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TARDA  ANTICHITà  A  VENTIMIGLIA

 

L i g u r i    I n t e m e l i

    Mille anni avanti l’Era Volgare, numerose tribù di stirpe indoeuropea percorsero l’Europa, verso il Mediterraneo, dalle rive del mar Baltico e stanziarono nella Gallia meridionale, nella Spagna catalana e nell’Italia Cisalpina, mentre un ramo, che ha proseguito lungo la penisola italica, sarebbe quello degli Umbri.

    Quelle popolazioni sono identificabili come Liguri o Ambroni. Si vuol ritrovare traccia del loro nome in quella preziosa materia di cui facevano commercio e che ancora il loro paese d’origine produce: l’ambra.

    I Liguri abitarono in modo stanziale le valli che si affacciavano al Mediterraneo nord-occidentale; da nomadi si erano poi fatti sedentari, lavoravano la terra ed erano in relazione con gli abitanti del Nord europeo lungo due strade commerciali, dette dell’ambra, una sboccante nell’Adriatico e l’altra nel Golfo del Leone. 

    Le tribù che abitavano le rive del Golfo ligure erano i Genuati, i Sabazi, i Deciati, gli Oxibi, gli Ingauni e gli Intemeli. Queste tribù eressero costruzioni con muri a secco. Abitavano villaggi in pietra, posti generalmente sulle alture. Anche gli Intemeli costruirono numerosi “castellari” sulle alture attorno alle valli, nel Bacino del Roia.

 

    La principale risorsa del Paese intemelio fu la pastorizia, grazie al privilegio geografico di cui godevano i pastori intemeli. Nell’Alta Val Roia dominano ubertosi pascoli estivi, mentre d’inverno le greggi, attraverso numerose “draire”, venivano condotte in paese mite, a breve distanza, irradiandosi per il comodo ventaglio delle valli dell’Aroscia, del Taggia, del Nervia, della Roia, della Vesubia e del Paglione, da Diano fino ad Antibo. Sulla costa, gli Intemeli come tutti i loro confratelli, si diedero alla navigazione, usufruendo a tal uopo, della foce del Nervia come riparo naturale alle loro navi; dell’approdo di Monaco e di quello di Arziglia, presso l’odierna Bordighera. Il contatto, che le vie del mare procuravano a questi con popoli diversi e lontani, li rese più civili dei Montani, i quali, vivendo più isolati, restavano più rustici.

    Attorno all’anno Novecento avanti l’Era Volgare, mercanti siriaci arrivavano regolarmente sino a Lione per trasportarvi stoffe.

 
LA ZONA DI ALBINTIMILIUM ALLO STATO DELLE RICERCHE DEL 1960
In verde la situazione della costa e dell’oppido dei Liguri Intemeli nell’età preromana.
In rosso la situazione della costa e la topografia schematica della città romana.      .
Nino Lamboglia – Francisca Pallares VENTIMIGLIA ROMANA –
Itinerari Liguri 7- I.I.S.L. Bordighera 1985


    Un primitivo oppido degli Intemeli sarebbe sorto alla foce della Roia, sullo Scoglio, all’incontro del mare con la via di comunicazione del Col di Tenda. Sull’oppido convergevano le valli secondarie del Bacino. Tracce sicure dell’oppido definitivo sono però venute in luce, nel 1958, alla foce del Nervia, dove è ormai provata l’esistenza di costruzioni preromane presso e sotto gli edifici della «Città» di età romana. L’oppido principale degli Intemeli, sorto alla foce del Nervia, si chiamò Arbiu, come altre città dei Liguri.

    Nella formula latinizzata sarà: Albium Intemelium, «Città degli Intemeli», poi contratto in Albintimilium, onde il nome di Ventimiglia.

    Attorno all’anno 750 a.E.V., il conflitto tra gli Intemeli Marittimi e quelli Montani costituì il problema interno di tutta la Liguria rivierasca per molti secoli e non risparmiò certamente il Bacino della Roia.

    I Montani erano soliti catturare prede di terra e si davano all’invasione di pascoli nuovi, mentre i Marittimi tendevano a frenare e dominare i Montani. D’altro canto l’industria marinara non si limitava al puro commercio, ma esercitava anche la pirateria, per cui, a loro volta, i Marittimi entrarono in conflitto con altri popoli.

    In quel periodo, lungo tutta la Liguria si diffuse l’agricoltura, con l’aratura, la concimazione, il sovescio, la talea e l’innesto arboreo.

    Duecento anni avanti l’Era Volgare, quando Roma entrò in conflitto con Cartagine, per il controllo del Mediterraneo; i Liguri Intemeli ed Ingauni si allearono coi Cartaginesi che si erano stanziati sulle coste della Spagna ed alle Baleari, preparandosi a superare le Alpi per attaccare Roma dal Nord.

    Con questa alleanza, Ingauni ed Intemeli segnarono il loro sfavorevole futuro, nei confronti dei Genuati, che invece avevano appoggiato Roma, accogliendone la flotta.

 

 

    Alla base della loro organizzazione, i Liguri avevano la famiglia. Più famiglie si univano in tribù. Più tribù si confederavano e alla confederazione presiedeva un «conciliabolo», forse soltanto occasionale. Si suppone che la famiglia fosse, sul principio, di tipo matriarcale e la proprietà comunitaria. In un secondo tempo appare, e rimarrà, il patriarcato e l’heredium personale. Al primo periodo corrisponde un tipo di inumazione a sepoltura in piena terra, come quelle ritrovate alle Spelughe e ai Molini Sottani in quel di Monaco; al secondo, la sepoltura per incinerazione a cassetta individuale, in cui le ceneri del defunto venivano poste entro un’urna in terracotta protetta da lastre di pietra. Qualche volta, entrambi gli usi si ritrovano contemporanei nella stessa tribù; trattasi forse, nell’ordine sociale ed economico, di una fase di transizione dallo stato comunitario a quello personale.

    Questo tipo di commercio continuerà per tutta l’età tardoantica, quando sempre mercanti “siriaci”, insieme alle stoffe porteranno la corrispondenza tra gli eremiti. Dopo il VII secolo volgare, saranno i mercanti bizantini a rilevare questa attività, fino all’XI secolo, epoca di vera fioritura per gli affari bizantini.

 

 

SESTO SECOLO AVANTI L’ERA VOLGARE

- 600 Vent’anni prima, intere tribù di Celti, esperti nella lavorazione del ferro, giungevano sulle coste liguri.

In un periodo imprecisato attorno a questa data, coloni Focesi fondarono sulle coste di Provenza, alle bocche del Rodano, la colonia di Massalia, l’odierna Marsiglia.

Tribù di Celti migrarono verso la Pianura Padana.

- 580  La  pressione  dei  Celti,  da  nord,  accentuò  la  bellicosità delle popolazioni liguri, a contatto con naviganti e coloni fenici ed ellenici, avvicinati anche da rapporti commerciali e culturali.

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            Coloni Ionici, messi in fuga dai Persiani, fondarono città nella Magna Grecia: Reggio; ma anche in Campania: Cuma e Napoli; oltre ad aver fondato Marsiglia, alla foce del Rodano. Diceva Giustino: - Al tempo di Tarquinio Prisco, i giovani Focesi giunsero dall’Asia alla foce del Tevere e strinsero amicizia con i Romani: quindi, direttisi con le navi verso le estreme insenature della Gallia, fondarono Marsiglia, tra i Liguri ed i rozzi popoli dei Galli. - (trad. E.S.) I Focesi di Marsiglia, a loro volta, fondarono numerose città costiere, o semplici approdi, sulla odierna Costa Azzurra, la Provenza e la costa Catalana.

