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Categoria: LUOGHI DI SEI ETA' STORICHE
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CINEMA TEATRO

C O M U N A L E

VENTIMIGLIA

    Declassato il Teatro della Loggia, nella Città Alta, nei primi anni del Novecento, in Ventimiglia agivano due luoghi di aggregazione in strutture provvisorie oltre all’Arena Garibaldi, sorta nei pressi dell’attuale Mercato.

    Nel 1903, il giorno 15 novembre, gli Esercenti ventimigliesi provvidero all’appalto di un nuovo Politeama, da costruirsi su un terreno, presso i Paschei. Il contenitore, con facciata in stile neoclassico-liberty, venne eretto con i proventi di una civica sottoscrizione tra commercianti, molto più mecenati dei notabili di questi tempo. Si trattava di azioni cedute ad un costo equo, sostanzialmente acquistate dai medesimi commercianti ventimigliesi. Il Presidente della Società era Angelo Maccario e Vice era Thomas Hanbury, il quale aveva messo a disposizione il terreno dove edificarlo.

    Inaugurato nell’ottobre del 1904, con una serie di Veglioni danzanti, trovò la prima di uno spettacolo lirico, con la rappresentazione de “Il Trovatore”, il 23 aprile del 1905. Fin dal settembre successivo ebbero inizio una serie di vicissitudini sulla gestione e sulla proprietà, che non dettero una vita felice alla struttura.

    Gli spettacoli erano sovente di basso profilo, ma la vicinanza di Nizza e la congenialità con la strada per la Francia, portarono alcuni nomi di spicco ad esibirsi, durante il loro transito in città.

    Fregoli, la prima volta nel 1906, tenne spettacolo altre tre volte. Nel 1909, G. Pezzana portò la sua illustre Compagnia, con la gestione di Giuseppe Corbetta, che era stato scelto dagli Esercenti per un periodo di cinque anni.

    Nel 1912, dal fantomatico barone D’Orsetelli, venne avanzata la proposta di aprire al suo interno una sala da gioco, che non trovò sbocco a causa delle credenziali del personaggio.

    Nel 1913, il massimo della stagione furono una serie di operette e la famosa Compagnia De Sanctis. Col 1915, venne adattato a sala cinematografica, con un certo successo, ma vi recitò anche G. Grasso.

    Nel 1918, nuovamente Fregoli, ma subito dopo venne chiuso per lavori, forse per migliorarne l’acustica, che era pessima.

Nel 1919, alla riapertura vide realizzati soltanto una serie di veglioni e soltanto, nel 1921, vi recitò Ermete Zacconi. Nel 1924, ancora Grasso, poi Politore e, per la prima volta Gilberto Govi, con grande successo

    Nel 1927, iniziarono proiezioni cinematografiche di avanspettacolo, a carattere bellico, proposti dal Regime, con la gestione di F. Rey.

    Dalla primavera del 1928, la locale filodrammatica, appena fondata, col titolo di Cumpagnia d’u Teatru Ventemigliusu, tenne il Politeama come palco di riferimento.

    Seguirono la gestione di Ferrari & Giraudo, con la Compagnia Maresca, e le Sorelle Grammatica per la prima volta assieme in anteprima nazionale.

    Nel 1930, divenne appendice delle attività del Dopolavoro di Regime la OND, mentre il teatro in città era portato dal Carro di Tespi.

    In città operava anche il Giardino del Francia e, nel 1934, il Cinema Impero; mentre al Politeama agivano Petrolini, Viviani e Ricci.

    Nel 1936, venne ceduto al Partito dominante che vi adattò la Casa del Littorio, fino a quando non spostò questa nell’apposita costruzione, oggi Municipio.

    Nell’agosto del 1939, si preferì allestire una mega rappresentazione della Madama Butterflay sotto il Mercato dei Fiori; ma negli anni appresso vi recitarono Dapporto, Maggio e Chiari.

    Nell’aprile del 1943, il complesso teatrale passò tra le proprietà del Comune che lo usò soltanto come cinema, chiamandolo “Cinema Teatro Comunale”.

    Continuò l’attività tra alti e bassi, passando, non indenne sotto i bombardamenti, che furono spunto per un discusso rifacimento interno.

