelanti cure dell’illustre claustrale San Bonaventura si deve il rifacimento della porta maggiore della cattedrale, che aveva sofferto nel terremoto del 1212 e nell’assedio del 1221. Venne edificato allora l’attuale portale esterno, coi proventi delle elemosine richieste dal padre durante le prediche in Cattedrale, eseguite maggiormente nel 1269, nel suo viaggio di ritorno, oltre che nella sua nuova andata a Parigi del 1273.

        In atto notarile del maggio 1263, frate Rainerio, guardiano del convento dei Francescani di Ventimiglia, dichiara di aver ricevuto un sussidio da Guglielmo di Voltaggio, cittadino di Genova, residente nei castelli di Ventimiglia. Avendo questi aderito alla crociata contro i Tartari, con quella sovvenzione chiedeva di essere liberato da quell’impegno. Il frate gli rilascia l’indulgenza papale e lo assolve dalla scomunica.

Intanto, probabilmente nell’anno 1276 si sarebbe realizzata la fondazione di un monastero di Clarisse, con dotazione d’una chiesa sita al di sotto del Capo, verso la Roia. Disgregatesi quelle monache, nel 1462, i Canonici consegnarono quel piccolo monastero alla Confraternita dei Disciplinanti, i Bianchi, che nel Cinquecento ne mutarono l’aspetto, con la costruzione d’un ampio oratorio che frequentarono fino all’inizio del Novecento.

Il 2 maggio 1312, con la bolla “Ad providam Christi Vicarii”, papa Clemente V permetteva di liberare il vincolo della mansione templare, presso la porta di Francia, che veniva consegnato alla Curia locale, benché i Frati Minori avessero già provveduto all’edificazione della loro chiesa, su quel sito. Fu soltanto nel 1333 che i Frati Minori Francescani ottennero ufficialmente la facoltà di celebrare nella loro nuova chiesa presso la Porta verso la Provenza, dove stavano erigendo un assai ampio convento, che attiveranno nel 1334, citati nella quarta pergamena dell’Archivio Capitolare: «Et decti frates minores in dicta ecclesia B. Francisci; et alia qualibet quae de novo fierit, vel fieri contingent in civitate Vintimilii».  Chiesa e convento furono grandemente beneficati dal concittadino teologo P. Francesco Sperone, ma la biblioteca sin dal XVII secolo fu lasciata vergognosamente andare a male. Il Comune per antica consuetudine pagava annualmente al convento la somma di Lire 10 genovesi per l’acquisto di tonache.

        Si ha presente come il 1430 sia stato l’anno in cui frate Bernardino da Siena, francescano osservante, invitato dal vescovo Ottobono, ha predicato in molti luoghi della diocesi, sostenendo in Cattedrale sermoni memorabili, contro le eresie e la stregoneria. Fra Bernardino degli Albizzeschi, nato a Massa Marittima nel 1380, oratore di straordinaria efficacia, invitava i fedeli a denunciare quanti fossero conosciuti come realizzatori o fruitori di pratiche stregonesche, dando indicazione di essere a conoscenza della presenza in loco di streghe e demoni. Quelle incancellabili prediche, oltre che a far aumentare in modo esponenziale le denunce, davano anche lo spunto a delazioni interessate, che dureranno per secoli.

Nel 1468, figlio di Bartolomeo e Caterina Priore, nasceva Bartolomeo Sperone, che sarà frate Minore Conventuale, col nome di Francesco da Ventimiglia. Teologo e Lettore dell’Ordine, lasciò in eredità al convento ventimigliese la sua copiosa biblioteca.

          Il 7 febbraio 1503, il vescovo Vaccari benediceva la fondazione del convento dell’Annunziata, costruito dai frati Minori Osservanti della Regola di San Francesco, previo consenso di Luigi XII, Re di Francia, al quale Ventimiglia era soggetta. Da allora quel sito verrà chiamato località Cassine, rifacendosi all’importante convento di provenienza, eretto in riva alla Bormida.

          «Il convento si ergeva a un trar di balestra fuori della porta occidentale della Città, sopra una cresta stagliata di monte, che mena a precipizio nel mare. Era quivi una chiesuola, con annesso ospizio per i lebbrosi, dedicata a San Lazzaro, di proprietà del capitolo della cattedrale, che ne faceva cessione al Padre Giovanni De Costa, commissario oltramontano dell’Ordine». Oggi sul sito di quel convento è ubicata la Ridotta dell’Annunziata.

