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IL GIARDINO DEL CORSARO

 

INSCI’U MUNTE D’Ê MUNEGHE

      A Partire dall’anno 1998, in Ventimiglia si è fatto strada un movimento culturale che mira a valorizzare il giardino posto sui bastioni del Cavu, nel così detto “Munte d’ê Muneghe”, sotto il nome di “Il Giardino del Corsaro”, in considerazione al fatto che i ruderi presenti su quel promontorio apparterrebbero alle mura del castello comitale, il maniero dei Conti di Ventimiglia, progenitori di quell’Emilio di Roccabruna, dei Ventimiglia-Lascaris, che Emilio Salgari ha immortalato nelle vesti del famoso “Corsaro Nero”.

     Dall’anno 2002 al 2005, molte iniziative di spettacolo, espositive e di richiamo culturale, hanno caratterizzato l’attività associativa locale in nome del corsaro salgariano, ma oggi la cosa pare assopita.

 

 

RECUPERO DELLA MEMORIA

    Sabato 1° giugno 2002, si è chiusa con una manifestazione di piazza la prima fase del progetto “Il giardino del Corsaro”, promosso dall’Assessorato ai Servizi sociali del Comune di Ventimiglia nell’ambito delle iniziative a favore dei diritti dei minori e degli adolescenti.

    Imperniato intorno al romanzo di Emilio Salgari “Il Corsaro Nero”, esso mira a recuperare la memoria storica dei luoghi della Città Alta, poiché il rudere del castello sul Capo, potrebbe essere appartenuto a Emilio di Roccabruna, signor di Ventimiglia: il salgariano Corsaro Nero, appunto.

    Le scuole del centro storico di Ventimiglia hanno attuato questo progetto in concomitanza all’intervento, già in atto, per la lotta al disagio giovanile e la dispersione scolastica, attraverso attività che hanno coinvolto tutte le scolaresche delle elementari, i bimbi dell’ultimo anno della scuola materna, un gruppo di ragazzi della scuola Media ed i minori che frequentano quotidianamente il Centro sociale delle Suore dell’Orto.

    La prima fase del progetto ha coinvolto per un anno scolastico le scuole, attraverso l’allestimento di laboratori manuali ed espressivi, consulenze botaniche di Libereso Guglielmi, attività teatrali della Cumpagnia d’u Teatru Ventemigliusu e del gruppo Orlando dissennato, collaborazioni a diversi livelli da parte delle associazioni operanti nel quartiere. Sabato, nella piazza della chiesa di San Michele, durante la rappresentazione finale delle attività della prima fase, tutto il borgo antico ha partecipato alla vita di questo Corsaro, nato dalla fantasia dei ragazzi che salpa, a capo di una ciurma di senzadio, verso nuove avventure, ma, pur mantenendo il suo onore di fondo e i suoi atteggiamenti burberi e rudi, trova valori di solidarietà verso i più deboli e sa portare alla luce i suoi sentimenti e le sue emozioni.

    Assai apprezzato è stato il grande impegno dei bambini che, con molta naturalezza, si sono alternati sulla scena per recitare, cantare, recuperare anche un patrimonio linguistico locale e non, dare vita a personaggi e sfondi.

    La seconda fase, ancora in via di realizzazione, porterà all’allestimento, vicino al rudere nel castello, di un piccolo giardino botanico dedicato al personaggio, con flora tipica di tempi e luoghi e ricostruzioni del personaggio e dei suoi “cimeli”.

    Tra questi ultimi, è stato possibile ammirare, durante la rappresentazione in piazza, il forziere con i suoi tesori ed il galeone, ricostruiti dall’artigiano Claudio Favaloro insieme ai ragazzi, con certosina precisione. Da notare anche i costumi dei ragazzi, curati fin nei dettagli e negli accessoria e le scenografie, tra cui le bellissime ricostruzioni del castello e del borgo antico.

LA VOCE INTEMELIA anno LVII n. 6  -  giugno 2002  -  pag. 6

Dicembre 2011

    I volontari alpini ventimigliesi del Gruppo ANA , con la supervisione di Bruno Manera, hanno riassettato il “Giardino del Corsaro Nero”, dotandolo di un ingresso al pubblico verso il Belvedere del “Cavu”, che renderà fruibile questo grande tesoro.

