Ancöi l'è

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      Nel 1973, le Associazioni per la Cultura, le Arti, le  tradizioni e la Difesa dell’Ambiente,  esistenti  sul territorio ligure, dopo numerosi contatti informali, si sono riunite a Savona per fondare la Consulta Ligure. Tra queste associazioni figurava: A Compagna di Genova, A Campanassa di Savona, Cumpagnia d'i Ventemigliusi di Ventimiglia,  Famija Sanremasca di Sanremo, Communitas Diani di Dino Marina, Vecchia Alassio di Alassio, U Campanin Russu di Varazze, Cumitau Naçiunale d'e Tradiçiue Munegasche di Monaco Principato.

 

Oggi, in Provincia di Imperia, le Associazioni sono:

CUMPAGNIA DELL’URIVU                            Via Zara, 6  - 18100 – IMPERIA

CUMPAGNIA d'i VENTEMIGLIUSI                  Via Mazzini, 12 - 18039 - VENTIMIGLIA

FAMIJA SANREMASCA  - Arti e Tradizioni       Palazzo Borea D’Olmo - Via Matteotti, 143 - 18038 – SANREMO

A VASTERA  - Uniun de Tradisiun Brigasche   Via Padre Semeria, 130  - 18038 – SANREMO

CIRCOLO LIGUSTICO ARTE E AMBIENTE       Piazza Alberto Nota, 1  - 18038 – SANREMO

COMPAGNIA STABILE CITTA’ DI SANREMO    Piazzale Cassini, 13  - 18038 – SANREMO

CENTRO CULTURALE TABIESE                      Palazzo Lercari,POB 56  - 18018 – TAGGIA

CUMPAGNIA ARMASCA                                Casella Postale 188  - 18011 - ARMA DI TAGGIA

COMMUNITAS DIANI                                   Palazzo del Parco  - viale Matteotti  - 18013 - DIANO MARINA

AMICI DEL CASTELLO                                  c/o Teatro Concordia  - 18010 - DIANO CASTELLO

CUMPAGNIA d'u ÇERVU                                Palazzo Viale     - 18010 – CERVO

CIRCOLO CULTURALE CA’ DE PUIO               c/o Eraldo Tomati - Via IV Novembre, 13 -18016 - S. BARTOLOMEO/ MARE

 

QUANTO  VALE  LA  CULTURA?

                                                                                                       di Andrea Carpi 

    Gli Amici di Peagna compiono trent’anni e arrivano al Salone del Libro. Lo fanno a piccoli passi, con grande attenzione, messi in mostra dalla Regione Liguria. Ed è questa la prima delle due contraddizioni che i giorni di Torino portano a galla e che non possiamo fare a meno di notare e raccontare.

     Da quattro-cinque anni a questa parte, la risposta che esce dai palazzi della politica è più o meno sempre la stessa: “Non ci sono soldi”. Risposta legittima, ma che a volte - e succede a livello nazionale come a livello locale - sembra piuttosto un ritornello facile e sempre pronto per nascondere, più che la mancanza di denaro, la mancanza di idee e di volontà. Cosa è la cultura, secondo le istituzioni ? Non è facile capirlo. I tagli incessanti e dolorosi a musei, teatri, biblioteche, festival, scuole, sembrano lasciar intendere che la cultura è una voce di bilancio come le altre, una fisarmonica che si allunga e si accorcia a seconda dei tempi e delle esigenze di cassa contingenti. Invece la cultura dovrebbe essere un investimento, una risorsa, un punto fermo: per far crescere i giovani, per costruire un’economia virtuosa, per portare turismo e ricchezza. Dove sta dunque la contraddizione ? La Biblioteca di Liguria, dalla piccola Peagna, conquista il palcoscenico di Torino. Ma intorno a lei la vita culturale di questa regione frana, scivola via, diventa deserto; e il mondo politico da una parte elogia e dall’altra usa le forbici, da un lato prende a esempio gli Amici di Peagna e dall’altra, in tanti mesi, partorisce come unica idea quella di una Book Commission, un’agenzia che sulla falsa riga della Film Commission convinca gli scrittori più famosi a usare la Liguria come scenario dei loro romanzi.

    Il marketing per vendere la cultura, quindi, o per lo meno per farla sopravvivere con stratagemmi low cost. Eccola, la seconda contraddizione. Chi ha visitato almeno una volta il Salone di Torino negli ultimi anni non può aver fatto a meno di notarlo: da una parte gli stand delle grandi case editrici, tutti luci e colori, imbellettati, profumati e patinati, con le grandi firme (che sempre più sono personaggi televisivi) pronte per gli autografi, con il pubblico in fila per comprare un libro che potrebbe trovare in qualunque autogrill. Dietro, un po’ più in ombra, un po’ più “sgualciti”, i piccoli editori, quelli che trovano autori nuovi, storie diverse, che vivono di passione, locaI e fantasia. Il mondo dell’editoria sta cambiando, e nessuno può fermare il cambiamento. Il libro diventa sempre più un prodotto (e per certi versi, è anche un bene che sia così), la tecnologia smuove le acque: i libri si vendono con i book-trailer (a volte, va detto, veri capolavori), si vendono online, si vendono digitali (e ormai siamo al pareggio: per ogni libro di carta, un libro elettronico).

