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DOCUMENTI  MEDIEVALI  DI  FRONTIERA

Per portare a termine ricerche storiche su un territorio di confine è necessario disporre di tutte le fonti archivistiche locali, anche di quelle caso mai presenti nelle regioni, ma soprattutto nelle nazioni confinanti. Nell'anno 2000, a Nizza si è svolto un convegno col proposito di  valutare la possibilità di redigere strumenti di indagine comuni sulle fonti storiche tardo antiche e medievali dell’interregione italo-francese delle Alpi Marittime, che comprende Liguria, Piemonte e Provenza.

 

Nota  sulle  fonti  medievali

dell'Archivio di Stato di Imperia e Sezioni di Sanremo e Ventimiglia.

di Maristella LA ROSA - 2000

    Fornirò alcune notizie sulle fonti per la storia medievale presenti presso l’Archivio di Stato di Imperia e le dipendenti Sezioni di San Remo e di Ventimiglia, di cui sono direttrice. Si precisa che la sede imperiese è un complesso di medie dimensioni, che annovera circa quarantaseimila pezzi; le due Sezioni sono invece di consistenza più modesta, giacché contano rispettivamente circa diciottomila e seimila pezzi.

    Va detto, innanzitutto, che la maggior parte della documentazione si riferisce ad epoca moderna e contemporanea, a partire dal XVI secolo sino al XX, che scarsa è la documentazione quattrocentesca e che gli atti si vanno, ovviamente, rarefacendo man mano che risaliamo indietro nel tempo. Tuttavia, proprio in ragione dell’esiguità delle carte a nostra disposizione, cosa del resto abbastanza comune ad ogni Archivio, credo senz’altro che questo incontro offra un’ottima opportunità per procedere ad una prima ricognizione dei materiali medievali, che individuerò in questa fase col solo aiuto dei mezzi di corredo a nostra disposizione, senza procedere ad approfondimenti e sondaggi; mi avvarrò in particolare della Guida generale degli Archivi di Stato italiani, edita nel 1983 dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, oltre che, naturalmente, degli inventari in uso nelle tre sale di studio.

     Cominciamo da Imperia. Possediamo importanti fondi dell’antico Comune e del Capitaneato di Porto Maurizio, magistratura quest’ultima genovese di antico regime, tuttavia, l’unico documento di data pertinente è un piccolo registro del Comune di Porto Maurizio con atti a partire dagli anni ‘60 del XV secolo. Anche l’Archivio notarile, fondo di per sé assai ricco, con i suoi quasi seimila pezzi, è avaro nel nostro caso di documentazione, giacché riscontriamo la presenza di una sola filza interessante per la nostra indagine, e precisamente quella del notaio Cristoforo Garibo per gli anni 1484-1487. Nell’Archivio privato Rodini di Diano Castello troviamo poi alcuni documenti di rilievo; cito qui un albero genealogico della famiglia Rodini a partire dal 1200 e due atti pergamenacei rispettivamente dell’antipapa Giovanni XXIII (1410) e di Martino V (1429).

    Decisamente più generosa la Sezione di San Remo. Innanzitutto, la serie più antica del Comune reca in inventario, tra i suoi circa duecento pezzi, diversi riferimenti ad atti medievali. Sarà utile per orientarsi nella ricerca uno scritto di Nilo Calvini, a cui va il merito di aver riportato a San Remo nel 1956 questo importante complesso documentario, asportato dai genovesi dopo la ribellione sanremese del 1753: Il ritorno a San Remo dell’Archivio storico comunale (e notizie del suo contenuto), in «Rivista Ingauna e Intemelia», n.s., XII, 1957, ripreso in La Biblioteca civica e la Sottosezione di Archivio di Stato di San Remo, edito dal Comune nel 1964. In esso si potranno trovare preziose, ancorché impressionistiche, indicazioni di contenuto; tra le voci pertinenti, circa una trentina, troviamo riferimenti a sentenze, convenzioni, decreti, suppliche, scritture finanziarie, dal XIII al XV secolo, sovente in copia.

    Cito, a motivo delle datazioni più remote rilevate, «Copie di atti e scritture diverse», a partire dal 1294 (n. 32), e, per il 1297, una «Copia dell’istrumento di vendita di Sanremo» (n. 93), e ancora, atti circa le relazioni tra Genova e San Remo, a partire dal XIV secolo (nn. 48, 50, 51, 54). Un richiamo particolare valgono gli Statuti di San Remo in pergamena, risalenti al 1435, ma che sappiamo in copia posteriore.

    Un’organica raccolta di pergamene regestate parte dal 1251, con una locazione dell’Arcivescovo di Genova, e giunge, per il periodo che ci interessa, al 1486, per un totale di ottantatre pezzi di grande interesse, di cui una quarantina trascritti. Si troverà il regesto delle stesse in appendice ad un altro lavoro di Calvini, edito dall’Istituto internazionale di studi liguri di Bordighera nel 1953, quando questi documenti si trovavano ancora presso l’Archivio di Stato di Genova: La rivoluzione del 1753 a Sanremo, Parte I (p. 142 e sgg.). Scorriamo qualche atto significativo: una convenzione del 1299 tra la Comunità di San Romolo, antica denominazione di San Remo, e i signori del luogo, Oberto Doria e Giorgio Mari, circa le gabelle (n. 3); una procura della medesima Comunità, risalente al 1359, per un prestito di 3500 fiorini d’oro, da pagarsi al Comune di Genova per l’acquisto del luogo di San Romolo (n. 13); una conferma del Vescovo di Albenga alla Comunità di San Romolo del 1370 circa franchigie relative al pagamento delle decime (n. 24).

