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Serate d'arte varia, offerte in agosto al Teatro Comunale, dall’Amministrazione  Civica

  ai Ventemigliusi Spantegai, ma anche ai Ventemigliusi locali che avessero prenotato.

 

Con una attività costante e molto fruttuosa, Mario Palmero, che era stato uno “spantegau”; tornato in patria, si era attivato nel tenere i contatti con i ventimigliesi residenti in ogni dove, ravvivando il loro interesse per la città d’origine.
   Con quell’intento, sovente, alcuni di loro avevano già esternano interventi scritti, pubblicati su LA VOCE INTEMELIA, quindi il mensile locale è parso il supporto più adatto a favorire la comunicazione verso gli Spantegai.
   Lungo gli Anni Settanta, prendendo spunto dal rientro estivo di molti di loro, per trascorrere le ferie “a casa”, Mario ha indetto ogni anno, subito dopo Ferragosto, una giornata di ritrovo che prevedesse un pranzo rituale e l’offerta locale di alcune divagazioni artistiche.
   Nella stagione 2008, con la disponibilità dell’appena ristrutturato Teatro Comunale, il Sindaco Gaetano Antonio Scullino, ha colto l’occasione per offrire agli “spantegai” una serata di arte varia che sostituisse più degnamente le “divagazioni” degli anni precedenti.

 

NUSTALGIA DE VENTEMIGLIA 2008

      Il Sindaco in persona, a poco più di un mese dal Ferragosto, ha contattato le varie entità cittadine inerenti lo “spettacolo”, invitandole a produrre qualcosa da mettere in scena tra il 16 ed il 26, nell’ambito delle manifestazioni per la Festa Patronale. In piena estate, anche le “entità di spettacolo cittadine” sono in piena produttività, oppure sono smembrate dalle numerose “ferie” dei componenti, tanto che il progetto non è stato facile da realizzare.

    Si è manifestato, però, tutto il proponimento che covava da tempo, tra alcuni componenti del più che blasonato Coro cittadino, nel produrre uno spettacolo di tradizione che prevedesse l’esecuzione delle locali canzoni d’autore, prodotte negli Anni Trenta, nel tempo continuativamente collegate alla Battaglia dei Fiori. All’invito del Sindaco e con la disponibilità di un Teatro prestigioso, questi coristi hanno sollecitato Cecilia Pini affinché superasse i timori reverenziali nei confronti di papà Romano e si cimentasse nella direzione di una Corale Folcloristica, “non del tutto identificata”, sorta per l’occasione, mentre i due terzi dei componenti il quotato Coro si trovavano altrove per ferie.

   Così è stato, ma non solo; la dinamica Cecilia ha saputo anche sollevare i “promotori”, il comitato ideatore dell’evento, assumendone personalmente la totale realizzazione.  Coinvolgendo molti professionisti, di sua conoscenza personale, oltre alla crema dei supporter di spettacolo cittadini e le disponibili professionalità delle maestranze “Ariston”, ha messo assieme uno staff creativo di tutto rispetto, col quale in poco più di venti giorni ha sfoderato un evento che passerà tra i grandi successi zonali da ricordare.

     Discernendo sugli impegni più generalizzati del gruppo che si andava formando, si è allora scelta la data di giovedì 21 agosto, inderogabilmente, per lo svolgimento dell’evento, ma la Cumpagnia teatrale in ventemigliusu, diretta da Pierino Sismondini, invitata a produrre un suo intervento, per quella data era impegnata in una serata di trasferta, da tempo programmata.

     Il panico è serpeggiato nello staff, riunito in Municipio per definire la scaletta ufficiale, ma ancora una volta, Tano Scullino in persona, sempre ben informato sul tessuto associativo cittadino, ha brillantemente risolto il problema all’istante, dando inizio ad una soluzione, che vi raccontiamo a parte.

 

    La Banda Cittadina, non ha trovato molta difficoltà ad allestire un gruppo di supporto musicale, considerando come il Maestro, Franco Cocco, mantenga allenata una “bandina” di esperti, per occasioni simili a questa.

    A Primo Florio, il fisarmonicista titolare delle “divagazioni” precedenti, è stato affiancato un artista d’eccezione, il taggiasco Gianni Martini, il quale ha prodotto una rapsodia sull’opera di Fabrizio De André da far accapponare la pelle.

