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   LA  VOCE  INTEMELIA

 

IL FONDO

luglio 2020

di M. Dionisia Ferraro

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SCUOLA e PANDEMIA

      Con tanta trepidazione e molto entusiasmo il mondo della scuola ha ripreso il suo cammino. Non sono mancate le polemiche, le perplessità e le trepidazioni e nel percorso altri ostacoli si presenteranno, ma la competenza e la professionalità, unite alla buona volontà, aiuteranno a superarli. Maria Dionisia Ferraro, appassionata docente per tutta la vita, ci presenta le sue sagge considerazioni. (n.d.r.)

          

 

      “Coronavirus”: è una parola che ormai ci fa rabbrividire perché non ha fatto altro che seminare guai sconvolgendo completamente le nostre vite, le vite di tutti noi: gli anziani perché sulla loro pelle si è abbattuto con maggiore violenza, falcidiandone a man bassa, sugli adulti perché ha bloccato il lavoro, la produzione, quindi il guadagno tanto necessario per mandare avanti le famiglie e far fronte alle necessità quotidiane e sui bambini, anche se questi ultimi hanno goduto, per fortuna non solo loro ma di tutta la società, di maggiore immunità. Anch’essi sono stati costretti alla “clausura”, quindi sono stati privati dei loro giochi all’aperto, dell’incontro con i loro amichetti, della scuola.

         Si, anche questa è stata una privazione perché pur avendo televisione, telefonini e tutte le diavolerie moderne che mai come in questo momento sono state benedette, non hanno però potuto avere il vero rapporto, il vero contatto vis a vis come si suol dire con i compagni, gli amichetti di sempre, quelli con cui spintonarsi, bisticciare, magari anche azzuffarsi per poi fare pace e giocare nuovamente insieme.

        E che dire degli insegnanti? Sì, anche loro sono mancati, eccome! I temuti insegnanti, quel loro sguardo che sempre ci segue anche quando non te ne accorgi, che può essere di approvazione o di rimprovero, dolce o severo, ma è pur sempre uno sguardo che è rivolto a te, a te personalmente, uno sguardo che qualche volta temi (lo capisci anche tu quando l’occhiataccia è meritata), ma qualche volta desideri. E che dire dell’interrogazione? Speriamo che non interroghi me, dici mentalmente, ma poi sei pronto ad alzare la mano perché ti senti pronto. Ecco che cosa ha rubato tra le altre cose, questa maledetta “pandemia”. La vera vita della scuola, la “comunità scolastica”, la vera essenza della scuola: quel ritrovarsi ogni mattina, quell’uscita da casa tanto desiderata di tutti i giorni, quell’essere essenzialmente “comunità”.

       E benché gli insegnanti si siano spesi e si siano stancati forse di più per offrire, in via telematica, ai loro alunni gli insegnamenti di sempre, non era certamente la stessa cosa. Anche gli esami sono stati diversi dal solito: ban­chi distanziati, mascherine.

         Forse i professori non avranno avuto bisogno di fare i “cerberi” come un tempo (non suggerire, non passare bigliettini, etc), però senz’altro è stata un’atmosfera ben diversa: ci sarà stata la gioia di rivedersi sani e salvi come dopo un naufragio, ma anche il dolore per la consapevolezza che non tutti erano usciti indenni dalla tempesta; forse in tanti c’era ancora il dolore per nonni e famigliari portati via dalla furia del morbo, in tanti c’era la preoccupazione per la tensione che sentivano nelle proprie famiglie per i problemi economici che si erano abbattuti un po’ ovunque, ma la gioventù ha questo di bello che riesce a trovare, in ogni occasione, il modo di abbandonarsi a momenti di spensieratezza, il modo di scoppiare, insieme agli amici, in una bella risata liberatoria.

          Ecco che cosa il “virus” non deve poterci rubare; la voglia di vivere della gioventù, il desiderio di ritrovarsi a scuola, piccoli o grandi che siano gli alunni, la soddisfazione di ogni insegnante quando, entrando in classe, con un colpo d’occhio riesce ad abbracciare l’insieme della scolaresca. Ecco che cosa desideriamo tutti più di ogni altra cosa: tornare alla nostra “normalità” senza troppe paure, e anche senza addossare troppe responsabilità (sanitarie, s’intende) sulle spalle del mondo scolastico.