          Nel 1520, nella chiesa di San Francesco, Onorato Lanteri faceva erigere la cappella di famiglia, dedicata ai Re Magi. Nel 1600, in una richiesta rivolta al Comune, il Priore del Convento limitrofo, chiamava Porta San Francesco la porta di Provenza, che verrà detta poi Porta Nizza. Nel 1529, i Genovesi apprestarono una generale revisione delle strutture fortificate, specie delle città costiere, per far fronte alle armate francesi. Per il restauro delle mura Ventimiglia spendeva 3.240 fiorini d’oro per realizzare una cinta muraria anche a Sud del convento. Quelle mura si rivelarono soltanto utili a scoraggiare da lontano gli assalti turco-barbareschi, assai frequenti nel XVI secolo.

          Allontanati nel 1797, Francescani Minori e Agostiniani non faranno più ritorno nella nostra città, a beneficio dei Minori Osservanti, tollerati dai rivoluzionari per la compiuta pratica della povertà assoluta. Il 5 aprile 1798, il Direttorio del Governo ligure decretava la requisizione degli ori, degli argenti e tutte le gioie di chiese, conventi ed opere pie, per rafforzare la Tesoreria Nazionale. Nel 1801, il complesso conventuale di San Francesco a Porta Nizza era ceduto dal Governo Ligure al Comune, che a sua volta ne faceva rivendita ad un nucleo di Padri Minori Osservanti, i quali terranno chiesa e convento fino all’ottobre del 1867, quando veniva applicata la legge per la soppressione degli enti ecclesiastici, onde assumerne i patrimoni. Nella nostra città venivano allontanati i Minori Osservanti e le Canonichesse Lateranensi, quindi il Comune si procurò il complesso conventuale di San Francesco, presso Porta Nizza e quello di Sant’Antonio Abate soprastante la Cattedrale. Nel 1869, il complesso francescano sarà adattato a Regio Ginnasio, mentre il complesso lateranense diventerà l’Ospedale Civile Santo Spirito.

 

*)  Sappiamo che all’inizio del secolo XIII, oltre le mura di Tramontana, verso la chiesa di San Michele si trovavano i fondi in proprietà a Guglielmo Saonese, eroe locale decapitato dai Genovesi nel 1238, anche per spartirsene fondi e case.

                                                                                  Luigino Maccario        da U BERRIUN n. 5 - 2013 / pag. 25

 

 

 CRONOLOGIA

    Nel secolo XII, la città era retta a Libero Comune Marinaro; questo aveva in pugno, la difesa della Contea contro Genova. I ventimigliesi si dividevano in due fazioni: quella per l’indipendenza, la più forte, con le famiglie Saonese e Curlo, alleata con Pisa e la Provenza. Quella della sottomissione, con la famiglia De Giudici, che voleva la Contea inquadrata in uno stato più forte. La nostra città conosceva la tragica divisione conosciuta in Italia come “Guelfi e Ghibellini” ed a Genova come “Rampini e Mascarati”.  A Ventimiglia era il partito De Giudici e Bulferii, guelfi e rampini, con Balbo De Giudici, signore di Buggio e Saysone. Stemma i gigli di Francia. Questi erano favorevoli alla sottomissione nei confronti di Genova. Il partito Saonese, Curlo e Bombelli, ghibellini e mascarati, con Targanigra Curlo, signore di Sepelegio (Bordighera) ed Eyrole. Stemma l’Aquila imperiale. Questa era la fazione più forte, almeno all’inizio; era favorevole all’indipendenza comunale ed era alleata a Pisa e Provenza. In zona, i Doria della valle di Nervia, di San Remo e Ceriana, capitanavano i Ghibellini; mentre i Guelfi erano guidati dai Vento, e quindi dai Grimaldi di Monaco, Roccabruna e Mentone. I Ventimiglia Lascàris di Tenda furono Guelfi, mentre i Ventimiglia del Maro furono Ghibellini. Nelle città italiane la carica del Podestà, legata in origine agli sforzi del Barbarossa per imporre il suo potere, si era trasformata ed istituzionalizzata. Il potere esecutivo veniva cosi affidato a personaggi, appartenenti quasi sempre all’aristocrazia e spesso stranieri, che col pretesto di arbitrare i conflitti tra le fazioni, abituavano la città ad una dittatura, senza dubbio dominata dalle famiglie patrizie, che preparava le Signorie ed i Dogati del secolo XIV, introducendo e mantenendo il predominio aristocratico.

