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La Brigue - A.M.

IL FONTANO, PRESSO BRIGA

    “U Funtan”, le sette polle del Fontano di Briga, già frequentate nell’Alta Antichità, sono il sito più rappresentativo riservato al culto delle acque, nel territorio intemelio. Le proprietà lustrali di quelle sorgenti sono state offuscate dalla bellezza e dalla particolarità sprigionata dagli affreschi, dipinti dal Canavesio sui muri della “Cappella Sistina” delle Alpi Marittime.

 

    In Alta Val Roia, la famosa chiesa di N.S. del Fontano, oggi N.D. des Fontaines, nei pressi di Briga, all’interno della Val Levenza, nel tratto finale del Vallone di Monte Nero, è visitata da moltissime persone, che sono interessate alla visione del ciclo di affreschi, realizzati dal pittore pinerolese Giovanni Canavesio, il quale concluse quel lavoro il 12 ottobre 1492, la data fatidica della scoperta del Nuovo Mondo.1

    L’edificazione e la raffinata decorazione di quel santuario sono state volute da Margherita del Carretto, in ricordo del marito Onorato Lascàris, conte di Tenda, morto avvelenato il 4 febbraio 1474, sollecitata altresì dal Collegio di Tenda, preoccupato del perdurare, in quel luogo speciale, della frequentazione legata al culto delle acque, che fin dall’antichità attraeva molte persone, non solo dal circondario. Erano tempi nei quali la “Inquisizione” cominciava a produrre i suoi effetti, quindi, anche nobiltà e clero dovevano essere attenti, nell’interrompere le superstizioni popolari.2

    Ancora ai nostri giorni, quel luogo, nel Vallone di Monte Nero, esercita un’attrazione misteriosa, esaurita dalla maggior parte dei visitatori con l’assimilazione della prodiga esibizione degli affreschi canavesani. Chi dovesse approfondire la visita, con l’osservazione dello stupendo territorio che contiene il santuario, riuscirebbe a scoprire la reale attrattiva del luogo.

    Sul fondo del vallone, sgorgano ben sette polle d’acqua purissima, vero tesoro per la sacralità del luogo; perché queste acque hanno del prodigioso; infatti, nel volgere delle stagioni, ci si può trovare in presenza del momento che alcune cambino la loro temperatura, in modo inatteso. Ci si può trovare di fronte all’arresto improvviso, completo e generale di tutte le sorgenti o, come accade in primavera, a constatarne il cambiamento del loro sapore.
    Sono fenomeni che si ripetono in modo costante, determinando una delle ragioni, che hanno indirizzato gli uomini dell’antichità a prediligere questo sperduto cantuccio montano quale luogo di raduno e di devozione, irrobustito dalla sacralità delle acque, sorgenti ad un’altitudine di 850 metri s.l.m., circondato da alte vette, che superano i di molto i duemila metri e sono ricoperte da fitte foreste di slanciati larici.

    Fin dall’antichità, era affermata la consuetudine di frequentare le acque miracolose di Briga, bagnandosi nelle “Tre Piscine”, grossolani contenitori oggi accolti dalle fondazioni del santuario, che permettevano l’immersione di cospicui flussi di ospiti.3

    Nel recente passato, in assenza di sulfamidici e di antibiotici, in quelle acque si curavano le malattie della pelle e degli occhi. Dalla sorgente che sgorga più dappresso al santuario, nei primi giorni di primavera, nelle ore attorno al mezzogiorno, l’acqua assume, all’improvviso, un leggero gusto di formalina. 

 

NOTE:

 1) Per la valenza artistica del complesso di affreschi, la chiesa di N.S. del Fontano è conosciuta anche come la Cappella Sistina delle Alpi Marittime.

 2) Nel 1497, cesserà di manifestarsi la fuoriuscita dell’acqua lustrale, ritenuta miracolosa, dalla stella a sette punte, scolpita sul pilastro sinistro del trecentesco portale, nella Cattedrale di Ventimiglia.

