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Gino LORENZI   d’u Cücu

 

    Nel numero di settembre della Voce, abbiamo pubblicato un breve necrologio di Gino Lorenzi, deceduto il giorno 11 di quel mese, ma vogliamo ora ricordare le molteplici attività di questo nostro concittadino, sempre in prima linea nella difesa delle tradizioni locali e nelle iniziative per il progresso civile della nostra città.

    Era cresciuto in Ciassa - i suoi parenti gestivano il caffé del Cücu, accanto alla Fontana del Leone - quando Ventimiglia, col Municipio, le scuole ed i pubblici uffici era tutta sullo Scögliu, abitato ancora dalle vecchie famiglie ventimigliesi, e la città moderna non era altro che il sestiere periferico del Cuventu; e lassù aveva naturalmente assimilato, assieme all’autentico dialetto, la tradizionale fierezza degli abitanti dei carrugi ed un alto senso di civismo.

Ancora giovanissimo, era nato nel 1911, aveva accolto con entusiasmo la fondazione della Cumpagnia d’i Ventemigliusi, tanto congeniale alle sue aspirazioni, diventando uno dei soci più attivi ed aveva fra l’altro provveduto alla raccolta dei fondi per la creazione del Gonfalone comunale, ancora oggi esistente, che la Cumpagnia aveva offerto alla città, considerandolo, per difendersi dagli attacchi del governo e del partito che allora comandavano, come la propria bandiera.

Con eguale entusiasmo aveva preso parte all’inizio dell’attività del Teatru ventemigliusu partecipando anche come attore al primo cast de «L’amù u l’é ciü forte che u brussu» e così pure alla preparazione dei Cori delle Cansun ventemigliuse, che facevano le prove a Ventimiglia alta, nella Sede della SocietàOperaia, per esibirsi poi in Ciassa o nei veglioni organizzati dalla Cumpagnia.

Sempre negli Anni Trenta, Gino ha preso regolarmente parte alla costruzione dei famosi carri, come quello del Cavu e del Tran-lümassa che la Cumpagnia presentava ogni anno alla Battaglia dei Fiori, presieduta da Manlio Macario, e i nostri lettori più anziani lo ricorderanno quando aveva impersonato assieme alla Moglie i Conti di Ventimiglia sul carro del Castelu, il più grandioso di tutti i carri mai presentati nella nostra tradizionale manifestazione.

Richiamato alle armi nel corso dell’ultima guerra, fu mandato in Jugoslavia, da cui tornò invalido a causa di un congelamento.

Nel ‘46 partecipò alla fondazione dell’Unione Intemelia facendo parte per vari anni del Consiglio direttivo, in cui si occupò particolarmente dell’incremento dei soci e delle manifestazioni. La sua adesione, come socio fondatore, andò egualmente nel ‘49 alla Croce Verde Intemelia della cui benemerita attività fu sempre attivo collaboratore, dedicando spesso nei primi anni, dopo una giornata di intenso lavoro professionale come odontotecnico, le ore serali o notturne alla pubblica assistenza.

Tornato a Ventimiglia dopo una parentesi di lavoro in Sardegna, entrò nel 1969 a far parte del Consiglio direttivo della Cumpagnia insieme ad Antonio Cauvin ed a Pierino Sismondini, diventando l’anno dopo Console rappresentante e, dedicandosi attivamente al rilancio dell’associazione, riuscì in pochi anni a riportare il numero dei soci al livello dei tempi migliori.

Avvicinandosi il cinquantenario della fondazione della Cumpagnia, ne curò assieme al geom. Giovanni Luciano ed ai consoli Secondo Anfosso, Pierina Giau-na Piagentini e Rita Lorenzi, una commemorazione che ebbe il più lusinghiero successo.

Colpito da un male che non perdona, resistette stoicamente durante gli ultimi anni della sua vita, nascondendo ai famigliari l’ineluttabile fine che l’attendeva, di cui era a conoscenza.

                                            R.V.

 

Da: LA VOCE INTEMELIA anno XXXVIII n. 10  -  ottobre 1983