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Categoria: GUIDA LOCALE
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DAL  PASSATO

CANTUI  D’INA  VOTA

    Con una semplice occhiata, vecchie illustrazioni possono indicare una situazione paesistica ormai inimmaginabile; mentre a volte, la mancanza di immagini costringe alla descrizione. In altri casi, l’eccessiva differenza di paesaggio impone di supportare le immagini, configurandole.

 

 

SANT’ANSELMO

 UN  LAGHETTO

Luigino Maccario  - 2004

    Sull’antico libretto: Guida all’estrema Liguria occidentale, pubblicato ad Imperia da Nicola Orengo, bibliotecario all’Aprosiana, nel 1929, per i tipi di M. Ricci, compare un aspetto dei nostri paesi, dimenticato dalle attuali generazioni.

    «Il tratto di lido che stendesi tra Ventimiglia e Bordighera è l’unico piano che esiste nella Provincia. Ha un chilometro circa di larghezza su cinque di lunghezza ed è annaffiato da quattro corsi di acqua: il Roia, il Nervia e i due torrentelli del Torrione e del Borghetto, alle cui millenarie alluvioni deve l’esistenza e la vigorosa vegetazione che lo distingue. Un microscopico laghetto di Sant’Anselmo, unico esso pure nella Provincia, par cascato a bella posta in tutta quella furia di verde per gettarvi in mezzo uno strappo di quell’azzurro sì bello che gli sorride».

    Fino agli Anni Trenta, la piana di Vallecrosia e Bordighera era veramente una intensa macchia di verde continuo ed il laghetto di Sant’Anselmo, posizionato dove ora verdeggia Piazza d’Armi a Camporosso Mare, raccoglieva le acque che gli derivavano dalle alture di Colle Aprosio e Santa Croce.

    Non aveva un emissario evidente, perché le acque in massima parte non copiose, defluivano anche attraverso la falda freatica, mentre, nel corso di cospicui eventi temporaleschi, defluiva verso la foce del Nervia.

    Opere di bonifica in quegli Anni, hanno permesso l’interramento del laghetto e la realizzazione della piazza, che è stata anche campo sportivo, prima di diventare un decoroso parco pubblico.

LA VOCE INTEMELIA  anno LIX n. 2  - febbraio 2004

 

 

NERVIA 1927/1943

Luigino Maccario 2005

    Lo scorso mese, il dinamico Pippo Guglielmi ha ritrovato una vetusta fotografia dell’Aurelia a Nervia, sul bivio con la Provinciale per Pigna, scattata da Mariani prima del 1927, quando sul posto c’era ancora l’ufficio del Dazio comunale.

    Da una pianta della città, datata 1915, presente nel locale Archivio di Stato; si può rilevare la situazione del luogo ritratto, dove al numero 36 è segnalato appunto il Dazio Comunale ed al 65, dall’altro lato del Cavalcavia, la Stazione dell’Officina tranviaria Ventimiglia-Bordighera (non visibile in foto).

    Nel 1915 gli uffici del Dazio in città erano tre: quello di Largo Torino, con la pesa pubblica, smesso con l’avvento dell’IVA e la costruzione del cavalcavia di Via Tenda; quello di Nervia, appunto, con la pesa; ed uno in Piazza della Stazione, poco al disopra della Scaletta da Via Hanbury, che divideva l’area con un chiosco atto ad Agenzia di Cambio.

    Sul sito retrostante le case in fotografia, sull’appezzamento di terreno assai ampio che vedeva il fronte strada proprio dove sorgeva la casupola del Dazio, proprio nel 1927, il prevosto di Sant’Agostino, Pier Giovanni Semeria, progettò di costruire un santuario dedicato a Cristo Re.

    Dopo un anno d’intensi lavori, il 29 giugno 1928, il vescovo Daffra poteva celebrare la Messa nel nuovo santuario. Nel 1933, il parroco Semeria, con l’approvazione del vescovo Rousset, affidò a don Libero Maldotti la cura continua di quel luogo di culto, ormai molto frequentato; fino alla decisione del vescovo Rousset di erigerlo a Parrocchia, il 19 giugno del 1936.

    Il primo bombardamento aereo alleato sulla nostra città, il 10 dicembre 1943, invece di colpire l’obiettivo fissato sul Ponte di Nervia, fece danni e morti su molte case attorno. Altri bombardamenti su quel quartiere, nel 1944: il 3 maggio, il 4, 6, 21, 22 e 29 agosto, cannonate dal mare il 22, 23, 24 e 29 ottobre, il 4 novembre e il 26 dicembre e nel gennaio 1945, ne hanno stravolto l’urbanistica.

