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 L’ORATORIO  DI  SANT’ANNA

IN  LATTE

di Nino Allaria Olivieri

    Ricerca inutile per chi volesse localizzare oggi, in territorio di Latte, un antico Oratorio dedicato a Sant’Anna. Eppure non pochi residenti non mancano di indicarvi e di asserire che un tempo vi fu in Latte una certa Cappella dal titolo di Sant’Anna. Sorgeva, infatti, nelle terre oggi dei Biancheri; il mare con i suoi flutti e le sue maree, lentamente, palmo a palmo, ha rubato ogni pietra e volatilizzato ogni segno di opera muraria; rabbioso, si è affiancato all’abitazione, quasi volesse inghiottire ogni ricordo.

    Sorgeva su di uno spazio boschivo ed erboso verso mare antistante la Casa gentilizia; di capace capienza ogni anno accoglieva devoti e pellegrini nel giorno di Sant’Anna: attorno la vita si faceva rumorosa e devota ad un tempo, e non solo per i villici. Dalle due valli retrostanti, boscaioli e venditori vi si davano convegno. I più assidui erano i pastori perché Sant’Anna era per loro la protettrice dei greggi e della casa.

    Fu ai primi anni del sec. XIV che alcune congreghe di pastori di Tenda e della Briga, con il concorso della famiglia Galleano, eressero un tempietto. 0gni anno, ai primi freddi, attraverso la Val Bevera, di facile transitabilità, transumavano i numerosi greggi al tepore della Baia di Latte. Dai Lanteri, dai Galleano, dagli Speroni e dagli Orengo con minima spesa, versata in natura in annuale enfiteusi, assoldavano la buona terra e più gustosi pascoli.

    Mancano documenti per la datazione del primo tempietto; in un documento di affitto datato 1454, quasi di sfuggita, si accenna che presso la Cappella dal titolo di Sant’Anna «fu tra noi e da noi questo atto sottoscritto ... ».

    Nel mese di luglio del 1677, a seguito di alcune denunce e conseguenti processi presso il Fisco, si fa menzione della chiesetta e delle varie liturgie che in essa di anno in anno vi si svolgevano.

    Il Canonico Roberto Galleano comproprietario di «terra nella regione detta di Latte ricostruisce a novo l’Oratorio sotto il titolo di Sant’Anna in loco di quello dirutto ... (forse per incuria o forse per vetustà.

    Il 26 luglio, con buon concorso di popolo si inaugura l’Oratorio. Dalla vicina Ventimiglia arrivano i famigliari del Canonico; gli Speroni e i Lanteri si affacciano per le celebrazioni. È tanto l’avvenimento che alcuni da San Remo e da Sospello vi si danno convegno in qualità di venditori e ambulanti. Il tutto arriva all’orecchio del Capitano in Ventimiglia, che allerta il suo Burigello ed alcuni famigli del fisco.

    «... Essendomi dalli ordini di V. S. Ill. datimi a voce - verbalizza nella sua denunzia il Burigello - mi trasportai alla Cappella dal titolo di Sant’Anna situata nella regione di Latte e nuovamente costruita dal Canonico Roberto Galleano, e ritrovai che vicino a detto Oratorio molti, lì, havevano esposto le loro merci e le vendevano nonostante che fosse il giorno di Sant’Anna e festa di precetto ...».

    Il Burigello agiva in piena regola. Il Parlamento aveva decretato reato il vendere senza licenza del Capitano e proibito far mercato il giorno di festa. Doveva intervenire. A Stefano Molesino di San Remo, merciaro in Ventimiglia, sequestrò «farseti et altre robe solite a vendersi dai merciari»; a Giovann, Gaietto e Michele Egizio entrambi di San Remo «fermò alcune paia di grosse scarpe» e a quello di Sospello «di cui non ebbi nominata» «segnò un paio di capelli».

    «Nella confermità datami da V.S. Ill. - prosegue nel citato rapporto - a questi suddetti venditori diedi la multa della quarta parte della merce ... ma mi fu impedito dal Canonico Galleano col dirmi che detti venditori erano sulla sua terra, e che nessuno in essa terra vi aveva giurisdizione alcuna ...».

