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 VENTIMIGLIA

 

Piano regolatore della città 1888

 

      Negli ultimi decenni dell’Ottocento, colla cessione di Nizza alla Francia, Ventimiglia è ormai a tutti gli effetti città di frontiera. La parte Bassa soprattutto, non più solo Sestiere Sant’Agostino, diventa promettente zona, ove sorgono nuove costruzioni e commerci, ove il passeggero che vi giunge, a mezzo ferrovia o carrozza, prima di proseguire verso gli allettanti centri della vicina Provenza, deve poter trovare confortevole sosta.

      Per questo estremo lembo occidentale di territorio italiano è tutto un avvenire che si annuncia ricco di promesse: aspettative che si dovrebbero realizzare colla costruzione della linea ferroviaria Ventimiglia-Cuneo e quella di un capiente porto, luogo di approdo per le varie imbarcazioni che, sulle nostre spiagge, caricano e scaricano ogni sorta di merci. È quindi ormai necessario per l’Amministrazione cittadina impegnarsi a varare un adeguato Piano Regolatore che disciplini questa emergente città: il primo di cui abbiamo notizia.

      E, nel 1888, se ne assume il compito l’Ing. Civico Zanolli, che, diligente, come sempre, lo redige, corredato da dovute ed esaurienti spiegazioni. È un Piano che riguarda in modo particolare la zona che si estende alla riva sinistra del Roia, ove traccia nuove strade e la Passeggiata a Mare, individua luoghi atti a costruirvi piazze e creare un Giardino Pubblico; ma non dimentica la parte a destra del fiume, oltre il ponte, dove una larga piazza potrebbe ospitare il mercato del bestiame e dove necessita allargare, drasticamente, la strada che conduce alla Marina. Anche per la “Vecchia Ventimiglia” non mancano suggerimenti per innovazioni e migliorie.

Vediamo, quindi, qui di seguito i punti più importanti di questo progetto.

 

“Prima di tutto dirò che la Zona circoscritta dal Mare, dal Torrente Nervia, dal Fiume Roja e dalla Ferrovia (circa mq 600.000) ho creduto scomporla in due parti, l’una destinata ad un prossimo sviluppo e l’altra ad un più lontano. Sulla prima, limitata dal Roja e dal Rio San Secondo, ho tracciato un’intera rete di Strade con piazze, costituenti il Piano di Ampliamento propriamente detto.

Nella seconda parte che comprende la ridente Regione delle Asse, ho indicato con linee punteggiate le Strade che dovrebbero in seguito attraversarla, le quali saranno oggetto di apposito studio. Base dell’operazione, come era naturale, è l’Asse della Strada d’accesso alla Stazione, che prolungata verso mare, fissa l’andamento dell’arteria principale, dalla quale nel senso longitudinale e normalmente alla stessa si staccano altre due strade, le quali a loro volta vengono intersecate da quelle partenti dalla via Aprosio. Scomponendo così questa Zona in tante aree regolari delle quali una verrebbe destinata ad uso di piazza pubblica, quella poligonale corrispondente al vertice dell’angolo formato dai Viali a Mare e lungo il Roja, riesce opportuna per la formazione del Giardino Pubblico, e le altre resterebbero per la fabbricazione.

Del terreno di proprietà Comunale, sito di fronte alla Caserma dei Carabinieri ed alle Scuole Elementari viene formata una piazzetta, onde questi due fabbricati pubblici non restino coperti da altri.

L’attuale Via Aprosio verrebbe sistemata, allargandola nel tratto compreso fra la piazza della Chiesa ed il Rio San Secondo, e coll’arretramento della Casa Pistone e delle altre più sopra. Nel tratto poi fra la Strada di accesso alla Stazione e Casa Soleri verrebbe portata allo stesso livello di Via Cavour, formando in tal guisa delle due una sola Strada spaziosa alla quale si potrà comodamente accedervi dalla Via Cavour e dalle altre trasversali. L’attuale argine lungo il Roja viene trasformato in ampio Viale erborato che, prolungato lungo la spiaggia del mare va a raccordarsi con questa mediante rampa al Rio San Secondo, creando così una salubre ed amena passeggiata alla quale si accederebbe all’estremità a Nord a mezzo della traversa progettata in fianco della Casa Rondelli. L’ampiamento delle descritte Strade resta divisa in tre Categorie, la principale sul prolungamento di quella della Stazione ha la larghezza di metri 22, le seconde di metri 15 e le terze di metri 12.

