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MONUMENTO

a Emilio Azaretti

 

Commemorato dal Sindaco Valfré

 

      A cento anni dalla sua nascita la Città ha voluto rendere un omaggio che fosse definitivo ad uno dei suoi cittadini certamente illustri dedicandoGli un monumento posto davanti a quel teatro, ora in via di ristrutturazione, che era stata la sede delle Sue acute commedie scritte da Lui sempre nel dialetto che è stato uno dei Suoi studi fondamentali, che si inseriva nel più vasto tema delle ricerche sulle origini di Albintimilium, ricerche i cui frutti sono ora conservati nel rinato museo archeologico riaperto quasi completo e nel quale una sala è stata dedicata al Suo nome.

      La gente che, malgrado il tempo non propizio, era confluita numerosa, ha ascoltato dalle parole del Sindaco Valfré le motivazioni per le quali ad Azaretti veviva dedicato il simpatico monumento, opera dello scultore Davide Marani e benedetto dal Vescovo diocesano mons. Barabino alla presenza della Consorte e dei famigliari di Azaretti.

                                                                                                         LA VOCE INTEMELIA anno LVII  n. 5 – maggio 2002

 

LA SUA VOCE INTEMELIA

                                                                                                   di Carlo Pozzi

 

      Quando conobbi Emilio Azaretti io avevo attorno ai cinquant’anni, lui attorno ai settanta: vent’anni ci dividevano.

      Come ha detto il Sindaco nella presentazione il giorno in cui venne inaugurato il monumento in suo omaggio, Egli era un “ventemigliusu” puro sangue; io un “padano” che per ragioni di salute aveva scelto questa terra benedetta (chi ci vive, spesso non se ne accorge) per fare il preside di una scuola a Ventimiglia Alta.

      Non ricordo i particolari, ma certo per questioni di lavoro conobbi Azaretti: forse questa ricerca meticolosa fu ciò che lo spinse quando nel marzo 1974 mi chiamò a condividere la direzione del periodico locale che Egli aveva fondato denominandolo “La Voce Intemelia”.

      Fui colpito dalla Sua capacità di coniugare con pari merito gli alambicchi del farmacista con le misure ed il ritmo della parlata della Sua gente: in fondo tra i milligrammi occorrenti per la precisione di una ricetta e la necessità di un accento acuto piuttosto che grave per l’esattezza di una frase, il passo è meno lungo di quanto appaia ad una osservazione superficiale.

      Di qui, sempre in dialetto, le sue poesie, le sue commedie, le ricerche sulle origini delle parole, degli stili.

      La stessa puntualità Egli conservava nelle Sue opinioni, dalle quali non recedeva finché continuava ad esser convinto della loro bontà, e che con tenacia sapeva far valere, eventualmente anche creando nuove forme di divulgazione, come fece appunto quando ideò quella “Voce Intemelia” che ancora oggi gode, con i suoi cinquantasette anni di vita, di una stima che da lui deriva.

      La città, Anzi la zona, deve a Lui in gran parte la conservazione dei suoi confini, la ricostruzione della ferrovia della Val Roia, l’inizio, ancor oggi non realizzato, del porto.

      Bene fece Rita Zanolla che, sulla targa ai piedi del monumaento a lui dedicato, ripeté le parole  che Egli aveva scritte per Filippo Rostan:

      I cařa cume aurìve azezibàe da l’arburu

          E i ritùrna  â terra ch’a  l’à  visti nasce

 

 

LA "SALA AZARETTI"

NEL MUSEO ARCHEOLOGICO "GIROLAMO ROSSI”

      Nell’ambito delle manifestazioni per Emilio Azaretti, ha trovato spazio anche la intitolazione a lui della Sala polivalente, ove si tengono relazioni. studi e conferenze, sala già ben nota al nostro pubblico, mentre a Nino Lamboglia venivano dedicate le sale ad est di quella finora esistente, finalmente ricuperate sotto la sempre intelligente guida dell’architetto Osvaldo Viale.

      Le nuove grandi sale sono già tutte attrezzate per ricevere il materiale esistente nei depositi dell’Istituto di Studi Liguri, che ancora deve essere selezionato e non è impresa semplice, mentre la prima è già completa, e ne diamo un piccolo esempio con le fotografie a corredo di questa informazione.

      L’inaugurazione è stata fatta dalla soprintendente regionale per i beni archeologici dott.ssa Spadea, che cedeva alla dott.ssa Gandolfi il compito della precisa presentazione.

      Il Museo Rossi veniva inaugurato in forma ridotta nella sede attuale nel dicembre del 1989. Dopo anni di lavoro appassionato che ha visto l’impegno dell’Istituto di Studi Liguri, del Comune di Ventimiglia, della Soprintendenza Archeologica della Liguria, giovedì 18 aprile sono state aperte le tre grandi sale completamente attrezzate che occupano il piano rialzato del forte. una già con tutti i corredi, mentre l’altra attende solo che nelle sue mensole siano depositati i reperti che sono ancora in fase di catalogazione nell’Antiquarium.

      Il museo Girolamo Rossi, con i suoi 1200 mq si pone ora fra i più prestigiosi e moderni d’Italia, potendosi confrontare con le più attuali strutture europee.

      Dotato di laboratori mediatici e di impianti multimediali è già da oggi con il suo sito  www.fortedellanunziata.it  lanciato nella rete mondiale.

      Val la pena di ricordare, come ha fatto la dott.ssa Gandolfi, Conservatore del Museo, che la ricerca del materiale è iniziata nel 1800 ad opera di Girolamo Rossi, cui è dedicato il museo, opera continuata da tanti illustri ma in particolare da Nino Lamboglia, cui è dedicata la sala principale, coadiuvato per una parte da Emilio Azaretti, cui è stata dedicata la sala conferenze.

      La vita del Museo non è stata facile, spostato per circostanze ed interessi vari da differenti sedi, prima di raggiungere questa sua definitiva per la volontà del Lamboglia, che ha avuto la fortuna di lavorare per un certo periodo con un sindaco aperto quale fu Angelo Squarciafichi.

      Oggi, con la Gandolfi, lavora al museo con grande e affiatato impegno personale uno staff scientifico composto da Fabio Piuma, responsabile delle attività didattiche, Bruna De Paoli, dell’Istituto di Studi liguri, Giovanni Mennella dell’Università di Genova e da Elena Calandra della soprintendenza regionale.

                                                                    c.p.

 

 

DAVIDE MARIA MARANI

scultore