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ALTO  MEDIOEVO  A  VENTIMIGLIA

VESCOVO

 

CONTE

Il Vescovo Claudio e  i Saraceni nella

Marca Marittima Ventimigliese

di Nino Allaria Olivieri

    I “Capitula de espeditione Corsica” presentati ai Marchesi ed ai Conti della Marca Marittima dall’Imperatore Ludovico al fine di predisporre organismi di difesa contro la crescente invasione dei Saraceni arroccati nell’isola della Corsica, traggono origine da alcune lettere del vescovo di Torino Claudio, presidente della Marca di Susa e di quella Marittima.

    In due lettere Claudio relaziona sulla sua insicurezza nelle missioni “quale controllore delle terre invase da quei perfidi sarraceni, li quali dalla Corsica, notte e mane favorevoli, assediano le genti mie da Albenga a Ventimiglia”. L’anno 815 (Epistula 5 pag. 60 Claudius) scrive: “ad ogni mezza primavera, procedendo armato di pergamene e portando parimente le armi, mi porto alle guardie notturne marittime, di notte brandendo la spada e di giorno i libri e il calamaio, contro gli Agariani e i Mauri ...”

    Al pari di Claudio anche il vescovo di Asti, Roerio (815-817) scende alla Riviera Ligure da Albenga a Savona contro le invasioni saracene; dovrà difendere Savona e sulla via del ritorno troverà la morte.

    La presenza armata di due vescovi, fuori sede, con seguito di armati, pone non pochi interrogativi del tutto giustificati, ma che trovano naturale soluzione, non dimenticando che oltre ad essere vescovi erano per investitura dell’Imperatore Carlomagno insigniti del potere marchionale sulle terre di loro giurisdizione ecclesiastica.

    Claudio e Roerio agivano quali detentori di potere politico per fedeltà all’imperatore, cui giurarono sottomissione e di “Fare armata con il clero loro sottoposto a conservazione delle terre loro assegnate: contro tanta ingiunzione il Papa Pasquale I e il di lui successore, Adriano IV, emisero decreti proibendo il fare armata”. Mentre molti Vescovi Conti sottostettero alle ordinanze papali, alcuni e tra questi il Vescovo Claudio, disattesero il tutto, interessati più ai benefici terrieri che al bene delle anime.

    Un cronista, Raimondo Turco, nel suo “Memoriale”, datato ai primi anni del secolo IX, giustifica l’operato sia del Claudio che del Roerio:”a tanti mali essendo i nostri re in Francia e non provvedendo, i Vescovi d’Asti e di Torino, nella cui diocesi erano i luoghi infestati dai Sarraceni cominciarono a esortare le città loro e i popoli, affinché organizzassero un esercito e contro loro combattere, offrendo se stessi per Condottieri e Duci”. Di fatto i Saraceni, discendendo dal Colle di Tenda, depredavano ogni cosa e gli uomini, uccidendo principalmente persone religiose. Se non si riscontrano notizie sulla consistenza degli uomini in armi e su di un presumibile piano di accordata azione difensiva, il vescovo Claudio ricorda “che di notte saliva con gli armati buona guardia sul litorale marittimo e che di giorno si dilettava in studi biblici: “Acie accuruit, neque magis calamo quam gladio studuit”.

    Vari studiosi, e tra questi il Formentini (Genova), asseriscono che Claudio era alle scolte presso la città di Ventimiglia. L’affermazione è quanto mai accettabile: gli anni 816-818 sono gli anni della massiccia presenza dei Mauri sulle coste della marca marittima occidentale; anni in cui Ventimiglia fu invasa e data alle fiamme.

    Depredati i raccolti delle Valli, i Mauri si accamparono sul monte soprastante la città (le Maure) e negli anfratti rocciosi sopra Roverino; ne resta un vago ricordo: la Barma degli Arabi.

 

Ma  chi  era  Claudio ?

    Abbiamo detto di un vescovo Claudio: ma chi era questo Claudio, difensore delle nostre terre ? Spagnuolo di origine, discepolo del vescovo Felice di Urgel (iconoclasta e adozionista) con alcuni scritti sulla Bibbia e con la sua scaltra condotta di servilismo alla corte di Lodovico il Pio, era riuscito ad ottenere dall’imperatore la nomina a vescovo di Torino e l’investitura alla presidenza imperiale della marca di Susa. Fin dalla prima visita che fece alla diocesi spezzò ogni croce, atterrò ogni statua e calpestò ogni immagine: il suo operato da iconoclasta fu di tanto orrore che egli stesso scriverà: “fui fatto obbrobrio ai vicini miei, ed orrore a quei che mi conoscevano, tanto che quei che mi vedevano, non solo mi deridevano, ma eziandio l’un l’altro ci mostravano adito”.