 

 

IL  CORSARO  NERO

TRA ROMANZO E REALTÀ

(1642 -1686)

    Nel 1686 è scoppiata la guerra tra la Francia e la Spagna per il possesso delle Fiandre. Esercitando una grande influenza sul Piemonte, Luigi XIV aveva chiesto soccorsi al Duca Vittorio Amedeo II, il quale non aveva potuto rifiutarsi dal mandargli tre dei suoi più agguerriti reggimenti, quelli d’Aosta, di Nizza e della Marina. Nella realtà non fu Vittorio Amedeo, ma suo padre Carlo Emanuele II, duca di Savoia dal 1642 al 1675, ad inviare truppe al soldo di Luigi XIV di Francia. Anche la data del 1686 non corrisponderebbe alla realtà storica, poiché il reggimento della Marina, formato da dieci compagnie di soldati nizzardi, veniva inviato proprio nelle Fiandre, però nel 1672, ma certamente al comando di quel Lascàris-Grimaldi, signore di Ventimiglia, al servizio di Luigi XIV, Re di Francia.

    Il Re Sole stava egemonizzando l’Europa sotto la guida di illuminati ministri, tra i quali spiccava Giobatta Colbert, il quale in gioventù operò quale scrivano nel Banco di San Giorgio a Genova, dove veniva presentato al Cardinale Mazarino che gli servirà da intermediario presso il Re Luigi XIV. Per la realizzazione della Grande carta dei domini francesi, Colbert chiamò un nostro conterraneo, il perinaldese Gio Domenico Cassini, valente astronomo, che giunto a Parigi il 4 aprile 1669, veniva iscritto alla famosa Accademia di Francia. In quel tempo, Perinaldo faceva parte del Marchesato di Dolceacqua, retta dai Doria che conducevano una politica filo sabauda. I Duchi di Savoia, nonostante la posizione geografica del ducato e le strettissime parentele francesi, erano riusciti a mantenere una certa autonomia nei confronti dei potenti sovrani d’oltralpe, sino al 1642. Vittorio Amedeo II sarà il vero creatore dello Stato Sabaudo; infatti con il trattato di Utrecht del 1713, con la restituzione di Nizza e della Savoia, otteneva il Regno di Sicilia che dovette cedere all’Austria in cambio del Regno di Sardegna. Nel 1675, Maria Giovanna di Nemours incaricò Giovanni Tommaso Borgogno di tracciare la carta corografica del Piemonte e dei domini sabaudi, che verrà edita nel 1680. Borgogno è stato un altro valido cartografo perinaldese, nato alla scuola dei Cassini e dei Marvaldi, divenendo poi anche un valente ideatore di scenografie. Lasciata la nostra città nel secolo XIII, i Ventimiglia avevano fissato la loro dimora in Tenda, dove crearono una potente contea di confine che controllava il transito alpino del Piemonte verso Nizza e viceversa. Nel frattempo, attraverso il matrimonio di Guglielmo Peire con la principessa Eudoxia, figlia dell’Imperatore bizantino Teodoro II, avvenuto nel 1261, i Ventimiglia di Tenda assunsero il cognome Lascàris, estendendo i loro domini nella valle del Maro, sopra Oneglia ed in molte località del Nizzardo.

 

I  PIEMONTESI  NELLA  GUERRA  DELLE  FIANDRE

    Nel 1672, Luigi XIV di Francia, il Re Sole, si trovava impegnato nell’annoso conflitto, combattuto contro gli Asburgo di Spagna, per il possesso delle Fiandre, vantato nei confronti della moglie Maria Teresa, figlia del defunto Filippo re di Spagna. Le Fiandre erano state assoggettate alla Spagna dal figlio del viceré  di Napoli, il temibilissimo duca d’Alba, quel Ferdinando Alvarez di Toledo, generalissimo di Carlo V e Filippo II, inviato in quelle terre dal 1556 al 1573. La campagna seicentesca si dimostrava più difficoltosa del previsto, sicché il Re Sole pensò di richiedere un esercito all’alleato duca di Savoia, il quale non avrebbe potuto distogliersi dal partecipare, in considerazione dei vincoli di parentela e della posizione geografica del giovane ducato, troppo a ridosso del colosso francese. Il duca Carlo Emanuele II infatti, inviava senza indugio alcuni reggimenti di fanteria: “Aosta”, “Carignano”, “Marina” e “Nizza”, dei quali gli ultimi due erano composti di soldati nizzardi e tendaschi.