     Le fanciulle della scuola “Meta Danza” di Michela Andreoli: Bianca e Federica, hanno eseguito un balletto sull’aria de “Il Corsaro” di Verdi, eseguita dal soprano ventimigliese Carla Talete, con la bravura di sempre.

    Oltre che intrattenere la platea, Bruno Strangio si è esibito eseguendo sue canzoni e leggendo brani del suo “Ciapelete”. Gianfranco Raimondo ha eseguito “U vestimentu növu” un racconto da lui stesso adattato; Rosanna Menghetti ha letto “In re ch’u nu’ se ve’ “, constatazioni sulla figura di Giuà de Minò, opera del figlio Daniele Eviri; mentre Mariacristina Brettòne ha ancora letto, da par suo, la poesia “E purpete de me’ maire” di Angelo Fochi.

    La “Corale Folcloristica” di Cecilia Pini si è elegantemente abbigliata con i costumi ventemigliusi, prestati dalla famiglia Tripodi del “Museo della Canzone” di Vallecrosia, adattati dalla sarta Pina Belvedere.  Nello svolgersi della serata la corale ha eseguito: “Matin de Primavera” Bosio, Ughes; “Viva u Scögliu” di Azaretti - Niloni; “Lezendia ventemigliusa” di Rostan - Ughes; “Fatene carà Paulin” di Azaretti - Ughes; “U varsu de San Segundu” di Ughes; “A funtana d’a Catedrale” di Rostan - Ughes; “Viva a Bataglia di E. Viale - Sismondini”, “A festa d’ê sciure” di Bosio - Sismondini e “Sona mezanöte” di Ughes; tutti brani armonizzat da Romano Pini, ad uso del celebre coro .

 

    La stessa Cecilia Pini, in apertura, si è esibita quale raffinata interprete di “Nustalgia de Ventemiglia”, canzone degli Anni Cinquanta, di Lidia Viale ed Ughes.  Alla richiesta di un bis, il coro, supportato da due collaudati solisti: Tina Schiraldi, soprano e Pasquale Morabito, tenore, hanno proposto una allegra “Ciribiribin” di repertorio.

    La serata ha avuto il rinforzo d’una presentatrice d’eccezione, Mara Cilli, la quale oltre a mettere a proprio agio la parte del pubblico formato dagli “Spantegai”, informandolo sulle esperienze cittadine, ha costantemente seguito gli artisti, aiutata dalla paziente ma dinamica Graziella Tabiani, mentre i brani della corale venivano presentati da Giorgio Fusaro, che è stato anche il braccio destro di Cecilia Pini nell’allestire lo spettacolo.

    L’amplificazione ed il sonoro, dell’impianto in dotazione al Teatro, sono stati migliorati, per quanto fosse possibile, da “Studio Sound & Sampling” del maestro Diego Di Caro. La ditta “Onda Fiori” ha messo a punto l’allestimento floreale, usando la messe di fiori, dono dall’assessore Andrea Spinosi, mentre la maestosa composizione che abbelliva l’atrio del Comunale è stata dono di Mariadina Lorenzi.

    Le pasticcerie “Curti” e “Viale” hanno donato le “castagnole“ di antica ricetta, offerte ai signori “Spantegai”. L’immagine che ha richiamato l’evento è un bel ritratto della bellissima Ramona Spanò, in costume ventemigliusu: immagine ricavata dai numerosissimi scatti eseguiti per l’occasione dallo “Studio Pini”, che ha curato anche il resoconto dell’evento per immagini, mentre la sequenza filmata è stata rilevata integralmente da “Unique Video” di Walter Turrin.

 

