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ALLORA  ERA

UN  LIBRO  DA SCRIVERE

    Dal 1970, la Battaglia veniva sospesa in attesa di finanziamenti. Ancora dodici anni più tardi non sembra potersi riavviare, così, spronato dall’intraprendente Danilo Gnech, il DOPOLAVORO FERROVIARIO di Ventimiglia aveva deciso di raccogliere i materiali per allestire una mostra, che fosse di sprone alla ripartenza, mentre sarebbe servita certamente per scrivere il libro di storia della manifestazione.

    Nei primi giorni del 1984, la mostra apre i battenti, mentre il Consiglio Comunale decideva di riprendere la Battaglia il 24 giugno. Lo sprone era riuscito, ma intanto i materiali saranno conservati, mentre si lavorerà al libro, che vedrà la luce nel 1987, quando già da due anni la Battaglia è nuovamente sospesa.

 

Articoli “VOCE” apparsi nel 1984, anno di ripresa

 

1984  UN  LIBRO  ANCORA  TUTTO  DA  SCRIVERE

La “BATTAGLIA” di Ventimiglia

Una grande  allegoria  floreale  fra mito,  storia  e  cronaca

    La leggenda della “Battaglia” di Ventimiglia, come tutti i miti, affonda le sue radici nella notte dei tempi e a noi, posteri, non resta che brancolare nel buio ogni qual volta andiamo alla ricerca di quando, come e perché essa nacque.

    Del resto, la sua storia attende ancora di essere scritta e la numerazione delle edizioni, che dovrebbe aiutarci a ricostruirne la cronologia, è considerata del tutto incerta.

    E certamente il copioso materiale esposto alla Mostra Retrospettiva, organizzata dal Dopolavoro Ferroviario e dalla “Cumpagnia d’i Ventemigliusi” potrà costituire, per i futuri storici della “Battaglia”, un fondo insostituibile di documentazione.

    Infatti, benché la nostra “Battaglia” risalga a non più di settantacinque anni fa, oggi come oggi, riesce sommamente difficile stabilire delle date certe, ricavare delle notizie sicure sulle prime pionieristiche edizioni che furono certamente improntate allo spontaneismo popolare, a cominciare da quella, mitica, del 1909, agli albori della floricoltura.

    Un dato può essere tenuto certo: anche se, col passare dei decenni, i ventimigliesi portarono la “Battaglia” a livelli eccelsi di perfezione tecnico-artistica, essi non furono gli inventori della manifestazione.

    E ciò per un fattore storico-economico ad essa strettamente legato: la floricoltura, che sorse e si sviluppò dapprima - come, d’altra parte, il turismo - sulla vicina Costa Azzurra da dove, in seguito, si diffuse nella nostra zona.

    Già sul finire del secolo scorso, a Cannes, Nizza e Montecarlo, si svolgevano -per lo più nel periodo di carnevale - eleganti sfilate di carrozze infiorate, organizzate dai proprietari degli alberghi per offrire un divertimento ai clienti che, all’epoca, erano, per la maggior parte, inglesi.

    In ogni caso, sia sulla Costa Azzurra prima, che da noi dopo, la “Battaglia” fu la conseguenza di una superproduzione floricola che si verificava ogni anno nel periodo primaverile.

    La fantasia popolare trovò il modo di utilizzare, a scopi ludico-pittoreschi, l’abbondanza di fiori che la cornucopia della natura riversava sulla nostra terra e che non trovava, ad un certo punto, più sbocco commerciale sui mercati.

    A voler vedere la cosa da un punto di vista filosofico, si può dire che le due categorie crociane dell’economia e dell’estetica abbiano determinato la nascita della “Battaglia”, sull’onda dell’euforia floreale che, ogni anno, contagiava i coltivatori e i turisti.

*  *  *  *

    Sia nel nizzardo che da noi, le prime leggendarie edizioni della “Battaglia” furono, come si è detto, manifestazioni di stile naif. Si trattava di sfilate di carrozze e calessi, infiorati bonariamente e sommariamente, secondo l’estro dei “carristi” che potevano essere una singola persona, un nucleo familiare o un gruppo di amici buontemponi.

    Col primo timidissimo diffondersi dell’automobile, fra i veicoli a trazione animale, poteva comparire anche qualche autovettura dell’epoca, infiorata anch’essa sulla carrozzeria e sulle ruote.