    Nel 1947, vennero cancellate le assai poco disastrate file di palchi per dar spazio ad una sconvolgente galleria a sbalzo, che venne utilizzata dal pubblico nel 1948.

    Cercò di superare anche l’incuria culturale delle Amministrazioni, frutto del miracolo economico nazionale, ma stava per arrendersi di fronte ad una ventilata speculazione, poi arrestata dal ciclone di “Tangentopoli”.

    Nel 1971, scadeva il contratto di concessione per il Teatro Comunale, che non veniva rinnovato, restando inattivo, in mano al Comune, che nel 1974 lo chiudeva per inadempienza alle norme di sicurezza.

    Dal 1975, è intervenuto un comitato dell’Associazione Commercianti, in collaborazione con l’Azienda Autonoma di Soggiorno, sotto la responsabilità del Sindaco Lorenzi, che lo renderà agibile per singole particolari occasioni, fino al 1983, quando venne definitivamente chiuso per inadeguatezza.

    Dopo vari tentativi per l’ottenimento dei fondi necessari alla ristrutturazione, mai andati in porto per dieci anni; è stato nel 1990, che l’Amministrazione Valfrè ha realmente agito per aprire il cantiere, che prese a procedere, tra alti e bassi. Poi, senza intoppi, dal 2003, vennero allestite le opere murarie.

    Dopo un’altra emozione, al momento dell’allestimento delle strutture sceniche e di arredamento, il 28 aprile 2007, Giorgio Valfré, Sindaco uscente, assieme a Gaetano Scullino, appena eletto, provvidero ad inaugurare una accogliente e funzionale struttura.

    I primi tre anni di gestione sono stati ben condotti dalla Società “Ariston”, della famiglia Vacchino; al momento della scadenza di contratto, Vacchino ha mantenuto la gestione per il cinema; mentre l’attività teatrale viene condotta direttamente dal Comune.

L.M.

 

 

 

T E A T R I  E  LUOGHI

DI  SPETTACOLO

    Del teatro romano conosciamo tutti la localizzazione riscoperta nell’Ottocento; del teatro medioevale, sempre che sia esistito, non sappiamo proprio nulla. Uno stabilimento teatrale venne eretto nel Settecento, non senza commettere gravissimi danni monumentali sulle vestigia dei romanici locali del Magistrato dell’Abbondanza.

    Nell’Ottocento lo spazio adibito a pubblici spettacoli non risultava sufficiente ed allora la confinante Loggia del Parlamento venne demolita per metà, in simbiosi con le scuole, ivi presenti quali Pio Legato Orengo, per erigervi un monumentale teatro, la cui copertura terminò il 10 giugno del 1864.

    Si affacciava sulla principale Via Lascàris,  questo Teatro della Loggia, che è stato ampliato, nel 1836, quando divenne Civico e venne sventrato dopo solo un trentennio, nel 1887, per far posto ad una estemporanea Pretura dell’epoca e quindi adattarlo in tempi più recenti a malagevole Civica Biblioteca Aprosiana, che ha per indirizzo Via Garibaldi.

    Un’altro Politeama, gestito dalla famiglia Notari, agiva in zona Nervia, ricavato in un ampio capannone, che nel 1892 verrà requisito per acquartierarvi parte del Battaglione dei Bersaglieri, in attesa che fosse pronta la caserma al Funtanin.

    Si cominciò a parlare della necessità di avere un nuovo Teatro fin dal 1891, quando venne istituita un’apposita Commissione di studio che nel 1898, chiuse i lavori senza alcuna conclusione. In Città agivano due luoghi di aggregazione in strutture provvisorie e l’Arena Garibaldi, sorta nei pressi dell’attuale Mercato.

    Nel 1903, il giorno 15 novembre, gli Esercenti ventimigliesi provvidero all’appalto di un nuovo Politeama, da costruirsi su un terreno, presso i Paschei, donato da Sir Thomas Hanbury. Questo Politeama, con facciata in stile neoclassico-liberty, venne eretto con i proventi di una civica sottoscrizione tra commercianti, molto più mecenati dei notabili di questi tempo. Si trattava di azioni cedute ad un costo equo, sostanzialmente acquistate dai commercianti ventimigliesi. Il Presidente della Società era Angelo Maccario e Vice era Thomas Hanbury, il quale aveva messo a disposizione il terreno dove edificarlo.