    Richiamandosi all’attività accademica, prodotta dalla Cumpagnia teatrale per l’UNITRE’ INTEMELIA, il Sindaco in persona ha benevolmente costretto il co-docente di Pierino Sismondini, libero da impegni, a produrre qualcosa di efficace per l’occasione.    La soluzione immediata è stata quella di proporre la lettura di alcune poesie e qualche racconto, da parte di Gianfranco Raimondo e Luigino Maccario, ma la staff manager, Cecilia Pini, non era del tutto d’accordo di non poter produrre un brano veramente teatrale.    Bruno Strangio ha suggerito “Ina purmunite dugia”, commediola di Filippo Rostan, cavallo di battaglia di Genia Viale e Franchino Amalberti, negli Anni Settanta, ripresa in radio da Gianfranco Maggioni.  L’indisponibilità del personale femminile della Cumpagnia, impegnato in trasferta, tarpava la pur generosa disponibilità di Luigino Maccario a mettere in cantiere la “Purmunte”, che a questo punto diventava irrealizzabile. Qui, è intervenuta Mara Cilli ed ha proposto il coinvolgimento di una vera e propria attrice di sua conoscenza, che avrebbe potuto essere pronta in brevissimo tempo.    L’attrice e creatrice di eventi, nella persona di Mariacristina Brettòne, ha accettato, Mara l’ha messa in contatto con Luigino ed il brano teatrale ha iniziato l’avventura.    Letto il copione, Mariacristina lo ha giudicato oneroso, a fronte dei pochi giorni disponibili alla realizzazione, ne ha quindi prodotto una riduzione talmente efficace che ha senz’altro reso molto più “attuale” la pieçe.    Non vi dico la gioia di Luigino nell’affrontare la molto più duttile riduzione, quindi ha incominciato ad impegnare la sua pur vacillante memoria, guardando non senza patemi ai venti giorni dall’evento.    Mariacristina aveva in serbo delle soluzioni mnemoniche di buona efficacia, tali da sollevare ogni incertezza preparatoria; inoltre ha coinvolto un volonteroso induttore, nella persona di Romeo Peotta, il quale ha contribuito efficacemente all’avventura.    Avendo abitato per molto a Bordighera ed essendo ventemigliusa, o meglio laiteira, da pochi anni, Mariacristina assimilava il copione in modo integrale, mentre il suo esprimersi int’u nostru parlà si affinava molto velocemente.    Martedì 19, la riduzione del lavoro di Rostan, col titolo “A purmunite dugia” si poteva dire pronta. Una prova sul palco nel pomeriggio del 21, tra corale e balletto, e la sera “spettacolo”, per una platea stracolma ed una galleria attentissima, che pare abbiano apprezzato.

 

NUSTALGIA DE VENTEMIGLIA 2009

     Pare che nell’anno 2009, gli “spantegai” rientrati in Ventimiglia e dintorni, per trascorrere le ferie, siano stati molto più numerosi che in passato. Forse avranno saputo del successo di “Nustalgia de Ventemiglia” e non volevano perdersi la serata di arte varia al Teatro Comunale, che l’Amministrazione Comunale dedicava loro.

     Il Sindaco aveva provveduto ad investire dell’evento l’Assessorato alle Manifestazioni, il fecondo ufficio del quale si è attivato, sulla falsariga della passata, riuscita edizione, confermando alla regia la consapevole Cecilia Pini, con il compito di inquadrare le varie entità cittadine connesse allo “spettacolo”. In considerazione della data, questa volta fissata nel giorno di lunedì 10, prima del verificarsi della canicola, Il Coro Polifonico Città di Ventimiglia, guidato dal suo prestigioso Maestro Romano Pini, ha messo a disposizione un vasto repertorio, sostenuto da buona parte dei componenti abituali. La Filarmonica, guidata dal Maestro, Franco Cocco, ha portato un buon nucleo di giovani musicanti, tra cui due già rinomati solisti.

     La Cumpagnia d’u Teatru Ventemigliusu è intervenuta con una pieçe in due atti, di Andrea Capano, la ilare “U scangiamentu d’a Scià Bregögliu”. Confermata la virtuosa fisarmonica di Gianni Martini, si sono potute gustare le rapsodie, nelle quali eccelle. Non hanno fatto mancare il loro apporto neppure Mariacristina Brettòne e Luigino Maccario, che hanno seguito le orme di Roberto Benigni in un apposito “Infernu chintu - 70/142”.

     Uno stuolo di “Ventemigliuse” in abito tradizionale, dall’aspetto gaio e spensierato, hanno accolto gli “Spantegai” ed i numerosi cittadini che avevano prenotato il loro posto, nei giorni precedenti. Molto pubblico non è potuto intervenire, a causa dei regolamenti sugli spettacoli, ma non abbastanza per poter indire una replica nei giorni successivi.