            Da Massalia (Marsiglia), verso levante troviamo: Tauroeis (Bandol), Olbia (Hyères), Athenopolis (St. Tropez), Antipolis (Antibes). Dal pseudo-Scimno apprendiamo che tutte queste colonie erano fondate prima del IV secolo. Se ne deduce che Nicaea (Nizza), Portus Herculis Monoeci (Monaco principato) ed Ampelos (Capo Ampelio), datano la loro fondazione dopo il IV secolo. Furono i coloni focesi a portare la cultura dell’ulivo sulle rive mediterranee della Spagna e della Gallia. Come riporta il Lamboglia, il Berthélot, analizzando il periplo dello pseudo-Scilace ha potuto dedurre che nel IV e V secolo i Liguri dimoravano soltanto nel tratto tra il Rodano ed il Varo, dove vivevano in comune con i Greci, mentre nella Liguria attuale sarebbero penetrati solo col decadere della potenza etrusca e sotto la pressione dei Celti, a partire dal IV secolo. Tutto questo in funzione della teoria formulata anche da Formentini, che si fonda sulla precisa testimonianza di Avieno, che propone i Liguri come un popolo d’importanza secondaria, di origine nordica, sceso ad occupare le rive del Mediterraneo solo qualche secolo prima dei Celti, dalle rive del mare del Nord, da dove erano stati scacciati dai medesimi.

 

ALBION INTEMELION CAPITALE DEGLI INTEMELII

 

Parlarono di Albium Intemelium: Variale, Strabone, Plinio, Tacito, Tolomeo e Cicerone.

La Tavola Peutingeriana e l’Itinerario Antonino pongono l’antica città, alla foce del Rotuba flumen, sulla strada che dall’Urbe conduceva ad Arles. Veniva citata subito dopo Vado, “Pullopice”, Albenga, “Luco Bormani”, “Costa Belenos” e prima di “Lumone” ed “Alpe Summa”, dove: huc usque Italia, abhinc Gallia”.

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Qualche carta antica, senz’altro bizantina, chiama l’Alpe Summa: “Tropaia Sebastu” (Trofeo d’Augusto), sita in quota, nell’immediato accidentato entroterra di “Herculis Monoeci Portus”.  Oggi li chiamiamo rispettivamente Turbia e Monaco, che amministrativamente è Principato indipendente.

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Strabone ci tramanda interessanti opinioni sulle Alpi Marittime e ci parla della popolazione intemelia, nell’antichità.

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Theopompo, storico di Chio del secolo IV a.C., dice:

- dopo il fiume Rodano abitano i Liguri fino ad “Antion”. La navigazione su questo tratto dura quattro giorni e quattro notti. Dalle Colonne d’Ercole fino ad Antion, tutta la regione e dotata di buoni porti. - (G.G.)

             La cartografia antica segnala il territorio compreso tra Albium Intemelium ed Albium Ingaunum totalmente coperto da una foresta, conosciuta come Lucus Bormanus.

             Ma già le fonti antiche additano il Ligure come popolo che non ama troppo gli alberi, seppur spinto dalla necessità.

Posidonio e Diadoro siculo raccontano: - dal momento che la terra è coperta di alberi, alcuni di costoro (Liguri), forniti di scuri affilate e pesanti, per l’intera giornata, abbattono alberi. - (R.P.)

Catullo,  a titolo d’esempio,  recita:  - come  un  ontano  giace  nel  fossato  abbattuto  dalla scure  ligure - (E.S.)

Plinio (III- 20.25) racconta di una battaglia tra Fenici e Liguri alpini, certi Taurisci, forse sbaragliati al Turinì. Poi riprende (III - 17.21) l’epopea del popolo dei Taurini, distrutto da Annibale nel 218 a.C., perché in ostilità con gli Insubri, suoi alleati.

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- 540  Nelle acque di Alalia-Corsica o di Albia si scontrarono le tre potenze allora padrone dell’occidente: Greci (Alalioti e Massalioti) da una parte e dall’altra Etruschi (in maggioranza Ceretani) e Cartaginesi. A questi ultimi toccò la vittoria nella battaglia del mare Sardonio, dove il mondo antico subì un totale cambiamento. La talassocrazia greco-focese dovette cedere a quella degli Etruschi che ebbero mano libera nel Tirreno sino a Lipari e alle coste della Sicilia. I cartaginesi fondarono un impero nei mari dell’occidente, calando la saracinesca contro chiunque volesse violarli..

 

QUINTO SECOLO AVANTI L’ERA VOLGARE

 

- 500   Cessavano le manifestazioni di culto attorno a Monte Bego.

Da quel tempo, si tramanda dello sfruttamento della miniera di galanite, presso lo stesso Bego, da parte di navigatori fenici.

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         Dal territorio degli Intemeli, per raggiungere il Basso Piemonte, la percorrenza lungo la Valle della Roia, fino al Colle di Tenda, valico montano praticabile in ogni stagione, era possibile attraverso una fitta rete di mulattiere e sentieri. Dalla costa si accedeva al Passo dello Strafurcu, inerpicandosi sull’altura prospiciente l’affluenza del Torrente Bevera nella Roia, Monte Pozzo, in località Varaze, da li si giungeva in località Collabassa, attraverso percorsi di crinale che proseguivano, oltre La Penna, fino a Breglio. Sempre per crinale da Breglio si giungeva a Tenda e nella località di Vievola si accedeva alla mulattiera per il Colle, che dalla parte piemontese scendeva lungo la Valle Vermenagna.

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- 490  Nella Francia orientale si instaurava la cultura celtica di La Téne.

 

- 480 Intorno a questo periodo, i Massalioti, in  espansione verso levante, fondarono Olivula, Antibo e Nizza, oltre a stabilire un emporio a Monaco ed un approdo a Capo Ampelio, quello che dovrebbe essere l’insediamento citato da Ecateo da Mileto, col nome di Ampelos.

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Il secolare conflitto con i Focesi di Marsiglia, o Massalioti, spiega il successivo accostarsi dei Liguri del ponente verso Cartagine, in funzione anti-ellenica prima, in seguito anti-romana ed infine anti-genovese; sul piano locale, preludio alla conflittualità, destinata a durare fino ai giorni nostri

Tito Livio fa cenno agli Intemelii, solo marginalmente, rispetto agli Ingauni, che guidarono la resistenza anti-romana, nel Ponente Ligure, per primi.

Piccoli nuclei di Etruschi circumpadani sarebbero emigrati tra i Bagienni e gli Statielli. Tagliati fuori dalla scomparsa dell’Etruria padana, ad opera dei Celti, cercarono una via di comunicazione con l’Etruria propria, forse attraverso i porti della costa ligure. (iscrizione di Busca e stele di Monbasilio)

 

 QUARTO SECOLO AVANTI L’ERA VOLGARE

 

- 396  Galli Insubri, Boi e Senoni prendevano Melpo, città dell’Etruria circumpadana, lo stesso giorno che il console Camillo prendeva Veio.

