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   LA  VOCE  INTEMELIA

 

IL FONDO

settembre 2019

di Graziella Colombini Cortesi

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Salviamo la patella!

 

      Mentre mi godevo un rilassante ed economico massaggio sugli scogli "d’u Ministru" alla spiaggia di Latte, sono rimasta sorpresa dalla quasi totale assenza di "patelle" sugli scogli. Questo umile mollusco, che ha sempre abbondantemente colonizzato le scogliere all'altezza del bagnasciuga, è un animaletto veramente portentoso: è presente, o meglio dovrebbe esserlo, nel Mediterraneo, nel Mar Nero ed alcune specie nell'Atlantico; si nutre di alghe e nella parte inferiore della radula, cioè il piede che la tiene attaccata alla roccia, ha, come informa Wikipedia, "una fila di denti che è classificato come il materiale biologico più resistente finora conosciuto" e può sopravvivere fuori dall'acqua per lungo tempo.

      Interessata al fenomeno. apprendo così che le patel­le comuni in Liguria si sono molto rarefatte e la specie più grande, la Patella Ferruginea, un mollusco minacciato di estinzione, è addirittura scomparsa da tutte le coste continentali europee, sopravvivendo solo nelle isole toscane, in Corsica e Sardegna, vittima di un'indiscriminata raccolta per la pesca con la canna che la utilizza come esca, dell'inquinamento marino di superficie ed anche di una raccolta inutile ed insensata, fatta quasi per gioco, da parte di bagnanti annoiati e distratti.

      Non sono solamente le patelle a correre dei rischi per l'invadenza della specie umana. Un altro essere marino, questa volta un vegetale, anch'esso da noi molto comune, rischia seriamente l'esistenza, e noi con lei. Si tratta della Posidonia che colonizza i nostri fondali e, oltre ad essere la culla e l'asilo-nido per tanti pesci, limita il logoramento del fondale stesso da parte delle onde e protegge le nostre coste dall'erosione delle mareggiate invernali con i folti tappeti delle sue caratteristiche foglie allungate che si accumulano sulle nostre spiagge. Purtroppo i tanti battelli diportisti con le loro ancore o la pesca a strascico danneggiano le praterie sradicando i rizomi e le radici.

      Salviamo anche lei! E salviamo anche i piccoli granchietti, anch'essi quasi spariti, che si aggirano tra gli scogli con il loro buffo andare e sono sovente vittime di ragazzini, anch'essi annoiati, che li lasciano agonizzare nei loro secchielli per ributtarli poi in mare più morti che vivi o addirittura sadicamente privati delle loro chele. E con loro sensibilizziamo a lasciare in pace anche le lumachine e tutti gli altri minuscoli abitanti di quella meraviglia che è il mare, comprese le sabbie, frutto di centinaia di anni di lavoro delle acque e che finiscono poi miseramente in bottiglia quali tristi e sbiaditi trofei di vacanze ormai dimenticate.

      Ma, dulcis in fundo, ci sono anche le buone notizie: è finalmente realtà il nostro Parco Marino Protetto di Punta Mortola che speriamo possa partire quanto prima per impedire gli scempi e valorizzare invece la scoperta e l'ammirazione consapevole delle nostre magnifiche coste.

     Anche per la Patella Ferruginea di cui sopra c'è la buona novella: il progetto "Ramoge" dell'Università di Genova, grazie all'accordo tra governo italiano, francese e Principato di Monaco per la protezione dell'ambiente marino, è riuscito nel suo tentativo di ripopolamento sull'isola di Bergeggi, nel Parco di Portofino ed alle Cinque Terre. Il trapianto è avvenuto dalla Corsica con un primitivo attecchimento su lastre di granito, successivamente trasportate in loco in modo molto accorto, cui ha fatto poi felicemente seguito l'impianto. Ecco cosa non si fa per salvare la Patella!