 

IL REGGIMENTO “LA MARINA”

        AL COMANDO D’UN VENTIMIGLIA-LASCARIS

    Dai documenti sabaudi esaminati e tramandati da Aubert de la Chenaye e dal Denina, citati nella “Storia Militare del Piemonte” del Saluzzo, risulta che il reggimento “la Marina”, inviato nelle Fiandre, nel 1672 al soldo del Re Sole, era comandato dal conte Enrico Lascàris, dei Signori di Ventimiglia e di Tenda. Solitamente il reggimento veniva impiegato quale presidio nelle principali fortezze del nizzardo, con cinque compagnie a guardia di Villafranca e tre di stanza a Sant’Ospiçe. Altre sei compagnie, a presidio di Nizza e del suo porto, costituivano il reggimento “Nizza” appunto, comandato dal Conte di Monasterolo, governatore della piazzaforte marittima.

 

I CONTI VENTIMIGLIA-LASCARIS  DEL CASTELAR

     Dopo aver agito quale Podestà genovese della propria città, nel 1219, il conte Guglielmo II, trasferiva la corte comitale nel più tranquillo dominio di Tenda. Dopo le nozze del nipote di questi, il valoroso Guglielmo Peire con Eudoxia, figlia dell’imperatore bizantino Teodoro II, la famiglia del Conte aveva adottato il cognome imperiale greco dei Lascàris e con questo partecipava alla corte sabauda di Torino, svolgendo importanti incarichi. Nel 1633, si trova Pietro Antonio Lascàris capitano della fortezza di Villafranca e governatore del Poggetto, succeduto nell’incarico al padre, il patriarca Marc’Antonio Lascàris, nello stipite dei Ventimiglia, conti del Castelar. Questo ramo, imparentato con i Grimaldi di Boglio, era stato impostato dal conte Ottone, nel 1350. Questi era il secondogenito di Guglielmo, capostipite del ramo attestato al Poggetto. A Castelar, nel 1600 nasceva il conte Paolo, che nel 1636 verrà eletto gran maestro dell’Ordine di Malta. Nel nizzardo i Ventimiglia-Lascàris contavano rami dinastici a Gorbio e Sant’Agnese, oltre a quello di La Verdiére, creato dal conte Manuele, nel 1283; stipite che darà quattro importanti vescovi di Riéz, proprio a cavallo dei secoli XVI e XVII. Quale luogotenente al conte Pietro Antonio, nella piazzaforte di Villafranca, era dislocato il valoroso capitano Berlengieri.

 

 

I L   C O R S A R O

HA COLPITO ANCORA

    Il Corsaro Nero, il più noto degli “Spantegai”, è tornato a riconquistare la sua terra con una battaglia incruenta, combattuta senza spade e fioretti ma con fiori uniti a mazzetti ed è riuscito a soggiogare decine di migliaia di persone, cosa che non avveniva da anni, confluite in città attratte dal fascino del racconto colorato e profumato delle sue avventure.

    Visto il meritato successo di altre manifestazioni collaterali legate al suo nome, quali l’Agosto Medievale e il Convegno “Il Corsaro Nero – Immaginazione e immagine” con annessa Mostra al Forte dell’Annunziata, oltre alle iniziative che hanno coinvolto scuole ed Enti regionali e nazionali, pare meritevole di attenzione il proposito, espresso da alcune istituzioni cittadine, di proseguire, anche per l’avvenire, lo sfruttamento di questo personaggio della fantasia salgariana a fini promozionali turistici.

    Peraltro non sarebbe cosa nuova considerando che già altre città hanno tratto vantaggio dall’utilizzo di figure di protagonisti della letteratura più o meno storici e più spesso immaginari.