     Dopo una breve presentazione di Mara Cilli e Giorgio Fusaro, si è aperto il sipario sulla essenziale scenografia della commedia “U scangiamento da scià Bregögliu” introdotta da “Gh’eira in ciarrun pautrun”, una filastrocca dello stesso autore Andrea Capano. Successivamente è toccato alla neo costituita Orchestra Filarmonica di presentare tre brani di Folk oltre ad altri due che hanno impegnato giovani, ma non meno talentuosi, solisti del Gruppo; fino a concludere il primo tempo.

     A sipario calato, Maria Cristina Brettone e Luigino Maccario si sono resi intrepreti di una inedita traduzione del nostro concittadino veramente singolare e stupefacente: La Divina Commedia con estratto delle famose terzine di Paolo e Francesca, cosa quanto mai gradita dall’attento pubblico.

     Il Coro Polifonico ha preso poi postazione per il suo programma: cinque canzoni “ventemigliuse”, oltre a: ”Ma se ghe penso”, “Non ti scordar di me”, valzer da “La rondine” di G. Puccini ed infine dal Nabucco di G. Verdi “Va’ pensiero”.

     Il M° Giovanni Martini di Taggia, non solo è intervenuto nei brani folk del Coro, ma si è esibito in una straordinaria esibizione presentando un “medley” del famoso Nino Rota. La “standing ovation” lo ha “costretto” ad un “bis” dedicato al M° Romano Pini: “Largo al Factotum” di G. Rossini.

      Al termine un’altra sorpresa per il “bis” richiesto al Coro: ”Marcia trionfale di “Aida” di G. Verdi con una quindicina di fiati della Filarmonica. Un trionfo davvero.

      Stelline cadenti per la notte di San Lorenzo in sala, con un solo fascio di luce e sul sottofondo di “Tonight” di L. Bernstein hanno augurato la buonanotte al pubblico, con l’omaggio di rose a tutte le Signore intervenute e di “Castagnole” agli “Spantegai”.

      L’amplificazione ed il sonoro, dell’impianto in dotazione al Teatro, sono stati migliorati, per quanto fosse possibile, da “Studio Sound & Sampling” del maestro Diego Di Caro.

      La ditta “Onda Fiori” ha messo a punto l’allestimento floreale, usando la messe di fiori, dono dall’assessore Andrea Spinosi, mentre la maestosa composizione che abbelliva l’atrio del Comunale è stata dono di Mariadina Lorenzi.

    Le immagini della serata sono stati eseguiti dallo “Studio Pini”, mentre la sequenza filmata è stata rilevata integralmente da “Unique Video” di Walter Turrin.

 

 

    L’anziana ed avarissima Scià Bregögliu, riceve la visita di Don Miché, il parroco, che gli propone un’opera di carità, a favore d’un giovane e squattrinato suonatore di violoncello, il quale deve necessariamente maritarsi, a causa del sopraggiungere d’un erede inatteso. La vecchia tirchia inventa mille astruse scusanti per non adire alla richiesta, allontanando sbrigativamente il sacerdote. Subito dopo, la fantesca Tereixina gli annuncia la imprevista visita di quella sorella, che la spilorcia vede già poco volentieri nelle occasioni rituali, ad evitare inopportune richieste. In effetti, la sorella Censina, avanza pressapoco le medesime richieste che aveva posto il parroco, però rivolte verso la propria figlia, nipote della nostra taccagna; la quale ci mette poco a capire chi fosse la detentrice del figlio atteso dal suonatore di violoncello. Anche la sorella viene allontanata alla spicciolata, innescando la reazione morale della fantesca Tereixina, la quale a conclusione dell’ennesimo battibecco tra la tignosa e l’uomo di fatica Girò, a causa di un cesto di fichi, raccolti nei trascurati possedimenti della vecchia; propone proprio a Girò una strategia con la quale dare una adeguata lezione alla nostra pidocchiosa.

