Ancöi l'è
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   LA  VOCE  INTEMELIA

 

IL FONDO

dicembre 2019

di Ovidio Bosio

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U BAMBIN SFULAU

  

      Ricordate il momento in cui scopriste che Gesù Bambino non esiste? Qualcuno lo vive negativamente come la fine della prima illusione, dell'inganno, della propria ingenua credulità. Per altri è il crollo di questo sogno costruito con tutta la sua messinscena, i suoi riti dell'attesa, un sogno fondato su una irrecuperabile innocenza, da contemplare con una punta di nostalgia.

       Per me tutto cominciò con il 10 dicembre 1943 quando i bombardamenti colpirono prima Nervia poi le Gianchette, e noi, per caso, non fumino coinvolti perché quel giorno stavamo raccogliendo l'erba d’u Bambin nella zona della Gallardi: la nostra casa appena costruita e mai abitata venne rasa al suolo. La gente cominciò a sfollare per ogni dove, nelle frazioni e nelle vallate, comunque lontana da poli di interesse strategico come ponti. caserme, centrali elettriche. La scelta di Papà cadde su Dolceacqua che raggiungemmo su un carro trainato da cavalli. E Gesù Bambino sfollò con noi.

       E meno male, perché il bombardamento del 23 dicembre colpì anche la nostra abituale abitazione nei Rivai.

      A Ventimiglia infatti non si poteva più restare La paura non ha nulla a che vedere con quello che è successo ma con quello che potrebbe succedere. Il mostro poteva colpire sempre, ma quando si dorme ci si sente ancora di più in pericolo "Signore nel sonno non mi abbandonare" recita un'antica preghiera. Così, per la notte, avevamo provato a recarci nella galleria-rifugio nel Borgo ma la tranquillità era relativa perché anche di giorno si ricordava ogni momento che avrebbe potuto ripetersi e non si sapeva mai quando. Finché non si ripeteva davvero.

      Si sfollava per ogni dove, ospiti di parenti o conoscenti o meglio affittando dove era possibile. Se in quel luogo si era al sicuro dai bombardamenti che colpivano la città ben altri pericoli incombevano sulla popolazione. I rastrellamenti che cominciavano all'alba. In lontananza latrare di cani, i cani lupi che i tedeschi si portavano appresso per scovare i fuggiaschi, poi silenzio, poi comandi secchi, rumori di autocarri che si allontanavano, spari isolati. E poi di nuovo silenzio.

      Giungemmo a Dolceacqua e non ci fu tempo per fare il Presepio. L'albero non era ancora di moda ed il primo lo vidi di passaggio a Camporosso opera di qualche soldato tedesco. Ma Gesù Bambino la notte di Natale passò lo stesso. e al mattino trovai ai piedi del letto un coltellino con una lama di latta (che non riuscii mai ad affilare) con una catenina per fissarlo ai bottoni dei pantaloni, un libro di Pinocchio con le illustrazioni in bianco e nero ed un puzzle che ricordavo già appartenuti alle mie sorelle maggiori. Non dissi nulla per non deludere chi, malgrado la situazione, aveva creato la messinscena. Gesù Bambino non esisteva più o forse si era prodigato per qualche bimbo più bisognoso di me e forse non lo avrei mai più rivisto. E passai dall'altra sponda diventando complice e continuai la sceneggiata per la mia sorella minore.

       Finita la guerra si torna a Ventimiglia: distrutta, le camere affacciate sulle rovine, senza muri e senza finestre, come quinte di un teatro, come se un coltello le avesse tagliate Le immagini inquietanti dei danni provocati dai terremoti suscitano in me la percezione di un film già visto da un bambino che non aveva coscienza di vivere un momento che costituiva una svolta dietro alla quale si nascondeva un mondo che non sarebbe più stato lo stesso.

    Arrivarono gli americani che da nemici, aggressori, artefici di distruzioni, bombardamenti, si trasformarono, novelli camaleonti, in alleati, liberatori accolti con giubilo tra le macerie da loro provocate. Ed ecco giungere al loro seguito Camel e Chesterfield, chewing-gum e blue-jeans che presto diventarono di moda. Gesù Bambino fu prepensionato e ad un vecchio barbone, alla maniera dei nonni-vigile, fu affidato il compito di dispensatore di regali dopo averlo vestito con i colori simbolo della Coca Cola. Purtroppo per la sua mole non può passare attraverso i camini malgrado l'invito "buttati che è morbido".

       La sua funzione la svolge tutto l'anno e dalla dimora tra neve e renne risponde ai piccoli che non scrivono più letterine ma gli mandano messaggini e e-mail. Anche la Befana è stata sostituita dalle streghette di Halloween. E va già bene che l'asino non sia diventato un cavallo, il bue un bisonte, San Giuseppe non vesta da cow boy, la Madonna in hot-pant e stivaletti come l'omonima pop star, i Re Magi non viaggino in Harley Davidson e Gelindu u pastù non suoni la chitarra.

       La guerra finì con la speranza che tutto cambiasse. Le previsioni sono sempre difficili, specialmente quelle sul futuro, diceva Longanesi. La speranza è la volontà di superare sofferenze e incertezze, l'obiettivo è di cambiare la propria storia affinché le debolezze scappino via dal cuore rivelandosi una ricerca ed una lotta per raggiungere la "terra degli aquiloni".