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1181  Da documenti umbri, apprendiamo che nella tarda primavera di quell’anno, Pietro Bernardone dei Moriconi, ricco mercante lanaio di Assisi, che era stato per lungo tempo in Provenza, conduceva verso la propria terra d’origine la giovane moglie, in attesa di un figlio. Avevano scelto la via di terra perché la giovane non gradiva il viaggio per mare.

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Si può quindi stabilire, con abbondante certezza, che la comitiva avesse scelto la via della costa; più breve, per giungere in Umbria dalla Provenza, piuttosto che la via franchigena, attraverso i passi alpini, meno adatti alle condizioni della donna. Era questa donna di lignaggio occitano, certa Madonna Pica Bourlemont, colei che sarà la madre di Giovanni di Pietro Bernardone dei Moriconi, che il padre vorrà chiamare Francesco, proprio perché la madre amava così appellarlo, in ricordo della terra natia. Molto della cultura provenzale ed occitana, ma persino principi càtari verranno trasmessi dalla madre al figliolo, andando a contribuire alle scelte religiose di Francesco d’Assisi, santo.

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1199  Nella Diocesi di Ventimiglia erano presenti quattro case di monaci di San Benedetto, una a Ventimiglia, una a Sospello la terza a Saorgio e la quarta a capo Ampelio. Nel 1186 si fondava in Sospello un Priorato di Templari, mentre al principio del 1200, fuori le mura di Tramontana, sulla strada per la Provenza, i monaci Templari aprivano una mansione a servizio dei pellegrini; quella che Frati Minori francescani rileveranno nel 1313, trasformandola in convento, all’interno del nuovo tratto murario, vicino alla Porta sulla strada per la Provenza. La Confraternita dello Spirito Santo, che in Ventimiglia aveva associati non solo nel ceto abbiente, gestiva un “Aedes aut Hospitalis Sancti Spiritui”, situato, forse, nei pressi della Rocchetta, in quella che oggi è piazzetta Morosini.

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Anche attraverso il nostro territorio passava l’evangelismo cataro, quando dalla Provenza, i “perfetti” perseguitati fuggirono per andare a rifugiarsi in Lombardia, tra gli “umiliati” milanesi. Il catarismo era basato sull’osservanza alla lettera dei precetti di. Cristo, in forma dualistica. Non violenti assoluti, decisi nel rifiuto di menzogne e giuramenti, i càtari si manifestarono alle popolazioni cristiane come predicatori della parola di Dio, “ministri” itineranti ed individualmente poveri. Essi furono predicatori temibili per i sacerdoti della Chiesa romana, che in quel tempo erano per la maggior parte incolti, e corrotti. Grazie al diversivo delle guerre pisane ed alla difesa ottenuta dalla Provenza.

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1214  Francesco d’Assisi, trentatreenne, si avviava verso il Marocco per predicare ai Càtari, che vi erano riparati, dopo la sconfitta nella battaglia di Las Navas de Tolosa.

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Dopo aver percorso la Provenza, terra nativa della propria madre, giunto in Spagna, una grave malattia faceva fallire il progetto missionario francescano, costringendo san Francesco al rientro. Sarebbe molto probabile che il santo transitasse per Ventimiglia sia all’andata che al ritorno di questo rocambolesco viaggio. È tradizione che nella nostra città lo stesso Francesco abbia avviato un cenobio di frati minori, lasciandovi un non meglio definito compagno di avventura quale coordinatore delle numerose vocazioni locali verso la regola francescana.

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1217  Dopo la Pentecoste, transitarono per Ventimiglia frate Pacifico e frate Masseo furono inviati da san Francesco in missione nell’amata Provenza.

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Giunti in città, riposando nel cenobio francescano, situato fuori dalle mura di Tramontana, sulla strada verso la Provenza. Giunti ad Albi, vennero scambiati per “càtari albigesi”, cosicché dovette intervenire lo stesso papa Onorio III° per convalidare la cattolicità della “Regola” attentamente studiata dal vescovo locale.

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1225  Nel suo viaggio di predicazione in Provenza e Francia, transitava Antonio da Padova, trentenne.

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Antonio, incaricato da San Francesco, nel 1223, di foggiare la scuola teologica dell’Ordine,  insegnava nel convento bolognese di Santa Maria della Pugliola, quando venne inviato a contrastare l’eresia càtara. In Francia, Antonio venne incaricato dal governo di Limoges al ruolo di custode della città.