- 390  Il 16 luglio, in seguito della loro vittoria sull’Allia, orde di Galli Cisalpini, guidati dal senone Brenno, entrarono in Roma, abbandonata dalle truppe, saccheggiandola ed incendiandola. (dies alliensis)

 

- 380 Tribù provenienti della Gallia Belgica giungevano in Provenza, attorno a Marsiglia, dove, pur non essendo molto numerosi imposero la loro onomastica.

 

- 350 Tribù celtiche raggiunsero la costa del Midì provenzale, ma trovandosi in contatto con i coloni massalioti cercarono altre terre.

 

- 340 Dalla Provenza, nel loro cammino verso l’Italia, i Celti superarono le Alpi Marittime, dai crinali che si diramano dal Colle di Tenda.

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            Tra le tribù galliche provenienti da Nord, un buon numero di Nervii, originari della Belgica, superando i crinali di Marta e Pietravecchia, avrebbe potuto giungere ad abitare nella conca del Monte Toraggio, in quella che sarà poi conosciuta come Alta Valle Nervia.

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- 318 Nell’agro Falerno, in Campania, veniva istituita una tribù rustica di Roma, chiamata Falerna, o Faleriana.

 

TERZO SECOLO AVANTI L’ERA VOLGARE

 

GALLIA     C I S A L P I N A

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In quel periodo, l’espansione celtica al di qua delle Alpi, comprendeva tutta la Pianura Padana, fino al Veneto, e verso Sud-est fino a Senigallia. Le legioni romane, che si apprestavano a soggiogare la Gallia Transalpina, chiamavano i territori, che stavano assoggettando al di qua delle Alpi: Gallia Cisalpina

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- 300  Datano attorno a questo periodo, le strutture murarie di tre recinti circolari, riportati, sollevandoli, sui bastioni di contenimento del Cavalcavia di Nervia.

- 275  Quinto Fabio Massimo sottometteva le popolazioni liguri, fino al Magra.

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Battuto Pirro, a Benevento, i Romani si trovarono padroni di tutta la penisola italica, dalla Puglia e la Calabria, fino alla Toscana e le Marche. Esauriti i patti intrapresi coi Cartaginesi, che per quattro secoli avevano diversificato gli interessi delle due potenze nel Mediterraneo, concedendo a Roma l’espansionismo terrestre, mentre Cartagine manteneva il dominio marittimo; i Romani decisero di espandere il loro dominio anche sui mari, potenziando decisamente la loro flotta. Nel frattempo, le legioni si affacciavano sulla Pianura Padana, tenendo conto però di occupare i conseguenti territori costieri.

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- 270 Ricerche archeologiche stratigrafiche indicano, attorno a questa data, il massimo sviluppo del centro intemelio preromano.

- 264  Gli interessi di Roma si rivolsero verso la Sicilia, dando inizio alle importanti Guerre Puniche.

 

- 260  I castellari di Ciaixe e di Santa Croce danno alla luce ritrovamenti ceramici della metà del III secolo a.C., legati a materiali di un culto primitivo.

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A Santa Croce, chiamata allora Cima Croairora (in dialetto il corvo è crou), la Pila del Corvo richiama ad antichi culti celtici.

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- 241  Condotta a termine la Prima Guerra Punica, i Romani inviarono il recente conquistatore della Sardegna, Tiberio Sempronio Gracco, a sottomettere la costa ligure fino all’ampio porto naturale di Genova, così da poterlo assumere a base per la flotta romana.

 

- 224  Il 12 luglio, la nave olearia greca, comandata da Marcus Sestius, transitava al largo della nostra costa, diretta a Massalia.

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Marcus Sestius era nativo di Fregelles (Ceprano), ma aveva assunto la nazionalità greca, dove era uno stimato nocchiero ed armatore. Sul diario di bordo, nel 72° giorno di navigazione recitava: Affrontiamo i venti che soffiano dalle montagne chiamate Alpi. Vediamo il Monte Bergos o Beg, la temibile dimora del Dio delle montagne. Giungiamo in vista del tempio dedicato ad Ercolesolo Dio “Monoikos” (Monaco).

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- 223  Il console romano Publilio Furio Filo, riportava un trionfo sulle popolazioni de Gallies et Liguribus, preludendo alla definitiva conquista romana della Gallia Cisalpina.

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            Publilio Filo, di origini plebée, venne eletto console quattro volte, si distinse nelle lotte contro i Sanniti e nel 389, da dittatore,  aveva reso obbligatorio il voto  nei plebisciti.

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- 222    L’intera Gallia Cisalpina veniva trasformata in Provincia romana.

I Consoli romani occuparono Genova e ne potenziarono il porto.

 

- 219 Ambasciatori saguntini navigavano verso Roma, per chiedere aiuto contro Annibale, che li aveva assediati.

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         Fecero certamente tappa nel porto “greco” di Monaco, prima di avventurarsi nel mare dei Liguri. Sagunto era stata fondata dai Rutili, coloni greci provenienti da Zacinto ed Ardea, ma era in quel tempo colonia romana.

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Publio Cornelio Scipione, correndo in aiuto di Sagunto, passò con una flotta davanti alle nostre coste, ma presso il Rodano, decise di tornare in Italia.

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          Publio Cornelio Scipione, padre dell’Africano maggiore, aveva condotto una flotta, in Spagna, sulla quale era imbarcato un forte esercito, per portare aiuto ai Saguntini, sulla costa prospiciente le isole Baleari. Le avanguardie avevano trovata la città distrutta dalle truppe di Annibale e non riuscirono ad inseguire queste, mentre stavano dirigendosi verso l’Italia giacché avevano già passato il Rodano, con tre giorni d’anticipo. Allora Scipione attraversò con veloce navigazione il tratto di mare davanti alla nostra città, sbancando a Vado. Andò poi ad attendere la discesa di Annibale dalle montagne, sulla pianura al disopra dell’Appennino genovese, per attaccare battaglia sul piano, se la sorte gliene avesse data l’opportunità, quando quello fosse esausto per le difficoltà del cammino. Annibale venne battuto nel luogo dove il torrente Bobbio incrocia il fiume Trebbia, nello stesso luogo dove, secoli dopo, verrà costruita una chiesa dedicata a San Pietro e dove, nel 612, il monaco irlandese Colombano edificherà la famosa abbazia.

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- 218 Annibale, reduce della vittoria su Sagunto, passava le Alpi, sgominando gli Allobrogi per il terrore che loro ispiravano i suoi elefanti.

Riorganizzatosi presso l’attuale Torino, era atteso in armi da Scipione, accampato nel basso Piemonte.  Accettato lo scontro, Scipione venne battuto sul Bobbio.

 

ALBION INTEMELION FILO CARTAGINESE

 

- 207  In giugno, Lucio Porcio Licino, figlio di Marco, era stanziato con due legioni sul confine gallico, avendo notizia che Asdrubale, fratello di Annibale, si preparava a valicare le Alpi, verso l’Italia, dove ottomila Liguri erano pronti a congiungersi con lui.

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            Nel corso della seconda guerra Punica, molti Liguri della Gallia Cisalpina e della Riviera di ponente entravano nelle file di Asdrubale, di Annibale e di Magone. Queste truppe che avevano scavalcato le Alpi, provenendo dalla Ispagna, prelevavano ovunque alleati; in opposizione ai Genuati ed ai Massalioti, fedeli alleati di Roma.

