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       “Ventimiglia, un secolo di fotografie” dall’Archivio Fotografico Mariani ci racconta cento anni di lavoro e quattro generazioni di fotografi che hanno contribuito ad immortalare sulla pellicola la storia di Ventimiglia nell’ultimo secolo.

          Momenti tristi e lieti, documentazioni di grandi eventi della storia, quando questa è passata dalla nostra città, ma anche semplici momenti di allegria, di sport, conviviali o di costume.

       Rivediamo i tanti personaggi in visita alla Città che, fissati nelle istantanee, ci raccontano di una semplicità di rapporti sconosciuta ormai ai nostri tempi in cui regna la ricerca ossessiva di scoop fotografici senza alcun rispetto.

       Il volume testimonia le grandi manifestazioni e, in generale, con una punta di nostalgia, un periodo di grande fervore per la rinascita, materiale, culturale e morale, della Città, l’intraprendenza degli operatori, il desiderio di continuare e di perseverare nella conservazione delle tradizioni che sono il fondamento delle nostre radici e la linfa vitale per le future generazioni.

 

Premessa

 

      La memoria di una città attraverso i suoi monumenti, il Quartiere di Marina San Giuseppe, l’Immagine ritrovata, ed ora cento anni di Fotografia a Ventimiglia. I Quaderni della Voce cominciano a delineare, in maniera decisamente rilevante, una geografia sentimentale dei luoghi cari ai ventimigliesi, per la ricostituzione della quale ringrazio sentitamente Gianni Cortesi e Graziella Colombini delle Edizioni Alzani.

           Per la loro felice intuizione, e per la passione senza riserve che ormai da un lustro mettono in questo progetto editoriale di ampio respiro, destinato a continuare nel tempo, e a dare testimonianza di una città attraverso originali Quaderni, approfondimenti puntuali e preziosi, che a cadenza costante ci riservano sempre nuove sorprese.

          In questo nuovo lavoro Dario Canavese, Cançelé d’a Cumpagnia d’i Ventemigliusi, ma ritratto in foto, in questo testo, anche come Presidente dei Balestieri, Presidente Onorario dell’Associazione Nazionale Alpini - Sezione Tenente Beppe Cumina di Ventimiglia, nonché presente nella riproduzione fotografica dell’albo d’oro dei premiati con il San Segundin d’Argentu, massima onorificenza cittadina, è affiancato pariteticamente da Bernardino Veneziano, di altrettanto solida ed autorevole produzione bibliografica, con un’unità di intenti testimoniata da quel richiamo all’andar d’accordo del Maestro Emilio Azaretti e di Filippo Giglio Rostan, di cui oggi si sente quanto mai il bisogno.

         Felice richiamo, questo di Canavese e Veneziano, intuizione attualizzata e rivisitata nella formula, che contiene la speranza di veder rigermogliare questo andar d’accordo nella società in cui viviamo, l’augurio che esso possa “turnà a burri” come il dialetto, nei versi della famosa poesia, manifesto permanente di poetica, del Maestro Renzo Villa.

       Cento anni di fotografie, che ritraggono tanti eventi storici, molteplici eventi della tradizione locale ventimigliese, luoghi simbolo della condivisione di spazi comuni cittadini. E non ultime, numerose realtà associative ventimigliesi; immortalate in fotografie nel corso del tempo (impossibile purtroppo testimoniarle tutte).

       Occasione, questa, per porgere ad ognuna di esse il più cordiale saluto, e per rinnovare l’invito alla condivisione ed alla collaborazione, in un mondo attraversato sempre più da rivoli divisivi, segnato da steccati di contrapposizioni neanche più ideologiche, spesso vuote di contenuto, intrise a priori di assenza di significati.

      La Cumpagnia d’i Ventemigliusi, fondata nel 1927, per essere la prima nel tempo cronologico, tra le associazioni che hanno a cuore il discorso sulla storia, il dialetto e le tradizioni cittadine. E per avere nel motto dell’Academia Ventemigliusa de Cultùra Intemelia, sua Sezione, quel “Antiquam exquirite matrem”, cercate l’antica madre, sia capofila di questo appello all’unità di intenti per la realizzazione di scopi di interesse comune.

