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La stella a sette punte sul

peristilio del portale, nella

Cattedrale di Ventimiglia

                                                                                                        Luigino Maccario 1999

 

IL SEGNO SCOLPITO

    Sul fronte del pilastro di levante, nel portale, all’ingresso principale della nostra cattedrale, la superficie del concio di ponente, della settima fila dal basso, è scolpita: contiene una stella a sette punte, inscritta in un cerchio.

    Si tratta d’un bassorilievo ben incavato, che misura venti centimetri di diametro, egregiamente conservato ed ottimamente restaurato. È mancante soltanto d’un piccolo frammento della circonferenza superiore, mentre alcune delle punte, in alto, sono interrotte da un solco trasversale saliente, provocato dall’usura della pietra. 1

    Tale bassorilievo è l’unico segno che ravviva la liscia parete granitica della facciata ornamentale più avanzata, la quale, in quel punto, è larga settantuno centimetri e non presenta, infatti, altri segni di scultura per tutta la sua altezza, ad esclusione di una presunta bocchetta, sul concio di levante della terza fila dal basso. Questo buco è strutturato in modo tale da poter apparire quale sbocco d’una canaletta adatta alla fuoriuscita d’acqua. 2

    Avanti che fossero portati a termine i restauri di quel manufatto, negli anni Ottanta e Novanta del XX secolo; a partire dal segno a stella, i lisci conci di pietra del grande pilastro si presentavano incrostati da detriti calcarei che pareva fossero stati rilasciati dal passaggio di abbondanti acque, in caduta.

    Infatti, attraverso le informazioni che abbiamo ricevute dagli storici locali e dalla tradizione orale, pare che, per tutto il Medioevo, da quella stella, o nei suoi pressi, nella sera di vigilia della festività dedicata all’Assunta, scaturisse un’acqua miracolosa, probabilmente derivata da qualche puteulo, celato nelle spesse mura della chiesa, o dello stesso portale. 3

    Facendo più attenzione, nel mezzo della parte mancante alla circonferenza superiore, tra la fessura che unisce il nostro concio a quello soprastante, si intravede ciò che sembra uno spiraglio voluto, marcato da sostanze tendenti al color ruggine.

    L’idea che i restauratori siano stati costretti a togliere lo scolpito mancante perché questo era stato reso eccessivamente calcareo dalla troppa acqua assorbita, si presenta veramente affascinante.

 

 

I SEGRETI DELLE CATTEDRALI

    Grazie alle interpretazioni di alcuni studiosi d’esoterismo, da tempo le cattedrali ci hanno confidato i loro segreti secolari. La superstizione che circondava queste mirabili “case di Dio” è dimostrata anche dalle numerose leggende che circolano su alcune di esse. 4

    Ogni chiesa ha una sua voce, una sua lingua di pietra parlata. Non bisogna soffermarsi a valutare, nell’architettura di una cattedrale, soltanto l’armonia incomparabile delle imponenti volte, la nobiltà delle navate o la bellezza dell’esecuzione.

    Come sostiene Fulcanelli, la cattedrale è «un insieme perfetto al quale ci si può riferire senza timore ogni volta che c’è bisogno di approfondire il pensiero degli antenati in qualsiasi campo: religioso, laico, filosofico o sociale». 5

    Questa visione della chiesa intesa come libro dei libri, architettura universale del pensiero umano, “enciclopedia” insuperata, sconcerta non poco il profano, ma pare proprio sia nella tradizione.

 

 

    Dice ancora Fulcanelli: «L’apparato, la struttura e gli ornamenti di una cattedrale emanano e riflettono, con la loro straordinaria potenza, delle sensazioni meno edificanti, uno spirito laico e, diciamo, quasi pagano».

    In questa analisi si riflette appieno la svagata constatazione che proprio l’architettura sacra, gloria del cristianesimo, è stata per secoli, o “da sempre”, il veicolo e lo scrigno della dottrina ermetica e di innumerevoli culti pagani.

    Quale esempio che collima con il nostro caso, rileviamo le conclusioni, tratte dal Maestro, nella sua inchiesta sulla cattedrale di Amiens, in Piccardia, dove indica un piccolo soggetto posto anch’esso alla sinistra del portico dedicato alla Vergine Madre.

    Nella scena si notano tre discepoli e un iniziatore che indica loro l’astro ermetico, una stella a sette punte. Un’iscrizione arcana venne incisa come motto di riconoscimento: «Sola». Per gli adepti essa rappresenta il segno caratteristico dell’Opera, l’unica sola stella (solare). 6

 

                       Eptenario acuto                                                                     Eptenario ottuso

 

EPTAGRAMMA SETTENARIO

    Il simbolo della stella a sette punte inscritta in un cerchio viene chiamato «Settenario» o «Eptagramma» ed è un segno esoterico che si collega alla sequenza primordiale che contiene: il Punto, il Cerchio, la Croce inscritta nel cerchio e la Rosa Celtica.