    Ma più esecrando fu egli per aver imposto un concilio in Parigi cui intervennero molti vescovi iconoclasti: l’Imperatore fece condannare gli scritti di Claudio; li inviò ai sapienti del regno per confutarli; nomi eccelsi: Giona, vescovo di Orleans, Egobardo di Lione, Valfredo il Losco, entrarono in questo onorevole arengo: Claudio cadde in disgrazia presso la Corte; fu destituito dall’episcopato pur conservando il governo comitale sulla Marca marittima.

    Alcuni autori vollero che Claudio durante la permanenza in Ventimiglia si accasasse con una donna del luogo. Non era raro che vescovi e preti prendessero moglie. Ebbe due figli: il primogenito fu Antonio cui lasciò la Presidenza Imperiale delle Alpi Marittime; il secondogenito fu Bonifacio a cui, divisa la Marca, assegnò la parte a mare, terra di origine materna. Bonifacio si accasò in Ventimiglia, costruì un castello prospiciente il corso del Roia; fuori le mura edificò una Cappella, che eresse a sua sepoltura.

    Le incursioni saracene e i mille pericoli gli consigliarono un posto più sicuro.

 

    Alle spalle del Golfo Ventimigliese in posizione elevata ma prospiciente il mare, in zona denominata Paladino, fece sorgere un turrito castello che nella storia verrà denominato “Castrum Sepulcri”.

    Forse supposizione. Se documenti di provata e accertata autenticità potranno confermare una verità storica si potrà in avvenire conoscere l’origine dei Conti di Ventimiglia.

 

(Claudius Taurinensis episcopus) Biblioteca opere di religione - Vol. 8

Corso storia eccles. Salzano - Roma 1861

Atto di Carlo Magno al vescovo Claudio - Vol. CIV pag. 535 - Mugme.

LA VOCE INTEMELIA anno LIV n. 3  - marzo 1999

anno LIV n. 4  - aprile  1999

 815   Claudio Clemente, vescovo di Torino presidiava la costa ligure da Albenga a Ventimiglia, conducendo armata con il clero a lui sottoposto, a conservazione delle terre a lui assegnate dall’imperatore Ludovico il Pio.

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A primavera, scendeva la Val Roia, con la propria armata di clero e monaci guerrieri, stabilendosi in Ventimiglia fino all’autunno; attendendo a contrastare le incursioni Saracene, attive soprattutto in quella stagione. Dovrebbe esser certo che fosse ospitato nella rocca medievale, arroccata sullo “Scögliu”, benché la Chiesa Grande potesse operare ancora nella Città Nervina, l’antica Albintimilium, alle pendici di Collasgarba; ormai quasi disabitata. Certo è che, ancora nel XIX secolo, il sito chiamato Città Nervina, alla foce del Nervia, apparteneva da tempo immemorabile alla mensa vescovile ed ai canonici della cattedrale; infatti, i re goti, longobardi, franchi e italiani, che si tenevano quali successori dei diritti imperiali, erano soliti assegnare a quei corpi morali tutti quei beni, che per l’abbandono dei possessori, erano caduti di diritto in dominio del fisco. (G. Rossi Storia ... pag. 11)

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 817   Roerio, vescovo di Asti, condusse armata lungo la Riviera ligure, da Albenga a Savona, per difenderle dagli sbarchi dei saraceni, che avevano stanza in Corsica. Nel tornare verso la sua cattedra in Asti, trovava la morte.

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Raimondo Turco, cronista del tempo, nei primi anni del IX secolo, nel suo “Memoriale”, giustificava l’operato di Claudio e di Roerio: “a tanti mali essendo i nostri re in Francia e non provvedendo, i Vescovi d’Asti e di Torino, nelle cui diocesi erano i luoghi infestati dai Sarraceni, cominciarono a esortare le città loro e i popoli affinchè organizzassero un esercito e contro loro combattere, offrendo se stessi per Condottieri e Duci”.