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- 206 Publio Cornelio Scipione era in Spagna, presso Cadice, per contrastare Magone, che arruolava Galli e Liguri, sia terrestri che marinai corsari.

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Quasi tutte le tribù liguri si aggregarono ai Cartaginesi contro Roma, soltanto Genova le restò fedele, mettendo una grossa ipoteca sulle sue fortune future.

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- 205  Lasciate le Baleari, l’esercito di Magone navigava lungo la costa della Liguria. Attaccò e distrusse Genova impadronendosi della sua flotta.

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Magone soggiornava sulla costa tra Savona e Vado. - Quindi con un improvviso assalto, dato che nessun presidio difendeva la costa, si impadronì di Genova. - Livio - (L.S.A.) - Approdò poi alla costa dei Liguri Alpini, per congiungersi con Annibale, in Italia. Durante il trasferimento da Cadice in Italia, Magone operava in Liguria, dall’anno 205 al 203, alleandosi con gli Ingauni, a scapito dei Montani, intanto che teneva campo tra Vado e Savona. In Sicilia, Scipione ultimava i preparativi per lo sbarco in Africa, mentre Gaio Lelio compiva scorrerie presso Bona, stringendo accordi con Massinissa. - Circa negli stessi giorni le navi, che da Cartagine erano state mandate a Magone, approdarono fra i Liguri Ingauni e Genova. - Livio - (L.S.A.)

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- 203  Al console Gaio Servilio Gemino vennero assegnate le provincie Etrusche e Liguri, con l’appoggio di quattro legioni ricevute dal proconsole Marco Cornelio Cetego. Quest’ultimo, assieme col pretore Publio Quintilio Varo, doveva tenere la provincia della Gallia con le legioni che aveva avuto da Lucio Scribonio Libone, l’anno precedente. Magone che fu ferito in uno scontro con questi, nella Gallia Cisalpina, riparava, presso il mare, nel paese dei Liguri Ingauni.

Il pretore Spurio Lucrezio riedificava la città di Genova, attivando il porto, base d’appoggio per le navi dell’Urbe.

- 202  Con la sconfitta di Cartagine, a Zama; i Liguri ponentini si trovarono isolati dal resto degli altri Liguri.

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            La sconfitta di Cartagine produsse un grave vuoto di potenza che Roma, benché scossa dalla guerra, fu costretta a colmare per assicurare la libertà delle comunicazioni marittime e terrestri del territorio italico.

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ALBIUM INTEMELIUM FEDERATA CON ROMA

 

- 201 I Liguri ponentini, trovandosi isolati, convennero un fœdus con Roma, smantellando le loro flotte piratesche.

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             Le flotte piratesche gestite dai popoli Liguri della costa, compariranno ancora, qualche decennio più tardi, molto attive contro il commercio navale di questa parte del Mediterraneo. Messe a tacere dall’organizzazione romana, riprenderanno ad agire alla caduta dell’impero Romano, anche se le popolazioni della costa risulteranno molto eterogenee. Per tutto il Medioevo batteranno i mari del Ponente, per un certo periodo, perfino in contrasto con il naviglio saraceno del Frassineto. L’impero carolingio, prima e la potenza genovese, poi, ridurranno a tacere l’attività corsara dei Liguri ponentini.

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SECONDO SECOLO AVANTI L’ERA VOLGARE

 

- 200   Caio Aurelio Cotta realizzava il tratto della via  Aurelia Nova, da Pisa al porto di Luni.

 

- 197    Roma cominciava una lunga guerra per la sottomissione dei popoli Liguri.

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            La guerra per la sottomissione di tutti i Liguri, cisalpini e transalpini, durò per circa un secolo, tra soste e riprese, e che si svolse in due fasi: con la prima Roma raggiunse le Alpi e, con la seconda, le valicò, iniziando la sua prima espansione al di là di esse. Un ruolo importante, in questa grande vicenda, lo svolse lo sbarramento della regione che va dal Roia al Varo.

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- 191  Roma cominciò a servirsi di Genova quale base d’appoggio per le incursioni contro le tribù liguri dell’entroterra, da decenni alleate con Cartagine. Lo farà fino al 154, quando si federò anche con Marsiglia.

- 189  Il console Lucio Bevio Divite, pretore per la Spagna Ulteriore, mentre trasferiva le sue truppe, era circondato dai Liguri. Gran parte del suo seguito era stato ucciso, lui stesso ferito, con pochi dei suoi e senza Littori, si era rifugiato a Marsiglia, dov’era morto entro tre giorni.

- 188 Al console Marco Valerio Messalla veniva assegnata Pisa, insieme con la Liguria.

- 187  I consoli Gaio Flaminio e Marco Emilio Lepido sottomettevano alcune tribù liguri, del Levante.

- 185 Le legioni comandate dal console Marco Sempronio Tuditano vinsero gli Apuani, conquistando Luni, con altre cinque città.

Le legioni di Appio Claudio Pulcro attaccavano il popolo Ingauno e marginalmente anche l’Intemelio. I coloni latini e romani, attivavano i fondi Matuciani, Celiani, Tapiani, Pompeiani, Vipsani e Porciani; tra le attuali San Remo, Ceriana e Taggia.

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Appio Claudio Pulcro, vinte alcune fortunate battaglie nel territorio dei Liguri Ingauni, espugnò sei delle loro città, catturandovi molte migliaia di uomini. Quarantatré capi, promotori della guerra, furono da lui fatti decapitare. Coloro che considerano romano e non protostorico locale, il nome assegnato al castello posto a cavaliere delle pendici Est del monte Magliocca, il Castel d’Appio; affermano la assoggettazione del nostro territorio da parte del Console romano.

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- 184  Pare che Appio Claudio Pulcro abbia battuto gli Intemelii ribelli a Teuca, l’attuale Taggia, esportando numerosi prigionieri nelle terre dei Salassi, per sfruttare le fodine aurifere della Val di Bessa.

- 183   Alcuni storici collocano, nel 570 dal Natale di Roma, la sottomissione del Liguri Intemelii da parte del console Appio Claudio Pulcro.

- 182  I consoli Lucio Emilio Paolo e Gneo Bebio Tanfilo accorrevano a sedare rivolte, appoggiati da un’azione navale, fin sulle coste massaliote.

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         Le popolazioni degli Ingauni, degli Intemelii, dei Vediantii, dei Deciates e degli Oxybii, che abitavano la Riviera del Ponente ligure e della Costa Azzurra, fino ai confini con la colonia massaliota, per sopravvivere alla scarsa economia ed alle difficoltà nell’agric/ltura, operavano il brigantaggio sulle strade della costa e gli attacchi corsari in mare, dei quali erano specialisti e continueranno ad esserlo ancora dopo l’anno Mille dell’Era Volgare.

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- 181 Lucio Emilio Paolo, in qualità di proconsole, sottometteva definitivamente gli Ingauni, con l’aiuto del duunviro Gaio Mazieno Gallo, giunto con la flotta destinata al golfo Gallico. Questi catturava trentadue navi corsare liguri.

Ambasciatori liguri, dei popoli sulla costa, chiesero e ottennero, dal Senato, una pace duratura. Roma stringeva amicizia con gli Intemelii.

