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Ventimiglia

Antica religiosità popolare

 

ROGAZIONI  O  LITANIE

 

    Rogare in latino ha il significato di “pregare”. Nella Roma repubblicana, la “Rogazione” era la proposta di legge, in forma d’interrogazione, fatta dal magistrato al popolo adunato nei comizi, per la sua approvazione. Nel culto cattolico, nominata al plurale, le “Rogazioni” erano pubbliche processioni di supplica accompagnate da litanie, che si facevano per propiziare il raccolto. Su qualche territorio queste processioni sono ancora praticate ed hanno luogo nei tre giorni che precedono la festa dell’Ascensione di Gesù Cristo.

    Per il “Rito Ambrosiano”, che ha interessato il nostro territorio fino al 1806; le rogazioni cadono in lunedì, martedì e mercoledì che seguono la prima domenica dopo l’Ascensione e sono dette anche “Litanie Ambrosiane”. Nel primo di questi tre giorni si distribuiscono le ceneri.

    Le Rogazioni medievali riprendevano certe processioni esistenti fin dalla profonda antichità, chiamate “ambarvales”, che venivano compiute allo scopo di propiziare il buon esito dell’annata agraria. Ovidio, nei Fasti, (IV, 901-36) ne descrive una, la più celebre, che si svolgeva a Roma il 25 aprile dalla via Flaminia fino a Ponte Milvio, ove in un boschetto dedicato al dio “Robigo” (Ruggine) venivano sacrificati una cagna e una pecora. Alla fine del VI secolo, con il papato di san Gregorio Magno, la Chiesa cristianizzò definitivamente queste processioni; definendo, nel suo “Sacramentario”, questo rito come “Litania maggiore”. (Litania quae maior appellatur).

    Esiste anche un altro tipo di Rogazioni o Litanie, dette Minori, che ebbero inizio in Francia, nel Delfinato. Esse furono istituite nel 470 dal vescovo di Vienne, san Mamerto, a seguito di un grave terremoto e di altre calamità naturali che avevano colpito quella regione. Nel 511, il sinodo di Orléans prescrisse questi tre giorni di processione penitenziale in tutto l’Impero Franco. Da allora la pratica rituale delle Rogazioni minori prese a diffondersi ovunque e, all’inizio del IX secolo, sotto il pontificato di Leone III, si radicò anche a Roma.

    La prima citazione sulle Rogazioni svolte dal Capitolo ventimigliese, è attestata attorno all’anno Mille, e si trattava di processioni popolari, che avevano mete in località campestri; le guidava il Canonico Primicerio, di estrazione popolare, indossando il piviale. Secondo il Rito Ambrosiano erano svolte in maggio.

    Ancora nella seconda metà del XV secolo, il lunedì dopo la domenica che seguiva l’Ascensione, si imponevano le ceneri e ci si recava in processione a Santo Stefano, una chiesa situata in Ripa, sotto l’Auregnana, che cadrà in rovina nel XVI secolo. Il martedì la processione si recava a San Lazzaro, la chiesa sulla Rocca, dove nel 1505 verrà eretto il convento dell’Annunziata. Il mercoledì la meta era l’altare nella barma che si apriva, con altre cavità, al disopra dei Paschei. Nei pressi di quella grotta, dal 1194, sorgerà la chiesa di San Simeone alle Barme, nella località che dal 1222 verrà detta Bastida, o volgarmente Bastia.

    Dal 1487, quando la pieve di San Simeone alle Barme si apprestava a lasciare il posto alla più dilatata chiesa dedicata a Sant’Agostino ed a N.S. della Consolazione, costruzione che avrebbe eroso completamente le “barme”, la processione per le Rogazioni del mercoledì raggiunse come meta la chiesa di San Rocco, forse quella al di là del Nervia, oggi in territorio di Vallecrosia. Potrebbe trattarsi però d'una chiesetta presso quel posto di guardia, denominato “San Rocco” nelle Asse, citato da Matteo Vinzoni nel “Atlante di Sanità” redatto nel 1722.’