    È palese che, nel suo intervento, il Canonico non solo volesse difendere i malcapitati venditori ma, per dignità e amor proprio, non accettasse una tanta irruenza del fisco secolare. Il Canonico conosceva la legge e le varie disposizioni in materia di fisco; fu lui stesso che aveva, a nome del Vescovo, comminata la scomunica «a certi figlioli di iniquità che avevano usato far vendite e ballo innanzi alla Croce antistante l’Oratorio di San Bartolomeo ...».

    Il suo era un caso atipico; attorno alla Cappella non si ballava e «tampoco s’era in loco aperto ... terra di proprietà; e sacra ...». Ma volle essere magnanimo: «avrebbe lui pagato la pena in denaro – riferisce il Burigello - per li venditori atteso l’ostacolo sudetto fattomi da detto Canonico ...».

    Anche il famiglio stende un proprio rapporto: non fa una grinza tanto è identico al rapporto del suo superiore.

    Poiché c’è denunzia e ben circostanziata, il 14 agosto sul far della sera nella casa del Fiscale si fa sentenza. Il Canonico ascolta ogni accusa ed incassa; sa di essere condannato e perciò non nega i fatti. Al Procuratore fiscale, sacerdote e canonico, ribadisce: «Non li chiamai io a vendere, ne dissi di vendere, ma nel mio i fiscali portino rispetto e fuori di qui fate quello che volete, fisco, famigli. Burigello e ... ».

                                              (Archivio Vescovile Ventimiglia, Filza 43, foglio 160, anno 1667) - LA VOCE INTEMELIA  anno XLVIII  - n.1  - gennaio 1993

 

  

 

LA  PIEVE  DI  SANT’ANNA

di Luigino Maccario

    È giunto in redazione il dagherrotipo di fine ottocento, presente nella collezione Cudemo, che immortala un gregge intento a pascolare sull’ampio prato, di verde erba iodizzata, che intercorreva tra la chiesa di Sant’Anna e la spiaggia di Latte, in quel tempo.

    A Sant’Anna sono dedicate numerose chiese pievane del territorio intemelio, ma la chiesuola sulla piana di Latte aveva la particolarità di essere stata voluta dalla Confraternita dei pastori che stanziavano in Val Roia.

    Questi, in autunno, conducevano le greggi al mare, sul bagnasciuga, per curarne le zampe con lo iodio marino. A fine luglio, attorno alla chiesuola, la comunità festeggiava le mogli, in particolare quelle partorienti, che qualche volta si recavano in visita a questa chiesa per favorire il loro stato puerperale.

    Nel 1328, alcune congreghe di pastori di Tenda e Briga erigevano un tempietto nella spiaggia di Latte, dedicato a Sant’Anna. Vi concorrevano anche le famiglie Galleano, Speroni, Lanteri, mentre gli Orengo concedevano in enfiteusi la terra della piana di Latte, per il pascolo delle greggi, condotte attraverso la Val Bevera, a svernare nella calda baia di Latte, col sopraggiungere dei primi freddi.

    Nel 1454, un atto notarile accennava alla presenza della cappella sulla spiaggia, mentre nel 1677, il canonico Roberto Galleano la ristrutturava, tanto che il 26 luglio di quell’anno, una folla di popolo ne inaugurava la riapertura.

    La chiesetta ha conservato la sua funzionalità indisturbata per due secoli, quando nel 1869, si asportava grande quantità di ghiaia per la costruzione ed i riempimenti dei muri di contenimento della ferrovia che conduceva in Francia, compromettendo appunto la spiaggia di Sant’Anna, a Latte, e trasferendo la risacca a pochi metri dalla chiesuola.

    Dopo i primi prelievi effettuati per la costruzione della linea, nel 1911, si ricominciò a depauperare la medesima spiaggia per portare avanti i lavori di raddoppio del binario su quella linea, tanto che nel 1922, un’imponente mareggiata spazzava via la chiesetta.

    Il progresso, nella modernità, aveva cancellato una memoria che interessava ancora numerose persone, riunite in confraternite che, però stavano perdendo d’importanza.

                                                                       LA VOCE INTEMELIA anno LIX  n. 5  - maggio 2004  - p. 6

 

TRANSUMANZA INTEMELIA