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CONVEGNO MUNEGASCU

A ROMA

 

 

Conoscenza e insegnamento

delle lingue “nostre”

Riunione congiunta a Roma, all’ambasciata del Principato di Monaco, dell’«Académie des langues dialectales» e dell’Associazione per l’insegnamento delle lingue regionali. Illustrata, fra l’altro, l’esperienza del corso di dialettologia all’UNITRE Intemelia

a cura di Renzo VILLA 1989

 

    Presieduto da M. René Novella, nella doppia veste di ambasciatore del Principato di Monaco in Italia e di presidente dell’Académie des langues dia­lectales, si è svolto a Roma un convegno su «l’enseignement de “nos” langues à l’école».

    All’incontro, che ha avuto luogo nella sede dell’ambasciata, ai primi di maggio, hanno partecipato sia i membri dell’Accademia monegasca che quelli dell’A.I.U.L.R.E., l’associazione internazionale per l’insegnamento delle lingue regionali a scuola, di cui è presidente Jean Van Crombrugge, direttore onorario dell’Institut Pédagogique di Liegi, città che era rappresentata ufficialmente da M. Alain Tison, échevìn dell’educazione nazionale. Presenti pure M.me Jacqueline Bianchi, assessore alla cultura del Comune di Monaco e il prof. Manlio Cortelazzo, direttore del Centro di studio per la dialettologia italiana, assieme al suo collega Ugo Cardinale, col quale è autore del “Dizionario di parole nuove”.

    Durante l’assemblea generale dell’Accademia, sono state prese in esame le questioni amministrative e si è proceduto all’ammissione dei nuovi membri nelle persone dei professori Dalbera, Bouvier e Robert (Francia); Xhrouet (Monaco); Ambrosi de La Spezia e Massariello Merzagora, studiosa dei dialetti lombardi (Italia).

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    Si è trattato di quattro giorni di intenso lavoro, che non ha impedito però ai convegnisti di visitare i principali monumenti della capitale, gentilmente accompagnati dall’ambasciatore Novella.

    Il tema generale della riunione riguardava, come si è detto, l’insegnamento delle lingue autoctone, limitatamente alla scuola secondaria e agli adulti.

Numerosi gli oratori intervenuti, fra i quali il presidente Crombrugge (A propos de région et de langue regionale), Fauconnier, Lefin e Dauphin (Vallonia), Pou i Vidal (Catalogna), Viani (Nizza), Salaün, Vouland e Jouveau (Provenza), Bron (Savoia), Magosei, Antognelli-Lanza, Ardisson, Mollo, Robert-Gasparotti, Salvo-Cellario (Monaco).

    Per la Liguria, all’intervento di Vito Elio Petrucci circa “La nuova realtà nel dialetto genovese”, è seguita la comunicazione di Emilio Azaretti sull’utilizzazione del teatro nell’insegnamento delle lingue locali che possono essere apprese anche dagli adulti, come hanno spiegato Payan e Berengier. Al convegno di Roma è stata pure presentata una relazione sul corso di dialettologia che si tiene da quattro anni a Ventimiglia nell’ambito dei programmi svolti dall’Università della Terza Età.

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    Spunti interessanti sono emersi dalla presentazione di una così copiosa messe di esperienze, ma­turate in situazioni tanto diverse e in territori assai lontani fra di loro. Intanto, l’insegnamento della lingua regionale non può essere disgiunto da quello della storia e della geografia locale (Compan). Inoltre, le numerose varianti, se da un lato sono un segno di vitalità e di ricchezza delle lingue regionali, dall’altro pongono dei problemi organizzativi che vanno risolti preliminarmente. Altro punto fermo: la lingua è essenzialmente vocale ed è importante che sia soprattutto parlata più che scritta ed è preoccupante il momento in cui essa tende a diventare soltanto un fatto letterario. Comunque lingua e cultura letteraria sono complementari e non possono essere dissociate (Slangen). D’altronde una lingua, per essere insegnata a scuola, deve essere prima fissata in una forma.

    Questa, in sintesi forzatamente incompleta, la ricca problematica dibattuta anche con la presentazione di materiale didattico e documentario. Ma, durante l’analisi di tutti questi aspetti, diciamo così “tecnici”, non si è mai persa di vista la situazione generale odierna, umana e linguistica, che è in rapida e radicale evoluzione.

    Nell’Europa di domani, le lingue, oggi nazionali, saranno declassate sempre più al rango di parlate regionali mentre un’unica lingua tenderà ad affermarsi e con essa le altre dovranno imparare a convivere come seconde lingue mentre i dialetti, se dovessero sopravvivere, dovranno accontentarsi del terzo posto.

    Ci stiamo avviando ineluttabilmente verso una società multirazziale e, opportunamente, qualcuno ha ricordato che a Monaco, la scuola St. Charles è frequentata da alunni di 36 nazionalità.

Ecco dunque la nuova realtà che si va preparando e con la quale l’insegnamento delle lingue autoctone - già problematico oggi - dovrà fare i conti in un futuro quanto mai prossimo.

    Giustamente, anche per implorare l’aiuto celeste, del quale vi è estremo bisogno, il convegno di Roma si è concluso con una Messa, celebrata in lingua monegasca nella sede dell’ambasciata da Mons. Franzi, con lettura di preghiere nelle varie lingue rappresentate.

    Poi, i convegnisti sono stati an­cora una volta ospiti dell’ambasciatore Novella e della sua gentile Signora per la cena di addio al ristorante “La Cannaccia”, sito nei pressi di Montecitorio e ben conosciuto dai nostri uomini politici.

LA VOCE INTEMELIA  anno XLIV  n. 6  - giugno 1989