    Nel dopoguerra, le rovine delle case crollate attorno a Cristo Re, non vennero riedificate e la ricostruzione provvisoria dell’Aurelia, servita da un passaggio a livello e la successiva riedificazione del cavalcavia, nel 1949, cambiarono, di fatto, l’urbanistica della zona, mettendo in bella vista la chiesa, rimasta miracolosamente intatta anche se assai scalfita.

    Un’elegante, anche se angusta, piazzetta è stata posta a disposizione dei parrocchiani, che una decina d’anni più tardi vi hanno eretto una statua della Vergine, protettrice del traffico.

LA VOCE INTEMELIA  anno LX  n. 10  - ottobre 2005

 

 

GH’EIRA  ‘STI  ANI ...

    Gh’eira ‘sti ani a Ventemiglia d’a gente ch’a l’arrivava in çerca d’in travagliu e a se fàva ina famiglia.

    Gh’eira d’e alberghi de lüssu, cin de furenti e persunagi famusi, gh’eira u Teatru e trei cinematografi, Gh’eira aiscì l’uspeà, a clinica e u cadastru.

    U mercau u l’auduràva de ganöfari e, a Ponte San Luigi, in chioscu de legnu u vendeva e sciùre de Ventemiglia.

    Int’a scciümaira gh’eira canèi e lòne prufunde e, cu’ ina cana, ina lensa e in po’ de pasciensa, ti incivi u cavagnu de pesci.

    Cun l’agiütu d’in paràigu ti te levavi fina a cuvea d’in tundu de anghile frite.

    Gh’eira u Scögliu Autu, ma in giurnu u l’è carau, cume u Cavu.

    Int’a Ciassa Vinti Setembre gh’eira de sciòrte de done invenxendae, cine de sporte, pacheti e figliöi, pe’ piglià d’e curriere burdelùse ch’i l’àva fina u rimorchiu pe’ carregà e corbe d’ê sciùre.

    Gh’eira a feira de San Giusepe, u balu de San Segundu, e e castagnole i e fàva ümere e i nu’ te rumpeva i denti.

    Gh’eira menu murri longhi e ciü faturisi.

Gh’eira, ... gh’eira, ... gh’eira ...

    Avura gh’é, ... gh’é ancura caicün che u s’arregorda che gh’eira ...

                                Anonimi Ventemigliusi         LA VOCE INTEMELIA  anno LVI  n. 2  - febbraio 2001

 

 

“Io fui e non son stata …”

                                   Due enigmi

    Così inizia il testo di un’epigrafe cinquecentesca, che fino a pochi mesi fa era possibile leggere in uno degli angoli più suggestivi del centro storico di Ventimiglia.

    Oggi quel documento lapideo, peraltro mai documentato - e nemmeno annoverato tra le Iscrizioni del Medio Evo e Moderno di G. ROSSI {Storia della città di Ventimiglia, Oneglia 1886, pp. 455-512) -è scomparso. E ciò non già a seguito di fenomeni naturali. La causa di quella disparizione è da ricercare nel fatto che è stata “restaurata” la facciata dell’edificio in cui era incastonato il corpo lapideo segnalato.

    Abbiamo aspettato con ansia, nei mesi in cui perduravano tali lavori  - in via Falerina al numero civico 10  - di vedere tornare nuovamente al proprio posto quel pregevole manufatto. Ma la nostra attesa è stata vana. Anzi, la nostra frustrazione è aumentata alla notizia che di quel bene storico (il quale, come tale, avrebbe dovuto essere tutelato) se ne sono perse le tracce.

    Ci è sembrato così opportuno rimarcare questa “perdita”, dedicandole un seppur breve spazio sul nostro quaderno di studi. Fin dalla copertina quindi, un numero per noi ricco di significati. Non solo perché suggella il primo lustro di vita di «Intemelion», ma perché al tempo stesso ci permette di adempiere a due imprescindibili doveri: la documentazione scientifica e la salvaguardia del patrimonio culturale comune, che dovrebbe essere impegno civile di tutti.

    Infine, mi sia permesso di concludere ironicamente che se prima l’enigma era uno solo - quello celato nel testo dell’epigrafe -, ora ce n’è un altro: che fine ha fatto quell’insegna lapidea ?

                                                                                                 Giuseppe Palmero         INTEMELION  n. 5  -  1999

IO FUI E NON SON STATA

       ET HOR DI NUOVO

PIÙ BELLA CHE DI PRIMA

            MI RITROVO

                    1572

 

 

La Fiera del bestiame per San Giuseppe, all'inizio di Via Tenda

La Caserma dei Bersaglieri al Funtanin

Lo Stabilimento Balneare Miramare

davanti alla Fondega