    La processione era sostenuta dal clero con l’intonazione di particolari litanie alle quali il coro del popolo rispondeva a tono con devozione partecipe. Quando si arrivava in certi punti stabiliti, uguali ogni anno, il celebrante alzava la croce e rivolgendosi ai quattro venti, apriva la cerimonia:”A fulgure et tempestate” cui il popolo inginocchiato sulla nuda terra rispondeva:”Libera nos Domine”, “A peste, fame et bello” “Libera nos Domine”. Il sacerdote continuava poi ad elencare altri eventi negativi per l’agricoltura ed i fedeli seguitavano a rispondere: “Liberaci Signore”; per arrivare a concludere “Ut pacem nobis dones” “Te rogamus, audi nos”.

    Si riprendeva poi il cammino fino alla pieve prevista, con le soste dovute e se il celebrante si fosse dimenticato di sostare in uno dei luoghi tradizionalmente convenuti, i proprietari interessati a quei terreni che da quel punto si potevano vedere, si preoccupavano di fermare la processione. Col tempo, per evitare dimenticanze, si collocheranno in quei punti delle croci in legno che, nell’occasione, saranno ornate con fiori e rami verdi. Giunti alla pieve, la cerimonia era seguita da un’opportuna benedizione, poi la processione riprendeva la via del ritorno, sgombra di soste e quindi partecipata dal popolo assai distrattamente.

 

Cantegore

    Nel medio evo erano in uso alcune cerimonie, strano miscuglio di sacro e di profano, che la morale del Cristianesimo non era efficace a combattere, avanzo di tradizioni troppo radicate, alle quali i cristiani non fecero che mutare di nome e di oggetto. Fra queste è degna di ricordo quella delle Cantegore, specie di passeggiate, cui si dava d’ordinario uno scopo di beneficenza, quali furono le Cantegore fattesi in Milano nel 1402 per favorire l’opera del duomo, ricordate dal Boito a p. 503 della Nuova Antologia del 1° dicembre 1888.

    In Liguria era pure imitato l’uso di tali processioni, però non a scopo di beneficenza, come ne fanno testimonianza le Constitutiones synodales, p.46, del vescovo Costa di Savona: Alterum (abusum) qui dicitur Cantegore, qui in die palmarum incipit et solemnibus Pasche diebus perseverat, cantantibus puellis amatorias cantiunculas cum proximorum scandalo. E di tale costumanza trovo ricordo pure in Apricale, diocesi di Ventimiglia, in queste parole inserite nei suoi statuti: incipiendo ad fontem canteglori, usque ad aquam vallis. 

                                          Girolamo Rossi  - Nilo Calvini  - NUOVO GLOSSARIO MEDIEVALE LIGURE     Civico Istituto Colombiano - Genova 1984

 

ORIGINE DELLE LITANIE

MINORI  O  ROGAZIONI

    Nel sec. V, la città di Vienna, in Gallia, fu sconvolta da numerose calamità: frequenti terremoti, continue sterilità dei campi, guerre incessanti atterrivano la popolazione. Perciò il vescovo San Mamerto, nel 469, istituì tre giorni di Rogazioni [dal latino rogare = chiedere, pregare, supplicare] prima dell’Ascensione: «prescrisse al popolo un digiuno, istituì una formula di preghiera, una serie di processioni, una felice distribuzione di elemosine» (San Gregorio di Tours, Hist. Franc., II, 34: PL 71, 231 s.). Il digiuno, sconosciuto a Roma nella ricorrenza del 25 aprile, a Vienna era considerato essenziale, come afferma Sant’Avito: «Questa festa è tale che la sua gioia consiste nell’austerità più completa, i suoi conviti nelle lacrime, i suoi cibi nella fame; la sua origine risiede nella necessità, il suo mantenimento nella carità, la sua celebrazione nel riposo e il suo riposo nella fatica» (PL 59, 293).

    Le altre città della Gallia soggette al dominio dei Franchi adottarono a poco a poco le Rogazioni di Vienna, prima la città di Clermont-Ferrand, su iniziativa di Sidonio Apollinare († 482), poi le rimanenti, finché il primo Sinodo di Orléans, nel 511, prescrisse i tre giorni di Rogazioni.

