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OASI  FAUNISTICA

    La Zona Umida del Torrente Nervia è da tempo seguita da Associazioni ambientaliste, che vorrebbero attrezzarla come “Oasi faunistica” per ospitare l’avifauna di transito. Fin dal 1982, la “Voce” ha riportato regolarmente tutte le novità che hanno interessato l’argomento, come le polemiche tra Nervia e Roia; ma anche gli ottenimenti positivi per l’Oasi del Nervia, fino a quando è avvenuto il quasi completo abbandono.  Ora pare che si sia avviato un nuovo iter di salvaguardia attrezzata, che speriamo si realizzi, al di là dei progetti per la passerella a mare.

 

                Il fitto dell'Oasi                                                                             visto dalla sponda destra della foce

I cigni alla foce del Roia

    Al momento in cui scriviamo una magnifica coppia di cigni si è stabilita alla foce del Roia sfidando l’inquinamento delle acque e l’ambiente forse non troppo ospitale.

    Da dove e come i cigni siano giunti al Roia permane un mistero. Chi dice che provengano dalla foce del Nervia, dove hanno sempre trovato il loro habitat, chi, invece, sostiene che qualcuno ve li abbia portati.

    Sia come si sia, essi sono là ad offrire una nota di gentilezza al paesaggio della nostra città (e sa il Cielo se ve n’è bisogno !) e, naturalmente, si meritano tutto il rispetto della cittadinanza che, ci auguriamo, non verrà a mancare. Oltre tutto, il cigno è l’antichissimo simbolo mitologico dei Liguri !

    Qualcuno - dotato di particolare sensibilità - ha già pensato a porre delle anatre accanto alla coppia, nell’intento di alleviarne la solitudine. C’è chi si preoccupa di portar loro del cibo: becchime, granaglie, pane. Speriamo che i cigni riescano a trovare nel letto del fiume i loro alimenti preferiti: insetti e molluschi.

    Un avvertimento ai cacciatori: la carne del cigno è immangiabile. E uno ai pescatori: i cigni non rappresentano un pericolo per il già depauperato patrimonio ittico del Roia, infatti essi non si nutrono di pesci.

    E, per finire, un auspicio: che, fra qualche giorno, all’uscita del giornale, i cigni ci siano ancora !

                                                                           da  LA VOCE INTEMELIA   anno XXXVII   n 10  - ottobre 1982

             Visita faunistica del 17 maggio 2009                                                              

Lieto evento alla foce del Roia

     Alla foce del fiume Roia, dove da alcuni anni diverse specie di volatili sembrano aver trovato il loro habitat naturale, sono felicemente venuti alla luce sei cigni reali. La bella notizia, dataci con gioia e comprensibile soddisfazione dal signor Mario Giorgelli, incaricato per la protezione della suddetta fauna, giunge così a sfatare l’opinione di quanti hanno sempre creduto ed asserito che solo il fiume Nervia avrebbe potuto far da culla a questi bellissimi palmipedi.

    Da buoni ventimigliesi non possiamo che congratularci con mamma cigno per la sua felice scelta.

                                              da  LA VOCE INTEMELIA  anno XLII    n. 6   - giugno 1987

Anche noi del Gruppo Eco, ci rallegriamo col Signor Giorgelli per la nascita dei cigni reali, riteniamo infatti che la presenza di avifauna di varie specie presso la foce del Roia, possa in un certo modo avvicinare grandi e piccini ad un contatto con la natura più diretto e quindi coinvolgente, però continuiamo a mantenere le nostre riserve sul valore educativo, soprattutto a livello ecologico, della operazione di ripopolamento del Roia. Infatti, questo non è propriamente presentare ai cittadini un ambiente nel quale le varie specie si trovano naturalmente, cioè per loro precisa ed istintiva scelta, nel quale tranquillamente s; nutrono, vivono e si riproducono; piuttosto è allestire una specie di zoo aperto (i più critici dicono semplicemente “pollaio”) nel quale la sopravvivenza e tutte le funzioni biologiche dipendono completamente dall’intervento dell’uomo.

    Potremmo accettare la foce del Roia quale oasi naturale se questa avesse presentato o presentasse un certo numero di specie migratrici o stanziali che colà si trovano perché l’ambiente ispira la loro fiducia, e non perché sono state acquistate ed ingrassate e rese dipendenti all’uomo. Se i cigni hanno finalmente nidificato non sarà tanto merito di noi umani, quanto del fatto che si sono gradualmente abituati al sovraffollamento ed al caos e sono riusciti a strappare alle altre coppie della stessa specie ed alle altre specie un sito di nidificazione, riuscendo a difenderlo sino alla fine. In ogni caso la coppia di cigni presso la desolata oasi naturale del Nervia ha anch’essa nidificato senza avere bisogno del servizio di baby-sitting umano e dei resti dei nostri lauti pranzi. Ma non vogliamo fare certo del campanilismo anche in materia di ... cigni, il che sarebbe notevolmente ridicolo; semplicemente ricordiamo, per l’ennesima volta, che un ambiente è naturale quando flora e fauna non necessitano dell’intervento umano per rimanere in un equilibrio vitale, che l’avifauna è bella ed interessante da osservare quando selvatica (essendo l’addomesticamento una storpiatura del comportamento animale); soprattutto che alla foce del Nervia (rammentiamo ai campanilisti che si trova anch’essa, per una buona metà, nel territorio del Comune di Ventimiglia) esistono tutte le premesse perché venga ad esistere un’oasi naturale di straordinarie capacità; premesse che sono stampate, chissà per quanto tempo ancora, nel codice genetico delle specie che nell’area palustre che si estendeva da Nervia a Bordighera hanno svernato e nidificato anno dopo anno.

