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   LA  VOCE  INTEMELIA

 

IL FONDO

settembre 2021

Pino Facciolo

 

 

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FERMATE IL MONDO...

VOGLIO SCENDERE

 

   

       

         È il grido che ci assale quando non abbiamo risorse per comprendere o fermare situazioni o fatti che ci sovrastano e ci rendono impotenti. In questi giorni un quotidiano ha pubblicato un impressionante elenco, uno sterminio di donne uccise da mariti o compagni: si connota come femminicidio. Ad ogni nuovo delitto ci si straccia le vesti, si auspica che sia l’ultimo.

          I media trovano foraggio per analizzare, sezionare, indagare sulle vite di vittime e carnefici poi. dopo anni, quando pochi si ricorderanno dell’accaduto e i parenti più prossimi avranno faticosamente tentato di ricucire il vuoto prodotto, la "giustizia" emetterà il suo verdetto che lascia insoddisfatti o amaramente soddisfatti.

      Si è tentato di porre un qualche rimedio creando Associazioni, Osservatori. Centri Antiviolenza, organizzando fiaccolate, allineando sulle piazze scarpette rosse il cui numero non si arresta, nel tentativo di mobilitare le coscienze, ma tutto appare poco efficace per chi chiede aiuto quando ormai sente il pericolo imminente.

          Per assurdo a Centri siffatti dovrebbero chiedere aiuto i potenziali carnefici per uscire dalla sindrome che li ossessiona, più che le loro possibili vittime. Voglio scendere... per andare dove? Sulla Luna? Su Marte?, ma anche lassù porteremmo la nostra natura.

         Il male c’è sempre stato; e se il primo peccato è stato quello di disobbedienza il secondo, conseguenza del primo, è stato l‘omicidio che da allora si perpetua tra gli uomini.

         Ma la novità dei nostri tempi, e ciò denota una caduta della percezione etica, è l'orgoglio del male. C’è una sorta di emulazione, quasi un gareggiare in atrocità nel sorpassare quella precedente. Si mettono grate alle finestre e si blindano le porte, ma quando l’orco vive in noi ed in casa con noi.., assistiamo con incoscienza e noncuranza alla costante semina del male già nei primi anni di vita.

       Su astucci e zainetti non più coniglietti e gattini sorridenti, ma energumeni con occhi sprezzanti e minacciosi che precocemente e sottilmente inoculano il gusto del male con il chiaro messaggio che nella vita vince chi è più rapace e violento, abbassando così la soglia biografica della malizia.

        Quali esempi poi danno quei genitori che osano alzare le mani su insegnanti che si sono permessi una nota sul diario dell'indisciplinato pargolo o sul medico che non ha potuto o "voluto" compiere il miracolo.

        Quando poi più avanti, privi di remore, qualcuno varca il labile confine e si lascia sopraffare dall'odio fino alle estreme conseguenze, o si manda all'ospedale un padre di famiglia dopo averlo derubato del misero introito del suo lavoro di rider o si pesta a sangue, qualcuno a caso, per uno sguardo, per il colore della pelle, per noia, allora siamo pronti a chiedere pene sempre più severe senza andare per il sottile sulle cause che vengono da lontano e che potrebbero coinvolgerci. Recita una canzone: “Tu carichi il fucile di chi ti spara e dopo piangi se la vita è troppo amara...“.

         "Umana cosa è avere compassione..." così inizia il Decamerone. Parola quasi desueta: compassione per vite che potevano essere diverse se vissute in altro contesto, se sorrette da altri esempi, se corroborate da un maggiore bagaglio culturale forse unico vaccino contro pulsazioni devianti. Senza minimamente indulgere al male possiamo dire con De Andre che anche coloro che lo compiono. "...son pur sempre figli vittime di questo mondo". Nel 165 A.C. Terenzio, in una sua commedia affermava: ”Homo sum, nihil umani a me alienum puto...". Non possiamo fermare il mondo, ne possiamo scendere e neppur sentirci estranei per quel che vi accade. Dobbiamo prendere atto che il male esiste, che fa parte dell’essere umano, che volenti o nolenti dobbiamo esercitarci a vivere in questa "aiuola che ci rende tanto feroci". Riusciremo mai a trovare un modus vivendi?