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             Plutarco e Livio riferiscono che in quell’occasione gli Ingauni armarono quarantamila uomini e che ebbero perdite per quindicimila morti e duemilacinquecento prigionieri. Plinio informa che per trenta volte gli Ingauni furono strappati alle loro terre. Le mura della città furono abbattute e la flotta catturata. Nei nuovi patti era stabilita la sola possibilità di far uso di piccole navi e che l’antica via litoranea fosse affidata alla cura delle popolazioni della costa.

 

ALBIUM INTEMELIUM CONQUISTA ROMANA

 

- 180  Mentre il proconsole Fulvio Flacco deportava gli Apuani nel Sannio, il console Aulo Postumio Albino, dopo aver guerreggiato contro i Veiturii e sconfitti i Montani, avanzò con una flotta per esplorare la costa dei Liguri Ingauni e degli Intemelii.

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             Le ricerche stratigrafiche effettuate da Nino Lamboglia dalla seconda metà degli anni ‘40, indicano attorno a questa data il termine violento del massimo sviluppo della “città” degli Intemelii. È noto che Lucio Emilio Paolo, console nel 182 a.C., abbia ottenuto dai Liguri della costa le navi e le città. Le città, pare le restituisse senza averle danneggiate, o al massimo, avendole solo private delle mura; prese invece tutte le navi, lasciando ai nemici imbarcazioni che non avessero più di tre remi. Meno si conosce di cosa abbia potuto combinare Aulo Postumio Albino, anche lui a contatto con Ingauni ed Intemelii. Ai Romani interessava soltanto assicurarsi una tutelata comunicazione terrestre e marittima costiera, fra Italia, Provenza e Spagna. Tutta l’attuale Liguria veniva sottomessa, incorporata alla Repubblica, e privilegiata del “giure italico”. Marco Emilio Scauro intraprendeva la costruzione della via Emilia Scaura, dalla pianura Padana, sulle orme di una precedente pista eraclea. Albion Intemelion, il villaggio fortificato o meglio, l’assembramento di grotte e capanne che fungeva da emporio, presso il porto canale nel Nervia, sotto il poggio di Collasgarba, diventava città; oggi conosciuta, negli scavi, come Civitas “Nervina”, chiamata da Strabone “urbs magna”.

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- 179  Il Console Quinto Fulvio Flacco, portò l’esercito oltre il monte ‘Ballista’ (forse il Turchino), ed attaccò i Liguri in battaglia campale, vinti, ne trasferi tremila duecento nella pianura padana, mettendo presidi sui monti.

 

- 173  Il Console M. Popilio Lenate ordinava un’ingiustificata strage di Liguri Statielli, alleati di Roma contro i Celti.

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             I Liguri Bagienni potrebbero essersi messi sotto la protezione dei Romani. Come le città costiere della Liguria marittima, anch’essi si sarebbero estraniati dalla comunità ligure primordiale, accogliendo le innovazioni civili che irradiavano dalla prima linea dell’Etruria circumpadana.

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- 166  Il Console Sulpicio Gallo trionfava sui Liguri, mentre Claudio Marcello trionfava sui Galli alpini, ma si ignora dove.

- 165   M. Fulvio Nobiliore trionfò sui Veleati. La prima fase della guerra era terminata.

- 160  In Roma,  moriva  Lucio  Emilio  Paolo,  rimpianto  dai  Liguri  della  costa, sia Ingauni che Intemelii.

- 156 Marsiglia chiedeva l’intervento romano per togliere l’assedio che gli Oxibi tenevano alle colonie di Antibo e di Nicea, diventando da allora città protetta da Roma.

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            Polibio ci informa di come i coloni focesi di Marsiglia da  tempo  erano vessati dai Liguri, che in quel momento assediavano le  città  di  Antibes e  di  Nizza.  I  Marsigliesi  mandarono ambasciatori al Senato di Roma, che nominava dei legati per cercare di correggere il cattivo comportamento dei Liguri. Questi erano Flaminio, Marco Popillio Lenate e Lucio Pupio, che non ebbero fortuna. In seguito, il console Quinto Opimio, fu il protagonista della breve campagna condotta contro le tribù liguri degli Ossibi e dei Deciati, che Livio chiama genericamente Ligures Transalpini. Sbarcarono ad Aigitna, l’attuale Cagnes - Saint Laurent du Var, sottomisero gli Ossibi e i Deciati, aggregandoli ai Marsigliesi e costringendo i Liguri a consegnare ostaggi, per certi periodi stabiliti. Poi, Quinto Opimio, disarmati i suoi avversari e diviso il suo esercito fra le varie città, stabiliva colà il suo accampamento invernale.

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- 154 Quinto Opimio, vinti gli Oxibi ed i Deciati, li aggregava al territorio dei Marsigliesi.

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ALBIUM INTEMELIUM CASTRUM ROMANO

 

- 150  Le rilevazioni archeologiche indicano, per questa data, l’inizio della costruzione di un primo nucleo di abitazioni fisse, nella città Nervina, formate con da elementi rettangolari in puddinga, poggianti su fondazioni di argilla e ciottoli di fiume.

Il navigatore massaliota Pitea compiva un viaggio nell’Atlantico settentrionale costeggiando Spagna, Francia, Germania e circumnavigando l’Inghilterra.

 

- 137  Gaio Ostilio Mancino, nel suo viaggio verso Numanzia, in Spagna, giunto con la legione a piedi fino a Monaco, doveva proseguire in nave. Un segno avverso, gli suggeriva di cambiare rotta, per reimbarcarsi a Genova. Il console fu sconfitto e si arrese ai Numantini.

 

- 125  Il console Marco Fulvio Flacco, fu il primo a trionfare sui Liguri Transalpini, abitatori della Provenza; essendo stato mandato in aiuto ai Marsigliesi, poiché i Galli Salluvii ne devastavano il territorio.

 

- 123  Roma trionfava sui Voconzi, abitanti del Delfinato, mettendo termine alla seconda guerra contro i Liguri.

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            Strabone ci parla degli ottant’anni di guerra, dall’anno 203 a.C., necessari ai Romani per aver ragione dei Celtoliguri. Anche i Liguri ressero ottant’anni di guerra, avendo sbarrate le strade che conducevano in Iberia, lungo la costa. Posidonio, ci tramanda una dettagliata descrizione dei Liguri.

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- 122  Le legioni romane presidiarono tutte le mansio e le fortificazioni lungo la costa ligure e provenzale per rendere percorribile la strada verso le Gallie.

Il console Gneo Domizio Enobarbo batteva gli Allobrogi, e costruiva la strada che dal Colle di Cornio portava a Pedona e alla terra dei Taurini, chiamata “via Domitia”.

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           Gli Allobrogi abitavano tra il Rodano e l’Isere, con le città di Vienne, Ginevra e Grenoble. Alleati con gli Arverni, vennero battuti ed annessi alla Provincia romana.

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Il Console Sesto Calvino trionfò contro i Voconzi e i Salii.

