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IMPRESA DI GLORIA E FATICA

                                                 di  Renzo Villa

 

    Fra le manifestazioni dell’Agosto Medievale, la Regata dei Sestieri vanta in maniera particolare, un saldo aggancio con le tradizioni della nostra Città, dove un tempo si disputavano le famose Regate di San Secondo.

    La regata faceva talmente parte del nostro costume che espressioni come “regatà” o “andà de regata” si erano radicate nella fraseologia dialettale corrente per indicare il competere di due o più persone nello stesso campo o nello stesso tipo di attività.

    Al tempo delle regate che si svolgevano in onore del nostro Santo Patrono, gli equipaggi erano costituiti principalmente da pescatori, allora assai più numerosi di oggi, e la regata rappresentava un saggio annuale di vigoria e destrezza nel quale, per la verità, finivano quasi sempre per avere la meglio i pescatori della Mortola, paese di pescatori per eccellenza.

    Una regata a remi, spettacolo bello a vedersi, comporta però per i protagonisti un “tour de force” fra i più massacranti che si possano immaginare. E ben lo sanno i forzuti rematori dei Sestieri cittadini che, dopo mesi di faticosi allenamenti, partecipano alla gara in quella domenica d’agosto.

    La giornata della manifestazione il vogatore la trascorre in assoluto riposo e tranquillità; alieno dalle feste e dai cortei, fino all’ora in cui toccherà a lui entrare in scena. In attesa di quelle fatidiche sette della sera, che saranno determinanti, gli equipaggi scrutano il mare e ripassano, a tavolino, per l’ultima volta, le tecniche e le strategie, sperimentate e adottate in gran segreto, durante il periodo della preparazione.

    Poi, finalmente, nello specchio d’acqua nervino, ecco i sei gozzi, armati di guidone con gli smaglianti colori dei Sestieri, pronti sulla linea di partenza. Le imbarcazioni rullano e beccheggiano, irrequiete, come cavalli prima della corsa.

    A quel punto, e solo allora, si è sciolta anche l’ultima grande variabile: l’imprevedibile stato del mare. Un’incognita fatta di vento, di onde e di correnti che possono avere il loro peso determinante sull’esito della regata.

    In base ai risultati della Staffetta, che si è corsa per le vie cittadine la sera precedente, è anche possibile, per almeno cinque dei sei equipaggi, disporsi sulla corsia ritenuta meno sfavorevole. Il sesto dovrà accontentarsi di quella che gli altri hanno rifiutato.

    L’attesa del via, tormentata dalle difficoltà di perfetto allineamento e dal continuo pericolo di false partenze, è un’ulteriore dura prova per i nervi dei vogatori e dei giudici di gara.

    Ma, poi, quando sembra che il momento di partire non debba più giungere... eccolo! Le due bandiere, una rossa e una gialla, si sono abbassate di colpo, con un lampo vermiglio e dorato, uno sparo ha echeggiato sul mare. La regata ha avuto inizio e le barche aggrediscono, già veloci, il tratto iniziale dei 2.200 metri del percorso.

    I gozzi dei Sestieri, perfettamente identici e di egual peso, con i loro diciotto palmi di lunghezza, sono costruiti nel più tradizionale stile ligure. Col dritto di prua leggermente ricurvo all’indietro, a differenza delle imbarcazioni di tipo catalano e meridionale che lo hanno rivolto in avanti, presentano alla resistenza dell’acqua una superficie sferoide, quasi bulbare, che meglio riesce a fendere il mare e ridurre al minimo gli attriti laterali.

    Su ogni barca i quattro vogatori, ora curvi sulle impugnature dei remi, ora protesi con tutto il corpo verso prua, hanno nei loro movimenti la sincronia automatica di un congegno meccanico. Il timoniere, senza perdere mai d’occhio la direzione da seguire, con la voce rauca ritma lo sforzo dei compagni e con una specie di inchino, che nulla ha di cerimonioso, asseconda ed aiuta, a suo modo, il moto della barca.

    Le pale dei remi si tuffano nell’acqua e ne riemergono con perfetta regolarità mandando, ogni volta, bagliori simultanei come di specchi colpiti dai raggi del sole.