    Qualche anno fa, quando svolgevo il servizio civile presso la Lega Italiana Protezione Uccelli, queste specie erano state censite e risultavano essere circa 180; un numero che la foce del Roia non può per sue condizioni naturali raggiungere, con buona pace di tutti quanti si affaticano per dimostrare (chissà poi perché) il contrario. Resti pure il serraglio alla foce del Roia, ma non chiamiamolo oasi e non dimentichiamo invece la vera oasi che sta morendo; invitiamo cittadini, associazioni, amministratori e partiti ad interessarsi attivamente ed a difendere questo ambiente unico nella nostra provincia dalle speculazioni pubbliche e private.

S.0. del Gruppo Eco

P. S. - Al momento di spedire la lettera, apprendiamo che i piccoli cigni sono stati soppressi o dai genitori stessi o da altri mèmbri della stessa specie: una triste dimostrazione di quanto affermato sopra. A “madre natura” non si comanda !

                                                                             da  LA VOCE INTEMELIA  anno XLII   n. 7  - luglio 1987

 

 Ponti  e  oasi

    L’oasi del Nervia è da anni nel centro del mirino; ora l’Assessore provinciale Roberto Raimondo ha assicurato che il demanio, proprietario dei territori che dovrebbero divenire oasi per gli uccelli migratori, ha sfrattato gli abusivi che li occupano; in seguito saranno cintati e si provvedere in accordo con le associazioni naturalistiche.

    Intanto, in un intervento al convegno su “Economia e occupazione”, tenutosi a Ventimiglia, Enzo Castrogiovanni, presidente dell’Associazione albergatori, ha tra l’altro sottolineato la necessità del congiungimento tra le passeggiate a mare di Ventimiglia e di Vallecrosia, tesi già sostenuta dal nostro Direttore da più di un anno: i due elementi non sono inconciliabili.

    Anche Italia Nostra si batte per questa “area umida”, assieme a quella del Roia, sulla quale ripetutamente abbiamo sollecitato le amministrazioni per una “pulizia” tra gli alberi grossi nel greto  - i soli che possano essere di intralcio in caso di piena  - e la salvaguardia dei virgulti, che permettono una ottima sopravvivenza di tutta la fauna esistente.

    Sono problemi annosi, ma purtroppo, tranne la Provincia che tiene regolari sedute consiliari con una ventina di ordini del giorno, tutte le altre amministrazioni si chiudono dentro un «non ci sono soldi»: cosa la più parte delle volte non vera, se non nel fatto che le richieste o non vengono formulate o vengono mal impostate, il che è ancora peggio.

                                            da  LA VOCE INTEMELIA  anno XLIII  n. 2  - febbraio 1988

     Perché il Nervia viva ... abbiamo bisogno del tuo aiuto ! L’airone cenerino, il martin pescatore, la folaga, il cavaliere d’Italia, il germano reale, il cigno bianco, il marangone dal ciuffo ed anche il rarissimo gobbo rugginoso, sostano ogni anno alla foce del torrente Nervia in cerca di riposo in un luogo per loro idoneo ed accogliente.

      Da molti anni le associazioni ambientaliste (LIPU, Italia Nostra, Gruppo Eco, Lega Ambiente, G.E.B., Ass. Ecologica Valnervia) tentano di trasformare la zona da area abbandonata e degradata in oasi di protezione per gli uccelli.

        Il progetto delle associazioni prevede la chiusura delle vie d’accesso ai mezzi motorizzati, la pulizia, il ripristino delle polle d’acqua e del canneto originario, la piantumazione di nuovi alberi, la classificazione e catalogazione delle specie animali e vegetali, la messa in opera di capanni mimetici per l’osservazione degli uccelli.

       Mai come in questo momento si è vicini alla realizzazione dell’oasi (vedi l’intervento del Comune con ruspe, per sgomberare la zona dagli orticoltori abusivi) ed occorre stimolare l’Amministrazione ad agire tempestivamente.

                  A cura del Comitato per l’Oasi del Nervia     da LA VOCE INTEMELIA  anno XLV  n. 3  - marzo 1990

  

LA  BARRA  DEL  NERVIA

    Una specifica del Torrente Nervia è proprio il “Lagassu” che si viene a creare con la sua Zona Umida, nei pressi della foce, che nel caso, almeno quando è aperta,  si chiama: “a Buca d’u Nervia”.

