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   LA  VOCE  INTEMELIA

 

IL FONDO

maggio 2022

Pino Facciolo

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DOV'È  LA  VITTORIA

 

   

       È terminata l’emergenza Covid ?  Sembra di no, anche perché è in continua trasformazione pur se con effetti più blandi.

         Tutte le cose a lungo andare vengono a noia, se ne sono accorti i “media” e noi con loro.

         Ora vengono comunicati solo sterili numeri per dovere d’ufficio. Le infuocate discussioni tra esperti e non di ogni branca della medicina correlata al fenomeno si sono via via affievolite.

      Ognuno è rimasto della propria idea: chi benedice gli effetti del vaccino chi continua a negare sia stata un’epidemia.

         Ma i “media “non possono stare inerti. È venuto in soccorso un altro flagello: la guerra.

         Parola tragica e antica da sempre coltivata dai potenti, temuta e sopportata dai popoli.

        In questi primi settanta anni di pace in Europa di quante guerre abbiamo avuto notizie guardandole sì con dispiacere ed apprensione, ma in fondo pensando a cose normali per quei luoghi, come tra noi non molto tempo addietro.

        Questa invece corre in diretta sui nostri schermi, anche se le stesse terribili conseguenze sono comuni in ogni conflitto non riusciamo a farcene una logica ragione.

         Assistiamo impotenti alla distruzione di città e villaggi con migliaia di morti, milioni di profughi, violenze di ogni genere con una feroce volontà di annientamento, mentre vengono esibite a mo’ di ammonimento armi sempre più sofisticate e letali.

         Questa invasione preventiva contro il temuto allargamento della NATO sta producendo l’effetto contrario. Segue come in ogni guerra anche l’occultamento o il ribaltamento della verità negando le certezze del giorno prima.

        Così nei nuovi “talk show“ ai soliti tuttologi si sono aggiunti categorie più attinenti all’argomento come studiosi ed esperti di strategie militari e politiche.

        Naturalmente deve mantenersi il clima di contrapposizione, fiammella che suscita interesse, riscalda gli animi, aumenta lo “share”, cosa da non sottovalutarsi. La discussione si incentra tra chi è più pacifista e sul come e se aiutare quel popolo martoriato.

      Si sostiene che l’invio di armi prolunghi distruzioni, sofferenze e morti e che l’alternativa sia un coinvolgimento della diplomazia, ignorando che finché parlano le armi tacciono le leggi o al limite ci si limiti ad armi solo difensive (elmi, guantoni, usberghi, scudi?) Ma sia chiaro nessuno chiede loro di arrendersi.

        Chi invece ritiene di dover sostenere la volontà di quel popolo a resistere fornendogli mezzi adeguati all’immane strapotere dell’invasore con l’intento di rendere a quest’ultimo il più difficile possibile la strada per la vittoria e più accettabile un auspicato negoziato.

        Si tenta anche la carta delle sanzioni economiche per sottrarre risorse all’aggressore anche se appare un’arma spuntata.

          Questa immane ed incomprensibile tragedia dovrebbe indurre a seria riflessione i potenti della terra ma purtroppo sono gli stessi che la suscitano.

          Al momento non è dato scorgere via d’uscita, tutti confidano che siano le armi ad indurre l’una parte o l’altra ad accettare un dialogo di pace.

       La guerra è una droga dagli effetti sempre più devastanti se ogni nazione ritiene di salvarsi solo aumentando il suo potenziale distruttivo.

           “Si vis pacem para bellum” perché prima o poi queste armi serviranno finché la forza e la prepotenza non saranno estirpate dal DNA degli umani, prima che sia la guerra a cancellare la stirpe, come Papa Francesco ammonisce.

            Tra i contendenti nessuno mostra segni di ravvedimento e questo fa già intravedere come conseguenza per molti popoli lo spetro della penuria di risorse energetiche ed alimentari.

              È difficile immaginare chi potrà dire d’aver vinto, certo non l’Umanità.