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    Colle Appio il sito più elevato di due crinali rivolti verso il Mar Ligure, ad Ovest della foce del Fiume Roia. Peidaigo, col Monte, il Colle e il Poggio,

                            cala su Punta della Rocca. Piemattone, coi Calanchi e la Vallata del Rio Bottasso, cala verso la foce del Rio Latte.

 

Il Poggio, il Colle, il Monte e Colle Appio 

 

PEIDAIGU, PIEMATUN e BUTASSU

di Luigino Maccario

    Il Monte Magliocca, coi suoi 515 mlm., si prospetta a Sud di Monte Pozzo, deviando il letto del Torrente Bevera in direzione del tratto finale del Fiume Roia, verso le Porre. Il suo crinale principale, da Seglia a Cima Gavi, segue un andamento Est-Ovest, marcato a Levante dal letto del Roia e a Ponente dalla vallata del Rio Ruasso-Latte.

    Le falde meridionali della Magliocca degradano, allungandosi verso il mare, per creare il sommo di Colle Appio, nel punto marcato dalla vallata del San Bernardo a Est e da quella del Calandri a Ovest, che lo collocano quale vertice dei tre massicci promontori, siti a chiudere gli ubertosi anfiteatri di Conca d’Africa, a Ponente, e quella delle Ville, a Levante, rivolti verso il mare.

   Il crinale laterale di Levante, che risponde al toponimo di “Peidaigo”, staccandosi da Colle Appio, perviene al Poggio di Forte San Paolo, calando poi a mare su Punta della Rocca. Porta ben evidenziate le due alture de “Il Monte” e “Il Colle”, vere e proprie quinte alla Città Medievale.

      Piematun, crinale Butassu                                                      Piematun, crinale Ville  

    Il crinale di Ponente, risponde al toponimo di Piematun, cala a Ovest del Rio Bottasso, fino al Secagnu dello Scoglio Lungo, mentre il crinale centrale minore, quello delle Ville, degrada fino al Murru Russu.

    La situazione territoriale della Collina di Piemattone e dei luoghi circostanti, aiuta a risolvere la ricerca etimologica dei toponimi in zona; a partire dal nome “Peidaigu”, che il Lamboglia e l’Orengo danno sbrigativamente come: “luogo adibito a pagamento d’un pedaggio”.

    Se prendiamo atto di come, nella toponomastica intemelia, la falda calante di un colle, quando è limitata da due rii confluenti, assuma il titolo di “piede”, corrispondente al dialettale “pe”; il “Pe d’aigu”, deformato poi in “Peidaigu”, potrebbe significare: falda calante ricca d’acque; proprio come si presenta il luogo, ancor oggi, terminante sul mare col noto “Funtanin”, contenente numerose sorgenti, come quella famosa di San Bernardo.

    Peidaigu, crinale nord                                                               Peidaigu, crinale sud

    La conforme falda calante di Ponente, il “Pe Motun” modificato dunque in “Piematun”, potrebbe significare: falda calante, con caratteristica “smottante”; ossia, contenente terreni che si spostano lentamente verso il basso. Smottante è verbo derivante da “motta.

    La motta corrisponde a: blocco di terra staccato dal monte. In toponomastica: Motta è diffuso nel caso di piccolo rialzo del terreno. Si tratta di voce derivante da un antico tema mediterraneo, che ha portato al latino volgare “mut(t)a”, che ha prodotto “smottare”.

    Non può che fare al caso nostro, se si tiene conto di come le aree alte di “Piematun” siano caratterizzate dai calanchi, le “tèrre gianche” degradanti proprio da Colle d’Appio.

    A confermare tali deduzioni, potrebbe servire l’idronimo di Rio Bottasso, che era conosciuto come “u Butassu”, ed è proprio il rio che definisce le falde di Piematun, a Levante del sito.

