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WERNER  FORNER

Academicu ventemigliusu

 

Da più di trent'anni è studioso delle varietà linguistiche della Liguria, fin dal 1975, pubblicava importanti lavori scientifici sui dialetti liguri. Poi ha maggiormente concentrato il suo interessamento alle parlate del Ponente e del Levante, con un grosso contributo alla definizione delle loro arée linguistiche. Essendo buon conoscitore della realtà storica e socio-culturale della Liguria, per necessità di studio, parla molti dialetti così bene e con vera passione da non sembrare neppure un forestiero, ma proprio un ligure d'adozione e vocazione.

 

Uno «sfratto» linguistico finito in coabitazione

Dotta conferenza sull’Intemelio Alpino, tenuta all’Aprosiana dal “neo academicu ventemigliusu” Werner Forner, dell’Università di Siegen

di Renzo VILLA - 1990

 

    Incontro dialettale ad alto livello, sabato 3 marzo1990, alla Civica Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia per la conferenza «L’intemelio alpino: una lingua sfrattata» tenuta dal Prof. Werner Forner, docente di linguistica applicata all’Università di Siegen (Germania Federale) che, per l'occasione, è stato insignito del titolo di «academicu ventemigliusu».

    Prima della conferenza, hanno preso la parola il Rettore dell’Academia ventemigliusa de cultüra intemelia: Andrea Maccario e gli assessori alla cultura del Comune di Ventimiglia e della Provincia di Imperia: Walter Ravera e Lorenzo Viale.

    Fra il pubblico erano presenti tutti (o quasi) i rappresentanti della cultura dialettale intemelia: Emilio Azaretti, Don Guido Pastor, Rolland Ghersi, presidente della S.a.h.m. di Mentone. Patrizia Scarsi, Joséphine Sassi, studiosa della parlata di Breil, Massajoli e Lanteri per l’area brigasca e, naturalmente, numerosi appassionati di dialetto della nostra zona.

    Dopo aver ringraziato tutti, il Prof. Forner, nel cui “curriculum” figura una lunga serie di studi e pubblicazioni sui dialetti dell’area intemelia, ha esordito ricordando l'importanza del dialetto come mezzo di comunicazione familiare e sociale.

    Quando, fra i gruppi, viene a mancare il dialetto, cade un importante codice espressivo e si è costretti a ricorrere ad un sistema di comunicazione artificiale come l’argot, cioè il gergo.

    In Italia abbiamo avuto la fortuna di possedere un immenso patrimonio, quello dei dialetti, che ha sempre rappresentato una forma di bilinguismo naturale e autoctono, non quindi dovuto a provenienze esterne.

    Purtroppo non siamo riusciti a conservarlo come avrebbe meritato, anche a causa di una politica scolastica che, a parte il periodo iniziale della riforma Gentile-Lombardo Radice, è stata sempre piuttosto dialettofoba.

    Ma, entrando nel tema specifico della sua conferenza, il Prof. Forner ha individuato nell’intemelio alpino, il vero e genuino sostrato del dialetto dell’estremo Ponente ligure come espressione di una civiltà rurale, contadina e pastorale.

    E le parole-fossili ritrovate da Forner durante le sue ricerche nell’area sono i reperti che documentano l’esistenza di una lingua oggi in gran parte scomparsa.

    Con tutto ciò, anche in epoche remote, si manifestava già la tendenza ad una certa differenziazione linguistica fra i ceti sociali dei paesi nei quali a un quartiere “alto” corrispondeva un dialetto “nobile” mentre nei quartieri bassi si usava un linguaggio considerato inferiore.

    In altri termini, un certo tipo di dialetto rappresentava per la Classe economicamente più ricca una specie di status symbol sociale.

    Con l’andare dei secoli, sotto la spinta evolutiva del progresso, si verificò un’avvanzata della civiltà urbana proveniente dalla costa e, in generale dalla periferia, diretta verso il centro dell’area intemelia.

    È in questo senso che, sebbene impropriamente, secondo il Prof. Forner, si può giungere a parlare di “sfratto” linguistico.

    In realtà, il contrasto si tradusse in un fenomeno di integrazione fra i due tipi di lingua che furono costretti a coesistere e quindi, per restare nella metafora domiciliare, a coabitare.

    Tutto ciò è stato dimostrato durante la “lezione” del Prof. Forner con l’ausilio delle cartine geolinguistiche distribuite ai presenti e con l’effettuazione di alcuni test finali per saggiare il grado di conoscenza dei vari dialetti possedute dall’uditorio.

    Infine alcuni utili consigli e raccomandazioni ai ricercatori, come, ad esempio, questo: durante le inchieste condotte sul campo, non accontentarsi mai delle parole isolate, ma richiederle sempre inserite nei contesti e ciò per comprenderne meglio la funzione e il significato.

    Una lingua, o un dialetto, non sono mai una semplice somma di parole, ma sempre un sistema nel quale ogni singolo elemento svolge un compito ben preciso e determinato.

 

            da LA VOCE INTEMELIA  anno XLV  n. 3 - marzo 1990

 

 

UN NUOVO STUDIO DI WERNER FORNER  SUI  DIALETTI  INTEMELI

Andrea CAPANO - 1991

 

    La silloge di saggi: Sive Padis ripis Athesim seu propter Amoenum, curata da J. Kramer ed edita ad Amburgo in omaggio all’insigne linguista Giovan Battista Pellegrini, riporta, alle pagine 81-102, un nuovo contributo alla conoscenza dei dialetti intemeli, opera di Werner Forner, cattedratico di Siegen e membro dell’Academia Ventemigliusa. Il lavoro, dal titolo: Relikte sigma tischer Pluralmarkierung und i-Umlaut im liguri sch-okzi tanischen i-Ubergangsgebiet, discute, con ricchezza di materiali di prima mano e prudenti argomentazioni scientifiche, la questione della sopravvivenza di nominativi plurali latini in I nel dominio ligure occidentale/occitano sud-orientale e della presenza (e funzione) della metafonia nella stessa area.

    Il fatto che anche questo studio che interessa direttamente la zona intemelia sia redatto in una lingua poco conosciuta nella stessa ci induce ad auspicare che qualche istituzione locale si faccia promotrice della pubblicazione di tutte le ricerche di Werner Forner riguardanti il territorio ligure intemelio in unico volume e in traduzione italiana.

 

       Da: LA VOCE INTEMELIA  anno XLVI   n. 10 - ottobre 1991