    Bisogna dire che l’interpretazione dell’eptagramma risulta assai più complessa di quella dei segni citati, tanto da dover fissare la data della sua realizzazione in un periodo storico assai più recente, nell’Era Antica.

    Nel nostro caso, si tratterebbe del simbolo settenario evocante i sette cieli, le sette gerarchie angeliche, che rappresentano insiemi perfetti. Se settenario è il numero dei cieli, secondo Dante è quello delle sfere planetarie, alle quali i Catari facevano corrispondere le sette arti liberali.

    Ogni sera, al termine del suo tragitto, il sole si immerge nel settimo cielo, dove abita la divinità con l’acqua fecondante che egli dispensa sotto forma di pioggia.

    Rappresentando l’ordine formato da sette elementi, il fondamento ultimo del settenario si trova iscritto nelle sette direzioni dello spazio: due contrarie per ogni dimensione più il centro, inteso nella propria corposità.

    Come modello del settenario nel trascorso temporale, la proiezione di questo ordine spaziale, composto da sei elementi dinamici, più uno statico; coincide con la settimana, dunque ai sei giorni dinamici, lavorativi, più un giorno contemplativo, dedicato alla riflessione.

    Inoltre, presso molte culture, le figure composte da sette elementi vengono vagliate assommando il tre al quattro, giacché, il tre corrisponde al numero del cielo, con l’ordine verticale nella croce a tau delle tre dimensioni spaziali; il quale è aggiunto al quattro, che rappresenta la terra, ovvero le quattro direzioni assimilabili ai punti cardinali, nelle due dimensioni del piano. Per questo, il sette è il numero sommativo del cielo e della terra.

    Quindi, l’eptagramma può rappresentare il simbolo del “Tutto”, ma di quello della totalità in movimento, ovvero il “dinamismo totale”, nella comunicazione fra mondi diversi.

    Infatti, esso raffigura: la lira cosmica, la musica delle sfere, l’armonia del mondo, l’ottava musicale, l’arcobaleno dei sette colori, le sette zone planetarie ed altro.

    Per la sua costruzione, legata alla divisione caldea del tempo, risultano basilari i pianeti e gli astri celesti conosciuti nell’antichità, quei sette corpi del cielo che avevano assunto un’entità divina.

    Questi saranno riportati nei punti di intersezione secondo la progressione del periodo siderale, su una circonferenza divisa in sette parti, mentre, i punti corrispondenti verranno uniti seguendo la successione dei giorni della settimana, così come hanno stabilito gli stessi Caldei, nell’antichità.

    Ne risulta, appunto, una figura stellare a sette punte le cui linee curve di unione saltano ciascuna due dei punti di intersezione del cerchio, per rimediare alle due dimensioni del piano.

 

 

SETTIMANA DI ASTRI E PIANETI

    Gli astri ed i pianeti allora conosciuti e divinizzati erano: il Sole, la Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno, che hanno dato il loro nome ad un giorno della settimana babilonese.

    Questa venne adottata dall’Impero romano, nel I° secolo dell’Era Volgare, quando dalle province orientali giunse a Roma una divisione del calendario legata alle fasi lunari che sostituì Kalende, None ed Idi, tanto che già nel III secolo, Dione Cassio considerava la settimana una istituzione prettamente romana. 7

    Il Cristianesimo trionfante del IV secolo stentò ad accettare i nomi «pagani» dei sette giorni laici, ma in seguito si adeguò al calendario civile con due cambiamenti. Il giorno del Sole divenne Dominicus o Dominica dies, giorno del Signore, dedicato al riposo ed alla celebrazione comunitaria, mentre quello di Saturno si chiamò Sabbatum o Sabbata, traduzione dello Shabbat ebraico.

 

 

IL CENTRO DELL’EPTAGRAMMA COME FONTE LUSTRALE

    Tornando all’eptagramma quale segno esoterico, è stabilito che il suo centro rappresenti la comunicazione tra mondi diversi, sicché quando da questo dovesse scaturire dell’acqua, come nel nostro caso, verrebbe ricordata la Nascita, nei miti e nei sogni. Starebbe ad indicare una creazione in via di realizzazione per la comunità o per il singolo uomo, con un ritorno ai centri di energia terrestri e celesti.

    La fiducia nelle virtù terapeutiche dell’acqua che sgorga risale agli antichi culti delle sorgenti ed addirittura alla preistoria. Il Cristianesimo riprese di buon grado queste tradizioni; le zone limitrofe alle fonti miracolose divennero sempre luoghi di pellegrinaggio. 8

    Queste polle d’acqua erano messe in rapporto con la Vergine Maria e spesso si credeva avessero un potere terapeutico, soprattutto sulle malattie degli occhi. I pozzi delle cattedrali riprendevano il mito della Fontana di Vita, sui bordi di quei pozzetti, sovente era era scritto: Ominis qui bibit aquam , si fidem addit, salvus erit. 9

    Ma il simbolo dell’eptagramma da cui scaturisce dell’acqua, risulta ben chiaro esaminando i significati dei Tarocchi divinatori. I precursori delle allegorie, contenute sulle lame, di quello che diventerà un passatempo, molto diffuso.
    Le basi del moderno gioco con 78 carte, costituite da 22 arcani maggiori, o Trionfi, e 56 minori, vennero foggiati dai cabalisti-alchimisti, nel XIV secolo, su ispirazione delle carte rotonde, chiamate Desvatara, portate dagli Zigani nell’Europa centrale, nel X secolo.