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            La sottomissione di queste tribù, abitanti della Provenza e del Delfìnato, concluse la seconda fase della lunga guerra di Roma contro i Liguri. Sia la prima che la seconda fase erano state condotte con rigore estremo. Distruzione radicale di culture e di villaggi, decimazioni d’abitanti, deportazioni in massa, tali furono i mezzi impiegati per aver ragione di una resistenza il cui accanimento divenne leggendario. La situazione che ne risultò fu la seguente: i popoli liguri furono federati con Roma, e quelli della Riviera erano ormai in via di romanizzazione; la pirateria si sarebbe detta definitivamente scomparsa; una strada militare congiungeva Tortona a Vado, base marittima e probabilmente punto di partenza per i contatti con le coste galliche; la via litoranea, a partire da Vado stessa, fino all’Iberia, era mantenuta sicura, per trattato, dagli abitanti stessi, in una zona larga 12 stadi (circa 2 Km. 500). Però, un gruppo di Liguri non appariva tra i federati: era quello che, tra il Varo e la Roia, andava sotto il nome generico di Capillati; essi erano ancora indipendenti e la sicurezza della via litoranea subiva qui una interruzione. L’espansione romana, dunque, aveva incontrato nelle Alpi Marittime un ostacolo per il momento insormontabile, che aveva però potuto girare grazie all’alleanza con Marsiglia. La sottomissione totale dei Liguri avverrà assai più tardi e sarà dovuta alla conquista delle Gallie da parte di Cesare e a quella delle Alpi, sotto Augusto.

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- 121  Roma  decideva  la  costituzione  territoriale  della  Linguadoca nella Gallia Narbonese, la provincia che diverrà Provenza.

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            Posta sotto controllo la Provenza e sottomessi i Galli cisalpini, restavano ormai come potenziali avversari di Roma soltanto i Liguri Appenninici e Alpini e, ad eccezione dei Genuati e dei Lunensi, quelli della Liguria marittima, fra i quali gli Inganni di Albium Ingaunum (Albenga) e gli Intemeli di Albium Intemelium (Ventimiglia) che erano stati anch’essi, come i liguri della Val Padana, alleati dei Cartaginesi e che continuavano inoltre ad esercitare la pirateria a danno soprattutto dei greci di Marsiglia, alleati di Roma (Tito Livio, XL, 18).

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- 120  Le abitazioni fisse in puddinga, del primo nucleo abitativo civile del castrum romano di Nervia, vedevano terminare la loro frequentazione in questo periodo, dando spazio ad abitazioni civili più articolate ed edifici pubblici. I cittadini più facoltosi importavano numerosi  schiavi.

I territori di Provenza, Linguadoca, Delfinato e Savoia divenivano provincia romana: “la Provincia”.

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            La Gallia comprendeva le provincie a Levante delle Alpi, a cominciare dal Fiume Varo: Gallia Cisalpina o Citeriore, ossia l’Italia settentrionale con l’Emilia; eppoi la Gallia a Ponente delle Alpi e del Varo: Gallia Transalpina o Ulteriore, che divennero allora Provincia. Le Alpi erano per i Romani territorio ostile.

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- 118  Quella che ci è stata tramandata come Strada Heraclea avrebbe allacciato già in quel tempo Marsiglia ai Pirenei ed alle Alpi, concludendo l’allacciamento terrestre tra Roma e l’Iberia, attraverso le strade preromane, già esistenti sul litorale ligure per merito dei coloni massalioti.

-  115   Gneo Domizio Enobarbo esercitò severamente la censura.

- 114  Era l’anno 639 dal Natale di Roma, quando gli Intemelii furono interamente sottomessi dal console Emilio Scauro;

 

- 109  Nominato censore, Marco Emilio Scauro rigenerava nei materiali e nella percorribilità, la strada romana, detta appunto “Aemilia Scauri”, che, essenziale per il consolidamento dell’occupazione del territorio intemelio, giungeva all’Alpis Summa.

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         Marco Emilio Scauro, fu edile e pretore; militò in Spagna ed in Sardegna, nel 115 ebbe il consolato ed introdusse nell’esercito un’austera disciplina. Nel 109 ottenne la censura ed ebbe il titolo di “princeps senatus”. L’iscrizione del miliario segnala il punto di partenza della via, poco più a sud di Pisa, proprio dove aveva termine il tracciato della precedente via Aurelia. Strabone, oltre a riferirci che Emilio Scauro aveva prosciugato delle paludi costruendo un canale tra Parma ed il Po, informa che questi avrebbe costruito la strada “che da Luni giungeva a Vado, passando per Tortona”. Saltando il difficile ed insicuro valico del Bracco e quindi la stessa Genova. Il resto del percorso, da Vado alla Turbia, risulterebbe tutto litoraneo, aderente al tracciato di quella strada preromana che Posidonio riferì al II° secolo a.C. e chiamò Via Herculea od Heraclea, da Piacenza a Marsiglia, citata da Aristotele, nelle Mirabilibus. Precedentemente all’anno 109 a.C., per il trasporto degli eserciti in Iberia, era necessario imbarcare le truppe o Pisa o Luni, in un itinerario marittimo, più sicuro verso occidente, almeno fino a Marsiglia. Solo a ponente del Finalese, in territorio ingauno la morfologia della costa avrebbe consentito rapidi spostamenti di truppe verso gli Intemelii ed oltre. Per portarsi dalla sede degli Intemeli al Piemonte, la strada mulattiera dello Strafurcu era la più seguita ed il tracciato era stato decisamente fatto migliorare, dagli stessi Consoli romani, che la congiunsero alla via Domitia, in Piemonte.

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- 107  Il console Lucio Cassio Longino, governatore della “Provincia romana”, dopo alcuni successi sui Volci veniva sconfitto dagli Elvezi Tigurini, in Aquitania.

- 105  Nella Gallia Narbonense, dopo la battaglia di Arausio, ai Cimbri toccò di inseguire Quinto Lutazio Catulo, attraverso il Moncenisio; ai Teutoni, insieme agli Ambroni, toccò di portarsi in Provenza, verso il mare, contro Gaio Mario.

- 102  Nelle legioni romane di Gaio Mario, che sbaragliarono i Teutoni nella battaglia di Aquae Sextiae, lungo la valle del fiume Arc, erano inquadrati molti Liguri, condotti anche nella battaglia dei Campi Raudii, presso Vercelli, dove Lutazio sottomise i Cimbri, poi estromesso da Mario.

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Migrati dalle loro sedi nello Iutland, nel 113, i Cimbri e i Teutoni sconfissero un esercito romano nel Norico. Nel 110, entrarono nella Valle del Rodano, sconfissero M.G. Silano ed entrarono in Spagna, per poi tornare in Provenza dove si scontrarono con Gaio Mario. In quell’occasione, i soldati liguri inquadrati coi Romani si meravigliarono di sentire nel campo opposto il loro grido di battaglia “Ambrones, Ambrones” urlato dai nemici, certamente di etnia germanica o celtica. Le radici delle due etnie erano evidentemente da cercarsi nei nordici Ambroni.

 

PRIMO SECOLO AVANTI L’ERA VOLGARE

 

- 100  Tutti i popoli liguri risultavano federati con Roma, ad eccezione d’un gruppo, conosciuto col nome generico di Capillati.

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Questi abitavano tra il Varo e la Roia. La loro mancata federazione interrompeva la sicurezza della via litoranea, che verrà resa possibile da Cesare con la conquista delle Gallie e la sottomissione di tutti i popoli alpini da parte di Augusto.

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-  90  Rilevamenti stratigrafici effettuati da Françisca Pallares negli anni ‘80, danno attorno a questa data il termine d’uso del “castrum” militare romano, posto a sud dell’antico “oppidum” ligure.

 

ALBINTIMILIUM MUNICIPIO ROMANO DELLA GALLIA CISALPINA

 

-  89  Con la Lex Pompeia, la città romana di Albintimilium veniva riconosciuta di “diritto latino” ed assegnata a “Municipium cum suffragio”.