Col levarsi del sipario per il secondo atto, Tereixina inizia la tresca, convincendo la sua padrona di essere vittima d’una strana malattia e consigliandola di farsi visitare dal medico. Il rifiuto dell’affrontare la spesa d’un consulto è scontato, ma è proprio la reazione attesa da Tereixina, che ci mette poco a convincere la pitocca di chiamare un certo giovane dottore del vicinato, disposto a visitare gratuitamente i nuovi clienti. Ecco giungere uno strano dottore, del quale la vecchia sofferente intuisce vagamente la somiglianza con Girò, ma dal quale si lascia consigliare una strana cura ed un’altrettanto complicata dieta. Uscendo in strada, il dottore dispone l’invio di uno strano notaio, che si presenta per raccogliere le ultime volontà dell’ammalata. Pur dubitando della ricorrente somiglianza con Girò, la vecchia allarmata dalla diagnosi e dalle strane incombenze testamentarie, firma un balzano testamento in favore del Comune. Alla dipartita del notaio, segue l’arrivo di uno strano nuovo prevostro, in sostituzione di Don Miché, promosso vescovo, il quale induce la distrutta moribonda ad una gigantesca penitenza.

Servirà la complicata lezione a far cambiare l’atteggiamento sparagnino della signora Bregögliu ?


NUSTALGIA DE VENTEMIGLIA 2010

La conferma del successo ottenuto dalla seconda edizione lascia pensare che “Nustalgia de Ventemiglia” possa ormai rappresentare l’evento teatrale estivo, cittadino.

Anche per il 2010, la sera di lunedì 9 agosto, al Teatro Comunale, attivato dal Sindaco, l’Assessore alle Manifestazioni Roberto Nazzari ha offerto il confermato spettacolo, allestito con l’apporto delle entità locali dello spettacolo, sotto l’attenta regia di Cecilia Pini; per la presentazione di un binomio ormai consolidato: Giorgio Fusaro e l’affascinante Mara Cilli.

La Filarmonica diretta dal M° Franco Cocco, il Coro Polifinico diretto dal M° Romano Pini, la Cumpagnia Ventemigliusa diretta da Pierino Sismondini, la Scuola di Danza di Laura Menchi ed alcuni sommi artisti locali, hanno prodotto un trattenimento di oltre due ore, molto apprezzato, in un Teatro stracolmo.

A dare avvio all’intrattenimento è stata l’assortita corale dei bimbi della Scuola Primaria di Santa Marta, organizzati da suor Angela e suor Lucrezia, e preparati da Paola Truffelli, con paziente cura di Cecilia Pini, con due accattivanti brani. “C’è una luce alla finestra” e, in ventemigliusu “Matin de primavera” di Bosio - Hughes.

Il Coro Polifonico “Città di Ventimiglia”, diretto dal maestro Romano Pini, nella insolita variabile ventemigliusa, ha cantato “Viva a Bataglia”, di Viale -Sismondini e una antologia di “Ciancegura Barlegura” da Azaretti - Hughes, “Nustalgia de Ventemiglia” di Viale -Hughes, “Fàtene carà Paulin”, di Azaretti - Hughes, e “Angelina” di Bosio - Parodi, adattate dallo stesso maestro Pini. La simpatia ha invaso la platea. Nella parte romantica, l’immortale ”La mer” di Charles Trenet. Nella consona porzione lirica ha eseguito “Và pensiero sull’ali dorate”, poi da “La Traviata” di Verdi, il brano “Libiamo né lieti calici”, per i solisti Carla Talete e Pasquale Morabito. Grande esibizione ripagata da sinceri applausi.

Il Coro, a sostegno di Carla Talete, solista, ha eseguito la belliniana “Casta Diva”, fornendo materia a Federica Soldano per una danza appropriata. Carmine Buono si è cimentato ne ”La Farandole”, di Charles Gounod, col sostegno visivo di tre splendide ballerine: Fabrizia Farruggio, Gloria Mazzotti e Ilenia Scarella; coreografa Laura Menchi, direttrice della scuola “Espressione danza”, che si avvale della collaborazione di Federica Soldano, presso la palestra “Personal Trainer”, in via Don Bruno Corti; proponendo danza classica e danza jazz, dai tre anni.

La Filarmonica giovanile “Città di Ventimiglia” diretta dal maestro Franco Cocco, con assoluta professionalità ha presentato la marcia “Chiara” di Marani-Soglia, seguito dall’avvincente “Caruso” di Lucio Dalla, per le note soliste del sax tenore di Jessica Pirrone.

Per ottemperare alla proposta ventemigliusa ha pensato a “L’è a tü che vögliu ben”, di Azaretti-Hughes, “T’aspeitu a Bataglià” di Luigi Cebrelli, dalla Battaglia del 1951; e poi, nel bis concesso, anche loro “Fatene carà Paulin”.