    L’importante, alla fine di tutto, è non perdere la rotta. Non pensare che la tecnologia possa cambiare i valori di fondo: le parole, le idee, i racconti restano quelli, a prescindere dal mezzo che usano per andare in giro. L’importanza (e la fatica) di studiare, il piacere di conoscere, il desiderio di approfondire, la curiosità sono valori che fanno crescere e sviluppare una società e un territorio. Gli Amici di Peagna lo sanno da trent’anni e proseguono su questa strada, con il contributo, piccolo, anche di questo giornale. La speranza è che un clima migliore e un panorama diverso si possano iniziare a vedere anche oltre i confortevoli confini di Peagna.

                                        da ANTHIA anno 2011  n. 11 Voce dell'Associazione Amici di Peagna

 

LA CULTURA IN TEMPO DI CRISI

                                                                                                          di Francesco Gallea 

     Sono tempi molto difficili per la diffusione della cultura; la situazione economica italiana ha imposto una decurtazione degli interventi statali, con particolari ricadute negative nel settore sociale, sulla sanità, sulla cultura, istruzione e ricerca. Negli ultimi cinque anni l’intervento dello Stato nella cultura è sceso di oltre il 30%. La dotazione del ministero per i Beni e le Attività culturali è passata da 2201 milioni di euro del 2005 a 1509 milioni previsti per il 2011. Solo per le attività dell’ultimo anno la diminuzione delle risorse è di quasi il 12%.

    L’intero settore pubblico (Stato, Regioni, enti locali) nello stesso periodo ha ridotto il suo intervento da quasi 7 miliardi a circa 5 miliardi e 450 milioni di euro segnando un calo del 20%. Lo Stato italiano nel 2010 ha speso per la cultura lo 0,21% del bilancio statale: 25 euro pro capite contro i 46 euro della Francia. La situazione si ripercuote nei bilanci regionali, provinciali e comunali. In quest’ultimo settore (secondo alcuni sindaci) anche a causa del cosiddetto patto di stabilità che mette sullo stesso piano comuni virtuosi e viziosi. Così sono in difficoltà non solo le attività ordinarie di grandi e prestigiosi enti, ma soprattutto quelle attività definite, a torto, “minori” che ravvivano la provincia e le periferie del Paese. Perciò se qualche realizzazione importante viene attuata con contributi privati, l’attività minuta entra in crisi mettendo in difficoltà l’entusiasmo di tanti volontari.

    Così tante iniziative rischiano di spegnersi, molte riviste cul­turali riducono la periodicità o chiudono, le sale cinemato­grafiche scompaiono per lasciare spazio ai centri commerciali (35 in Liguria negli ultimi dieci anni). I sostegni delle fondazioni bancarie si fanno più esigui e si concentrano su progetti significativi, le scuole e gli istituti di ricerca vivono in regime di costante e stabile precarietà (mi venga scusato l’ossimoro). Si crea una distanza sempre più grave tra cittadini e politica. Si assottigliano l’orgoglio ed il senso di appartenenza ad una comunità, si frustra la voglia di conoscere della gente, la produzione creativa, si appiattiscono l’eccellenza ed il merito. Per reperire risorse per il Fondo unico per lo spettacolo il Governo ha aumentato di un centesimo al litro il prezzo dei carburanti dando l’impressione che la cultura sia una tassa.

    La cultura è un investimento sul futuro ed anche un sostegno per l’economia. Questo è dimostrato per l’indotto dei grandi centri museali, architettonici e delle città d’arte, per i grandi eventi letterari (Salone del libro di Torino, Festival di Mantova, eccetera) dove, secondo i calcoli della Camera di Commercio di Firenze, ogni euro investito ne rende 2, 49. Però ciò che entra in crisi è il lavoro culturale capillare, l’incremento delle dotazioni bibliotecarie e la conseguente attività promozionale, gli incontri e i convegni di qualità in sede locale che forse non creano ricadute sull’indotto come i grandi eventi, ma esercitano una insostituibile azione edu­cativa, creano condizioni di incontro, confronto e dialogo essenziali in una realtà sociale che cammina verso l’imbarbarimento; ma soprattutto valgono a costruire un’identità ed un’immagine di vita. Per il momento non tutto è perduto perché l’impegno dei volontari, non solo temporale e lavorativo ma anche finanziario, ha tamponato le falle più vistose. Per quanto tempo dureranno la pazienza e il senso di sacrificio ?  Se si perde questo tessuto e si smarriscono questi valori sarà difficile ricostruirli e resteremo in balia dei mostri televisivi, sguaiati e diseducativi.

    La cultura non è né un costo né un lusso. E una risorsa e un investimento per il futuro. Per questo motivo conviene cercare di convincere Governi e cittadini che la cultura non è un problema ma una soluzione di tanti problemi. Uno degli obiettivi del 1500 anniversario dell’Unità d’Italia potrebbe essere proprio questo: ridurre l’analfabetismo culturale e ravvivare la democrazia. Solo il 9% degli italiani adulti, tra i 25 e i 64 anni possiede una laurea. La media europea è del 21%, Più di due milioni di adulti sono analfabeti completi; quasi 15 milioni sono semianalfabeti.

    Per concludere almeno una notizia positiva: secondo l’Istat nel settimo rapporto l’impegno delle famiglie per la cultura e lo spettacolo è aumentato del 7%. Non si può attribuire a loro colpa il contesto nazionale.

                                               da ANTHIA anno 2011  n. 11 Voce dell'Associazione Amici di Peagna