    I sei gozzi avanzano di fronte al litorale, gremito da una folla multicolore e inverosimile che applaude, urla, trepida per i colori del proprio sestiere, mentre cerca confusamente di portarsi verso la linea del traguardo.

    Ma la folla è dappertutto: alle finestre, sui balconi, sui terrazzi, sui bastioni della Città Alta, tribuna naturale da dove meglio si domina la scena.

    Sul mare una miriade di natanti di ogni tipo, come una flotta d’invasione che è sempre più difficile respingere, stringe d’assedio il campo di regata e si sposta parallelamente ad esso in un carosello inestricabile di scie e di sommovimenti acquatici. Visto da lontano, lo spettacolo ricorda certe stampe de l’Invincibile Armata”.

    Da terra e dal mare, centinaia di cineprese e di macchine fotografiche scandiscono, istante per istante, i dieci minuti della gara e ne fissano le immagini.

    Scorrono i gozzi sull’acqua e sui cronometri i minuti, ansiosamente interminabili per l’equipaggio che è ormai prossimo alla meta di Marina San Giuseppe; inesorabilmente brevi e affannosi per coloro che, col passare del tempo, vedono sfumare ogni possibilità di vittoria.

    Poi, l’urlo della folla si fa assordante e parossistico. È il momento più spettacolare: un gozzo arranca a tutta forza, avanti agli altri, verso la Pria Margunaira, spinto dalle ultime palate, convulse e frenetiche. Sta per tagliare la linea del traguardo. La taglia, infatti, fra le grida di entusiasmo e i battimani di una sterminata platea. Sulla barca i vogatori, in piedi, sfilano dagli scalmi i remi luccicanti e li levano al cielo in segno di trionfo.

    Il gozzo vincitore continua, per inerzia, la sua corsa fortunata verso il “Sarbosu” che lo attende.

 

Da: LA VOCE INTEMELIA anno XXXXVI  n. 8  -  agosto 1981

 

 

GUIDERDONE DI REGATA

 

   U Sarbòsu  è il drappo marinaro istoriato, guadagnato dal Sestiere vincitore della Regata, fatto di carbàso, che è una tela fine di lino, adatta ad allestire cortine o attrezzare vele di nave.

    Nelle edizioni più accurate del Corteo Storico, fine Anni Ottanta, l'ultimo quadro della poderosa sfilata era costituito da quattro armati del comune che scortavano il Custode d'u Sarbosu che recava il drappo istoriato, premio al Sestiere vincitore della Regata, seguito dal Capitano dell'Agosto, che reggeva il palio leonino, premio al Sestiere vincitore in gare e concorsi. Chiudevano il corteo le tre ancelle che reggevano la lunga ghirlanda d'alloro e nastri.

     Il quadro precedente era costituito dalle Dame del Guiderdone che reggevano, ognuna uno dei premi allegorici riservati agli armi della Regata; queste erano seguite dalla Contessina di Maggio, col suo scettro, scortata dalle Damigelle d'onore, con il loro tafarìn uvàsu e bacuřu uvàntu.

PREMI RAPPRESENTATIVI DELLA REGATA

Armo primo     arrivato : l’amurùn d’aigavìa

Armo secondo arrivato : u caratélu de vin

Armo terzo     arrivato : l’ùrceto d’öřiu

Armo quarto    arrivato : u vasétu d’amé

Armo quinto     arrivato : l’arbanéla de anciùe

Armo sesto      arrivato : a cassaròla insciurà

 

 

 

ALBO D'ORO

 Mezzo miglio in linea

     1 1976  CIASSA         in 7'24"

   Paolo Pace - Enzo lannì - Domenico Principato

     2 1977  CUVENTU    in 5'54"

   Alberto Ciuffardi - Giorgio Gaziello -  Ugo Caboni - Gianni Ascheri - Renato Rocca

 Un miglio con giro di boa

     3 1978  CUVENTU     in 12'21"

   Alberto Ciuffardi - Giorgio Gaziello - Ugo Caboni - Gianni Ascheri - Renato Rocca

     4 1979  MARINA        in 12'09"

   Giovanni Manara - Adriano D'Ambrosio - Enzo lannì - Tato Bottini - Lorenzo Serecchia

 15/14 di miglio in linea

     5 1980  MARINA        in 10'56"

