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V E N T I M I G L I A

capoluogo del Distretto del Roia

1797 - 1798

 

    La Repubblica Ligure fu a tutti gli effetti figlia della Rivoluzione Francese. Sospiro di libertà o ventata di follia, lasciamo ad altri l’arduo compito di darne un equo giudizio, la sua importanza storica è senz’alcun dubbio innegabile.

    Il suo nuovo ordinamento diede il definitivo colpo di grazia alle antiche caste privilegiate e spianò la strada all’affermarsi di un nuovo stato: la borghesia. Almeno in teoria, cercò di risvegliare in ogni individuo la consapevolezza del proprio valore sul piano umano e sociale.

    Purtroppo, come spesso avviene ad ogni cambiamento improvviso e repentino, non tutto si svolse in modo sereno e pacifico e pur senza arrivare agli eccessi, di cui si macchiò la Francia, la nostra storia dell’epoca è piena di avvenimenti più o meno turbolenti. Lo storico Girolamo Rossi non dedicò a quel periodo che poche pagine, forse preoccupato, come egli stesso ebbe a dire, di dover parlare di fatti e persone “troppo” a lui “vicini”.

    Ma, che cosa avvenne esattamente qui da noi in quegli anni ?

    Ventimiglia fu per circa undici mesi capoluogo del distretto del Roia col compito di dover amministrare, oltre che se stessa, altre undici “parrocchie”. Come provvide a questa sua nuova mansione ?

    Attraverso i documenti che si trovano presso l’Archivio di Stato della nostra città, ho cercato di rievocare la nuda cronaca di quei giorni, senza nulla aggiungere, ne inventare. Chi avrà la pazienza di leggere dirà se ne è valsa la pena.

 

Marisa De Vincenti Amalberti  -  1995

     È la premessa del volumetto “ Ventimiglia capoluogo del Distretto del Roia 1797-1798”, pubblicato da Alzani nel settembre del 1995, per le opere assegnate alla UNIONE INTEMELIA e alla CUMPAGNIA d’i VENTEMIGLIUSI.

 

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SECOLO  DECIMO  NONO

 

OCCUPAZIONE MILITARE AUSTRO SARDA

GIURISDIZIONE DELLE PALME

VENTIMIGLIA CAPOLUOGO CANTONALE DELLE OTTO VILLE

 1800     Nei primi mesi, le truppe Austro-sarde occupavano sia la fortezza che la città di Ventimiglia, cercando rappresaglia nei confronti dei filofrancesi.

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Battute in battaglia sulle alture del Passo di San Bartolomeo, nell’alta valle Impero, pressati dagli ottantamila autriaci di Melas, i quarantamila soldati francesi di Massena ripiegarono per metà su Nizza e l’altra parte in Genova, lasciando sguarnita tutte le Riviere, fino a Monaco.

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Il generale Melas faceva ripristinare le fortificazioni attorno al forte ad alla città.

Il 14 maggio, in Nizza, il generale luogotenente Elzinitz ripristinava l’amministrazione sabauda, come si trovava prima dell’occupazione francese; comprendendo nella giurisdizione di Nizza anche Ventimiglia e San Remo.

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La giurisdizione della Roia era inglobata in quella delle Palme, che aveva già come capoluogo San Remo.

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Il 20 maggio, Elzinitz, dal quartier generale di Nizza, decretava il ritorno degli Otto Luoghi sotto la giurisdizione di Ventimiglia.

Il 27 maggio, in Sestri, il conte di Saint Julien, visitato da una deputazione ventimigliese, rendeva una sua ordinanza con la quale costituiva una nuova deputazione.

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La deputazione era nominata “Città territorio e giurisdizione di Ventimiglia”. Doveva essere “composta da sette persone conosciute e stimate per la loro probità ed attaccamento alla santa religione ed ai buoni principii”. La deputazione venne costituita da: il marchese Antonio Tommaso Orengo di Girolamo, in qualità di presidente; Santino Baldi di Giobatta, Benedetto Galleani, Antonio Orengo, Pietro Biamonti di Bartolomeo, Carlo Porro di Pietro e Giuseppe Porro di Domenico. Un Sindaco sarebbe stato nominato dalla deputazione, che avrebbe creato anche un tribunale civile e criminale.