    Inaugurato nell’ottobre del 1904, con una serie di Veglioni danzanti, trovò la prima di uno spettacolo lirico, con la rappresentazione de “Il Trovatore”, il 23 aprile del 1905. Fin dal settembre successivo ebbero inizio una serie di vicissitudini sulla gestione e sulla proprietà, che non dettero una vita felice alla struttura. Gli spettacoli erano sovente di basso profilo, ma la vicinanza di Nizza e la congenialità con la strada per la Francia, portarono alcuni nomi di spicco ad esibirsi, durante il loro transito in città. Fregoli, la prima volta nel 1906, tenne spettacolo altre tre volte. Nel 1909, G. Pezzana portò la sua illustre Compagnia, con la gestione di Giuseppe Corbetta, che era stato scelto dagli Esercenti per un periodo di cinque anni. Nel 1912, dal fantomatico barone D’Orsetelli, venne avanzata la proposta di aprire al suo interno una sala da gioco, che non trovò sbocco a causa delle credenziali del personaggio.

    Nel 1913, il massimo della stagione furono una serie di operette e la famosa Compagnia De Sanctis. Col 1915, venne adattato a sala cinematografica, con un certo successo, ma vi recitò anche G. Grasso. Nel 1918, nuovamente Fregoli, ma subito dopo venne chiuso per lavori, forse per migliorarne l’acustica, che era pessima. Nel 1919, alla riapertura vide realizzati soltanto una serie di veglioni e soltanto, nel 1921, vi recitò Ermete Zacconi. Nel 1924, ancora Grasso, poi Politore e, per la prima volta Gilberto Govi, con grande successo. Nel 1927, iniziarono proiezioni cinematografiche di avanspettacolo, a carattere bellico, proposti dal Regime, con la gestione di F. Rey.

    Seguirono la gestione di Ferrari & Giraudo, con la Compagnia Maresca, e le Sorelle Grammatica per la prima volta assieme in anteprima nazionale. Nel 1930, divenne appendice delle attività del Dopolavoro di Regime la OND, mentre il teatro in città era portato dal Carro di Tespi.

    In città operava anche il Giardino del Francia e, nel 1934, il Cinema Impero; ma al Politeama agivano Petrolini, Viviani e Ricci. Nel 1936, venne ceduto al Partito dominante che vi adattò la Casa del Fascio, fino a quando non spostò questa nell’apposita costruzione, oggi Municipio.

    Nell’agosto del 1939, si preferì allestire una mega rappresentazione della Madama Butterflay sotto il Mercato dei Fiori; ma negli anni appresso recitarono Dapporto, Maggio e Chiari.

    Nell’aprile del 1943, il complesso teatrale passò tra le proprietà del Comune che lo usò soltanto come cinema, chiamandolo “Cinema Teatro Comunale”.

    Continuò l’attività tra alti e bassi, passando, non indenne sotto i bombardamenti, un discusso rifacimento interno, che, nel 1947, cancellò le assai poco disastrate file di palchi per dar spazio ad una sconvolgente galleria a sbalzo, per aprirlo al pubblico nel 1948.

    Cercò di superare anche l’incuria culturale delle Amministrazioni, frutto del miracolo economico nazionale, ma si è arrese di fronte ad una ventilata speculazione, poi arrestata dal ciclone di “Tangentopoli”, negli anni Novanta.

    Nel 1971, scadeva il contratto di concessione per il Teatro Comunale, che non veniva rinnovato. Nel 1974, veniva chiuso per inadempienza alle norme di sicurezza. Dal 1975, era tenuto aperto, in particolari occasioni, da un comitato dell’Associazione Commercianti, in collaborazione con l’Azienda Autonoma di Soggiorno, sotto la responsabilità del Sindaco. Opererà in questo modo fino al 1981. Da quel momento gli eventi teatrali trovarono ospitalità estiva nei Giardinetti o in Piazza della Libertà, fino all’apertura della “Sala Polivalente San Francesco”, in Città Alta, nel 1997; o alla creazione del Belvedere Resentello, nel 2004.