   Giovanni Manara - Adriano D'Ambrosio - Leandro Poli - Enzo lannì - Lorenzo Serecchia

     6 1981  MARINA        in 11'03"

   Giovanni Manara - Adriano D'Ambrosio - Leandro Poli - Enzo lannì - Lorenzo Serecchia

 Un miglio ed 1/9 con giro di boa

     7 1982  MARINA        in 13'05"

   Giovanni Manara - Adriano D'Ambrosio - Leandro Poli - Enzo lannì - Lorenzo Serecchia

     8 1983  MARINA        in 13'43"

   Giovanni Manara - Adriano D'Ambrosio - Leandro Poli - Enzo lannì - Lorenzo Serecchia

     9 1984  CUVENTU     in 13'12"

   Franco Romano - Angelo Valente - Mario Amarella - Domenico Fantini - Paolo lannì

 10 1985  Non Assegnato

 

 11 1986  CIASSA          in 13'14"

   Michele Chiappalone - Roberto Faraone - Francesco Frenna - Giuseppe Tredici - Bruno Principato

 12 1987  CAMPU          in 13'26"

   Massimo Muratore - Pino Longordo - Silvano Praticò - Luciano Praticò - Pierre Rosadi

 13 1988  MARINA        in 12'34"

   Luciano Praticò - Massimo Muratore - Silvano Praticò - Nico Gibelli - Efìsio Boi

 14 1989  CUVENTU     in 12'20"

   Pietro Arena - Sandro Durante - Domenico Fantini - Fausto Nicomedi - Angelo Valenti

 15 1990  CUVENTU     in 12'45"

   Pietro Arena - Domenico Fantini - Fausto Nicomedi – Bruno Calipa - Ferdinando Calcopietro

 16 1991  CUVENTU     in 13' 17"

   Fausto Nicomedi - Bruno Calipa - Piero Arena - Domenico Fantini - Ferdinando Calcopietro

 17 1992  BURGU          in 12'40"

   Fernando Grilli - Claudio Lorenzi - Roberto Alessandro - Agostino Lorenzi - Marco Libra

 18 1993  BURGU          in 12'52"

   Fernando Grilli - Claudio Lorenzi - Roberto Alessandro - Agostino Lorenzi - Marco Libra

 19 1994  CIASSA         in 13'06"

   Fausto Nicomedi - Bruno Calipa - Pietro Arena - Giuseppe Saglibene - Marco Aciatino

 20 1995  CAMPU          in 13'47"

   Roberto Beccarla - Gianni Manera - Diego Magliano - Piero Ballotta - Gabriele Palmero

 21 1996  CAMPU          in 14'02"

   Gabriele Palmero - Roberto Beccarla - Gianni Manera - Diego Magliano - Davide Massa

 22 1997  CUVENTU     in 13'58"

   Orazio Medoro - Franco Lorenzi - Ernesto Sismondini - Silvano Praticò - Massimo Muratore

 23 1998  CUVENTU     in 14'09"

 Orazio Medoro - Franco Lorenzi - Ernesto Sismondini - Silvano Praticò - Massimo Muratore

 24 1999  CIASSA          in 13’44’’

 Marco Acitino - Fausto Nicomedi - Bruno Calipa - Domenico Fantini - Fabio Amalberti

 25 2000  MARINA       in 14'12"

 Richard Rosadi - Claudio Lorenzi - Alessandro Lorenzi - Mauro Morsia - Maurizio Fazzino

 26 2001  CIASSA             in 13'52"

 Efisio Boi - Fausto NIcomedi - Bruno Calipa - Claudio Ferrua - Fabio Amalberti

 27 2002  CIASSA          in 13'48"

 Efisio Boi - Fausto NIcomedi - Bruno Calipa - Claudio Ferrua - Fabio Amalberti

 28 2003  BURGU           in 13'07"

 Daniele Chiaro - Maurizio Fazzino - Fabio Fazzino - Davide Germiniasi - Stanislav Kisel’ov

 29 2004  MARINA        in 13'38"

 Daniele Chiaro - Maurizio Fazzino - Fabio Fazzino - Gabriel Smerecinschi - Stanislav Kisel’ov