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Il 14 giugno, l’esito della battaglia di Marengo riportava al governo cittadino quanti erano stati allontanati dagli austro-sardi.

I nuovi governanti distrussero le fortificazioni anti francesi e ripristinarono le precedenti deputazioni.

 

REPUBBLICA  LIGURE  FILOFRANCESE

 

DIPARTIMENTO DEGLI ULIVI

SOTTOPREFETTURA DI SAN REMO

VENTIMIGLIA RETROCESSA DA CAPOLUOGO

 

1801     Il complesso conventuale di San Francesco a Porta Nizza era ceduto dal Governo Ligure al Comune, che a sua volta ne faceva rivendita ad una famiglia di Padri Minori Osservanti.

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Allontanati nel 1779, Francescani Minori e Agostiniani non faranno più ritorno nella nostra città, a beneficio dei Minori Osservanti, sopportati dai rivoluzionari per l’ostentata pratica dell’assoluta povertà.

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Il 14 marzo, a Genova, la Commissione di Governo decretava che le prede fatte dai Corsari Liguri di altri Corsari nemici spettassero in totalità al predatore, meno l’artiglieria e munizioni che spetteranno alla Nazione. La stessa commissione sospendeva il suono delle campane su tutto il territorio ella Repubblica Ligure.

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“ ... sospeso per tutto il suolo della Repubblica Ligure il suono delle campane. Questi strumenti inutili, che nulla hanno a che fare colle sacre cerimonie del culto, sono state il più delle volte il segno fatale della ribellione e de’ massacri. Il terribile suono delle campane a martello, è stata l’invenzione barbara dei popoli fanatizzati ...”.

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Gli abitanti di Airole, che erano soliti recarsi in pellegrinaggio al santuario rupestre di Siestro, dedicato alla Madonna delle Virtù; in quell’anno decisero di edificare un Santuario, immerso tra secolari ulivi, sul poggio dominante la valle, sopra il villaggio, dedicandolo alla Madonna delle Grazie.

1802     La Repubblica ligure riduceva i suoi dipartimenti da venti a sei. La giurisdizione delle Palme veniva inglobata in quella degli Ulivi, con capoluogo Porto Maurizio e San Remo sede di distretto.

 

LA DIOCESI SMEMBRATA A PONENTE

 

Il 12 giugno, con un editto di papa Pio VII°, nell’ambito delle misure di riconciliazione tra il Papato e la Francia, la Diocesi veniva smembrata.

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Le parrocchie che ormai erano considerate francesi venivano assegnate alla diocesi di Nizza. Alla diocesi Intemelia non ne restarono che quindici.

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1803     La città contava poco più di tremilaottocento abitanti.

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Secondo i dati statistici, ai 3.870 abitanti del centro cittadino, andavano aggiunti i circa 1.100 di Penna ed i 350 di Bevera. In quel periodo San Remo contava 9.000 abitanti e Triora, in alta vai Argentina, ne aveva circa 4.700.

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Un decreto del 28 marzo, introduceva la valuta monetaria del “franco francese”.

Il 30 aprile, Taggia deliberava il restauro della torre di difesa dell’Arma.

Il 15 ottobre, un decreto mandamentale delegava il Podestà a farsi carico dei bimbi nati ed “esposti”, con la costituzione di una casa d’accoglienza o con l’invio del soggetto nel Capoluogo di Mandamento.

1804     Il 3 giugno, trovandosi di passaggio per Ventimiglia, Antonio Despuig y Dameto, cardinale prete del titolo di San Calisto, ufficiava nella solenne processione della domenica dopo il Corpus Domini

Il 12 giugno, l’editto napoleonico di Sait Cloud raccolse in un unico corpo le norme per il funzionamento dei cimiteri, stabilendo che venissero collocati fuori delle mura cittadine.

Il 3 settembre, veniva eletto alla cattedra episcopale lo scolopio Paolo Girolamo Orengo, consacrato a Roma il 30 dello stesso mese.

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Patrizio ventimigliese, nato il 29 settembre 1734 da P. Girolamo e Maria Margherita Fenoglio. Designato, settuagenario, da Pio VII, ancora nel 1811, l’Orengo interveniva al Concilio nazionale, radunato dall’imperatore Napoleone a Parigi.

