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FESTA PATRONALE

     Il 26 agosto, ricorrenza del Santo Patrono della Città di Ventimiglia e della sua Diocesi, durante la celebrazione della Messa Granda, in Cattedrale, a Geixa Granda. All’offertorio, la Cumpagnia consegna all’officiante, il cero decorato “U Çeiru”, dedicato all’altare di San Secondo, come lampada votiva.

    Nel pomeriggio, durante lo svolgimento della tradizionale Pruscessiun, un drappello di balestrieri in costume, delegato della Cumpagnia, trasporta la macchina del cero per le vie ed i carrugi del Centro Storico, scortando l’artistico busto seicentesco, icona del Santo Protettore intemelio.

  

SAN  SECONDO  PATRONO

PROSECUTORE D’UN AGOSTO COLMO DI RICORRENZE

     In Ventimiglia, fin dall’antichità, le ricorrenze laiche o religiose più importanti avrebbero avuto svolgimento nel mese d’agosto, come ci indicano le sovrapposizioni celebrative lungo il volgere dei secoli. Prosecutore dell’antica reminiscenza di festività collettive in questo mese è rimasto il solo San Secondo, dal XVI secolo, patrono della Città e della sua Diocesi.

 LA CELEBRAZIONE DELL’ASSUNTA

    Sulle comuni celebrazioni festive, del XIII secolo, Girolamo Rossi ci lascia questa rilevante pagina: “Quanta dovesse essere perciò la ricchezza di non poche famiglie ed il benessere generale d’ogni ordine di cittadini, appariva in modo particolare nella festa più grande dell’anno, che ricorreva ai 15 di agosto, dedicata a Nostra Signora Assunta: festa già della federazione latina, che cominciava in Roma il 13 di agosto presso il tempio di Diana sull’Aventino, e a Ventimiglia lo stesso giorno presso il tempio di Giunone. Allorché il Cristianesimo si fece trionfante nella città nostra, si mutò il nome della divinità pagana in quello della Vergine Madre di Cristo: ma la solennità civile, che consisteva in celebrar feste popolari con simulacri di battaglie, alla presenza della magistratura, ed in una fiera che durava tre giorni, fu religiosamente mantenuta. Cominciava la sera del 13 a suonare per un’ora la campana maggiore della Cattedrale: e questo faceasi per invitare i rettori delle chiese, comprese nel territorio del Comune, a recarsi coi fedeli alla festa, che andava a incominciare, e associarsi quindi alla solenne processione, in cui al clero secolare e regolare preceduto dal vescovo, alle autorità civili e militari aventi a capo il podestà, pigliavano parte tutti i parafici o maestranze colle loro insegne. - Un fatto notevole attirava in copia i forestieri, ed era il poter assistere la vigilia della festa, allo scolo di un’acqua miracolosa, farmaco a molte infermità, che scaturiva da una stella in pietra, scolpita sul pilastro sinistro dell’elegante peristilio, che da il principale ingresso alla Cattedrale”.

    A confutare la citazione del Rossi sull’opportunità locale di servirsi del tempio di Giunone per celebrare Diana, nel 1972, Nino Lamboglia pubblicava il testo d’un antico manoscritto, relativo all’esistenza nella Albintimilium nervina d’un tempio dedicato proprio a Diana, fin dall’anno 90 prima dell’era Volgare. Le vestigia della chiesa cristiana, costruita sulla pianta di quest’antichissimo tempio, erano ancora visibili nell’anno 1836.1

 IL CULTO A SAN ROMANO

    L’antico agosto festaiolo ventimigliese avrebbe avuto inizio, però, con una celebrazione legata al mito di Eracle, che, sul territorio dell’antica Contea, si è conservata nel culto dedicato a San Romano, partecipe all’agiografia di San Lorenzo, celebrati già il giorno 10 del mese.2

    La cristianità trionfante del IV secolo, ha riconosciuto San Cristoforo negli attributi appartenuti ad Eracle, quindi, potrebbe esser stato in quel periodo che la collina che sovrasta la città Nervina, oltre la Collasgarba, cessava di essere dedicata ad Eracle, per assumere il titolo di San Cristoforo, che conserverà fino al 1200; nell’attribuzione di protettore dei viandanti; ma ancora nel 1498, sulle Maure, era presente una chiesuola, poi dedicata a San Giacomo.3

    La collina avrebbe potuto esser dedicata ad Eracle a ragione del passaggio sul suo crinale della antichissima Strada Heraclea, che da Piacenza portava a Marsiglia, attraverso il valico della Turbia, sulle alture retrostanti il Portus Herculis monœci.

    Lungo il tracciato di quella strada, l’immagine pagana di Eracle è stata sostituita da San Romano, per la semplice conformità sulla robustezza di Heracle e Cristoforo, col significato di grande o smisurato che, nel parlare di allora su quei siti, assumeva il termine: Romàn, che col suo derivato: Romedàri indicava omaccione, uomo d’alta statura, da ro-molto e mevd-grandezza.