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1230  Una convenzione tra Pigna ed Apricale vedeva garanti i conti Manuele, signore di Pigna, ed Oberto, signore di Apricale. Autore della trattativa fu il frate Minore francescano Giovanni, del convento di Ventimiglia.

1247  Una grande inchiesta dell’Inquisizione, in Provenza, costringeva la gerarchia càtara albigese, alla fuga verso i nuclei di Càtari presenti in Lombardia, attraverso le valli Piemontesi, il Nizzardo e via mare, verso Genova.

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Furono i Templari, assieme ai Francescani, presenti attivamente, a provvedere che i “perfetti’ càtari, in fuga verso la Lombardia, attraversassero indenni il confine ventimigliese.

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1251  Ventimiglia, diventata città convenzionata con Genova, era divisa nei quartieri: Castello, Campo, Lago e Borgo. Erano numerose le opere pie. Annesso alla chiesa di San Michele era l’Ospedale de Oliveto. Verso Nervia era l’Ospedale de Arena. Fuori le mura, verso Nizza, era il romitaggio di San Lazzaro, ora Ridotta dell’Annunziata; mentre all’estremo confine orientale del Comune era l’Ospedale di Santa Maria della Rota. L’amministrazione era divisa tra nobili e popolani, mentre le terre erano assegnate ai Signori.

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I monaci di san Benedetto officiavano a San Michele, i frati minori in un “loco” francescano, presso il Forte del Colle, fuori delle mura di tramontana, dove poteva essere attiva una mansione Templare. Sulla presenza di questo Ordine monastico cavalleresco emergono sensate ipotesi, alla luce di recenti ricerche. Molti si dedicavano alla cultura dei campi, ma vi era chi non disdegnava la vita del soldato o del Crociato, in Terrasanta, oppure l’arte del marinaio. Forte del contributo della gente di mare, Ventimiglia stringe trattati di commercio con Marsiglia, Aix, Arles e Montpellier. I nobili praticavano il commercio e tenevano banco in molte città della Liguria. Le scuole in città non erano molte e l’istruzione era privilegio dei nobili. I fondi e le abitazioni che furono di Guglielmo Saonese vennero divise in due cespiti, uno consegnato ai De Giudici e l’altro trattenuto dalla Comunità genovese, all’interno delle mura cittadine.

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1258  Il 4 aprile, nel Forte del Colle, il notaio De Amandolesio, rogava il testamento di Alasina, moglie di certo Oberto De Dandala, la quale voleva essere sepolta nella chiesa di San Francesco, che i Frati Minori stavano costruendo presso la Porta verso la Provenza.

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Si pensa che la costruzione della chiesa con l’aggregato convento fosse stata stimolata anche da padre Bonaventura da Bagnorea, divenuto generale dell’Ordine, durante il suo passaggio per il viaggio di andata verso Parigi dove insegnerà filosofia, nel 1267. Sempre alle zelanti cure dell’illustre claustrale San Bonaventura si deve il rifacimento della porta maggiore della cattedrale, che aveva sofferto nel terremoto del 1212 e nell’assedio del 1221. Venne poi edificato l’attuale peristilio esterno, coi proventi delle elemosine richieste dal padre durante le prediche in Cattedrale, eseguite maggiormente nel 1269, nel suo viaggio di ritorno, oltre che nella sua nuova andata a Parigi del 1273.

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1263  In maggio, frate Rainerio, guardiano del convento francescano di Ventimiglia, dichiara di aver ricevuto un sussidio da Guglielmo di Voltaggio, cittadino di Genova, residente nei castelli di Ventimiglia. (Rogito Amandolesio)

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Avendo questi aderito alla crociata contro i Tartari, con quella sovvenzione chiedeva di essere liberato da quell’impegno. Il frate gli rilascia l’indulgenza papale e lo assolve dalla scomunica.

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1267 Transitava per Ventimiglia, il francescano Bonaventura da Bagnorea, famoso, predicatore. Divenuto allora generale dell’Ordine, si recava a Parigi dove insegnerà filosofia.

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Si presume che la costruzione della chiesa con l’aggregato convento fosse stata stimolata dalle zelanti cure dell’illustre claustrale San Bonaventura. A lui si deve il rifacimento della porta maggiore della cattedrale, che aveva sofferto nel terremoto del 1212 e nell’assedio del 1221. Venne edificato allora l’attuale portale esterno, coi proventi delle elemosine richieste dal padre durante le prediche in Cattedrale, eseguite maggiormente nel 1269, nel suo viaggio di ritorno da Parigi.