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Terminava di fatto il secolare monopolio del sale genovese.

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La magistratura imperiale francese faceva uscire sulla Gazzetta di Genova una “Legge regolamentaria della Banca di San Giorgio” che tra l’altro dichiarava: “gli Uffizii del 1444, dei Revisorio del Sale e di Dogana, esistenti altre volte sotto il nome di Magistrati, sono soppressi”.

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Il 27 dicembre, in Camporosso, nasceva Giovanni Croese, che si ritirerà tra i Conventuali francescani.

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IMPERO  DEI  FRANCESI

 

DIPARTIMENTO DELLE ALPI MARITTIME

VENTIMIGLIA NON È PIU’ CITTA’ DI FRONTIERA

 

1805     Con la costituzione dell’Impero dei Francesi, la Repubblica ligure entrava a far parte integrale dei territori napoleonici, intestati all’effimero Regno d’Italia. La Giurisdizione delle Palme veniva aggregata all’amministrazione del Dipartimento Alpi Marittime.

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Per la prima volta, dopo oltre cinque secoli, Ventimiglia non era più una città di confine, chiusa tra territori ostili e concorrenti, ma faceva parte con tutto il suo entroterra di un’unica struttura statale. Questa condizione destinata a durare circa sessant’anni, fino al 1860, non bastò a rinsaldare la storica unità della Tribù Intemelia, del Municipio romano o della Contea medievale; perché rimanevano attive le suddivisioni tra alta e bassa Val Roia, tra Liguria e Provenza. Inoltre il territorio ad occidente si sarebbe ridotto ai Balzi Rossi, il confine nazionale attuale.

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Il 4 luglio, con un decreto Napoleone dichiarava soppresso il Banco di San Giorgio, annunciando l’iscrizione dei suoi “luoghi” nel gran libro del debito pubblico francese, per una somma pari ad 1/3 del valore. Pochi giorni dopo affidava le dogane all’Amministrazione imperiale.

Un decreto napoleonico sottraeva i fondi agrari alle istituzioni religiose, ponendole a disposizione delle maestranze agricole.

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In San Remo, monsieur Chassepot, primo sottoprefetto, attuava il decreto mettendo la pratica nelle mani del Presidente del Tribunale, monsieur Laforót. Il Sindaco di San Remo, marchese Borea, iniziò e riedificare le case abbattute o crollanti e spinse le industrie a rifiorire; azione che non venne attuata a Ventimiglia.

Coi decreti di settembre, Napoleone varava la costruzione della “Strada di Cornice” da Nizza a Ventimiglia.

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L’imperatore in persona conosceva la situazione della viabilità attorno a Nizza, verso l’Italia, avendo percorso quei  malconci “sentieri”, al comando delle truppe rivoluzionarie, nei primi giorni d’aprile del 1796. Fece progettare allora la strada carrozzabile, detta “di cornice” che da Monaco, attraversato Mentone a mezza costa, giungesse al vallone del Passo, dove venne costruito il Ponte San Luigi. Il progetto della strada seguiva il percorso a mezza costa fino al Passo della Croce, immettendosi poi nel vallone della Sorba, per varcare il villaggio di La Mortola e degradare fino a San Bartolomeo, nelle terre di Latte. Percorsa la piana, la strada riprendeva ad arrampicarsi in località Murru Russu, dov’era l’osteria “da Bataglia”, per scavalcare le Calandre, appena sotto Porta Canarda e raggiungere la Porta Nizza della città, passando davanti alla Ridotta dell’Annunziata. Il percorso è stato seguito in grandi linée dalla strada carrozzabile eseguita dai Savoia, nel 1826.

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1806     Il 1° gennaio, Napoleone aboliva il Calendario Repubblicano per reintrodurre il precedente Calendario Gregoriano.

Il 9 aprile, dietro decreto napoleonico, il Papa staccava la cattedrale della diocesi ventimigliese dalla metropolitana di Milano, per farla suffraganea a quella di Aix in Provenza.

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Essendo stata aggregata all’Impero di Francia la Repubblica Ligure, Pio VII, con bolla “Expositum cum nobis” provvedeva a rendere pratico il passaggio dei poteri civili, in una diocesi che dagli albori del cristianesimo era sempre stata ambrosiana.

