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PASSERELLA alla MARINA

a Passeréla

 

        Senza tener conto delle temporanee passerelle in legno, costruite poco al disopra del greto del fiume, per superare il braccio di corrente in riva destra, nei sette anni che hanno assistito all’assenza della passerella in ferro, le passerelle che hanno collegato la Marina San Giuseppe e la città moderna sono state tre. Il primo di quei manufatti pare sia stata demolito dalle truppe tedesche per sopperire alla necessità di ferro per usi bellici.

          Le altre due sono crollate a causa di condizioni meteorologiche avverse, con nuvoloni che hanno scaricato eccessivi quantitativi di acqua piovana sull’ampio bacino della Roia e della Bevera, in combinazione con situazioni di mare esageratamente agitato da consistenti marosi che si opponevano ad una normale fuoriuscita delle acque limacciose.

      A provocare piene eccessive ha altresì contribuito la necessità di dover sversare per precauzione, in maniera controllata, i contenuti delle dighe che servono ad alimentare le turbine delle centrali elettriche presenti nell’intera Val Roia. Altra componente negativa potrebbe esser stata una costruzione non appropriata dei manufatti cementizi, accompagnata magari da progettazioni non proprio consone alla situazione idraulica presente nella zona di foce della nostra amata Scciümaira.

       A riguardo delle esondazioni, che, in occasione delle piene distruttrici hanno allagato una consistente parte dell’attuale centro cittadino, provocando consistenti danni a esercizi commerciali, depositi, uffici, cantine e garage, hanno certamente contribuito i detriti delle passerelle distrutte trasformatesi in una diga che ha innalzato ulteriormente l’esondazione. Bisogna altresì constatare che l’arginatura della Roia, a valle del ponte Andrea Doria, è stata consistentemente elevata sulla riva destra, a protezione della Marina San Giuseppe, mentre, in riva sinistra, non si sono mai voluti cambiare gli snelli pilastrini reggenti una leggera ringhiera di tubi, con un pesante e certamente antiestetico muraglione contenitore. Quei pilastrini, messi in opera negli Anni Quaranta, avevano sostituito un continuo muretto inferiore al metro, dotato di panchine in muratura.

          Vi presentiamo tutti e tre i manufatti attraverso i documenti fotografici, nondimeno quelli inerenti le loro distruzioni.

 

 LE TRE PASSERELLE PER ANDARE ALLA MARINA

                                                                                                                        ricerca di Dario Canavese

1893

          L’Amministrazione comunale in carica nel 1890, realizzò la prima Passerella. In quell'anno, deliberò la costruzione di un manufatto in ferro, lungo m.138,68 e largo m.1,5 per collegare il Sestiere Sant’Agostino con il Borgo Marina. Su progetto dell’Ing. Civico Giacomo Vallerga, con una spesa preventiva di £. 12.000, che poi salirà a £.16.060,93, fu realizzata dalle Officine di Savigliano e messa in opera dai “Fratelli Soleri”, originari di Taggia che qui, a Ventimiglia, avevano creato una manifattura metallurgica. L’opera fu terminata nel mese di novembre del 1893. Dal “Memoriale” del Rossi: “1893. Si sta costruendo la “passerella” che deve mettere in comunicazione il Borgo della Marina col sobborgo di Sant’Agostino. Terminata in novembre”. La passerella ebbe mezzo secolo di vita, ma nel 1943, durante l’occupazione tedesca, fu asportata dai nazisti per farne cannoni.

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1951

        Nel 1950, il Genio Civile provvide a costruire una passerella, questa volta in cemento, per unire Corso della Repubblica a Marina San Giuseppe. Passerella che il Roia distrusse, il 14 novembre del 1958, durante una disastrosa alluvione, sia per l’ondata straordinaria della piena, ma maggiormente a causa delle pesanti strutture che la caratterizzavano, posando “su stretti piloni mancanti di fondazione”. Questa passerella era anche carente dal punto di vista estetico, però aveva il parapetto in muratura per cui, nel periodo invernale, chi la doveva attraversare era riparato, in parte, dalla tramontana.

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1960

            Nel 1960, ancora il Genio Civile provvide a ricostruire la passerella pedonale di collegamento, in cemento, con Marina San Giuseppe. In questo caso la città ha visto realizzare una passerella elegante, leggera, con ringhiere al posto dei parapetti in muratura. Per questa passerella risultata, successivamente alla sua costruzione, non più a norma con il piano di bacino del Roia, era già stata pronunciata una sentenza di demolizione, allo scopo di ricostruirla rialzata sul livello dell’acqua. Nel 2012, si decise di non provvedere al rifacimento, intervenendo invece al suo vano abbellimento. Doveva essere lo stesso fiume, il 2 ottobre 2020 a provvedere alla sua rimozione, con gravi danni alluvionali per la città.

 

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2021 

       A partire dal 2021, ecco come vorremmo vedere realizzato il collegamento pedonale della città con Marina San Giuseppe.  Una passerella ciclo-pedonale “strallata“, a campata unica, come da foto: in acciaio, leggera, elegante; evitando di invadere il letto del fiume con ingombranti piloni in cemento, una volta per tutte. Il piano di calpestio sottile ci sembra debba essere essenziale per evitare altre esondazioni.