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1269 Alcuni Frati Spirituali francescani andarono ad operare nell’angusto “Loco” aperto dai Frati Minori francescani, sito nei pressi di Forte del Colle.

1273 Ripassava per Ventimiglia, diretto a Lione, il francescano Bonaventura da Bagnorea, cardinale, vescovo di Albano.

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La rafforzata monarchia francese, aveva condotto la Francia a controllare l’economia europea, ma nello stesso tempo il monopolio dell’aristocrazia francese sui trasporti aveva condotto i mercanti toscani e lombardi a servirsi di piste tracciate attraverso le Alpi centrali, a scapito degli antichi valichi delle Alpi occidentali, verso Lione, Parigi ed i paesi del nord Europa. L’assenza di traffico su quei valichi, ne diminuiva la sicurezza, mentre gli onerosi dazi richiesti da chi li controllava, rendevano conveniente il transito attraverso la nostra città.

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1276 Sarebbe l’anno nel quale venne realizzata la fondazione di un monastero di Clarisse, con dotazione d’una chiesa sita al di sotto del Capo, verso la Roia.

1320 Il 26 novembre, il papa Giovanni XXII°, evocando il diritto di elezione del vescovo al Capitolo, nominava vescovo di Ventimiglia il frate francescano, Raimondo, suo penitenziere, il quale delegava a Vicario: Guglielmo Barreira, priore di Utelle, poi vescovo di Venza.

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Il Capitolo della Cattedrale, reggendosi con statuti propri, redatti nel 1250, aveva conservato il diritto di nominare il proprio vescovo, che in seguito verranno più volte modificati.

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1333 I Frati Minori Francescani ottennero ufficialmente la facoltà di celebrare nella loro nuova chiesa presso la Porta verso la Provenza, dove stavano erigendo un più ampio convento

1334 I frati francescani iniziavano a frequentare il loro convento, presso la Porta sulla strada per la Provenza.

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Si legge nella quarta pergamena dell’Archivio Capitolare: «Et decti frates minores in dicta ecclesia B. Francisci; et alia qualibet quae de novo fierit, vel fieri contingent in civitate Vintimilii.»  Chiesa e convento furono grandemente beneficati dal concittadino teologo P. Francesco Sperone, ma la biblioteca sin dal XVII secolo fu lasciata vergognosamente andare a male. Il Comune per antica consuetudine pagava annualmente al convento la somma di Iire 10 genovesi per l’acquisto di tonache.

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1430 Dovrebbe essere l’anno in cui fra Bernardino da Siena, francescano osservante, invitato dal vescovo Ottobono, ha predicato in molti luoghi della diocesi, sostenendo in Cattedrale sermoni memorabili, contro le eresie e la stregoneria.

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Fra Bernardino degli Albizzeschi, nato a Massa Marittima nel 1380, oratore di straordinaria efficacia, invitava i fedeli a denunciare quanti fossero conosciuti come realizzatori o fruitori di pratiche stregonesche, dando indicazione di essere a conoscenza della presenza in loco di streghe e demoni. Quelle incancellabili prediche, oltre che a far aumentare in modo esponenziale le denunce, davano anche lo spunto a delazioni interessate, che dureranno per secoli.

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A Triola, in Sicilia, moriva Guglielmo De Lorenzi da Ventimiglia, frate francescano, Provinciale dell’Ordine, miracolante e beatificato.

1462  Si dissolse la presenza delle Clarisse nel convento sottostante il Cavu.

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I Canonici consegnarono quel piccolo monastero alla Confraternita dei Disciplinanti, i Bianchi, che nel Cinquecento ne mutarono l’aspetto, con la costruzione d’un ampio oratorio che frequentarono fino all’inizio del Novecento.

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1468 Figlio di Bartolomeo e Caterina Priore, nasceva Bartolomeo Sperone.

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Sarà frate Minore Conventuale, col nome di Francesco da Ventimiglia. Teologo, Lettore dell’Ordine, lasciò in eredità al convento ventimigliese la sua copiosa biblioteca.

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1503  Il 7 febbraio, il vescovo Vaccari benediceva la fondazione del convento dell’Annunziata, dei frati Minori Osservanti della Regola di San Francesco, previo consenso di Luigi XII, Re di Francia, al quale Ventimiglia era soggetta. Da allora quel sito verrà chiamato località Cassine.