 IL FERRAGOSTO DELLA ROMA CONQUISTATRICE

    Le celebrazioni religiose più importanti dell’antico Ferragosto erano quelle relative al giorno 13, dedicate alla dea Diana, legate alla vita dei boschi, alle fasi lunari e alla maternità. A questa festa era permesso partecipare sia ai padroni sia ai servi, senza che per quel giorno esistessero differenze sociali. Le donne durante tutto l’anno appendevano all’interno del tempio tavolette votive e consacravano alla dea le proprie vesti, per ottenere da lei un parto facile e felice. Nello stesso periodo si svolgevano feste in onore di altre divinità, tutte feste legate alla prosperità e fertilità della natura così come della donna.

    È possibile vedere anche una associazione della figura di Diana con quella della divinità lunare Selene: in molti riti dei romani, inoltre, Diana era venerata come divinità trina, punto di congiunzione della Terra e della Luna per personificare il Cielo. Custode delle fonti e dei torrenti, è considerata anche la protettrice degli animali selvatici. Aveva comunque altri lati positivi: era apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne, si prendeva cura di monti e di foreste: un’ambientalista ante litteram.

    Il maggiore tempio dedicato a questa dea si trovava sul colle dell’Aventino, mentre il principale luogo di culto era presso il piccolo lago laziale di Nemi, sui colli Albani.

Luigino Maccario

 1)  Il Discorso de rebus Italiae, come anche un manoscritto conservato da Giuseppe Nervi, dicono queste precise parole: «Alpium Intimilium magna civitas quae comprehendebat duo suburbio, et suburbium occidentale erat presens Albintimilium, in quo habitabant illi soli, qui rebus valebant militaribus. In Albintimilio erat magnum templum Dianae dirutum». Aggiunge Girolamo Rossi: e questo tempio ancora si vedeva prima del 1836, che venne del tutto distrutto allorquando fecero la strada, che lo tagliava in mezzo, ed era di tre belle navate, la grandezza del quale superava assai il Duomo di Savona, come il scrivente lo ebbe a misurare, ed era composto tutto di pietra scalpellinata, la facciata aveva benissimo degli ornati, ma del tutto rovinati, la navata di mezzo era grandiosa alta e meraviglia ornata d’un bellissimo cornicione, però il volto era a terra, la navata di ponente era alta circa un uomo del resto rovinata, la navata del levante era ancora quasi intiera, ma però senza il volto, che fu del 645 circa, abbruciato dall’Ariano Rotari. ... Al momento dei lavori per la strada ottocentesca, sulle rovine emerse si sarebbe letta la seguente iscrizione, copiata dal Rossi nell’anno 1829, quando rimaneva murata sovra la porta del tempio medesimo. Virginis templum suhit insoletum / Nervios aris monet devolutos, / Ut procul Sanctis adytis recedat / Turba prophana. Dunque da quest’iscrizione si viene a conoscere, che codesto Tempio fu la prima Cattedrale. In un altro luogo venne rinvenuta un’altra iscrizione contenuta dal medesimo tempio, copiata dal Rossi: Depositis Humili Secundi loco / Sanctis Reliquis Nervia viderat, / Augustus voluit Virginis reditus / Tandem pignora reddere. Dunque, a ragione, a queste due lapidi a tutta si può conoscere come la prima chiesa cattedrale ventimigliese fu questo tempio, che avrebbe durato dall’anno 90 circa, sino alla distruzione della più antica Ventimiglia”. (Nino Lamborglia, R.I.eI. - anno XXVII - n. 1-4 - 1972. I.I.S.L. Bordighera - p. 98)

2) Martire cristiano, San Romano ha tradizionalmente un certo culto sul nostro territorio, infatti ben tre siti nella parte bassa della Zona Intemelia conservano chiese dedicate a questo soldato: - Borgo con chiesa al confine Est del Principato di Monaco, prospiciente la Baia di Roccabruna. - Chiesa romanica nella valle del Carei, a Sud-Ovest di Castellaro, nell’entroterra di Mentone. - Chiesa campestre sul crinale di Bigauda, nelle campagne a Sud-Ovest di Camporosso. - Un altare, d’una certa importanza, nel santuario della Madonna delle Virtù, in Siestro. Legionario incaricato di assistere al supplizio di San Lorenzo, si rifiutò dichiarandosi cristiano. Fu sottoposto a flagellazione e poi decapitato a Roma nell’anno 258. Si invoca contro il pericolo di possessione demoniaca. Il dies natalis è tradizionalmente il 9 agosto, la vigilia di San Lorenzo. È da considerare inoltre la continuativa commemorazione di san Ercole, il giorno 12 d’agosto.

 

3)  San Giacomo ha rilevato persino la data del dies natalis di Cristoforo, il 25 luglio. Nel 1346, il vescovo Bonifacio Villaco consacrava, nella Cattedrale, l’altare di san Nicolò, ponendovi anche le reliquie dei beati Secondino e Cristoforo. Il patrocinio di San Cristoforo contro la peste è stato rilevato da San Rocco, celebrato il giorno 16 d’agosto, mentre la parte agiografica del suo martirio che lo vide colpito da frecce è stata assunta da San Sebastiano e la parte riservata alla sua decapitazione, dopo San Romano, la ha rilevata San Secondo.