 3) Nel 1947, l’abate Jean, primo curato della Briga, divenuta francese, in un suo libro su Notre-Dame des Fontaines, fa menzione di aver trovato delle vecchie monete d’epoca romana, nelle vicinanze delle vasche rituali, che pare fossero intitolate ad una divinità femminile nera.

      A Levante del sito dove si trova il “Fontano”, coi suoi 2201 metri di altitudine, il Monte Saccarello segna la displuviale tra la Valle Levenza, e la Vallata del Tanarello; quindi tra il bacino imbrifero del Fiume Roia e quello del Fiume Tanaro, rivolto verso il Basso Piemonte, fino a raggiungere il Fiume Po.

 

 

TANARdivinità intemelia

    Tanar avrebbe potuto essere il dio del fuoco per gli antichi Intemelii, giacché “tan” ha il significato di fuoco, nei termini a noi noti dell’antica lingua preromana, ma poteva anche rappresentare la divinità che sovrintendeva al fulmine, provocatore del fuoco.

    Nella toponomastica intemelia Tanar è presente con l’idronomo di “Tanaro”, l’affluente del Po che nasce alle falde del Monte Saccarello e col nome del sito che oggi contiene il lago artificiale nei pressi dei monti Toraggio e Pietravecchia, sopra Pigna, il poggio chiamato “Tanarda”, non certo legato alle numerose grotte presenti, constatando che la grotta per gli intemelii suona “barma”.

    Due toponimi, territorialmente molto vicini, posti nel cuore del territorio che un tempo è stato abitato dalle tribù intemelie, in un ambiente montano, assai facile allo scatenarsi del fulmine, seguito dal relativo fuoco.

    Nel dialetto intemelio la glossa TANARDU, con il femminile TANARDA, ha il significato di: cocciuto, caparbio, ostinato, testone, il quale mostra queste sue anomalie dietro un comportamento distolto.

    La nostra divinità potrebbe aver influito sul significato attuale di TANARDU, in considerazione alla pertinacia del fulmine nel ripetersi, sempre più terrificante, anche dopo le insistenti implorazioni del popolo impaurito.

L.M.

LA VOCE INTEMELIA  anno LV  n. 9  -  settembre 2000

 Tànaro. Associabile al teonimo britannico Tanaro e al gallico Taranus (variante Taranis) temporale, tuono, dio del temporale < Toranus < Tonarus; cfr. antico irlandese < torann : temporale. Oppure da una radice prelatina idronimica tan-, riscontrabile anche nel nome del Tanagro, fiume campano, e in altri idronimi [Costanzo Garancini (1975): p. 98]. A. Falileyev lo accosta al poleonimo Tannetum (oggi Taneto) senza suggerire però alcuna etimologia specifica (una probabile derivazione da tanno- quercia, forse). Attestazioni: Tanarum (Plinio, N. H. III, 16, 117), Tanarus (808), Tanagrus (X-XI sec.), Tanager (1213).

  

LAGU PIGU E FUNTANA D’A ROTA

    Sul territorio intemelio, è assai definita la propensione allo sgorgare di acque in possesso di particolari valori. Sulla direttiva latitudinale verso Sud, a partire dal Fontano di Briga, si incontra la fonte solforosa del Lagu Pigu, presso Pigna, in Alta Val Nervia, oggi sede di un raffinato stabilimento termale.

    Nella parte media della stessa valle si trova la fonte solforosa del “Cantello”, presso Isolabona; infine, sulle estreme pendici del Montenero, a bordo mare presso Bordighera, sgorga la fonte solforosa della “Rota”.

    Tutte queste fonti sono presidiate da un importante santuario, N.S. di Nogaredo per la fonte di Pigna, le rovine dell’antichissima chiesa di San Peiru, per Isolabona e la chiesa di N.S. della Ruota, per il convento presso Bordighera.