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Categoria: TRADIZIONI INTEMELIE
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Bajardo gira

 

'Ra Barca

 

      Dopo decenni di rilassatezza culturale, la gioventù baiocca è finalmente riuscita a estrapolare la festa tradizionale più antica di cui ha sempre disposto dall’ascendente liturgico della Pentecoste, giorno in cui viene svolta da secoli. Checché se ne dica, “Girà ‘Ra Barca” è un rito di origine celtica legato alla celebrazione della “Primavera Trionfante”, che Alfredo Cattabiani presume possa essere stata importata nel periodo delle invasioni barbariche.

      Quale gran competente in materia di tradizioni, egli afferma :”La presenza dell’albero in questa cerimonia primaverile non è casuale perché, l’albero simboleggia il cosmo stesso, la fecondità, l’opulenza, la fortuna, la salute; ma anche l’immortalità, la giovinezza eterna. Quanto alla primavera, è una resurrezione della vita universale e di conseguenza della vita umana”.

      Si ha memoria come un tempo, per l’intera ora di durata della danza, fossero tredici giovani compaesane, assistite da tutta la comunità, a girare attorno al poderoso “Pinus sylvestris” sfrondato. Cattabiani si richiama alla teoria di Mircea Eliade sull’atto primordiale della creazione cosmica: “Ogni rigenerazione è una nuova nascita, un ritorno a quel tempo mitico in cui appare per la prima volta la forma che si rigenera”. “L’antica presenza delle tredici giovani è una ulteriore spia delle origini pagane di questa festa. Esse rappresenterebbero le lunazioni che compongono l’anno solare”. L’anomalia lunare nei confronti del calendario dettato dal sole era ben nota al popolo celtico. Altra convenzione di quel popolo, in materia, era quella di cominciare a contare le ore del giorno al calare del sole della vigilia.

      Dopo aver scelto il più bello e il più alto pino, nei boschi della comunità, nelle due notti che precedono la Pentecoste, i giovani ragazzi del paese lo abbattono e lo trasportano nel centro del borgo dove viene sfrondato e scortecciato, preservando soltanto l’alberello apicale che verrà innalzato sul palo già elevato, tramite l’arrampicata dei giovani maggiorenni più arditi, poco prima di iniziare il rito comunitario della danza.

       Nel giorno della vigilia il palo ricavato dal pino mondato, viene dunque eretto tramite la sola forza delle braccia, a simboleggiare l’albero maestro di una nave. Quella protagonista del poema tramandato. Nel pomeriggio di Pentecoste, dicevamo, a seguire la prova di arditezza della legatura dell'alberello in cima al palo, la comunità avvia  la danza circolare alla base del palo intonando quella cantica malinconica e dolente, che rievoca una antica storia d’amore conclusasi tragicamente “‘Ra Barca ‘ru mei amure…..”.

      I giovani responsabili dell’evento, la domenica successiva, mettono il tronco d’albero all’asta, battendolo al miglior offerente. L’asta non si presenta come un mero atto simbolico, giacché l’alta qualità del Pinus sylvestris, privo di nodi all’interno del fusto, è certamente di valore, anche per il fatto di essere stato abbattuto durante il periodo di “luna ideale”. Infatti la pubblica concessione a quell’abbattimento rispetta la tradizionale deroga verso i giovani del borgo. A nessun altro è consentito abbattere un pino in tale periodo dell’anno.

      Il testo poetico, tramandato dalla storia, si richiama ad un accadimento medievale. Il conte Rubino, signore del borgo ricco di boschi fornitori di antenne, alberi maestri  e legnami per costruire galee, intratteneva un proficuo commercio con la Repubblica Marinara di Pisa. La presenza di un nocchiero pisano, giunto in paese per prendere in carico gli affusolati tronchi, volle che Angelina, la più giovane delle tre figlie del conte si innamorasse di lui. Al momento della partenza del giovane per Pisa, l’adolescente Angelina decise di seguirlo, fuggendo di casa. Il conte, venuto a sapere della fuga, inseguì i due amanti armato di spada e raggiuntili al passo Ghimbegna, decapitò la figlia con un solo colpo. Gli abitanti di Bajardo raccolsero il corpo della sfortunata giovane e avvoltolo in un manto bianco lo trasportarono in piazza. Proprio nel punto dove oggi i compaesani si radunano per “Girà ‘Ra Barca”.

 

PAROLE DELLA CANTICA E

SPARTITO  PER  CHITARRA