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STRADE E PORTI DALL’ANTICHITÀ

 

      Nei loro spostamenti, gli antichi abitatori del territorio ventimigliese erano soggetti a percorsi di crinale, che li tutelavano da incontri pericolosi e permettevano loro un cammino con minori improvvise e impreviste difficoltà.

      Nel 109 p.E.V, nominato censore, Marco Emilio Scauro rigenerava nei materiali e nella percorribilità, la strada Heraclea, che prendeva quindi il nome di “Aemilia Scauri”, la quale, risultando essenziale per il consolidamento dell’occupazione del territorio intemelio, giungeva all’Alpis Summa, ossia l’attuale Turbia.

      Soltanto durante l’assedio genovese vi furono differenze di tracciato per quella strada romana che, in grandi linee, ha mantenuto il proprio itinerario lungo tutto lo scorrere del Seicento e del Settecento, persino nei miglioramenti Ottocenteschi.

      Infatti nel settembre del 1805, divenuto imperatore, Napoleone ha fatto eseguire i nuovi tracciati delle strade di cornice che si dipartivano da Nizza in direzione di Genova. Verso Ponte San Luigi convergono: Grande, Media e Bassa Cornice, da quel confine ne è dipartita soltanto una, che fino al allo svolgersi del Congresso di Vienna verrà semplicemente tracciata per scopi militari, fermandosi comunque sotto le mura di Ventimiglia, peraltro, soltanto nel 1811 procedeva verso Bordighera. Nel 1814, con la cessione dei nostri territori al Re di Sardegna, il tracciato dove passerà quella strada di cornice vedeva eseguire stancamente gli espropri.

      Nel 1826, il re di Sardegna Carlo Felice stava dimorando in Nizza; quando la regina Maria Cristina, avendo previsto un viaggio da Nizza a Genova, da svolgersi rigorosamente via terra, ordinò il compimento di molti tratti cruciali della “Strada di Cornice”, che portarono a buon punto i lavori iniziati da Napoleone, raccordandosi però sempre ai tratti migliori della Via Iulia Augusta. Dieci anni più tardi i lavori di sterro per realizzare la strada carrozzabile litoranea erano giunti al Torrente Nervia.

      A risolvere, magari non del tutto, l’annoso problema viario della Zona Intemelia ci ha pensato la ferrovia, però al decadere del XIX secolo; mentre, per la complicata soluzione della percorribilità privata, ci ha pensato l’Autostrada, con interventi un po’ invasivi del paesaggio ma quasi inevitabili. La camionale tra Genova e Savona è stata operativa nel 1967, poi la A10, da Savona a Ventimiglia nel 1971. La A12, da Genova a Livorno, ha seguito un iter più complicato ancora; nel 1969 è arrivato il tratto tra Genova e Sestri Levante, ma perché giungesse a Livorno si è dovuto attendere il 1975.

      Il primo approdo “navale” locale si avvalse dell’ampio lago naturale, permanente per tutto l’anno alla foce del Torrente Nervia; giacché questo è un corso d’acqua dalle piene limitate a pochissimi giorni nell’anno e in periodi poco adatti alla navigazione.

      Sulla collina di Collasgarba, sovrastante quell’approdo, si sviluppò l’antica città degli Intemeli, che dopo la conquista romana divenne sede dell’ampio Municipio, mentre l’approdo si trasformava in un vero e proprio porto.

     Nel V secolo, col decadere dell’Impero romano, per affrontare le invasioni barbariche, gli abitanti di Ventimiglia si trasferirono sul colle sovrastante la foce della Roia, mentre, avvalendosi di più efficaci tecniche idrauliche, nel frattempo escogitate, definirono un porto canale, laddove era già presente un approdo stagionale, assai compromesso dalle robuste e impreviste piene di quel fiume.

      Il porto canale era ben protetto dalle mura della città, restando assai poco visibile dal largo, intanato com’era nel Lago, situato dove oggi domina il toponimo Burgu. Ebbe una invidiabile prosperità, tanto che, nell’anno 1922, il Comune genovese pensò bene di disfarsi d’una pericolosa concorrente, privando Ventimiglia del suo porto. A parte la realizzazione di movimentati approdi e una timida ripresa Cinquecentesca del porto canale, impiantato in un sito presso la Porta Marina, Ventimiglia restò senza porto, come lo è oggi, nell’attesa che si concretizzino i dibattiti amministrativi in materia.

                                                                                                      L.M.              LA VOCE INTEMELIA aprile 2005