    Questa operazione è stata ispirata dal Gran Maestro dei Cavalieri Templari: Ugo di Payns, rientrato in Francia da Gerusalemme, dove si era impadronito dei medesimi significati simbolici, visionando le carte addotte in Medio Oriente dai Gitani, e trasformate nelle 22 lettere-numeri dell’alfabeto ebraico e della cabala. 10

    Il Gran Maestro templare, partecipò nell’occasione al Concilio di Troyes, nel gennaio dell’anno 1128, trasferendo in Europa i segreti dell’architettura ogivale, appresi con le nozioni occulte dei Maestri edili mediorientali. Nozioni indispensabili nell’edificazione delle grandi Cattedrali gotiche, costruite appunto a partire dal XII secolo.

    Gli arcani di quelle carte, assai simili ai moderni Tarocchi, servirono ai Templari, ai Cistercensi ed alle Maestranze edili, impegnate nella costruzione delle Cattedrali, per trasferire messaggi in codice, ma anche per definire il percorso iniziatico all’Ordine cavalleresco o alla Corporazione dei muratori. 11

    Dunque, per scoprire l’accezione dell’eptagramma erogatore d’acque bisogna rifarsi al diciassettesimo arcano maggiore, ovvero alla Stella dei Tarocchi.

 

 

 

LA STELLA DEI TAROCCHI

     “La Stella, diciassettesimo Trionfo dei Tarocchi, rappresenta un centro di luce, che, in astrologia corrisponde alla quinta casa dell’oroscopo. Una giovane donna nuda dai capelli biondi, ma a volte azzurri, che ricadono inanellati sulle spalle, il ginocchio sinistro a terra, tiene in ciascuna mano un vaso rosso di cui versa il contenuto blu in una specie di lago, evidentemente azzurro. 12

    Proprio sopra la testa della ragazza che senza dubbio rappresenta l’umanità, brilla una stella gialla a otto raggi. In alcune edizioni di tarocchi, l’insieme di sette stelle raggruppate attorno a una più grande richiama la costellazione delle Pleiadi.

    Nella progressione numerica delle lame, con la XVII, è la prima volta che gli astri appaiono nel Tarocco e le due figure seguenti sono la Luna ed il Sole. Fin qui l’uomo era rinchiuso nel suo universo, ora egli si mescola alla vita cosmica e si abbandona alle influenze celesti che debbono condurlo all’illuminazione mistica. 13

    Comunicazione tra mondi diversi, anima che unisce lo spirito alla materia, passaggio all’evoluzione orientata, l’arcano XVII presenta un simbolismo di creazione, di nascita, di mutazione, l’immagine dell’acqua che scorre da un vaso ricorda che la nascita, nei sogni e nei miti, si associa a immagini d’acqua o si esprime attraverso di esse.

    Come le falde freatiche, da cui nascono le sorgenti, debbono essere alimentate e rigenerate dall’acqua proveniente dal cielo, così devono essere altrettanto alimentati i cicli naturali di rigenerazione dell’uomo.

    La Stella è il mondo in formazione, il centro originale di un universo. Strettamente legata al cielo da cui essa dipende, la Stella evoca anche i misteri del sogno e della notte; per brillare di luce personale l’uomo deve inserirsi nei grandi ritmi cosmici ed armonizzarsi ad essi.

    Questo arcano con la flora e le acque, le brocche che si versano, le stelle a sette e otto raggi, rappresenta simbolicamente la creazione, ma non quella compiuta e perfetta, ma una creazione in via di realizzazione; un movimento di formazione del mondo o dell’uomo medesimo, un ritorno alle fonti acquatiche e luminose, ai centri di energia terrestri e celesti”.

 

 

LA LEGGENDA DEGLI AMANTI

    Se verifichiamo come appaia l’asse verticale sugli arcani maggiori dei tarocchi, nella loro situazione di antropocentrismo, formando un particolare cerchio con le carte, detto “Rota di Vita”, quest’asse raggiunge gli arcani VI e XVII, ovvero la Stella e l’Amante, fatto che appare specifico a quello riportato dalla leggenda legata al nostro eptagramma. 14

    Alcuni aspetti dei valori espressi dall’Amante, bene si legano alla nostra ricerca attraverso le loro idee di unione e di antagonismo, rimarcando numerose, diverse conseguenze. L’Amante e la Stella, rappresentano l’uno l’affettività e l’altro la speranza, come se questi due valori fossero il perno attorno al quale gravitano tutti gli altri, messi in campo dall’abbinamento degli altri arcani maggiori.