    Basterebbe anche solo pensare a Vernante che, per il solo fatto di aver dato i natali a Mussino, celebre illustratore delle avventure del burattino collodiano, si propone come la città del “Papà di Pinocchio”, attirando visitatori di ogni età, e non solo scolaresche, in ogni periodo dell’anno, attraverso la decorazione delle facciate di numerosi edifici con affreschi riproducenti le immagini che commentano gli episodi più significativi del racconto.

    Nessuno oserebbe proporre per Ventimiglia una soluzione di questo tipo (realizzabile forse solo nella Città Alta), tuttavia qualche cosa di diverso si potrebbe suggerire. Si richiederebbe la promozione di iniziative di ampio respiro e risonanza e un pizzico di fantasia.

 

    Barbadirame a suo tempo e la prof.ssa Giovanna Forlano recentemente, hanno, ad esempio, proposto un bando di concorso nazionale di scultura (che ne dice Gigliola Coppo ?) per la realizzazione di un monumento al nostro personaggio da collocarsi sulla punta dal Cavu, di fronte al mare aperto: il che potrebbe costituire una integrazione al sito archeologico da realizzare, con opportuni scavi, sul Monte delle Muneghe, come più volte suggerito dal prof. Mario Ascheri.

    Altra proposta di collocazione: il terrazzo del Forte dell’Annunziata (una parte del quale, quella inferiore, non ancora restaurata, potrebbe essere utilizzata per ospitare una mostra permanente anche per le parti migliori, non deteriorabili, dei carri delle diverse edizioni della Battaglia dei Fiori). Forza, avanti con le idee !

    L’immagine del Corsaro potrebbe diventare, nell’immaginario collettivo, il logo caratterizzante la città accanto a quello di “Città martire”, colpevolmente calato nell’oblio, città della “Battaglia dei Fiori” e, ahimè, del mercato del venerdì.

    Si potrebbe obiettare che esaltare come icona quella di un personaggio violento, proiettato verso la vendetta come unico scopo della propria esistenza, significherebbe celebrare il gusto della rivincita, della rappresaglia, della punizione in un momento come quello attuale che necessita invece di perdono e comprensione. Si potrà ancora osservare che intorno a noi esistono personaggi veri, concreti, vivi che meriterebbero emulazione ma forse non avrebbero la stessa presa emotiva di quelli fantastici della società mediatica.

   Proporre la figura del Corsaro Nero non significa esaltare lo spirito drammatico di vendetta portato all’esasperazione sino al sacrificio della donna amata, ma comprendere lo spirito cavalieresco dell’onore, della fedeltà al giuramento anche se, come si legge negli atti del Convegno nella relazione di Claudio Gallo e Caterina Lombardo, citando Roberta Fioraso «l’eroe salgariano è fondamentalmente un vinto ...  La vera vittoria sarebbe l’annientamento del nemico e il possesso della donna amata. Ma questa completa vittoria l’eroe salgariano non la raggiungerà mai per un semplice motivo: la donna e la guerra, l’eros e l’amicizia, l’amore e la violenza, il sangue e le lacrime si escludono a vicenda».

    Peraltro, Salgari, nell’inventarsi i personaggi non si è mai posto l’obiettivo pedagogico e la fortuna delle sue opere sta proprio nell’essersi volontariamente collocato fuori del filone lacrimoso della letteratura del suo tempo.

    Nel Corsaro Nero emerge l’amore per il mare, anche spesso colto nelle sue manifestazioni teatralmente drammatiche, un mare che «sfolgoreggiava sempre intorno alla nave, rumoreggiando sordamente contro i neri fianchi e frangendosi contro l’alta prora».

    In altri tempi il Corsaro sarebbe stato proposto per il San Segundin d’argento per aver contribuito alla diffusione del nome di Ventimiglia nel mondo.

    Oggi c’è qualcosa di più significativo del monumento ad un protagonista con lo sguardo perso nell’orizzonte, quello del nostro mare ?

                                                                                                                       Ovidio Bosio      da: LA VOCE INTEMELIA anno LX  n. 6  -  giugno 2005