    Non vi erano, in pratica, regole ne percorsi fissi da seguire e i carri infiorati giravano liberamente per le vie della città fra l’entusiasmo popolare che andava crescendo di anno in anno.

    A Ventimiglia, la “Battaglia” - con il patrocinio dell’Associazione degli Esercenti - comincia a diventare una manifestazione ufficiale all’inizio degli Anni Venti. Si ha notizia di una edizione, svoltasi proprio nel 1920, con ben settantadue veicoli infiorati.

    Nel 1922, la manifestazione ebbe luogo in ottobre, in occasione della inaugurazione del nuovo Mercato dei Fiori, a sottolineare la stretta connessione e interdipendenza fra produzione floricola e “Battaglia”.

    Nel 1923, i carri furono “soltanto” una cinquantina, ma di dimensioni maggiori di quelli che avevano sfilato negli anni precedenti e su molti di essi cominciarono a comparire le prime allegorie infiorate a mosaico.

    Anche i soggetti dei carri meriterebbero un lungo e approfondito discorso. Mentre, agli inizi, riflettevano principalmente fatti ed aspetti della realtà locale, col passare degli anni, l’interesse e la fantasia dei carristi si andava rivolgendo sempre più verso soggetti esotici, prevalentemente orientali. Evidentemente la “Battaglia” trovava, nel fascino dell’Oriente, temi congeniali al suo carattere favoloso e magico.

    Così come, nel secondo dopoguerra, col diffondersi dei mezzi di comunicazione e della cultura di massa, i soggettisti dei carri cominciarono a rivolgere la loro attenzione a storie e personaggi che film (specie a cartoni animati), fumetti, canzoni, trasmissioni televisive e avvenimenti sportivi avevano reso famosi.

*  *  *  *

    Ma il periodo forse più glorioso della “Battaglia” fu quello degli Anni Trenta, che ci regalò edizioni stupende e indimenticabili, a cominciare proprio da quella del 1930, che ebbe luogo il 23 marzo.

    La “febbre” della “Battaglia”, in quegli anni, era tale che, per ogni edizione, veniva composta e musicata una apposita canzone. Alcune delle più belle e celebri Cansun Ventemigliuse - come: Adiu Cavu, U Tran Lümassa, Legenda Ventemigliusa, Sciure e Garsune - entrarono nel repertorio popolare come inni delle “Battaglie” Anni Trenta.

    Infiniti erano i fatti di cronaca che si potrebbero raccontare come infiniti erano i problemi tecnici, economici, meteorologici e di varia altra natura che i carristi dovevano affrontare ogni anno.

    Valga, per tutti, quello del Tran-Lümassa, il carro presentato dalla Ventemigliusa nel ‘31.

    Il soggetto - che rappresentava la sgangherata vettura n. 5 del servizio tranviario allora in funzione, trainata da una lumaca - era stato ideato con chiari intenti satirici nei confronti dell’Azienda che lo gestiva, a causa dell’esasperante lentezza con cui i tram viaggiavano sul tratto Ventimiglia - Bordighera, allora servito da questo mezzo pubblico di trasporto.

    La cosa non piacque alle autorità del tempo, timorose com’erano di ogni sia pur scherzosa forma di protesta. Venute a conoscenza del téma che il gruppo carrista avrebbe presentato e della canzone che sarebbe stata cantata, posero un pesante veto in quanto consideravano disdicevole che una istituzione pubblica, come il servizio tranviario, fosse oggetto di critica nel corso della manifestazione.

    Dopo lunghe e difficili trattative, poiché il carro era oramai pronto, lo scoglio fu superato con la stesura di una nuova canzone e facendo sfilare la lumaca su un carro separato da quello del tram.

    Ma l’intento satirico fu raggiunto egualmente: durante la “Battaglia”, si finì per cantare la canzone originale e, nel corso, la “Lumaca” precedeva il “Tram” senza che quest’ultimo ... riuscisse mai a raggiungerla.

* * * *

    Così la serie delle Battaglie continuò fino al 1938 quando bruscamente si interruppe. La pesante situazione internazionale, con le incombenti minacce di guerra, impedì che si realizzasse l’edizione del 1939.

    “Battaglie” di tutt’altro genere attendevano purtroppo Ventimiglia: la guerra con la Francia del 1940, i bombardamenti aerei, le distruzioni, gli sfollamenti. Nel volgere di poco tempo, i tragici avvenimenti di quegli anni trasformarono la “Battaglia” in un ricordo struggente del tempo passato.