    Un giovane uomo è al centro del VI arcano, vestito di una tunica a bande verticali azzurre, rosse e gialle. Due donne lo affiancano: alla sua sinistra una donna bionda avvolta in un abito azzurro e in una cappa azzurra dai bordi rossi dirige la mano sinistra verso il petto del giovane, mentre la palma dell’altra mano si volge verso il basso.

    A destra dell’amante una donna vestita di un abito rosso a grandi maniche azzurre, coi capelli azzurri sormontati da una specie di pettinatura o corona gialla posa la sua mano destra sulla spalla destra del giovane e apre l’altra in direzione del terreno.

    La prima delle due donne è seducente, la seconda, dal lungo naso, ha l’aspetto severo e senile, ma è lei che il giovane guarda. Sopra di lui, un Cupido dalle ali azzurre è al centro di un cerchio solare dai raggi azzurri, gialli e rossi; tiene in mano un arco e una freccia bianca che dirige verso i due giovani.

    Le interpretazioni appaiono numerose: l’amante esprime la scelta giudiziosa e difficile a farsi; il libero arbitrio, il contraccolpo traumatico; l’accordo o il disaccordo; la prova, la determinazione della volontà; l’esame e l’incertezza; la tentazione pericolosa e la mancanza di eroismo. 15

 

    Ma questo arcano rappresenta anche i valori affettivi e la proiezione della doppia immagine che l’uomo ha della donna. Non una semplice femmina ma la Venere dei crocicchi, ispiratrice di amore carnale o platonico, che non cessa di rivestire forme molteplici di fronte alle quali l’uomo esita perché in fondo non conosce se stesso. 16

    L’uomo, sia che nasconda un conflitto inespresso, sia che esiti di fronte ai termini di un conflitto che sta emergendo, deve prima di tutto realizzare la presa di coscienza esauriente degli elementi che lo lacerano, poi la loro ricerca obbiettiva, cioè l’accesso a una posizione che lo renderà indipendente nei loro confronti.

    Solo a questo punto, è possibile una sintesi costruttiva: tale è la dialettica fondamentale di ogni progresso della coscienza. E tale è una delle lezioni simboliche date dagli amanti, portatori dell’ego affettivo di fronte al quale si pongono e nel quale si risolvono tutte le nostre scelte.

    Ebbene, l’acqua che usciva miracolosamente dal nostro eptagramma, nella vigilia dell’Assunta, è legata ad una leggenda, assai conosciuta, che l’ha vista cessare di sgorgare definitivamente, nel 1497; per colpa di un bacio sensuale scambiato, proprio da due amanti, nel bel mezzo del portale, all’uscita da una cerimonia affollatissima. 17

    In un anno emblematico e colmo di eresie come il 1497, quando la Scoperta dell’America aveva da poco concluso formalmente il Medioevo, quella fonte essiccando, nel bel mezzo del Ferragosto, ha potuto dar termine alle aspettative inconsistenti e superstiziose della popolazione, a favore della devozione e dello attaccamento alla Fede, prospettati dal VI arcano, allineato alla Stella. 18

 

 

STELLE CELTOLIGURI

    Sovente le Cattedrali tramandano affidabili indizi sulle divinità pagane cui erano dedicati i templi che in precedenza occupavano il medesimo sito territoriale. Inoltre, nell’antichità, l’apertura di un cantiere per un edificio sacro teneva sempre in considerazione la posizione degli astri sulla volta celeste, facendo in modo di confermare la dedicazione del tempio con riscontri astronomici.

    Dovremmo allora meditare sulla data di celebrazione della Dedicazione stabilita per la Cattedrale ventimigliese, che fino al 14 aprile del 1742, veniva computata il giorno 13 di maggio, 19 periodo attorno al quale, dall’antichità fino a tutto l’Alto Medioevo, tenendo conto della Precessione degli equinozi, si era potuto assistere al sorgere eliaco della Corona Boreale. 20

    Significativamente, dall’XI al XIII secolo, quando veniva costruita la nostra Cattedrale, la costellazione della Corona Boreale era situata allo zenith celeste di questo tempio, proprio nella data del Ferragosto. 21

    La lapide ritrovata nella costruzione religiosa precedente all’attuale cattedrale,22 . starebbe ad indicare l’antica dedicazione alla Giunone Regina del pantheon romano, divinità incoronata, a motivo dell’importanza riservatale tra gli dei. 23

    Mentre ancora in precedenza il sito avrebbe potuto esser dedicato ad una divinità celto-ligure che per attributo aveva un diadema per accertare anch’essa il suo alto stato. Tale diadema era detto Arjanrhot, ruota d’argento, che, tra i Celti serviva a designare, appunto, la costellazione della Corona Borealis, formata da sette stelle. 24

 

 

    La divinità celtica detentrice di tale attributo era Sirona, una dea madre della Gallia Transalpina la cui esistenza è ben documentata dall’epigrafia di epoca romana; il suo nome significa “stella” ed è associata con il potere curativo legato alle fonti termali. 25 Spesso è affiancata dal consorte Grannos, che era una divinità solare. 26

    In un santuario importante della tribù dei Tréviri a lei dedicato, Sirona veniva associata con un cane che le leccava la mano, fatto questo molto comune nelle rappresentazioni delle Dee-Madri e per le divinità legate alla guarigione.