 30 2005  MARINA        in 14'08"

 Daniele Chiaro - Maurizio Fazzino - Fabio Fazzino - Gabriel Smerecinschi - Stanislav Kisel’ov

 31 2006  MARINA        in 13'32"

 Daniele Chiaro - Maurizio Fazzino - Fabio Fazzino - Gabriel Smerecinschi - Stanislav Kisel’ov

 32 2007  CAMPU          in 12'56"

 Stefano Bianchi - Riccardo Lercari - Claudio Ferrua - Marco Calipa - Remo Lentino

 33◊ 2008  CAMPU          in 13'06"

 Riccardo Lercari - Remo Lentino -  Claudio Ferrua - Marco Calipa - Stefano Bianchi

 34 2009  CAMPU          in 13'48"

 Riccardo Lercari - Remo Lentino -  Claudio Ferrua - Marco Calipa - Stefano Bianchi

 Un miglio con giro di boa, in riva Asse

 35 2010  BURGU           in 12'57"

 Manuel Baducci - Davide Germiniasi - Roberto Beccaria - Luca Brancato - Fabio Pochì

 36 2011  CAMPU           in 12'07"

 Claudio Ferrua - Marco Calipa - Riccardo Lercari - Marco Fantini - Stefano Bianchi

 37 2012  CAMPU           in 14'50"

 Claudio Ferrua - Marco Calipa - Riccardo Lercari - Marco Fantini - Stefano Bianchi

 38 2013  CAMPU           in 18'06"

 Claudio Ferrua - Marco Calipa - Riccardo Lercari - Marco Fantini - Fabio Pesce

 38 2014  BURGU           in 21'15"

 Claudio Lorenzi  - Maurizio Fazzino  - Mauro Morscia  - Pierre R. Rosati  - Roberto Alessandro 

 39 2015  CAMPU           in 20'02"

 Andrea Lercari  - Claudio Ferrua  - Marco Calipa  - Marco Spanò  - Riccardo Lercari

 40 2016  CAMPU           in 20'12"

 Andrea Lercari  - Claudio Ferrua  - Marco Calipa  - Marco Spanò  - Riccardo Lercari

 41◊  2017   CAMPU               in 22'05"

 Andrea Lercari  - Claudio Ferrua  - Marco Calipa  - Marco Spanò  - Riccardo Lercari

 42     2018    BURGU             

 

 

LE REGATE NELLA TRADIZIONE

    Secondo i ricordi trasmessi oralmente dagli anziani pescatori ventimigliesi, sembra esistesse una tradizione che permetteva di regolare le “calate” della rete tra i vari capibarca così da non intralciarsi. Specialmente nella cattura dei “gianchetti”, tipica pesca locale, non si poteva calare la rete fino a quando quella dell’equipaggio precedente non fosse stata tirata a terra. Con questo sistema, chi calava per primo aveva buone possibilità di essere anche l’ultimo e gettava la rete una volta in più.

    Per stabilire il turno si organizzavano delle piccole regate tra “padroni” di barche e si gareggiava secondo un regolamento non scritto che era accettato da tutti; così la barca che arrivava per prima sul limite immaginario del forte dell’Annunziata aveva il diritto a pescare per primo lato frontiera, chi, giungeva prima alla foce del Nervia avrebbe calato per primo sul lato di Levante. Questo diritto valeva per un periodo stabilito normalmente di un mese. Sembra che alcuni padroni, oltre ad essere proprietari di alcuni gozzi panciuti adatti alla pesca, fossero dotati anche di un altro più snello e con la ruota di prua meno accentuata, molto più adatto alla velocità, da usare esclusivamente per le regate.

    Riguardo la tradizione di praticare regate a remi, nel corso dei festeggiamenti del mese d’agosto, nella nostra città, si hanno notizie documentali dal Duecento; infatti, gare di voga a remi hanno accolto i rivoluzionari francesi, di passaggio verso Genova. Alcuni dagherrotipi sbiaditi confermano la vivacità e la partecipazione regatale della Ventimiglia di fine Ottocento, ribadita dalle fotografìe e dalle cartoline postali di inizio secolo; purtroppo sono andate smarrite le cronache.