    Durante l’anno, per alcuni mesi, dalla tarda, arida,  primavera, alle prime copiose piogge d’autunno; la “Buca” si chiude, perché la barra di ghiaia, che tiene in vita “u Lagassu”,  sempre ben salda sulla riva sinistra, si salda alla spiaggia della riva destra, rendendo percorribile a piedi, il congiungimento della Passeggiata a mare di Ventimiglia con quella di Vallecrosia, dopo aver percorso cento metri di spiaggia, in quel di Camporosso Mare.

    A Ponente, la riva destra del Nervia, è in Comune di Ventimiglia, quella sinistra è in Comune di Camporosso; ora le due Amministrazioni si sono consultate per unire le due rive con una passerella ciclo-pedonale, che a detta degli ambientalisti, potrebbe disturbare irrimediabilmente l’attività dell’Oasi faunistica

 

 

U  NERVIA E U  RÖIA

VENTEMIGLIUSU     Alessandro Varaldo - 1935

    A cheli tempi a buca d’u Nervia, serrà pe’ diversi mesi de l’anu, a furmava ina specie de lona. Se gh’arrivava dae arene d’a ciaza o dai prai veixin. E ciante, cresciüe in libertà, i s’ingrenghigliava a ciü purrè e caiche vota, a in tramuntu cin de lüxe o suta ae nivure basse d’ina bürrasca, i l’audurava cuscì forte da sbalurdì. Gh’eira d’i camin batüi che i se perdeva de corpu suta l’erba auta, e gh’eira d’i grossi canei ch’i paresceva messi li’ pe’ fa’ sente u ciü pecin sciüsciu de ventu.

    Inturnu â lona d’a buca, duve e ciante i s’inrairiva o suta ai camin cuverti, se truvava suvente caiche omu sulitariu, de cheli ch’i van de paise in paise cun tütu u sou ben int’in sacu, in tren de fabricà zügheti de legnu o bastui sculpì, fumandu int’ina cürta pipa de gissu.

    In giurnu gh’on atruvau in veciu cun d’i cavegli longhi ch’i fava tüt’ün cun a barba e i barbixi; da stu mügliu de pe’ cresciüu in libertà cume e ciante inturnu â lona, nu’ spuntava che in grossu nasu murelu e dui ögli negri cin de buntà ch’i ghe lüxiva ciü ancura che a punta d’u sou nasu.

    A cheli tempi mi’ fava u Ginasiu e me purtava suvente derrè «E Vite» de Curneliu, ciü pe’ dame d’u ton che pe’ lèzire - ava imparau dau «Conte de Muntecristu» che u brigante Vampa u lezéva i «Cumentari» de Cesare.

    U veciu, senza mancu mirà u libru u m’à salüau cu’ in faturisu, levanduse a pipeta d’in buca. E semu restai li’ a dàsse a mente, intantu che in frenghelu u primezava e e cane i sciüsciurava suta au gregalin.

    U nu’ sculpiva d’i bastui e u nu’ scavava d’e barchete: u fümava in pàixe, a l’umbra, cu’ u sacu au lau.

    Ava lezüu d’i üsi d’i espluratui e d’e Pele-russe: nu’ se deve fa’ d’u sciaratu, ma besögna aspeità cun dignità che parle chi a ciü besögnu de parlà. Passava in tren suta ae Mauře rimbumbandu, e u rimbumbu u s’è faitu ciü forte in sciù ponte de ferru e infin u s’è persu inti Ciai versu A Burdighea, lascianduse derrè ina nivura sutira e gianca. U veciu u l’à issau a testa suspirandu e pöi u l’à parlau. U l’ava a vuxe in po’ roca, ma brava. U m’à ditu:

- Ti vai a scöra ?

Gh’on mustrau u libru e gh’on ditu:

- Disgraziatamente !

- Nu’ sta a di’ lulì - u m’à faitu alura cun facia seria, sbatendu a pipa in sciù parmu d’a man. - Tü, cun u tou latin ti anderai in sciù tren lazü, lazü !... e mi’, ti vei, me ne vagu a pe’, sempre a pe’, e me fermu ciü suvente che prima percose sun stancu .... -

    U l’à turna açesu a pipa e u l’à cuntinuau: - Ti vei, chi ti ài tantu da imparà ..... ti vei ‘sta scciümaira, a l’à faitu cume mi’, a l’è deventà in pantan. A l’è cume mi’ che nu’ on vusciüu studià, tü in scangiu ti devi esse cume u Röia ch’u va’ de longu e u nu’ marzisce mai. Inta vita ciü ün u sa’, ciü ün u l’è: arregòrdateřu. -

    Sensa ciü parlà u s’à cüglìu sacu e bastun e u s’è messu in camin, in po’ cegu, lascianduse derrè in fümu lengeiru, u fümu d’a sou pipeta.

    On mirau u veciu ch’u spariva e, in luntananza u Röia fandu ina smorfia e pöi me sun acurgau contemprandu u mei belu Nervia prufümau e alegru, cun tütu ch’u l’avesse u viziu de fermàsse tropi mesi de l’anu.