    Un’altra sua immagine la vede ornata del diadema, simbolo del suo alto stato, mentre tiene nella mano sinistra tre uova, rappresentanti la fertilità, e un serpente attorcigliato al suo braccio destro rivolto verso le uova, che ha una funzione simbolica sia di guarigione sia di rigenerazione e trasformazione. 27

    Non bisogna stupirsi se nella mitologia greca la Corona Boreale ricorda la vicenda di Arianna, Teseo, il Minotauro e Dioniso, proprio quando il celtico Arjanrhot è così assonante al nome di Arianna.

    In base alle tendenze del pantheon celtico si può pensare che i teonimi riportati designino uno degli aspetti della grande dea primordiale, del resto, le peculiarità della Grande Madre sono state assimilate dalla Vergine Assunta in Cielo, alla quale la nostra cattedrale è dedicata. 28

    Allora, se dovessimo dare al nostro eptagramma il valore d’un segnale per tramandare una primitiva dedicazione: una “ruota stellata”, con attributi lustrali, potrebbe collegarsi alla Corona Boreale. 29

    Come fosse il marchio degli esecutori, ispirati dai suggerimenti esoterici propri dell’arte muraria medievale, che intendevano così definire la nostra unica sola stella (solare), una cattedrale veramente irripetibile.

 

NOTE:

( 1) Il segno si presenta scolpito capovolto, secondo la consueta prassi di presentazione del logo.

( 2) Tale “bocchetta” è strutturata come una incavatura di cinque centimetri di larghezza, alta due centimetri, della quale non è più possibile rilevare la profondità, risultando oggi intasata da gomma americana e quant’altro. Ben ripulita e ispezionata, potrebbe rivelarci se si tratta d’uno sfogo d’acque, magari la rinsecchita fontana della leggenda.

( 3) Non si ha notizia, se durante i restauri fosse venuto alla luce il puteulo interessato, o quantomeno non si è mai intrapresa una seria ricerca di quell’oggetto, tanto affascinante per la tradizione. Nell’allegata serie di documenti sono riportati i brani relativi alla sortita dell’acqua dall’eptagramma.

( 4) Della leggenda legata alla stella scolpita sulla porta della Cattedrale, è ancora il Rossi che a pagina 199 della “Storia”, riporta testualmente quanto ha rinvenuto sopra un antico manoscritto, datato 1497: “In quest’anno pure mancò l’acqua miracolosa, che da una stella di pietra posta nella porta della cattedrale usciva, per virtù di cui guarivano molti di varie infermità nella vigilia dell’Assunta, ove veniva: e concorreva gran gente per esservi una fiera grossa. Avvenne che un giovane cittadino, la cui famiglia non mi par lecito nominare, con ardire baciò sopra la detta porta una giovane, e in un subito mancò quest’acqua; fu per questo subito bandito. La stella esiste tuttora, come sono patenti gli strati minerali, rimasti aderenti alla pietra dal liquido che ivi scaturiva”-. Da questa leggenda, Filippo ‘Giliu’ Rostan ha tratto una stupenda poesia, poi egregiamente posta in musica dal maestro Anacleto ‘Ginotu’ Ughes, col titolo “A funtana da Catedrale”, repertorio solito della “sua” Corale e della Cumpagnia Cantante.

( 5) Secondo l’astrologa Geneviève Dubois sotto lo pseudonimo di Fulcanelli è siglata un’opera collettiva di Jean-Julien Champagne, Eugène Canseliet e Pierre Dujols, che avrebbero elaborato appunti dell’occultista Schwaller.

( 6) La stella, che mostra ai filosofi la nascita del “Figlio del sole”, nel 1447, fu dipinta anche sul rivestimento dell’ospedale di Beaune.

( 7) Nelle province dell’Impero ai nomi divini romani si sostituirono quelli equivalenti nella religione del luogo, che sopravvivono in parte ancor oggi nelle lingue germaniche: per esempio, l’inglese Wednesday è il giorno di Wodan, equivalente a Mercurio ed il tedesco Freitag è il giorno di Freya, analoga a Venere. In inglese, invece, i giorni della settimana hanno conservato gli antichi nomi latini, infatti, il sabato è il giorno di Saturno, Saturday, e la domenica il giorno del Sole, Sunday.