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Il 12 maggio, il Prefetto di Nizza Dobouchage sanzionava il vescovo Orengo per non aver provveduto all’applicazione del decreto sul seppellimento dei morti in cimiteri esterni all’ambito cittadino, invitandolo a cessare tali inumazioni dal 15 maggio, quando verranno chiusi tutti i cimiteri siti all’interno dei paesi. A tale scopo potevano venir espropriati i terreni privati che risultassero adatti alla bisogna.

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In Castiglione, Sospello, Bordighera e Ventimiglia, l’usanza di seppellire nelle chiese cittadine aveva dato inizio a casi di epidemia, cessati quando le chiese vennero ripulite e disinfettate.

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In Genova, venivano armati quaranta sciabecchi da mandare al contrasto del superiore naviglio inglese. Fino al 1813 la flotta di quaranta sciabecchi era costantemente mantenuta.

1807     In data 16 marzo, una lettera del Prefetto Dubouchage lasciava intendere che i decreti sulla sepoltura in cimiteri esterni ai centri abitati veniva applicato anche nella nostra diocesi.

Venivano applicati i decreti sulla cimiterialità, emessi a Parigi, nel giugno del 1804.

1808     Gelata negli agrumeti.

Il 7 maggio, con una rattifica amministrativa il confine comunale, verso Mentone, retrocedava dal torrente Garavano al piccolo torrentello di San Luigi, presso i Balzi Rossi.

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Il Vallone della Longoira, detto Tantan, è ancor oggi confine fra Italia e Francia.  L’occupazione francese causò nella nostra Contea rovine che, purtroppo, non verranno più tardi che in minima parte riparate: soppressione del Principato di Monaco e del Marchesato di Dolceacqua, degradazione di Ventimiglia e smembramento della Diocesi. Ma il Piemonte era anch’esso francese e, malgrado che tutto paresse ormai dover tornare a beneficio di Nizza e San Remo, la Ventimiglia-Tenda-Cuneo restava pur sempre la via più breve e facile che unisse quella fertile contrada al mare: attorno a quell’asse economico sarebbe certamente un giorno risorto il paese. Napoleone, che aveva già nel 1805 provveduto per la strada della Cornice, nel 1811 ordinò il riattamento di quella del Roia e il traforo sotto il Colle di Tenda, per il quale vennero stanziati 1.300.000 franchi. Dopo soltanto 164 metri lo scavo fu anche questa volta abbandonato. Filippo Rostan  - STORIA della CONTEA di VENTIMIGLIA  - Bordighera 1971.

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In luglio, un vascello inglese di 74 cannoni batteva la costa ligure, sbarcando per commettere atti di pirateria. Soltanto Finale riusciva a respingerlo, anche se preso a cannonate.

Il 27 agosto, il medesimo vascello compariva davanti a Laigueglia, che lo respingeva.

Il 9 novembre, Napoleone indiceva una leva straordinaria tra i coscritti liguri.

1809     Il 12 agosto, proveniente da Grenoble, papa Pio VII prigioniero dei francesi, valicava il Colle di Tenda per andare confinato a Savona.

In dicembre, gelata parziale dei frutteti. Soltanto le Cüse di Mentone produssero limoni.

1810     In febbraio, gelata parziale dei frutteti.

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Il commercio si allentava, crescevano le importazioni dal Mediterraneo; si cercava di ricuperare; ai limoni di sostituivano le piante di palme da ornamento. Per Ventimiglia e il suo contado aveva inizio una coltura che nel tempo confermerà la futura vocazione di “Terra dei Fiori”. Ma la cultura di base restava ancora l’olivicoltura, che sosteneva un cospicuo commercio. Secondo i dati di quell’anno, tratti da l’Archives départemental des Alpes-Maritimes, la Ditta Biancheri, in concorrenza con quella bordigotta dei Moreno, come con quella dei cugini di Camporosso, erano tra le più importanti, nella sottoprefettura di San Remo, tra quelle che commerciavano con tutte le principali piazze europee, come con l’America del Nord e persino con quella del Sud.

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1811     In gennaio, gelata parziale dei frutteti.

