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   LA  VOCE  INTEMELIA

 

IL FONDO

gennaio 2021

di Pino Facciolo

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NON SOLO COVID-19

 

   

 Da mesi i Media, su ogni canale e ad ogni ora, parlano solo di Lui.

È un bollettino di numeri che salgono e scendono dandoci giornalmente speranze o illusioni e Regioni che cambiano colore a seconda dei predetti numeri o di chi sa quali inconfessati segreti.

L'Umanità è afflitta non solo da questo virus chiamato Covid-.19, oltre i sette "virus" che noi cristiani chiamiamo "peccati capitali" altri infestano l'esistenza dell'uomo.

Nel suo bell'articolo pubblicato sul n.11 di questo giornale Graziella si domandava: «Era una illusione quel senso di unità che non si prova più?». Credo di no!

Non è stata una illusione tutte quelle anime dipartite da questo mondo senza il conforto di un contatto. di uno sguardo familiare. Ci siamo sentiti tutti colpiti, era tutto vero. Era vero quel senso di unità che nella comune angoscia ci accomunava .Quei canti dai balconi. quelle commoventi note di tromba valeva0no un forte abbraccio.

Ha fatto capolino un altro "virus" che possiamo chiamare "incostanza". Siamo bravi a fare i samaritani ma per non più di un giorno. Solo chi sceglie di farlo per scelta di vita resiste oltre. I nostri buoni propositi sono sopraffatti dalle "eterne risse che ardono nel nostro petto e che non sappiamo e non possiamo lenire" e ci trascinano in un fiume carsico che solo eventi straordinari fanno riemergere facendoci prendere coscienza del nostro stare sullo stesso fragile vascello.

Pensiamo, solo come esempio, alla tragedia del Vajont o all’alluvione di Firenze, quando da ogni dove accorsero volontari per lenire tanto dolore o come recentemente è capitato da noi.

È folle pensare che certi avvenimenti servono a risvegliare quel senso di umanità prima che si inabissi troppo in fondo da non trovare più la forza di riemergere? È già accaduto.

Un altro "virus " ci perseguita, anche come popolo, l'individualismo.

Recita la seconda strofa del nostro Inno Nazionale, che raramente viene cantata: "Noi siamo da secoli calpesti e derisi perché non siam popolo, perché siam divisi" Siamo eredi di Montecchi e Capuleti, di ghibellini e guelfi, bianchi e neri. Siamo, come si dice, un popolo di commissari tecnici, ora di virologi. Siamo sessanta milioni di Io, anche quando diciamo Noi, spesso è per distinguerci da altri Noi. Siamo pro Garibaldi o pro Mazzini, pro Carducci o pro Leopardi, pro Coppi o pro Bartali, pro Inter o pro Milan, non pro ciclismo o pro calcio, più lieti della sconfitta altrui che della vittoria dei nostri.

Cosa è cambiato? È l'eterno Io che prende il sopravvento. Appena sembra che un temuto pericolo si allontana si affacciano gli altri "virus". Mentre prima si pendeva dalle labbra di esperti sanitari di ogni branca ora, anche chi non ha minime conoscenze, azzarda ipotesi e critiche. Si torna a credere più a maghi e fattucchiere. Ci si affida, con fede, al pifferaio di turno come tanti zeri, senza dei quali non sarebbe nessuno. Si invoca, anche con cartelli nelle piazze, la libertà di muoversi a piacimento con la ipocrita scusa di abbracciare i nonni durante le feste di fine anno i quali nonni rinuncerebbero volentieri ad un abbraccio se dovesse precluderne loro altri futuri.

Per debellare o attenuar gli effetti del Covid i paesi "civili" hanno in brevissime tempo impiegato immensi risorse e mobilitato il meglio della scienza per venirne capo e pare che ciò stia avvenendo, ma per tutti gli altri "virus" che affliggono d: sempre l'umanità non vi sono vaccini. Tutto è demandato alle singole coscienze. Occorre fare silenzio fuori e soprattutto dentro di noi così potremo ancore sentire la tromba suonare.