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 824   Il vescovo intemelio destinava maestri nell’episcopio, a favore dei giovani studenti.

 825   Un capitolare, emesso in quell’anno, invitava “in Taurinis conveniant de Vintimilio, de Albingano, de Vadis de Alba” gli allievi per le scuole episcopali.

 828   Bonifacio di Toscana organizzava una deludente spedizione contro la costa africana. Si dice: conducesse militi provenzali e delle Riviere liguri.

 829   Il capitolare del Re d’Italia Lotario, assegnava a Torino gli studenti di Vighintimilio, Albenga, Vado ed Alba.

Lo storico Fabricio faceva cenno di un Poeta latino da Ventimiglia, del quale non ci è pervenuto il nome.

 831   Il vescovo intemelio sarebbe stato Giovanni II°.

 835   Papa Gregorio IV spostava la celebrazione di Ognissanti, che conciliavano le Lemuria latine del 13 maggio, verso il primo novembre, capodanno celtico.

 838   I Saraceni mettevano a sacco Marsiglia.

 839   Moriva Claudio Clemente, che era stato vescovo di Torino ed amministratore imperiale della Marca di Susa e per qualche autore pare fosse investito anche della Marca delle Alpi Marittime.

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Il titolo di marchio veniva assegnato al capo della marca, ponendolo su un piano di parità, al disopra dei conti, con il dux, titolo poco considerato dai Carolingi dopo la loro lotta contro i duchi/princeps. Nel collegare le marche ai regna che aveva creato intorno al nucleo franco dei tre regna, Carlo Magno legò doppiamente questi regna periferici al governo centrale dell’Impero, mettendo i responsabili delle marche di confine al diretto contatto col potere centrale. In autunno i marchiones dovevano infatti riunirsi con l’Imperatore per deliberare sulle campagne dell’anno successivo, come ci insegna il De ordine palatii di Icmaro di Reims. (144  - K.F. Werner  - Nascita della nobiltà  - Einaudi  - Torino 2000)  Allaria Olivieri desume notizie su Claudio da opere di religione (volume 8 della Biblioteca O.R. e Corso di storia ecclesiastica  - Salzano Roma 1861) e dall’atto di Carlo Magno al vescovo Claudio (volume CIV pag 535 Mugme). Alcuni autori vollero che Claudio si accasasse a Ventimiglia, con una nobile del luogo, dalla quale ebbe due figli, il primogenito fu Antonio cui lasciò la Presidenza Imperiale di Susa e delle Alpi Marittime; il secondogenito fu Bonifacio a cui assegnò la parte a mare della Marca, dividendola nella Contea di Ventimiglia, terra che Claudio aveva assunto per matrimonio. Venuto in possesso delle terre materne, Bonifacio si insediò in Ventimiglia, costruendo un castello sul colle prospiciente alla destra della Roia ed una cappella fortificata che eresse a sua sepoltura. Tale cappella sarebbe da ricercare a Castrum Sepulcri, sui monti del retroterra ventimigliese, in luogo che era prima chiamato Paladino, dopo la costruzione del castro verrà conosciuto come Seborga.

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850  Incursioni e devastazioni saracene, in Provenza.

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Oltre che possedere il controllo del mare, da dove giungevano di sorpresa sulle coste, i Saraceni avevano posto delle guarnigioni sui percorsi di crinale più frequentati, dove controllavano i commerci e da dove partivano per rapide scorribande lungo le vallate. Avevano sotto controllo il Colle di Tenda, il passo dello Strafurcu e quello di Muratone.

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861  Flotte di pirati normanni, circumnavigata la Spagna aggredirono la Provenza ed i paesi costieri mediterranei, fino a Pisa, con tutta la Toscana.

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Per far fronte alle scorrerie scandinave, Carlo il Calvo adottava utili misure di fortificazione, ma soprattutto elaborava una strategia difensiva, affidando a persone efficienti le zone più minacciate. Egli realizzò dei “grandi comandi” in sostanza una ricomposizione delle Marche confinarie, che dovevano tenere conto dei nuovi confini, indicati dagli obbiettivi delle scorrerie. Tra queste marche risultavano anche la Provenza e la Toscana, insediate allo scopo di difendere il litorale ligure-catalano.

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863  Il vescovo intemelio poteva essere Giocondo II.