Un gruppo di valenti fuoriclasse del “Jazz locale”, che si sono esibiti insieme in passato, per l’occasione hanno voluto ricostruire l’antico sodalizio: alla tastiera il M° Massimo Dal Prà, al basso il M° Gino Bobbio, alla tromba il M° Franco Cocco, alla batteria il M° Diego Di Caro, alla fisa il M° Gianni Martini e al sax il M° Mirko Rebaudo, per eseguire: “Acquarelli Cubani” e “Dieci Kilometri al finestrino” di Luciano Fancelli. Un trionfo.

 

L’orchestra che concede ampio sostegno strumentale al Coro è formata da Massimo Dal Pra, Alessandra Asso e Diego Di Caro.

Dal repertorio bandistico “Giorno di festa”, valzer di S. Montanari; poi, di J. Morali, H. Belolo-Willis: “Y.M.C.A.”,arrangiato da Max Desmurs, una canzone dei Village People. Arrangiato da F. Francia “Sax Appeal”, eseguito al sax tenore dal professore Mirco Rebaudo; per passare poi ad una composizione di Glenn Miller, l’orecchiabile “Moonlight Serenade”, che ha trovato l’evidente seguito del pubblico.

Nel conteggio dei tempi scenici a disposizione, alla “Cumpagnia d’u Teatru Ventemigliusu” sono stati affidati venti minuti, per i quali i nostri teatranti, non avevano a disposizione una piece opportuna; ma non si sono persi d’animo, dividendo venti per quattro ed ottenendo un prodotto che forse sarà mantenuto per il futuro. Cosicché, “A Ventemigliusa” ha proposto quattro “Cumpresse ventemigliuse”, recitate dai suoi artisti più impegnati, che sono riuscite ad emozionare il folto pubblico. Si è trattato di brani originali, oppure di classici traslati in ventemigliusu da Luigino Maccario, nell’intento di ridare vigore a u nostru parlà.

Con la sua grazia connaturata, Marisa Raimondo è stata una splendida Lucia Mondella, proponendo “Muntagne Manzuniane” la trasposizione di “Addio monti ...” dai “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni. Luigi Bruzzone ha recitato, da par suo, un brano di costume molto accattivante, quel “Mařincunìa” dal finale imprevedibile. Aldina Gilardi ha offerto “I Becamorti”, un’ormai classico locale, del quale ella è coautrice.

Su espressa sceneggiatura di Mariacristina Brettòne: Franco Borfiga, Luigino Maccario e la stessa Mariacristina, hanno recitato “A Bula d’Aria”, la trasposizione ventemigliusa di: “A Livella”, sublime opera napoletana di Antonio De Curtis, il popolare Totò.

 

NUSTALGIA DE VENTEMIGLIA 2011

Ben sostenuta dall’Assessorato Manifestazioni, “Nustalgia de Ventemiglia” è già giunta alla quarta edizione. A partire dal 2008, l’avvincente Cecilia Pini si è meritata il ruolo insostituibile di organizzatrice e regista della manifestazione, coinvolgendo sapientemente quattro entità associative e molti amici di gran qualità, che producano attività di spettacolo. Il concreto Ufficio Manifestazioni ne dispone la fattibilità.

Di solito, il Coro Polifonico diretto da Romano Pini, la Cumpagnia Ventemigliusa diretta da Pierino Sismondini, l’Orchestra Giovanile diretta da Franco Cocco, oltre ad una delle numerose “Scuole di Danza” cittadine, producono la maggior parte del materiale in scena, ma sovente si avvera la partecipazione di singolari nomi illustri dello spettacolo locale.

 

Quest’anno di Celebrazioni unitarie, sotto il penetrante sguardo di Ramona Spanò, nelle vesti di una appropriata Italia Turrita; la star musicale di punta ha risposto al nome di Massimo Dal Prà, raffinato pianista, compositore e direttore d’orchestra. Facendo vibrare il suo scintillante pianoforte a coda, ha saputo sapientemente legare ogni intervento musicale prodotto, mantenendo sempre alto il livello generale della competenza.