Lo stesso Napoleone decretava l’apertura di una strada carrozzabile lungo la Valle Roia, che verrà appena progettata, per il suo primo tratto.

Trasversalmente alla piana tra il Nervia e Capo Ampelio veniva tracciata la nuova strada carrozzabile, in due sezioni rettilinée, da NO a SE fino al Torrione e, successivamente, seguendo l’andamento della costa.

1812     Il 30 maggio, moriva il vescovo Paolo Girolamo Orengo.

In novembre, papa Pio VII transitava da Savona verso la prigionia di Fontainebleu, dove vedrà Napoleone soltanto il 25 gennaio 1813, per stilare un Concordato che ritratterà subito dopo.

La diocesi era retta dal vicario capitolare Antonio Viale.

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Dopo l’elezione di Viale quale Vicario Capitolare, una parte del Capitolo, formata da uomini di idee rivoluzionarie intentarono contro lo stesso Viale un processo, criticando la sua amministrazione: Il fatto ebbe risonanza internazioinale e si dovette ricorrere alla mano civile per ottenere la ripacificazione tra il clero. Il vescovo Colonna di Nizza, eletto giudice apostolico, ristabilì il vicariato del Viale, riconosciuto anche dall’Amministrazione.

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Il 31 luglio, un brigantino inglese capita sotto tiro delle batterie di costa, site sul capo a Bordighera, gestite dai francesi. Invitati dagli abitanti di Bordighera, i francesi danneggiano il brigantino che viene velocemente trainato al largo con le scialappe.

Nei primi giorni di settembre, il brigantino danneggiato tornava in compagnia di un altro brigantino ed una fregata, scardinava le difese francesi, uccidendo un’uomo, occupava il fortino del Capo, inchiodava i cannoni, metteva ai ferri la guarnigione e si portava a bordo il Sindaco Giribaldi, come ostaggio, invitandolo ad una generosa cena.

1813     L’attività marinara era tradizionalmente una delle principali occupazioni degli abitanti della costa, il cui esercizio aveva rappresentato l’unica alternativa all’attività agricola nei tempi di crisi.

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Capitani e marinai di Ventimiglia, Sanremo, Porto e Diano avevano acquistato fama di esperti navigatori, sia in Liguria, sia fuori di essa; erano imbarcati sui bastimenti di vario cabotaggio che alla fine del settecento facevano rotta nel mediterraneo e nei mari europei. Le importazioni provenienti da Genova, Livorno, Napoli e dalla Sardegna riguardavano granaglie ma anche legumi, vino, formaggio; dalla Francia e dall’Inghilterra arrivavano soprattutto tela, panni di lana, vini, concime; dalla Norvegia merluzzo e pesce salato; dall’America caffè e generi coloniali; dalla Spagna carrube, dalla Russia e Turchia grano e avena. Le esportazioni invece si limitavano a olio, agrumi e palme che erano i principali prodotti del territorio.

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1814     In gennaio, gelata dei frutteti.

L’11 febbraio, papa Pio VII, transitava per la nostra città, reduce dalla “prigionia” di Fontainebleu, ricevuto dal vicario Viale.

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Liberato da Napoleone e partito da Parigi il 23 gennaio, in clima di segretezza, il Papa giunto nel Varo è fatto segno ad un’esaltazione di popolo. Il 9 febbraio, giunto a Nizza, cercò il riposo per riabilitarsi dalla febbre che lo perseguitava. Il giorno 10, sostava a Mentone. Il giorno successivo, il Capitolo e le autorità cittadine hanno atteso l’arrivo del Pontefice sotto l’arco di Porta Canarda, avendo egli percorso l’unica strada a collegarci con la Francia, ancora in quel tempo.

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Il 22 e 23 febbraio, gelata agli agrumeti, con danni alle piante.

L’11 aprile, Napoleone firmava l’atto di abdicazione.

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Ovunque si verificarono disordini e si invocava il ripristino degli antichi stati. A Castelfranco e a Baiardo la popolazione in festa finì per tumultuare, bruciò i registi delle imposte e il «maire» di Castelfranco venne anche aggredito e ferito. A Bordighera e Ventimiglia vennero bruciati i libri dell’Amministrazione dei Dazi, e in molti luoghi gli archivi comunali e catastali.

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