    Qualcosa di più ci viene tramandato dalle cronache di regate tenute a Bordighera, in occasione di Sant’Ampelio a maggio, come da quelle solstiziali di San Giovanni ad Oneglia quella di luglio per il patrono, a Porto Maurizio; dove gli armi ventimigliesi si sono sempre fatti onore, dando anche molti smacchi ai rematori locali. Ma, nella Ventimiglia marinara, lo spirito della regata, quale gara di bravura tra marinai e pescatori, trova radici medievali, percepibili proprio nelle sparute ed imprecise cronache delle festività dedicate a San Nicolò, in primavera, ed a quella più importante dell’Assunta a Ferragosto. Anche San Remo organizzava una regata il giorno dell’Assunta, cosicché gli armi ventimigliesi vi hanno potuto partecipare soltanto da quando la loro si cominciò a svolgere nel giorno di San Secondo (26 agosto), patrono della città e della diocesi. Con questa notizia possiamo così cercare la testimonianza secolare dell’attività regatale ventimigliese fin dalle ultime vestigia del Rinascimento italiano. Un foglio della contabilità comunale, delle spese effettuate, riferita agli anni compresi tra il 1795 ed il 1796 contiene, tra altri elenchi, il rigo: “Per uno barile de vino at regatanti Lire 4 soldi 18”.

    Nilo Calvini racconta: «Fin dal Medioevo, l’attività marinaresca di San Remo è stata molto efficace, specialmente dopo l’interramento del porto canale ventimigliese, alla foce del Roia, provocato dai conquistatori genovesi, nel 1222. Fin d’allora, San Remo ha nominato regolarmente i Consoli del Mare, che sovrintendevano all’attività marinaresca. La nomina dei Consoli avviene ogni anno, nel giorno dell’Assunta, da quando la cerimonia popolare della Benedizione del Mare, anticipava lo svolgimento delle tradizionali regate».*

    Dai primi del Novecento, fino al 1927, esisteva a Ventimiglia una “Società Nautica” che organizzava sia regate a vela che a remi. Con l’avvento del Fascismo queste gare, favorite dal regime, si moltiplicano e si estendono un po’ in tutta la Liguria. Ventimiglia, naturalmente, partecipava con le associazioni Dopolavoristiche allora molto in voga. Famosa era, in questo periodo, la “Coppa Ciano” di cui abbiamo documentazione fotografica.

    Questa tradizione riprese negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale; regalando con gozzi di varie lunghezze. Nella regata di San Secondo del 1947, nella categoria da 22 a 24 palmi a sei remi, vinse il gozzo “S. Nicola” di Allegretti, seguito da “Rina” di Rosa Minelli e da “Sorriso” di Martini; nella categoria da 18 a 22 palmi a quattro remi, vinse “S. Giovanni” di F. Viale seguito da “Silvano” di Lanfranco. L’anno successivo vinse, nella categoria a sei remi “Rina” di Ottonello, seguita da “S. Giovanni” della famiglia Gino e da “S. Anna” di Sismondini; in quella a quattro remi si fece notare “Lilly” di Rocca. Il famoso capobarca Nevin Sismondini era proprietario di un famoso gozzo da regata “Lascia dire” che, grazie alle sue caratteristiche costruttive, raccoglieva vittorie ovunque si recasse.

    Altre famose barche da regata furono: “Gino” della famiglia Parodi, “Eliseo” di Amerio e “Uragano” di Renato Rocca, quest’ultima utilizzata più volte dai partigiani sulla costa di Mentone. Per essere più veloci e scivolare meglio sull’acqua, i nostri pescatori usavano qualche espediente dettato dal mestiere come togliere le “scue” o “sciolinare” la chiglia spalmandola con il liquido d’una foglia tagliata di fico d’india. Curioso notare, infine, che i pescatori ventimigliesi erano noti per il sistema di voga detto “voga lunga” contrariamente ai loro cugini della Mortola che praticavano la “voga corta”.

 

* In assenza degli Statuti medievali ventimigliesi, dispersi nel 1526, ci si deve rifare agli Statuti delle cittadine vicine, da ritenersi abbastanza simili nelle stesure.

 

L’articolo è pubblicato su AGOSTO MEDIEVALE

edito nel 1998 dal Dopolavoro Ferroviario