    Pochi atti quattrocenteschi, verbali, atti contabili ecc., si trovano nella Curia consolare di Bussana. Nel Comune di Bussana rinveniamo inoltre alcune pergamene, sempre quattrocentesche.

    Per quanto riguarda la Sezione di Ventimiglia, attualmente chiusa per completa ristrutturazione, nel fondo Magnifica Comunità reperiamo tre libri di introiti ed esiti per gli anni 1409-1495. L’Archivio notarile conserva gli atti di quattro notai con carte del XV secolo: Antonio Ambrogio Rolando , con sedici filze tra il 1454-1518, Bernardo Aprosio  (una filza, 1461-1469), Giovanni Ballauco, con sedici pezzi tra filze e registri per gli anni 1487-1516, Giovanni Rostagno , con una sola filza (1490-1499).

    Come San Remo anche Ventimiglia possiede un fondo di pergamene, costituito da più di quaranta unità. Il periodo che ci interessa conta trentasei pezzi, dotati di regesto e annotazioni, dal 1251 al 1492. Il pezzo di data più remota è la copia di una convenzione tra i comuni di Genova e Ventimiglia dell’8 giugno 1251. L’originale più antico è invece una concessione di Alessandro IV ai frati agostiniani del 25 giugno 1255. A titolo indicativo, facciamo riferimento a qualche altro atto: una sentenza del 1417 del Vicario della Riviera occidentale su discordie tra Ventimiglia e Penna per diritti di bandita (n. XII); un provvedimento arbitrale del 1431 relativo ad una controversia tra Enrichetto Doria e la Comunità di Ventimiglia (n. XV); una quietanza del Podestà di Ventimiglia per ogni somma a lui dovuta, datata 1453 (n. XXIII).

    Completiamo l’esame citando alcune scritture appartenenti ad un piccolo fondo miscellaneo; in esso reperiamo convenzioni tra il Comune di Ventimiglia e quello di Genova e altri atti di reciproco interesse (il più antico documento segnalato è un manoscritto pergamenaceo del 1251), nonché documenti cartacei inesplorati risalenti al quindicesimo secolo, per una decina di pezzi complessivi.

    Come si diceva, la disamina è stata condotta sui soli strumenti di corredo disponibili e, di conseguenza, restano al di fuori di ogni segnalazione gli eventuali ritrovamenti all’interno delle unità archivistiche, ad esempio e in particolare nell’Archivio notarile. Non sono stati oggetto di attenzione in questa sede neppure i materiali pergamenacei di recupero, quali frammenti di testi o canti liturgici, che sovente si trovano usati come rinforzo dei piatti delle filze o a sostegno delle copertine dei registri. Non occorrerà infine sottolineare che, a quanto ci è dato di capire da questo pur sommario esame, lo studio della documentazione evidenziata potrà fornirci notizie vuoi sulla storia politico-istituzionale, vuoi su quella socio-economica del Ponente ligure ed aree circonvicine.

 

Questo breve testo è stato presentato nel corso di un seminario di lavoro - tenutosi a Nizza il 25 maggio 2000, presso la Facoltà di lettere, arti e scienze umane dell’UNSA (Université de Nice-Sophia-Antipolis) - promosso da Philippe Jansen (Professeur d’Histoire du Moyen Age-UNSA) e in prima istanza caldeggiato e proposto da Giuseppe Palmero (Chercheur associé-UNSA; direttore del quaderno di studi storici “Intemelion”). Lo scopo dell’incontro, a cui hanno partecipato diversi operatori del settore, era quello di valutare la possibilità di redigere strumenti di indagine comuni sulle fonti storiche tardo antiche e medievali dell’interregione italo-francese delle Alpi Marittime (Liguria, Piemonte e Provenza). Al seminario - oltre ai già citati prof. Ph. Jansen e prof. G. Palmero - hanno partecipato: Pascal Arnaud (Professeur d’Histoire Romaine Storia Romana à l’UNSA); Rolland Ghersi (Président de la Société d’Art et d’Histoire du Mentonnais); Eric Gilì (Membre du Centre d’Etudes Vésubiennes); Roland Giraud (Conservateur de la Bibliothèque Municipale de Nice); Jean-Bernard Lacroix (Directeur des Archives départementales des Alpes-Maritimes); Maristella La Rosa (Direttore dell’Archivio di Stato di Imperia e Sezioni di Ventimiglia e Sanremo); Michel Lauwers (Maître de Conférences du Moyen Age à l’UNSA); Mireille Massot (Conservatrice des Archives Municipales de Nice); Jean-Claude Potteur (Directeur de l’Inventaire du Patrimoine des Alpes-Maritimes); Suzanne Roscian (IR2 CNRS, archéologie, CEPAM) ed altri tra dottorandi e studenti di storia antica e medievale dell’UNSA.

da INTEMELION n. 6 anno 2000 - Editore Glauco Brigati - Pontedecimo