    Soltanto nel 1948, la “Battaglia” rinacque con la volontà dei ventimigliesi di far risorgere la loro Città dalle rovine della guerra.

LA VOCE INTEMELIA - anno XXXIX  - n° 6  - giugno 1984

DAL LIBRO DLF 1987

Battaglia “dei fiori” o “di fiori”?

Renzo Villa

    Oltre i tanti problemi organizzativi e finanziari che la Battaglia ha sempre posto, vi è anche quello - secondario fin che si vuole, ma non del tutto trascurabile - della sua esatta denominazione. Un problema che, nel libro dedicato alla lunga storia della manifestazione, vale certamente la pena di porre sul tappeto se non altro come curiosità linguistica.

    In un trafiletto, a firma R.V., apparso nel numero di maggio 1984 de La Voce Intemelia - mensile di informazione e difesa degli interessi locali – si leggeva: «È più giusto dire “Battaglia dei Fiori” come è oramai nella consuetudine ventimigliese o “Battaglia di Fiori” ?

    Nei lontani Anni Cinquanta, il quesito fu posto, da parte del Comitato, all’allora Provveditore agli Studi di Imperia il quale non esitò a rispondere che era corretto dire “Battaglia di Fiori” in quanto il “di” (antica e sempre valida Analisi Logica alla mano !) ha, in questo caso, il valore di complemento di mezzo o strumento nel senso che la nostra battaglia la si fa, la si combatte mediante i fiori.

    Mentre, invece, la dizione “Battaglia dei Fiori” potrebbe grammaticalmente non essere esatta in quanto starebbe a significare: “battaglia che i fiori combattono fra di loro”.

    All’epoca il quesito fu posto, da alcuni giornalisti locali, anche al critico linguistico di un autorevole quotidiano nazionale che però fu di avviso contrario dichiarandosi favorevole alla forma usuale “dei fiori”.

    Non v’è dubbio che “Battaglia dei Fiori” porta con sé il sapore e il suono della parlata popolare che la mediò certamente dalle denominazioni francesi “Fète des Fleurs” e “Bataille des Fleurs” trasformandolo poi agevolmente nel dialettale “Bataglia d’ê Sciure”. Ed essendo sciure di genere femminile, il “de” dialettale può corrispondere indifferentemente all’italiano “di” o “dei”. Da qui l’italianizzazione popolare Battaglia dei Fiori e quella ufficiale Battaglia di Fiori.

    Lungi da noi, comunque, voler esprimere un giudizio definitivo sulla sottile questione che intendiamo, invece, lasciare aperta a chi, in merito, avesse qualcosa da aggiungere».

    Il mese successivo, sempre sullo stesso giornale, il direttore Emilio Azaretti rispondeva: attraverso l’articolo pubblicato di seguito a questo.

    Posti nella necessità di scegliere, i redattori di questo libro - in cui il nome della manifestazione, oltre che nel titolo, appare decine di volte - hanno preferito il “dei” della affermata tradizione orale al “di” burocratico dei documenti ufficiali.

    E ciò pur rispettando le opinioni dei singoli collaboratori, liberi di usare l’una o l’altra forma della controversa dizione.

 

 

ARTICOLO DI RICHIAMO

Che cosa significa “Battaglia di Fiori”?

Emilio Azaretti - 1984

    Mi richiamo alla questione se si debba intitolare la nostra manifestazione floreale Battaglia dei Fiori o Battaglia di Fiori, dibattuta sul numero di maggio della Voce, avendola io stesso provocata negli Anni Cinquanta.

    Non c’è dubbio che in quell’occasione avesse torto il Provveditore agli Studi di Imperia, malgrado il suo altisonante incarico, ed avesse ragione il giornalista-linguista del grande quotidiano, che se ben ricordo era il Corriere della Sera.

    Ma, si sa, a Ventimiglia, la confraternita degli analfabeti ha sempre avuto ragione ed ha preferito continuare a scrivere Battaglia di Fiori, come preferisce scrivere XXmiglia invece del banale Ventimiglia, perché fa più “in”.

    La preposizione “di” forma un complemento di specificazione e quindi Battaglia di Fiori vuol dire una Battaglia fatta di fiori, come uno stufato di maiale significa uno stufato fatto con carne di maiale. Ma, mentre uno stufato di maiale è fattibile e gustoso, una Battaglia non può essere fatta di fiori, ma soltanto di contendenti che si affrontano e i fiori non usano neanche combattersi fra loro.