( 8) Per non citare Lourdes, ma proporre esempi sul territorio intemelio, potremo riferirci al Santuario di N.S. del Fontano, nei pressi di Briga, nella vallata del Levenza, alle spalle del Saccarello, oggi francese; a quello di N.S. del Nogareu, presso le fonti termali di Pigna; a N.S.della Rota, tra Bordighera ed Ospedaletti, o a N.S. di Laghetto, presso La Turbia.

( 9) La tradizione della fonte della giovinezza si ritrova nei Pozzi Sacri posseduti nel medioevo da numerose cattedrali gotiche, l’acqua che vi si raccoglieva era considerata di grandi virtù curative. Abbon, nel suo poema che tratta dell’assedio sostenuto da Parigi contro i Normanni, ci trasmette intere pagine che testimoniano le proprieta’ curative dell’acqua del pozzo di Saint-Germain-des-Pres.

(10) Zigani e Gitani sono popolazioni di Intoccabili, cacciate dall’India nel X secolo d.C. che si sono stabiliti, come nomadi, in centro Europa, i primi, ed in Medio Oriente, Nordafrica e Spagna, i secondi.

(11) I Templari avevano elaborato il mazzo dei tarocchi per poter istruire i novizi senza insospettire la Chiesa, la quale, quando l’Ordine fu sciolto e decimato, proibì anche l’utilizzo delle carte.

(12) Sul terreno giallo e ondulato crescono una pianta con tre foglie e due arbusti verdi che si stagliano nel cielo; quello di sinistra è il più importante: un uccello nero, simbolo dell’anima immortale vi si è posato sopra. Nel cielo sei stelle sovrapposte tre a tre, di dimensioni e colori diversi (due gialle a sette raggi, due azzurre e due rosse a otto raggi) sono disposte in modo simmetrico attorno alla settima stella al culmine della figura, che è molto più grande e che sembra essa stessa essere composta di due stelle sovrapposte a otto raggi, una gialla e una rossa, che sono, secondo certi commentatori, la natura umana e la natura divina.

(13) La ragazza nuda è in una condizione di ricettività perfetta e non conserva per se stessa niente di ciò che ha ricevuto. L’acqua che scorre dai vasi, serpeggiando come quella della Temperanza, è azzurra come i suoi capelli e va a raggiungere senza mescolarvisi realmente, un’acqua ugualmente azzurra, o va ad annaffiare la terra arida. Non è forse questo un modo di far partecipare  alla natura celeste gli elementi materiali che sono l’acqua e la terra ?

(14) Per verificare antropocentrismo dei tarocchi, bisogna disporre gli arcani, sia in forma di ruota, che colloca il Matto fra il Bagatto e il Mondo, sia su due file, dall’I al XI eppoi in senso inverso, dal XII al Matto. L’asse verticale raggiunge appunto l’Amante e la Stella. La forma di ruota circoscrive la Rota della vita.

(15) Tutti i commentatori dei Tarocchi citano qui la leggenda di Eracle al bivio della scelta fra il Vizio e la Virtù o la tradizione orfica e pitagorica della via seguita dall’anima dopo la morte quando, ancora a un bivio, deve scegliere fra la strada di sinistra, che in realtà porta agli Inferi e quella di destra che porta ai Campi Elisi della felicità. Una sola strada conduce alla vera felicità: spetta a noi di saperla scegliere. La freccia, simbolo dinamico e decisivo, vettore di sole di luce intellettuale che aiuta a risolvere il problema dell’ambivalenza, guiderà l’amante e gli detterà la scelta. Concorre a separarlo dalle seduzioni illusorie.

(16) La Venere, popolarmente conosciuta con la denominazione “dei crocicchi” è la divinità conosciuta con l’appellativo di Venere Trivia, composta dalla Venere Urania, e quella Pandemia, qualificata: a volte quale angelo a volte come demonio.

(17) Una più ampia informazione sulla leggenda degli amanti e della Fontana della Cattedrale di Ventimiglia è presente, più sotto, nel paragrafo dei documenti.

(18) Nel 1485 papa Innocenzo VIII° emanava una bolla contro la stregoneria e la magia. Il 7 marzo 1487, il cardinale di Campofregoso faceva nominare il proprio figlio Alessandro vescovo della nostra diocesi. Lo stesso giorno il vescovo, dietro istanza di fra GioBattista Poggio, vicario generale degli Agostiniani, poneva la prima pietra del convento dedicato a N.S. della Consolazione, “a Madòna d’a Cìnghia”, presso l’esistente chiesuola dedicata a San Simeone alle Barme, nel luogo denominato Bastida, chiamato ora Sant’Agostino. Nel giugno del 1497, il vescovo inviava a Briga, contro gli eretici, l’inquisitore fra Girolamo. A Firenze, il Savonarola denunciava gli scandali del papato. Il 13 agosto del 1500, il vescovo Fregoso riuniva il capitolo, nel convento della Consolazione, dove aveva preso sede.