La novità è stata la creazione temporanea di un “Ensemble” da lui diretto e condotto al piano, che si è basato sul flicorno di Franco Cocco, il sax e il clarino di Mirco Rebaudo, sulla fantasiosa fisarmonica di Gianni Martini, il basso del giovanissimo Andrea Senis e la dirompente simpatia di Filippo Baggieri, alla batteria; un insieme di jazzisti dal valore assoluto, non solo riferito alla zona.

Il “Centro Studio Danza”, ubicato al 16 di Via Hanbury e diretto dalla titolata maestra Paola D’Angelo, si è esibito in un brano di Ponchielli ed ha incantato con le evoluzioni del formidabile “Tango di Roxaine”, dove le allieve più concrete hanno fatto corona al bravo primo ballerino.

Con il sublime accompagnamento di Massimo Del Prà, stupende pagine liriche sono state espresse dalla incantevole voce del soprano Carla Talete, cimentatasi in una splendida “Summertime”, da Porgy & Bess; ma ha anche incastonato la perla di “Mercè dilette amiche”, dai Vespri Siciliani. In un simpatico duetto in maschera veneziana, con Cecilia Pini, ha espresso “La barcarola” di Offenbach. Cecilia ha anche dato controcanto alla brillante voce di Marco Raiteri, nella vetusta e sempre viva canzone “Voglio vivere così”.

All’Orchestra Filarmonica erano stati richiesti i brani musicali provenienti dal Risorgimento e dall’Irredentismo, consoni al tema della serata, li hanno magistralmente interpretati i giovanissimi suonatori, bravi anche nel repertorio ventemigliusu; ben preparati da un dinamicissimo Franco Cocco.

L’esperimento di coinvolgere il pubblico nell’evento, ha messo in campo una casereccia versione de “Il Musichiere”, dalla TV degli Anni Cinquanta, che ha usufruito d’una madrina di eccezione nella bellissima “spantegà” Tiziana Pini. Due squadre, raccolte soprattutto tra gli “spantegai”, hanno tentato di indovinare i brani musicali proposti dall’ensemble, in un vivace e insolito quadretto show.

Gli attori della “Cumpagnìa d’u Teàtru” hanno proposto cinque “Cumprésse Ventemigliùse”: “A paréta int’u leitu” di Alberto Guglielmi, dalla lettura di Marisa Raimondo; “E müànde” di Mario Saredi, letta da Maria Pia Pezzana; “U vestiméntu növu” di Gianfranco Raimondo, interpretato da Luigi Bruzzone; “U matrimòniu de Bacì” e “Insci’u barcùn de ca’ ” proposte da Aldina Gilardi.

Luigino Maccario ha invece dato lettura di “Ventimiglia e l’Unità d’Italia”; considerato che la serata era improntata sul Centocinquantesimo anniversario di quell’evento.

Le fatiche della presentazione se le sono spartite Cecilia Pini e Marco Raiteri, sostenuti dalla attiva presenza di Graziella Tabiani e Carlo Canzone, assistiti dal solido cast tecnico della VAMA Service, che ha perfettamente applicato “luci e suono”, purtroppo conversando ininterrottamente.

Non è mancata la distribuzione di splendide rose rosse, largite dall’Assessore Andrea Spinosi, condotta dalle bellissime “Ventemigliuse” in costume: Lara Alessandro, Ilaria Belvedere, Emilia Biagiotti, Debora Cooper, Martina Francescotti, Simona Manca Norica, Giulia Muratore, Marina Pani, Martina Poli e Cecilia Solamito; che hanno funzionato da apprezzabili vallette a tutto campo, specialiste nel ruolo di “mascherina”, per condurre gli spettatori alla loro poltrona.

 

 

 

     Le Amministrazioni Comunali hanno da fare con le ristrettezze di bilancio, ma soprattutto sono sempre disponibili ad accontentare qualcuno che ritiene di far meglio le attività di prestigio che stanno funzionando. Anche “Nustalgia de Ventemiglia” stava funzionando, trascinando un folto pubblico nell’aria condizionata del Teatro Comunale, offerta agli “Spantegai” e dietro un simbolico impegno di prenotazione per i cittadini locali. Ovviamente i costi non sarebbero stati più sostenibili; dunque si pensò bene di traslocarla sulla naturalmente fresca terrazza della Ridotta dell’Annunziata, senza dotarla d’un minimo di attrezzatura. Non durò molto.