    Anche in altri luoghi d’Europa furono introdotte le Rogazioni: in Spagna, nel 517, il Concilio di Gerona le raccomandò (can. 2), ma, volendo conservare la prassi di non digiunare durante il tempo pasquale, le trasferì alla settimana dopo Pentecoste. A Milano furono adottate tra il V e il VII sec., di certo erano in uso prima Carlo Magno, ma venivano celebrate la settimana dopo l’Ascensione, quando «lo sposo se ne era ormai andato» (Borella, cit. in Righetti, Storia liturgica, II, 398-401). In Germania il Sinodo di Magonza le istituì nell’813: i partecipanti alla processione dovevano incedere «non a cavallo né indossando di abiti preziosi, ma coperti di cenere e vestiti di cilicio, a meno che una malattia non lo impedisca» (can. 30: Mansi, XIV, 72).

    Descrizione delle antiche Rogazioni. All’epoca della loro origine, le Rogazioni erano molto lunghe e duravano quasi tutto il giorno; i servi, durante il triduo, erano esonerati dal lavoro, in modo che tutto il popolo potesse digiunare senza difficoltà: «in questo triduo tutti si astengano e usino cibi quaresimali» (I Concilio di Orléans). Si effettuavano molte stazioni. Il Messale Gotico ha una «serie di collette (collectiones) per le Rogazioni, da recitarsi nei vari luoghi dedicati ai Santi» (PL 72, 290 s.), «in San Pietro, in San Paolo, in Santo Stefano, in San Martino, in San Gregorio». Tutti i giorni, al termine della processione, veniva detta una Messa particolare (Miss. Goth., PL 72, 287-290) e ad ogni stazione veniva letta una pericope della S. Scrittura. Dalla prolissità di queste pericopi (P. Salmon, I, 138-168) si può capire quanto impegno venisse profuso nell’istruzione del popolo tramite la lettura delle Scritture: nel corso del triduo, infatti, si leggevano integralmente i seguenti libri: Giacomo, I Pietro, Tobia (primo giorno); II Pietro, I Giovanni, Giuditta (secondo giorno); II e III Giovanni, Giuda, Ester (terzo giorno).

    I canti processionali erano salmi, come riferisce più volte San Gregorio di Tours: «procedono salmeggiando dopo la croce, preceduti dagli stendardi» (Hist. Franc. ,IV, 5; V, 4; V, 11). Secondo il Messale Gotico: «in questo digiuno di mortificazione, istituito per tre giorni, pregando, tracciando il segno della croce, con la moltitudine del popolo e lodando la divina Maestà col canto della salmodia, chiediamo…» (PL 72, 288). Per quanto riguarda la durata, San Cesario di Arles scrive: «Non vi allontanate dall’assemblea della chiesa, poiché non ci affatichiamo per un arco di tempo tanto lungo da non poterlo sopportare. Infatti, colui che in queste sei ore non abbandona l’assemblea della chiesa, consegue un grande rimedio per la propria anima» (Sermo 208: G. Morin, S. Caes. Arel. opera omnia, 1937, 190).

                     P. Radó, Enchiridion liturgicum, Romae-Friburgi Brisg.-Barcinone, 1961,  pp. 1256-1258.   Traduzione di Daniele Di Sorco

    Tradizionalmente la festa dell’Ascensione si celebra il giovedì che segue la V domenica dopo Pasqua, ossia quaranta giorni dopo la Pasqua. Soltanto in tempi recenti è stata introdotta, in certi Paesi (tra cui l’Italia), la possibilità di trasferirla alla domenica successiva, per ragioni di uniformità col calendario civile. Le Litanie minori o rogazioni, quindi, si svolgono il lunedì, il martedì e il mercoledì che seguono la V domenica dopo Pasqua.

  

    Le Litanie Minori avevano luogo nei tre giorni che precedevano l’Ascensione.

    Questo era un rito che risaliva agli Ambarvalia, celebrati in Gallia per indurre il dio Marte, emulo di Belen, a proteggere il territorio dalle malattie e dai nemici. Si tratta di riti legati alla terra e intesi a proteggerne la fertilità.

     L’ultimo dei tre giorni durante i quali avevano luogo le Litanie si utilizzavano delle croci di legno, che venivano benedette e poi posizionate nei campi, per propiziare la fertilità del terreno e la sua protezione contro ogni forma di malattia.