(19) Riportando il documento in latino, datato al 14 aprile del 1742, a pagina 414 della sua Storia della Città di Ventimiglia, Girolamo Rossi dice: “La festa di dedicazione della chiesa cattedrale venne sempre celebrata il giorno 13 maggio fino all’anno 1742 …(Vedi documento)… In virtù di questo decreto veniva trasportata alla terza domenica del mese di ottobre, nel qual giorno ancora oggidì viene celebrata”. Nei primi anni del Novecento, la Festa di dedicazione della nostra Cattedrale è stata ulteriormente spostata al 15 dicembre.

(20) La Corona Boreale è una piccola costellazione tra Ercole e Boote. Il nome rispecchia fedelmente l’aspetto, che è proprio quello di una corona. E’ composta da sette stelle delle quali la più luminosa è Alphecca, chiamata anche Gemma, che si trova incastonata come una pietra preziosa nel centro della Corona. La costellazione già compariva nell’elenco di Tolomeo e secondo la tradizione rappresenta una corona donata da Dioniso ad Arianna, figlia di Minosse re di Creta e di Pasifae, quale dono nuziale. Purtroppo Arianna era, come tutti noi, una mortale, mentre Dioniso un essere divino: così, perché fosse ricordata in eterno, alla sua morte la corona fu portata da Dioniso in cielo e divenne una costellazione.

(21) Il Ferragosto è il giorno festivo laico dedicato alla solennità religiosa consacrata alla Vergine Assunta in cielo, festa introdotta a Roma nel VII secolo, quasi certamente da monaci orientali. Il dogma dell’Assunta è stato definito nel 1950, da Pio XII.

(22) La lapide, ora esposta sul muro perimetrale, nel primo tratto della navata di destra, recita:

IVNONI REGINAE SACR ·OB ·HONOREM ·MEMORIAMQVE ·VERGINIAE P.F. ·PATERNAE·P. VERGINIUS ·RHODION ·LIB. NOMINE ·SVO ET METILIAE TERTVLLINAE ·FLAMINIC ·VXORIS SVAE ET LIBERORVM ·SVORVM ·VERGINIORVM ·QVIETI ·PATERNAE ·RESTITVTAE ·ET· QVIETAE S. P. P.

(23) Giunone Regina veniva onorata in grande pompa il primo giorno di febbraio, con riti di purificazione. Giunone Lucina presiedeva alle nascite e veniva celebrata nei Matronalia, il primo giorno di marzo. Inoltre, l’intero mese di giugno era dedicato alla madre del pantheon romano, strettamente associata alla Luna.

(24) Joseph Loth - Les Mabinogion, 1,191 - Secondo volume - Parigi 1913 –

(25) Nel nostro dialetto Sirona si pronunzierebbe Scirùna. Sul territorio di San Remo, la divinità italica Matuta ha ereditato gli attributi della dea madre preromana onorata sul luogo, mentre in seguito, la cristianizzazione ha disposto San Scì a dedica della Cattedrale, un vescovo Siro, genovese, morto nel 340 e celebrato il 29 giugno. Contrariamente al più noto Siro, Patrono di Pavia, che deriva il proprio nome dalla regione di nascita, la Siria; il Siro sanremese deriva dal greco Seiros, latinizzato in Sirius, col significato di “splendente, ardente”.

(26) Altro titolo di Grannus è Apollo Grannus, il cui nome è un misto fra un dio romano e uno celtico entrambi legati al sole.

(27) Altri simboli legati alla dea sono le spighe, frutti e i grappoli d’uva. Nel mondo celtico veniva chiamata anche con nomi di Tsirona e Sarana.

(28) L’iconografia della Madonna Assunta, in molte occasione rappresenta la Vergine nell’atto di schiacciare il demonio, nelle sembianze d’un serpente, richiamando assai formalmente le sembianze di Sirona.

(29) Nell’analizzare la presenza dell’eptagramma sul nostro portale, non possiamo ignorare le reminiscenze celtoliguri che potrebbero aver influenzato i locali lapicidi romanici, dei quali è storicamente confermata la provenienza dalla vicina Provenza.

 

                  Cattedrale di Amiens                                             Ventimiglia: il portale fine Ottocento 

 

    Questa ricerca è stata argomento per il pubblico incontro indetto nella Sala della Civica Biblioteca Aprosiana, dal Comitato Pro Centro Storico, nel primo pomeriggio di sabato 6 aprile 2002; col titolo “La Stella della Cattedrale nella tradizione enigmatica”.