        Perché non fare anche, a Ventimiglia, quello che è stato fatto per Genova con il Ponte San Giorgio ? Perché non utilizzare il dono di un milione di euro alla nostra città da parte del Principe di Monaco per realizzare la nuova passerella strallata, a campata unica, e dedicarla al Principe Alberto II ?

                                                                                                          da “La Voce Intemelia” ottobre 2020

 

     Una passerella strallata per un futuro tranquillo, privo di ingombranti piloni nel letto del fiume. Se qualcuno obbiettasse su come il modello potrebbe essere poco consono alle prospettive dell'antica città medievale, si potrebbe optare per la soluzione esposta nell'immagine seguente.

  

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VENERDÌ 2 OTTOBRE: ... E FU ESONDAZIONE

                                                                                                                 di Dario Canavese

 

         Nella notte di venerdì 2 ottobre 2020, dopo che il “Centro Arpal” aveva registrato “cumulate” di pioggia fino a 400 millimetri a partire da quando è iniziato lo stato di allerta e circa 350 millimetri solo nel periodo di allerta rosso, passata la mezzanotte … fu esondazione: il nostro Roia , gonfio delle “cumulate” di pioggia delle 48 ore precedenti e dell’ondata di piena pervenuta dalla vallata grazie all’apertura delle chiuse delle dighe di Breil e Casterino, ha distrutto la passerella, in muratura, costruita nel 1960, invadendo, con acqua e fango, il centro cittadino. A parte il volume delle acque (si parla di 5 metri sul livello di guardia!) non smaltibili in un mare particolarmente agitato, la causa non secondaria dell’esondazione è dovuta al fatto che i detriti, in muratura, della passerella oltre ad un numero imprecisato di alberi d’alto fusto, hanno creato un ostacolo insuperabile.

       Quel venerdì, a pochi minuti dallo scoccare della mezzanotte, la passerella tutta illuminata come in attesa di un amante, in una notte, le cui avvisaglie preannunciavano aria di tempesta, dopo tantissimi anni di buon “rapporto fluviale” con le acque del Roia, tranne nelle occasioni stagionali, in cui il fiume le tributava “omaggi” violenti depositando, ai piedi delle esili colonne non fiori, ma alberi e cespugli sradicati a monte, è stata colpita a morte. Questo legame, dopo Ottant’anni di travagliata convivenza, al momento di festeggiare le “nozze di quercia” è stato spezzato in maniera traumatica. All’indomani, alle prime luci dell’alba, i Ventimigliesi hanno constatato, con doloroso stupore, che della passerella erano rimaste, in piedi, solo due arcate, tenacemente ancorate a Marina San Giuseppe e che la loro bella città era preda del fango.

                                                                              da “La Voce Intemelia” ottobre 2020

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LA NUOVA PASSERELLA

     Premesso che tempestiva­mente l'Amministrazione Scullino si è aggiudicata un bando statale per ottenere i fondi, circa 330mila euro, per la progettazione della nuova passerella ciclo-pe­donale, sentiamo dal sindaco quali sono le intenzioni dell'Amministrazione comu­nale in merito alla ricostru­zione della "passerella della rinascita". Si profilano tre "scenari" possibili.

      Il primo, quello più gra­dito ai Ventimigliesi doc, il rifacimento della stessa esat­tamente al posto di quella crollata; il secondo, la rea­lizzazione della stessa, più a monte, per collegare Via Martiri della Libertà con via Trossarelli, davanti alla Tor­re di Porta Marina; il terzo, che esce dal "cassetto dei sogni", non più una passe­rella ma bensì un ponte, alla foce del Roia, per collegare Marina San Giuseppe con la passeggiata Oberdan.

       E adesso parliamo di co­sti; ad oggi, sono fissati in 4,1 milioni di euro per quanto ri­guarda la nuova passerella e opere di sicurezza, compresa 1' arginatura dallo svincolo autostradale fino alla foce del fiume. Per quanto riguarda la progettazione così si esprime il sindaco: «Abbiamo indetto un bando per trovare i pro­gettisti. La nuova passerella dovrà essere il più possibile "leggera", ciclabile e a dop­pio senso di marcia e con possibilità di ricavare anche piccole aree di sosta».

       Al bando comunale hanno risposto 31 professionisti; è mancata l'adesione formale di Renzo Piano, il più noto degli architetti italiani, ben­ché sollecitato, per tre volte, dal nostro sindaco in quanto lui ha dichiarato che di regola non partecipa alle gare e che, in ogni caso, ha partecipato al bando l'ingegnere ventimi­gliese Mauro Sismondini che collabora con il suo "staff". Tra le 31 proposte pervenute, saranno scelti cinque profes­sionisti chiamati a concorrere tra di loro.

       Come Redazione diamo il nostro contributo allegando all'articolo una passerella ciclo perdonale, a campata unica, da realizzarsi nello stesso posto di quella prece­dente.

                                 Dario Canavese

                                                                                     LA VOCE INTEMELIA anno LXXIV n. 12 - dicembre 2020