Era anche necessario fissare l’ubicazione del nuovo Ammazzatoio che rivestisse i requisiti voluti dall’esercizio di tale stabilimento. Meglio di ogni altra corrisponde la località indicata dal Piano, poiché mentre trovasi in luogo appartato, ha varie e facili vie d’accesso ed essendo attraversato dalla Gora Orengo, resta provvista abbondantemente d’acqua perenne.

Nella Zona a destra del Roja ho indicato una piazza a monte del Ponte, la quale con vantaggio potrà essere destinata ad uso di Mercato del Bestiame.

L’unica strada che da questo lato conduce al mare viene in vari punti allargata, onde possa meglio corrispondere alle eventuali maggiori esigenze commerciali e l’antica Torre ivi esistente verrebbe demolita assieme alla casetta addossatavi, aggregando l’area di questa a quella esistente a Sud fra le due strade e risultando così una comoda piazzetta di ricambio, necessaria al movimento di va e vieni dei veicoli che si recano alla spiaggia di approdo, quale movimento sarà maggiore quando il futuro e progettato Porto fosse divenuto un fatto compiuto.

Ora, salendo nella Vecchia Ventimiglia, prima di ogni cosa ho indicato la sistemazione del Capo, in conformità del Progetto in corso per l’impianto in questa salubre posizione dell’Edificio Scolastico. Ho pure indicato con tinta gialla le Case da abbattersi, sia a causa della loro vetustà che per la necessità di promuovere in quel quartiere una maggiore areazione”.

 

Piano Regolatore firmato dall’ing. Zanolli il 25 maggio 1888

ed approvato con decreto prefettizio l’11 luglio stesso anno.

 

 

 

Passeranno anni prima di vedere realizzato il Giardino Pubblico,


passeranno secoli prima che Ventimiglia possa vantare di avere un Porto,


ma per fortuna la Torre di Porta Marina non venne mai demolita.

 

Marisa De Vincenti   VENTIMIGLIA COM’ERA Una manciata d’immagini e notizie   ALZANI - Pinerolo 2012

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MERCATO DEI FIORI - 1920

 

      Quello che è oggi il nostro mercato ortofrutticolo è stato un tempo Mercato dei Fiori. La sua struttura vanta circa novant'anni, è stato modificato, ripulito ed abbellito, ma ora necessita di seri interventi.

      Della sua costruzione, abbiamo trovato negli Archivi la relazione che, il 18 settembre 1920, il Commissario Montecchi lesse al Consiglio Comunale e che ci permettiamo di riferire, per curiosità, ai nostri lettori, pensando di fare loro cosa gradita.

      «Per il Mercato dei Fiori con voto quasi unanime, si era già deliberato nel maggio 1915 la scelta dell'area, proprietà del Comm. Cecil Hanbury, per la costruzione, ma il disaccordo fra le parti, su alcune condizioni del contratto ne rimandarono la conclusione.

       Ripresa la trattativa, il 12 febbraio venne firmato il compromesso ed il 12 giugno, ottenute le superiori approvazioni, venne redatto il pubblico atto col ministero del notaio Rolando. Prezzo convenuto £ 50 mila, da pagarsi in 15 annualità a partire dal 1921, con quota fissa costante di £ 4.815 comprendente capitale più interesse in misura del 5%.

       Con una specie di referendum, tenutosi nella Sala degli Esercenti al locale Politeama, si decise con voto unanime la necessità di copertura del Mercato e numerosi presenti si presentarono per finanziare il Comune, in caso che questi fosse venuto alla determinazione di emettere obbligazioni fruttifere.

       L'esecuzione di detti lavori fu affidata al progettista, scelto fra altri, Ing. E. Carrera di Genova.

      Si è quindi deliberato l'emissione di obbligazioni da £ 500, ammortizzabili in 25 anni e fruttifere il 5,50% netto. Inoltre, non volendo portare alcun aggravio al bilancio, per realizzare questa opera, che viene da taluni giudicata voluttuaria, si è deliberato l'aumento delle tasse di posteggio, raddoppiando, per quanto riguarda la frutta e quadruplicandole per quanto riguarda i fiori».

      Su tutto, vorremmo si salvasse la costruzione che, per tanti anni, è stata orgogliosa testimonianza di quella che era la Città dei Fiori.

      Marisa De Vincenti Amalberti  LA VOCE INTEMELIA anno LXVIII n. 2 - febbraio 2013