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Con l’aggregazione dei Liguri Alpini, la giurisdizione del Municipio Intemelio si estendeva dal tratto di costa compreso fra Monaco e San Remo al crinale del Colle di Tenda e seguiva ormai le sorti dell’Impero Romano.

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-  88   Sembra fossero i tribuni Carbone e Silvano ad ottenere una legge che diede ai Liguri Intemelii la cittadinanza romana; nell’anno 665 dal Natale di Roma.

-  80  Scavi archeologici fissano, per questa data l’inizio della costruzione della cinta muraria, attorno alla città Nervina.

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             Della cinta muraria romana, attorno alla città Nervina, conosciamo: Porta della Marina, ritrovata dal Rossi nel 1884, cui faceva capo, a sud, il cardine massimo, verso il mare. Porta Praetoria, o Porta di Provenza, sullo spigolo a monte, subito a ridosso del Teatro. Recenti scavi, condotti dalla dottoressa Daniela Gandolfi, nei pressi dell’antiquarium, hanno messo alla luce una porta, forse precedente alla storica via di Provenza.

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-  78  Il liberto Rodione era flamine di Giunone, nel tempio eretto sullo Scoglio che sovrasta la foce della Roia.

-   73    Ambasciatori degli Allobrogi denunciarono a Cicerone la congiura di Catilina.

-   72    Mario Crasso, con Silla, stroncava la ribellione degli schiavi di Spartaco.

-  67   Pompeo  assegnava  il  mare,  intorno  alla  Celtica  ed  alla  Liguria,  a Marco Pomponio. Antefatto alla guerra piratica di Pompeo.

-  60   Avrebbero avuto termine i lavori di costruzione della cinta muraria, di circa 2,20 metri di spessore, attorno ad Albium Intimilium.

 

GALLIA CISALPINA GOVERNATA DA CESARE

 

-  58  Giulio  Cesare,  nominato  Console,  riceveva  il  governo  della  Gallia Cisalpina e dell’Illirico per cinque anni.

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Prendendo spunto dal piano migratorio degli Elvezi, che volevano sottomettere i Galli viciniori; Cesare decideva di sottomettere definitivamente i bellicosi Galli della Celtica, ossia i territori tra la Senna, la Marna, la Garonna, il Rodano ed il Reno; quelli della Belgica, fra Senna, Marna e Reno; ed anche dell’Aquitania, fra la Garonna ed i Pirenei. Partito da Roma in marzo, giunse a Ginevra in soli otto giorni.

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-  57  Battuto Ariovisto, a difesa degli Edui, Cesare lasciava le Legione nei campi invernali, tra i Sequani, al comando di Labieno, per venire a tenere le sessioni giudiziarie in Gallia Cisalpina.

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             Avuta notizia che i Belgi stavano organizzandosi contro le sue Legioni, Cesare arruolava due legioni, nella Gallia Cisalpina, facendole condurre da Quinto Pedio presso i Senoni.

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-  56  Soggiogate le tribù lungo l’Atlantico, Cesare partiva per il governo invernale dell’Italia e dell’illirico.

A Lucca, Cesare si accordava con Pompeo per conservare il governo delle Gallie fino al 50.

-  55   Sottomessa gran parte dell’Aquitania, Cesare si rivolse verso i bellicosi Morini e Menapi, della Belgica, rovinando le lero foreste.

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Cesare conquistava tutti i territori dell’attuale Francia, del Belgio, metà dell’Olanda, tutta la Ruhr, metà della Svizzera e parte della Catalogna. Per i Romani, le Alpi continuavano ad essere territorio ostile. L’amicizia con re Donno permetteva il transito dell’Alpis Jovis (il Colle San Bernardo) e l’amicizia con Albintimilium e Cemenelum concedeva il transito sulla litoranea. Ma lo stesso Cesare annoterà nel suo “De Bello Gallico” della difficoltà incontrata nel mantenere libera la circolazione delle truppe nella Media Val Roia a causa dei continui assalti da parte dei capelluti montanari, signori dei passi alpini, tra i quali certamente lo Strafurcu.

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-  54  Sgominati Eburoni e Nervi; Cesare ordinava a Gneo Pompeo di far partire, verso la Gallia dei Treviri, degli Edui e dei Carnuti, tutti gli effettivi da lui arruolati nella Gallia Cisalpina. Pompeo inviò tre legioni, che comprendevano molti Liguri.

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Dal 57, Pompeo aveva l’incarico quinquennale di dirigere gli approvvigionamenti per la città di Roma, col potere di arruolare truppe in tutta Italia, anche nella Gallia Cisalpina, soggetta alla giurisdizione di Cesare.

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-  53   Respinti i Germani oltre il Reno, Cesare accampò le Legioni fra i Treviri e venne in Italia.

-  52  Battuto  Vercingetorige,  le  Legioni  si  accamparono  in  Belgio,  per l’inverno. Cesare svernava a Bibratte.

-  51  Nominato Governatore  delle  Gallie,  Giulio  Cesare  rigenerava  la percorribilità della via Aemilia Scauri fino a Cemenelum, per poter disporre di una strada utile alla governabilità della Gallia Transalpina.

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            Cesare  era impegnato nella Guerra civile contro Pompeo, fino a settembre del 48, quando porterà la guerra in Egitto.

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-  50  Al termine di un lungo assedio contro Marsiglia, condotto da Decimo Giunio Bruto, detto Albino; Cesare ebbe ragione delle navi piratesche di Pompeo.

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             Cesare aveva tracciato il confine tra la Liguria e la Gallia Narbonese, sul fiume Varo; concedendo però Nizza-Cemenelum ai Narbonesi ed inserita nella Gallia, vera e propria. Antibes, essa pure in territorio gallico, otteneva dallo stesso Cesare lo “ius Latii” ed era annoverata tra le città italiche. Nel porto naturale di Nicea, era stanziata una “Cohors nautarum”, sorta di squadra navale militare, alle dipendenze di Marsiglia. Capoluogo della provincia, chiamata Alpes Marittimae era dunque Cemenelum, chiamata poi Cimiéz. Con la Lex Julia, Giulio Cesare associava la Liguria di Ponente, con la nostra città, alla Federazione Latina, concedendole il favorevole “diritto romano”. Ascriveva Cemenelum ed Antipolis alla tribù Claudia, gli Ingauni alla Pubilia ed i Vagienni, a nord, alla Camilia, indi proclamava il MUNICIPIO intemeliense, iscrivendolo alla tribù FALERINA. Il nome della tribù alla quale sarebbe stata iscritta la gente intemelia potrebbe essere stato FALERNA o FALERIANA, ma ormai per consuetudine, si accetta il nome sorto da una errata interpretazione del Rossi, nella lettura dei manoscritti sui testi antichi, quindi Falerina. Il Municipio ebbe: quadrunviri, decurioni ed un collegio di sacerdoti augustali, detti Lanuvini, nobiltà plebea che curava il culto di Giunone Sospita, con l’opera di un “flamine”. Il suo governo dava il voto nei pubblici comizi, partecipando alla reale sovranità del popolo romano. Dopo la sottomissione augustea fu sede di un presidio militare, un corpo speciale di soldati, i MILES RUTUBARII, che prendeva nome dal vicino fiume Rutuba.