    Dopo aver pianificato il progetto, nell’anno 2000, l’Amministrazione Valfrè ha messo in cantiere la ristrutturazione del complesso nel 2003; ma sarà soltanto nel 2005 che la prospettiva elettorale ha trovato modo di sveltire i lavori, i quali avrebbero dovuto concludersi nel novembre del 2006. Soltanto il 28 aprile 2007, con un concerto dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo il Comunale è stato riaperto al pubblico. La accurata ristrutturazione ha reso il Comunale un vero gioiello, migliorato in ogni settore.

 

 

CINEMATOGRAFI

    Il Cinematografo è giunto nella nostra città, nel luglio del 1908, con l’apertura di una sala Internazionale da parte dell’imprenditore francese C. Holbert; sala che in seguito venne rilevata da una famiglia ventimigliese e ribattezzata Cinema Intemelio. Era costituito da una tettoia attrezzata, situata sull’angolo est dell’attuale corso Repubblica, con via Roma e richiamava i clienti con un organo a maniglia, posto nel fastoso atrio posticcio. Negli Anni Venti, funzionò come sala cinematografica il Teatro Comunale.

    Le famiglie Guglielmi ed Ascheri, nel 1930 costruirono un’elegante struttura, sul lato est del vasto piazzale ricavato dalla bonifica dei Paschei, proprio la dietro a dove verrà eretta la Casa del Fascio, oggi Municipio. L’ampia e ben servita sala, chiamata Cinema Impero, era completata da una capace galleria, mentre lo schermo nascondeva un palco teatrale che venne usato in pochissime occasioni.

    Negli anni Settanta, la crisi del Cinema, provocata dall’avvento della televisione, provocò anche la chiusura dell’Impero, che rimase disattivato fino al 1994, quando venne decisa la sua demolizione e la ristrutturazione in garage, negozi e condominio.

    La stessa famiglia, negli anni Cinquanta, in piena evoluzione del cinematografo, provvide all’apertura di una acconcia sala chiamata Cinema Europa, ricavata nell’ampio seminterrato d’un condominio di nuova costruzione, con accesso dai monumentali porticati di via Turati. Anche il Cinema Europa non sopportò la concorrenza della diffusione televisiva e nella metà degli anni Settanta venne adattato in discoteca, col nome di Discovery.

    Ma anche le discoteche, altrove trionfanti, non hanno buon gioco nella nostra città, per la eccessiva vicinanza di cittadine più festaiole ed organizzate, quali San Remo, Mentone e Montecarlo. Negli ultimi anni Ottanta, anche Discovery cessò l’attività, rimandando inutilizzato l’ampio ed elegante locale; per finire poi in disadatta Sala Bingo.

    Pochi anni prima dell’ultimo conflitto mondiale, venne adattato un grande magazzino, sito al termine di Via Hanbury, col nome di Cinema Ideal, che conteneva anche un anomalo ed ampio palco teatrale. Negli anni Cinquanta, questa struttura, voltando diametralmente i macchinari verso un ex giardino sottostante il retro di Casa Abbo, proiettava su un telone steso sulla facciata di quel condominio, ricavandone una ariosa arena estiva. Il Cinema Ideal proseguì la propria attività fino ai primi anni Settanta, quando il magazzino venne adattato ad officina meccanica.

    Nel dopoguerra, anno 1946, un fantasioso imprenditore italofrancese adattò con mezzi di fortuna una Sala cinematografica, nella dismessa palestra della G.I.L., chiamandolo Cinema Varietà. Questa sala rabberciata durò la sua attività per poco più di un quinquennio.

    Una sala parrocchiale venne aperta negli anni Cinquanta, nell’Oratorio di san Giovanni, nella Città Alta. La sala, adattata anche a teatrino, tenne banco fino ai primi anni Settanta, per poi essere chiusa per incuria.

    Dagli Anni Novanta, in modo non del tutto omogeneo, hanno avuto vita arene estive abbastanza frequentate. Dapprima nella pineta degli Scoglietti, ma dopo l’inizio dei lavori per il Porto l’arena si è spostata nel cortile della ex GIL, che contiene il parcheggio.

 

 

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