 

DOCUMENTI:

    A pagina 78, della sua Storia ventimigliese. Girolamo Rossi scrive: -”Quanta dovesse essere perciò la ricchezza di non poche famiglie ed il benessere generale d’ogni ordine, di cittadini, della nostra città, appariva in modo particolare nella festa più grande dell’anno, che ricorreva ai 15 di agosto, dedicata a Nostra Signora Assunta, festa già della Federazione latina, che comincia in Roma il 13 di agosto presso il tempio di Diana sull’Aventino e a Ventimiglia lo stesso giorno presso il tempio di Giunone. Allorché il cristianesimo si fece trionfante nella nostra città, si mutò il nome della divinità pagana in quella della Vergine Madre di Cristo; ma la solennità civile, che consisteva di celebrare feste popolari con simulacri di battaglie, alla presenza della magistratura ed in una festa che durava tre giorni, fu religiosamente mantenuta. Cominciava la sera del 13 a suonare per un’ora la campana maggiore della Cattedrale; (quantunque le feste e la fiera siano state da più secoli abbandonate, ciò nullameno non è mai stato smesso l’uso di suonare la storica campana) e nello ORDO DIOCESANUS al 13 agosto si legge: HOIDE SERO POST VESP. PULSANTUR PER HOROE UNIOS SPATIUM CAMPANQE CATHD. ECCLES/IUXTA ANTIQUISSIMUM RITUM. Questo faceasi per invitare i rettori delle chiese, comprese nel territorio del Comune, a recarsi coi fedeli alla festa, che andava a incominciare, e associarsi quindi alla solenne processione, in cui il clero secolare e regolare preceduto dal vescovo, alle autorità civili e militari aventi a capo il podestà pigliavano parte tutti i paratici o maestranze colle loro insegne. Un fatto attirava in copia i forestieri, ed era il poter assistere alla vigilia della festa, allo scolo di un’acqua miracolosa, farmaco a molte infermità, che scaturiva da una stella di pietra, scolpita sul pilastro sinistro dell’elegante peristilio, che dà il principale ingresso alla cattedrale”-.

    A proposito della stella scolpita sulla porta della Cattedrale, è ancora il Rossi che a pagina 199 della “Storia”, riporta testualmente quanto ha rinvenuto sopra un antico manoscritto, datato 1497.

    -”In quest’anno pure mancò l’acqua miracolosa, che da una stella di pietra posta nella porta della cattedrale usciva, per virtù di cui guarivano molti di varie infermità nella vigilia dell’Assunta, ove veniva: e concorreva gran gente per esservi una fiera grossa.

    Avvenne che un giovane cittadino, la cui famiglia non mi par lecito nominare, con ardire baciò sopra la detta porta una giovane, e in un subito mancò quest’acqua; fu per questo subito bandito. La stella esiste tuttora, come sono patenti gli stati minerali, rimasti aderenti alla pietra dal liquido che ivi scaturiva”-.

    Nelle chiese medievali le acque piovane erano convogliate in “puteuoli”, pozzetti ricavati nei muri maestri dei templi. Ancora il Rossi, nel suo glossario, parlando di puteuli, informa, - Un frammento d’iscrizione ventimigliese conserva “qui curat puteolos sacrarum edium”, frase che si riferisce alle acque lustrali esistenti nei vestiboli dei templi, di cui parla Seneca. Tale usanza si mantenne per lungo tempo nelle primitive chiese cristiane; e di acque che si bevevano per guarire da alcune infermità conservano memoria le cattedrali di Albenga e di Ventimiglia e la chiesa plebana di S. Maria di Nogaretto, presso Castel Vittorio -.

    Sulla dedicazione della Cattedrale, il documento a pagina 414 della “Storia” di G. Rossi: - Occurrente festo dedicationis ecclesiæ cathedralis vintimiliensis XIII maii, quod ut plurimum ratione aliarum solemnitatum privilegiatarum, et precipue Ascensionis et Pentecostes cum officio et missa minime celebrari valet, propterea ex parte episcopi illius civitatis pro facultate in posterum transferendi dictum festum cum officio et missa ad aliam diem non impeditam s. rituum Congregationi enixe supplicatum fuit; et sacra eadem Congregatio petitam translationem pro alia die ab eorum ordinario semel designanda et non amplius mutanda concedendam esse censuit. Die 14 aprilis 1742.

 

 

FONTI   BIBLIOGRAFICHE

Girolamo Rossi STORIA DELLA CITTÁ DI VENTIMIGLIA Eredi Ghislini - Oneglia 1886

R. Guenon SIMBOLI DELLA SCIENZA SACRA  Mondadori - Milano 1975

A. Cattabiani CALENDARIO  Rusconi - Milano 1988

J. Chevalier -

A. Gheerbran DIZIONARIO DEI SIMBOLI BUR Dizionari Rizzoli - Milano 1989

Marija Gimbutas IL LINGUAGGIO DELLA DEA  Fratelli Stianti - Firenze 1991

C. Baroni - R. Gianni LE STAGIONI DEL CIELO  Mondadori - Milano 1991

Selene DIZIONARIO DEI NOMIMondadori - Milano 1992

C. Knight  - R. Lomas LA CHIAVE DI HIRAM  Mondadori - Milano 1998

A. Cattabiani  P L A N E T A R I O    Mondadori - Milano 1998

A.A.V.V.  L’ASTROLOGIA E LE ARTI DIVINATORIE   DeAgostini - Novara 1998

 

L'angelo esadattilo nel portale del Duomo di Ventimiglia