          Il periodo di grande fervore, testimoniato da questi cento anni di fotografie, sia di stimolo e di sprone a ciò. La fotografia è uno strumento principe di testimonianza del passato, perché accomuna nel ricordo, unisce nella condivisione, affratella nell’emozione di un’immagine.

        La famiglia Mariani ha saputo realizzare tutto questo con continuità, per quattro generazioni. Tanto che la signora Rita, vedova Mariani, Valentina Mariani e Fabio Bertè, sono ancora oggi preziosi vicini di casa, vicini di Sede della Cumpagnia, presso i quali rivolgersi quando è necessario attingere all’archivio fotografico per eccellenza della memoria visiva cittadina.

       Continuità, trasmissione del sapere nell’arte della fotografia, e fedeltà all’immagine di un territorio dopo Cent’Anni, sono valori dei quali si sente più che mai il bisogno.

      Encomiabile lavoro di Dario Canavese, l’aver selezionato il materiale fotografico, ricostruito episodi ed avvenimenti, rintracciato date, predisposto didascalie, come un tessitore di memoria attivo nel presente, perché la memoria sia uno stimolo sempre attuale, sull’attenti, e non solo sterile rimpianto dai connotati seppiati, che sfumano nell’autunno della rimembranza.

        Bernardino Veneziano, non nuovo ad importanti lavori di catalogazione, raccolta e salvaguardia di materiale cardine degli avvenimenti storici ventimigliesi, confluiti in numerose ed autorevoli pubblicazioni, con il suo essenziale contributo da comprimario, impreziosisce per autorevolezza e competenza questa trama visiva della storia ventimigliese, fatta di scatti, di fotografie in bianco e nero, fino alla rivoluzione del colore.

      Ampia la parte riservata agli avvenimenti bellici, ricostruita con dovizia di particolari e fedeltà dei dati cronologici dai due autori, in pagine quanto mai di attualità, che ci riportano anch’esse al tempo presente.

       Non abbiamo bisogno di nuove guerre, di divisioni, di contrapposizioni, ma di Quaderni come questo, dove poter riflettere, attraverso più di 500 fotografie, sul nostro passato cittadino, riflesso di quello storico generale, nel bene e nel male. Perché non solo il futuro, ma anche questo continuo ed incerto tempo presente, trovi in quello passato spunti e stimoli di ripartenza.

        Dalla Cumpagnia d’i Ventemigliusi il più sentito grazie agli Autori, agli Editori, ed alla Famiglia Mariani, per aver reso possibile tutto questo.

          Ventimiglia, 29 ottobre 2020

                                                    Marco Scullino

 

 

Prefazione

 

        Martedì 8 giugno 2021, in Ventimiglia, presso la Chiesa di Sant’Agostino, abbiamo dato l’ultimo saluto al carissimo amico ed alpino, Danilo Mariani, storico fotografo, titolare di uno dei più grandi archivi fotografici della Riviera di Ponente, con il suo negozio di via Cavour 32 che è stato ed è tuttora un punto di riferimento per l’intera comunità.

         Quel giorno, un triste giorno per la famiglia Mariani, abbiamo deciso che avremmo dato vita ad un libro che raccontasse la storia della nostra Città, attraverso le immagini scattate nell’attività centenaria della famiglia, iniziata già nel lontano 1921.

        Naturalmente abbiamo interpellato la vedova di Danilo, la signora Rita, la figlia Valentina con il compagno Fabio, i quali non solo hanno approvato il progetto, ma si sono resi, da subito, disponibili a fornire tutti i dati della famiglia Mariani per la ricostruzione dell’albero genealogico e il materiale fotografico del loro grande archivio storico.

         Il passo successivo è stato quello di mettersi in contatto con gli amici Gianni e Graziella Cortesi, della “Casa Editrice Alzani” di Pinerolo, i quali, a loro volta, oltre che approvare l’iniziativa, si sono dimostrati interessati a stampare questa ricerca nel settore dei “quaderni” dedicati alla nostra città, dando un seguito a quelli sui Monumenti cittadini (2019), della Marina San Giuseppe (2020) e dell’Immagine Ritrovata (2021).

        L’amico Bernardino Veneziano aveva già contribuito, con una sua ricerca sul capostipite Vincenzo Mariani, secondo lui mai valutato nella sua giusta grandezza, pubblicata sul N° 5 del Raccoglitore di cultura e tradizioni delle Vallate Intemelie, “U Berriun”.