    In francese-provenzale, il sostantivo femminile: “butte”, ha il significato di balza o canalone, essendo anche sinonimo di “motte” o “mutte”, che in italiano porta ai significati derivati dal latino volgare “muta”: collinetta, luogo d’altura, come abbiamo già visto.

    In un territorio molto vicino alla Provenza, che il rio collettore delle acque del luogo “motun” o “matun”, possa usare un nome con la radice “butte” pare del tutto conseguente.

LA VOCE INTEMELIA  anno LXVII  - n. 1  - gennaio 2012

 

VITICOLTURA  INTEMELIA

    Nel territorio degli Intemeli, le vigne avrebbero trovato piantumazione storica, fin dal primo secolo dell’Era Volgare, sul Colle di Piematun, ad opera di Giulio Grecino, una sorta dì “Hanbury” della Roma imperiale, famoso ricercatore e sperimentatore della coltura vitivinicola. Grecino era marito dì Giulia Procilla, la matrona ventimigliese assassinata dagli Ottoniani, nella sua villa, sita in Latte. La nostra Giulia era madre di Gneo Giulio Agricola, il governatore della Britannia, sotto l’impero di Tito.

    Il culto per la vite si diffuse su un ampio territorio da Mentone a Seborga, per poi attecchire, definitivamente, intorno a Dolceacqua ed a Soldano, dove oggi è di casa il Rossese, che nel Seicento veniva definito Moscatellino, oltre ad un rarissimo Vermentino ed una Massarda, oggi quasi introvabile.

    Ottenendo il marchio DOC, l’areale del Rossese, per la maggior parte appollaiato sulle creste collinari ai lati del Basso Nervia; non ha potuto far a meno di introdurvi la Colla di Piematun, decentrata a Ponente, ma depositaria delle peculiarità iniziatiche.

    Il popolo intemelio della città Nervina e delle nobili ville attorno consumava prevalentemente vini importati dal meridione, sbarcati nell’attivo porto-canale; tanto che, in un passato molto lontano, era praticata soltanto la coltivazione di uve da tavola, i cui grappoli venivano seccati e conservati in speciali orci. I grappoli vengono detti i ràpi e gli acini i aixinéli.

    Nell’Ottocento, i viticultori locali erano ancora orientati verso la coltivazione delle uve da tavola, ma la concorrenza di altre regioni, ancor più solatie della nostra, aveva compromesso i loro sforzi, che si indirizzarono alla produzione de Rossese.

 

              La Magliocca dalla A10                                                                La Magliocca dalle Porre

 

IL  MONTE  MAGLIOCCA

    Il toponimo Magliocca, localmente Maglioca, è una alterazione di Malioca, che deriverebbe dalla radice preindoeuropea MAL, col significato di rilevato, roccia prominente, presente su entrambe le sponde del Mediterraneo, con le voci: Mallos, Malia, Malla, Malea; dall’Asia Minore a Creta, in Albania, Iugoslavia, Corsica e Sardegna. Il più noto è certo il nome dell’Isola di Malta. In Spagna si indicano con mallo i monoliti di roccia, alcuni del quali alti anche 350 metri.

Nelle Alpi francoprovenzali la radice MAL non è frequentissima, forse perché assai arcaica e a volte interpretata come “male”, “maledetto”, proprio come la Maledia delle Alpi Marittime o Malinvern, Malaura e Valmala nel settore alpino occitano.

    La base MAL non figura solo nel nome delle cime più elevate, ma anche in quello di semplici collinette della fascia prealpina, come la collina di Malan, di 366 metri a L’Albenc nell’Isère, ma anche negli idronimi quali Maira e Mallero, dove compare congiunta all’altra arcaica radice AR indicante l’acqua.

L.M.

Da Quaderno di Cultura Alpina 34-35 di Paul-Louis Rousset - Priuli e Verlucca 1991.

LA VOCE INTEMELIA anno  LXIX  n. 2  febbraio 2014