    Il “di” può anche andar bene per una battaglia quando il sostantivo specificante è un toponimo senza articolo e si dice Battaglia di Legnano ed anche la Battaglia di Ventimiglia, sottintendendo dei Fiori, ma, se ha un articolo, la Battaglia della Meloria.

    Con la preposizione articolata si può invece formare uno speciale complemento dì attribuzione, attraverso una frase parzialmente sottintesa.

    Così, da Battaglia (fatta gettandosi) dei fiori, si passa a Battaglia dei Fiori e da una Battaglia (combattuta per incrementare la produzione) del grano alla famosa Battaglia del Grano degli Anni Trenta.

LA VOCE INTEMELIA  anno XXXIX   n° 6  - giugno 1984

Una Mostra Retrospettiva

al Dopolavoro Ferroviario

Rita Lorenzi - 1984

    Presso i locali del Dopolavoro Ferroviario è aperta una interessante mostra che ha come oggetto “La Battaglia di Fiori” dagli inizi fino ai nostri giorni.

    Il materiale che è esposto è di grande interesse: il pubblico può osservare dei manifesti del 1930, fotocopie di giornali che riportano notizie della manifestazione del 1922 unitamente a biglietti d’ingresso che vanno dal 1922 al 1969.

    Non mancano, fra le tante cose esposte, anche testimonianze di fatti curiosi come il “permesso di matrimonio” che “A Mar Parà” rilasciava agli associati a patto che la moglie permettesse al marito di continuare la collaborazione con il gruppo.

    Si possono vedere inoltre molte foto che si riferiscono ai carri eseguiti nei vari anni ed alle personalità di maggior rilievo che hanno contribuito a rendere famosa la manifestazione.

    Quasi la totalità del materiale fotografico esposto viene dall’archivio dello Studio Fotografico “Mariani” che si è anche occupato di provvedere alla stampa delle preziose immagini.

    Per i visitatori inoltre è a disposizione nei locali adibiti alla Mostra un video TV a circuito chiuso con film di amatori che vanno dall’anno 1959 fino al 1969, con una interessantissima presenza della “Battaglia” avvenuta nel 1930; i filmati sono trasmessi in continuazione e tutti potranno fare questo tuffo nel passato.

    La mostra è resa possibile proprio dal contributo di moltissimi privati che non hanno esitato a mettere a disposizione degli organizzatori tutto ciò che si poteva reperire sull’argomento; ad essi si è aggiunta la “Civica Biblioteca Aprosiana” che tramite il signor Carlo Canzone ha dato quanto era in possesso della Biblioteca.

    Gli organizzatori hanno veramente fatto un ottimo lavoro e meritano sicuramente di essere ringraziati da tutti i ventimigliesi che possono così ripercorrere le tappe fondamentali di un avvenimento che sempre ha avuto grande parte nel loro cuore; merita un plauso soprattutto il signor Danilo Gnech, responsabile di tutta l’organizzazione che, grazie anche alla collaborazione della Cumpagnia d’i Ventemigliusi, ha saputo unire la cura nel raccogliere tutto il materiale al buon gusto nell’averle così graziosamente esposto.

    Per la Cumpagnia, Erino Viola aveva già raccolto materiali vari e manifesti, nel 1975, tanto da allestire una mostra col titolo: “C’era una volta la Battaglia dei Fiori”, nell’atrio ingrandito del Teatro Comunale, durante tutto il gennaio 1976.

LA VOCE INTEMELIA  anno XXXIX   n° 6  - giugno 1984

 

È  ARRIVATO

IL SECONDO VOLUME

MA ANCHE LA RISTAMPA DEL PRIMO

    Dopo ventisei anni, con la Battaglia giunta faticosamente alla Cinquantesima edizione, a completamento della storia scritta nel primo volume del 1987, nei primi giorni di dicembre è arrivato in libreria il Secondo volume “Battaglia di Fiori” 1995 - 2013, che riporta la cronaca, ma soprattutto le immagini delle diciassette edizioni che non erano contenute in quel primo volume

    Entrambi i libri sono pubblicati dalla Editrice ALZANI di Pinerolo, la quale per favorire quanti iniziano o rinnovano l’abbonamento a

LA VOCE INTEMELIA

per l’anno 2014 lo riservano al prezzo lancio di copertina.

    Gli abbonamenti si ricevono anche nella

AGENZIA CAVOUR

in via Cavour  9, a Ventimiglia.