        A questo punto è risultato naturale chiamare l’amico Berni ed arruolarlo in questa avventura, per scrivere il “quaderno” a quattro mani. È nata la piccola associazione: “I dui ch’i van d’acòrdiu.

        La mia decisione di evitare una pubblicazione consequenziale di tutto il materiale fotografico messo a nostra disposizione, ma di suddividere il “quaderno” in settori per la migliore consultazione e fruizione da parte dei lettori, fu approvata dal mio “socio” e così ebbe inizio la nostra battaglia giornaliera della “scansionatura” di migliaia di foto, e le relative didascalie. Ma questa predisposizione per una prima stesura del quaderno non sarebbe stata possibile senza l’aiuto indispensabile, in prima istanza, dell’amico Luca Lacqua, “informatico” per eccellenza e tutti gli amici, tantissimi, che ci hanno messo a disposizione tutto il materiale “Mariani” in loro possesso.

        Questa associazione ha funzionato alla grande: il “quaderno”, ricco di circa 500 immagini, è ora nelle mani dei lettori che sono certo, lo sfoglieranno con curiosità e anche con piacere, perché li aiuterà a scoprire, attraverso le fotografie, immagini di vita e storia ventimigliese ormai scolorite dal passar degli anni.

                                                                                  Dario Canavese

 

 

Introduzione

 

      Cento anni di lavoro e quattro generazioni hanno contribuito a immortalare la storia della nostra città, in innumerevoli momenti di ricordi, fatti, personaggi, di costume, di avvenimenti tristi e felici ed ancora tanto e molto altro; pensare di riunirli in un volume ben dimostra l’importanza della Famiglia Mariani nel tessuto cittadino.

         Il capostipite Vincenzo è stato certamente un uomo geniale; mediante la sua professione ha saputo tramandarci fatti profondamente importanti e conservati sino ad oggi, i quali ci insegnano che la storia raccontata, attraverso le sue immagini, non è solo cittadina, vedi, ad esempio, l’interno del laboratorio dello scienziato Voronoff, oppure come il popolo italiano doveva vestirsi e obbligatoriamente ritrovarsi in grandi adunate.

        Mariani ha immortalato la vita della città in momenti epocali come quelli della seconda guerra mondiale, le “trionfali’’ truppe italiane che marciano su “Mentone conquistata”; come fotografo ufficiale ed unico dell’89° Reggimento, consegna alla storia la figura del Re Vittorio Emanuele III che assiste alla parata dello stesso che di lì a poco partirà per quel tragico fronte della lontana Russia dal quale non tornerà, e ancora l’incontro tra i dittatori Mussolini e Franco, nei giardini Hanbury nel 1941, avvenimento che avrebbe potuto cambiare gli eventi della guerra.

         Conservo orgogliosamente queste ultime fotografie che sono un dono di Danilo Mariani, per essere pubblicate su questo libro; poi le ferite causate dai bombardamenti e la fine della guerra seguita dai momenti della pace. La storia della città, indissolubilmente legata a quella nazionale, è passata attraverso l’obiettivo della “Leica” di Vincenzo Mariani.

       Con un po’ di vergogna, confesso di aver scoperto i meriti del fotografo Mariani, solo dopo che questi ha cessato la vita lavorativa, quando ho visto la quantità di foto. Durante la ricerca sono emerse tantissime foto con la scritta nell’angolo “foto Mariani”: le adunate politiche, i fanti dell’89° con i miei due zii, legati da una lunga serie di eventi sino alla partenza del luglio 1942 per il fronte.

      E poi gli scatti dove compaio bimbo, nelle festività della famiglia, in posa sulla spiaggia della Marina, la scolaresca della prima elementare, e poi la “regina” delle foto è quella che mi riprende sulla prua del “gussu” del nonno e in basso a destra c’è Danilo, il nipotino; non posso non pensare che la foto è stata scattata da Vincenzo Mariani.

         In conclusione auspico a chi acquisterà il libro che rimanga alquanto incantato di quel mondo che non può più tornare, un mondo che è stato vissuto dai nostri nonni e dalle generazioni successive, con un invito a soffermarsi un po’ a lungo a guardare, con attenzione, tutti i particolari delle fotografie pubblicate: non sarà una perdita di tempo.

 

                                                                                 Bernardino Veneziano