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Presso Albintimilium era situato un posto di dogana, dove si pagava la “quadragesima Galliarum”, per le merci ed i soggetti di passaggio.

 

Mentre Pompeo si trovava in Epiro, Cesare sussisteva in Spagna, dove erano attive le legioni pompeiane, guidati da Afranio e Petreio. Tornando in Italia, Cesare visitava Municipi e Colonie per ringraziarli dei molti suffragi concessi a suo nome ad Antonio.

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Grazie anche ai voti degli abitanti delle città italiche e delle colonie, Cesare procurò a Marco Antonio una carica sacerdotale.

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-  49  Aveva  stanza  in  Albintimilium  un  presidio militare comandato da un certo Demetrio. Cesare giunse ad Albio Intemelio e sostò presso la casa del nobile Domizio. In seguito, la fazione pompeiana pagò un certo Bellieno, domestico del prefetto Demetrio, per strangolare Domizio e vendicare l’onore ricevuto e l’ospitalità concessa.

Il 9 marzo, i cittadini, per la maggior parte partigiani di Cesare, insorsero contro il presidio militare, costringendo Marco Celio Rufo, nonostante l’inverno, a passare le Alpi Marittime, con alcune coorti, per intervenire.

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Traendola dalle lettere di Cicerone alla famiglia, dove il celebre senatore raccontava dei fatti capitati ad Albium Intemelium in quel marzo; nell’ottocento, lo storico Girolamo Rossi, scelse questa affermazione, per formare il motto, col quale fregiare lo stemma della nostra città:  - C I V I T A S    A D    A R M A    I I T -.

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Il 2 agosto, tolto l’assedio a Lérida, Cesare avuta la penisola Iberica, dalle legioni di Pompeo; congedava i legionari che avevano possedimenti in Spagna, promettendo agli altri di congedarli presso il Varo. Incaricò il legato Quinto Fufio Caleno di far marciare le legioni abbastanza compatte, giungendo rapidamente al Varo, dove permise ai Pompeiani, guidati da Lucio Afranio, di raggiungere l’esercito di Pompeo.

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Durante le guerre civili, Cesare compose la legione Alauda, tutta di soldati Galli e stranieri. Dopo la vittoria diede loro per ricompensa il diritto di cittadinanza.

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ALBINTIMILIUM MUNICIPIO ROMANO DELLA IX REGIO

 

Cesare concedeva ai Liguri cisalpini la cittadinanza romana; costituendo il Municipium di Albintimilium, che probabilmente non si estendeva ancora a tutto il Bacino della Roia, la cui parte montana occidentale non era ancora sottomessa.

 

- 48  In  settembre,  Cesare  sarà  ad  Alessandria  d’Egitto,  contro il re Tolomeo.

- 47   Schermaglie coi Pompeiani superstiti in Africa.

- 46   In primavera, vittoria di Cesare a Tapso, contro i Pompeiani.

- 45   Il 1° gennaio entò in vigore il calendario riformato da Cesare.

- 43  Il 17 marzo, dopo la congiura contro Cesare, Decimo Giunio Bruto, si ritirò nella Gallia  Cisalpina, della quale era Governatore. Assalito da Antonio fu costretto a chiudersi in Modena, dove veniva liberato dalle Legioni mandate in suo soccorso dal Senato.

Dopo la battaglia di Modena, Marco Antonio portò le restanti truppe a Vado, dove lo raggiunse Ventidio Basso, con tre Legioni. Ingannando Decimo Bruto, Antonio passava le Alpi Marittime e raggiungeva Marco Emilio Lepido, in Gallia.

- 42  Augusto portava il confine nord-occidentale dell’Italia latina, dal Rubicone, al Varo, immettendovi l’intera Gallia Cisalpina.

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In seguito alla battaglia di Filippi, Ottaviano ed Antonio stabilivano che la Gallia Cisalpina non fosse più una provincia, annettendola e fissandone i nuovi confini, dal Varo nelle Alpi Marittime, fino al Formione, in Istria, poi avvanzate al fiume Arsa. Il Varo segnava anche il confine con le Gallie della IX regione augustea, detta Liguria, che ad Oriente, verso l’Etruria, era delimitata dal fiume Magra.

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- 31   Conclusione delle Guerre civili, con la vittoria di Ottaviano Augusto, su Antonio, ad Azio.

- 30   Come tutta la Liguria, anche Genova faceva parte della Regio IX, ma si pensa che la città subisse un’epoca di ridimensionamento, probabilmente per la mancanza di comunicazioni.

 

            IMPERO  ROMANO

 

-  27  Il  Senato  romano  assegnava  a  Cesare  Ottaviano  il  titolo  di Augustus, promulgando di fatto l’Impero.

-  25  L’imperatore  Augusto  si  era  posto  a  riordinare  amministrativamente  e politicamente tutta la penisola per assicurare frontiere stabili e garantire rapide comunicazioni.

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Augusto intraprese la sottomissione dei popoli alpini procedendo dall’Adriatico verso il Tirreno. La campagna fu condotta con energia e senza discontinuità, sicché, nel 14 a.C., anche i Liguri Capillati delle Alpi Marittime furono conquistati alla romanità

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-  14  L’imperatore Augusto, tra le popolazioni delle Alpi Occidentali, sottometteva tutte le tribù liguri compresi i Capillati, delle Marittime, formando in zona molte province, cuscinetto alla romanità, tra le quali quella delle Alpes Marittimae, con capoluogo Cemenelum.

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Con la creazione della provincia delle Alpi Marittime fu tracciato il definitivo confine occidentale e settentrionale del Municipio di Albintimilium, il quale coincise con il tracciato naturale del bacino del Roia, quale sbocco al mare del Piemonte sud-occidentale, nei termini della entità geografica “Italia”, alla quale economicamente appartenne.

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-  13  Il tracciato della via Julia Augusta, da Piacenza giungeva all’Alpis Summa, dal Trebbia al Varo, onde proseguire per la Gallia e la Spagna.

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L’itinerario interno, costituito dalla Flaminia, dall’Emilia di Lepido, indi dall’Emilia di Scauro, sino a Vado, nonostante la maggior lunghezza del percorso, era riordinato da Augusto, partendo da Roma sul percorso Rimini - Piacenza - Vado. Genova e la Liguria orientale, tagliate fuori dalla grande strada augustea, rimasero nella pace dell’Impero, a coltivare le tradizioni marinare e del piccolo commercio. Presso il corso del Varo, a Cemenelum, la via Julia Augusta era segnata dal miliario 619 da Roma. A 10 miglia da Albintimilium era sita la mansio di Lumo (su Cap Martin)

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-   10   A Lugdunum, Lione, nasceva Claudio, che sarà imperatore.

-     9   Il disegno di Augusto per una pace italica era completo.

-   7  Il  primo  luglio,  non  lontano  da Monaco,  sull’Alpis  Summa,  oggi  chiamata “La Turbia”, laddove si può porre l’estremo limite geografico occidentale, naturale, della regione italiana, veniva eretto il Tropaeum Augusti, grande monumento celebrativo dell’avvenuta conquista di tutte le Alpi.

-     6   Il 30 giugno, era completato il Trofeo della Turbia.

-    2  Augusto  provvedeva  al  restauro  della  via  consolare  Emilia  e  della  strada imperiale oltre il Varo, sino ad Arles.