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Il convento si ergeva a un trar di balestra fuori della porta occidentale della Città, sopra una cresta stagliata di monte, che mena a precipizio nel mare. Era quivi una chiesuola, con annesso ospizio per i lebbrosi, dedicata a San Lazzaro, di proprietà del capitolo della cattedrale, che ne faceva cessione al Padre Giovanni De Costa, commissario oltramontano dell’Ordine. Oggi sul sito del convento è ubicata la Ridotta dell’Annunziata.

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1520  Nella chiesa di San Francesco, Onorato Lanteri faceva erigere la cappella di famiglia, dedicata ai Re Magi.

1529 A Carnolese di Mentone, nasceva Tommaso Stridonio, francescano, miracolante, beatificato. Predicatore nella nostra diocesi in un periodo non troppo consono alle virtù.

1600 In una richiesta al Comune, il Priore del Convento limitrofo, chiamava Porta San Francesco la porta di Francia, detta poi Porta NIzza.

1611 In dicembre, due padri predicatori francescani genovesi richiamavano gran messe di fedeli in Cattedrale.

1646 In America meridionale, moriva martire, Francesco Maria da Ventimiglia, frate capuccino, missionario.

1682  Il vescovo Promotorio fondava nella chiesa dei San Francesco la Confraternita degli Agonizzanti.

1697 I Minori francescani, dopo aver trasformato le strutture medioevali della chiesa, nei pressi di Porta Nizza, avendo riadattato il convento limitrofo, costruivano il nuovo campanile.

I Minori Osservanti ampliavano la chiesa dell’Annunziata.

1797  Il giorno 2, con un banchetto dato nel convento di san Francesco, mentre il giorno 14, nel corso di un corteo celebrativo, la cittadina Margherita Boeti non disdegnò di prestare le sue belle forme per rappresentare la Libertà, raffigurata a seno scoperto.

1799  Il 19 ottobre, il ministro dell’interno riproponeva lo sgombro dei frati Francescani Minori e degli Agostiniani.

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La Repubblica Ligure intimava alla poco zelante Municipalità di Ventimiglia, circa l’evacuazione del convento dei Conventuali:“… cessi questo scandaloso disordine, che si sgombri da frati il convento, si vendano li mobili e gli argenti impegnati ...”.

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1801 Il complesso conventuale di San Francesco a Porta Nizza era ceduto dal Governo Ligure al Comune, che a sua volta ne faceva rivendita ad una famiglia di Padri Minori Osservanti.

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Allontanati nel 1779, Francescani Minori e Agostiniani non faranno più ritorno nella nostra città, a beneficio dei Minori Osservanti, sopportati dai rivoluzionari per l’ostentata pratica dell’assoluta povertà.

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1804  Il 27 dicembre, in Camporosso, nasceva Giovanni Croese, che si ritirerà tra i Conventuali francescani.

1825 Giovanni Croese lasciava i Conventuali per entrare nei Cappuccini di San Barnaba,  in Genova, col nome di Francesco Maria, girava per la questua nell’ambiente del porto dov’era conosciuto come il Padre Santo.

1866  Alla morte del can. Roggeri, che ne era stato il Rettore dal 1857, nei locali del convento agostiniano, alla Bastida, il Seminario fu trasferito nel convento di San Francesco in Ventimiglia alta.

Il 31 dicembre, era soppressa la chiesa dei Minori Osservanti, San Francesco.

1867  In ottobre, era applicata la legge per la soppressione degli enti ecclesiastici, assumendone i patrimoni.

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Nella nostra città venivano allontanati i Minori Osservanti e le Canonichesse Lateranensi assumendo al Comune il complesso conventuale di San Francesco, presso Porta Nizza e quello di Sant’Antonio soprastante la Cattedrale.

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1882  In ottobre, veniva istituita la Scuola Tecnica Municipale.

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Istituita su pressione della Società Operaia, veniva sistemata “temporaneamente” nel piano superiore del Palazzo Civico, l’ex Monastero francescano. Divenuta Regia il 1° ottobre 1888, con R.D. 5631, venne ingrandita.

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1884 In maggio, inaugurato il Cavu, si lavorava intorno al muro ad arcate che sosteneva la grande terrazza a disposizione del Regio Ginnasio, ex convento francescano.