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AGOSTO MEDIEVALE - VENTIMIGLIA

CORTEO STORICO E FIGURAZIONI

IL FIGURANTE

di Renzo Villa

 

    L’attività dei Sestieri ha arricchito il nostro lessico cittadino di alcuni termini finora sconosciuti come, ad esempio, figurante e sbandieratore; in qualche caso ha addirittura coniato neologismi come costumante, sestierante, sbandierante, non riportati dai dizionari e dalle enciclopedie.

    Del resto anche la “Battaglia di Fiori”, pur essendo del tutto incruenta, aveva mutato carrista dal linguaggio bellico, attribuendogli però un significato assolutamente pacifico e floreale.

    Protagonista delle manifestazioni dell’Agosto Medievale, accanto allo sbandieratore, allo staffettista ed al vogatore, resta comunque, per il suo ruolo di primaria importanza, il figurante. Dal giorno che il Sestiere lo contatta, offrendogli il personaggio da interpretare, comincia, per lui o per lei, un periodo di preparazione intensa e zelante. Dopo l’orgoglio iniziale per essere stato prescelto, subentra nel figurante la presa di coscienza del suo ruolo, unita all’impegno da profondere nel processo di avvicinamento alla figura storica che dovrà interpretare con pari diligenza, sia che si tratti di un re o di un armigero, di una contessa o di un’ancella, di un dignitario o di uno scudiere, di un prelato o di un monachello.

    I costumi dell’epoca: vestiti, mantelli, armature, copricapo, armi, insegne, monili e calzari vengono studiati con attenzione sui cataloghi d’arte e sulle monografie, poi inizia la lunga marcia di immedesimazione nel personaggio fisico, nei tratti salienti del suo aspetto: volto, pettinatura, contegno, modo di incedere, fino alla completa ricostruzione di un identikit vivente, conforme, quanto più possibile, al vero.

    Barbe capelli e baffi saranno lasciati crescere secondo le esigenze del copione storico in modo da evitare, all’ultimo momento, il ricorso a trucchi o a parrucche più o meno veritiere.

    Né viene tralasciata la scelta e la preparazione di due figuranti di riserva: controfigure pronte a sostituire il titolare qualora egli, per qualsiasi ragione, alla data stabilita fosse impossibilitato a partecipare alla sfilata.

    Tanto meno si trascura lo studio psicologico del personaggio, frugando febbrilmente nelle opere storiche e nelle pubblicazioni enciclopediche alla ricerca di fatti o aneddoti che ne rivelino il carattere e gli atteggiamenti. Era egli cupo, imperioso, dolce, corrucciato, gioviale, triste, pensieroso o sorridente ?

    Si fa tesoro di tutti i segreti e di tutte le notizie che la ricerca riesce a svelare perché ogni minimo particolare può contribuire a rendere più convincente, davanti al pubblico ed alla Giuria, la figura del personaggio, esistito centinaia di anni prima, che deve essere fatta rivivere per l’effimero spazio di due ore, lungo il percorso del corteo.

    Prima di iniziare la sua fatica, il figurante deve inoltre preoccuparsi anche di un piccolo dettaglio tecnico, non privo di importanza: premunirsi, facendo ricorso ai ritrovati più moderni ed efficaci contro la fastidiosa essudazione che inevitabilmente lo affliggerà mentre sfila nel torrido meriggio d’agosto, paludato con i gravosi panni curiali o catafratto nelle pesanti armature.

    Ma il vero dramma, intimo ed umano, risiede forse nella apparizione silenziosa del figurante: nell’essere cioè egli costretto ad interpretare contemporaneamente il doppio ruolo di “comparsa storica” e di “attor muto”.

    Non potendo e non dovendo parlare, egli deve far sì che tutto: l’aspetto, il costume, il portamento parlino per lui nel modo più eloquente e credibile mentre egli incede fra due ali di folla plaudente per le vie della città, restituita, come per incanto, al suo passato ed alla sua stona.

    Lungo il breve percorso del corteo il figurante raccoglie il frutto di mesi di studio e di preparazione, di sforzo teso all’annullamento della sua personalità per calarsi nel personaggio che la sorte e il Sestiere gli hanno affidato con trepidazione.

    Tanto più gli amici e i colleghi che assistono alla sfilata stenteranno a riconoscere la sua persona e maggiormente egli avrà assolto il suo compito storico con dignità e perfezione.

    Poi, l’indomani, reduce da una esperienza entusiasmante e irripetibile, egli tornerà ad essere un “quidam de populo”, impiegato di dogana o ferroviere, casalinga, commessa o pettinatrice, postelegrafonico o autista, artigiano o commerciante, nella città tornata usuale e conosciuta, viso noto in mezzo a ventiseimila visi noti.

                                                                                                 Da: LA VOCE INTEMELIA anno XXXXL  n. 3  -  agosto 1980