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1971 - CONTRIBUTO DELLA

UNIONE INTEMELIA

AI PROBLEMI DI FRONTIERA

 

DIFFICOLTÀ TRA LA COMMISSIONE DI STUDIO E “LA VOCE”

      All’indomani della liberazione era sorta a Ventimiglia, come naturale reazione all’accentramento dittatoriale del ventennio e alla propaganda di odio verso la Francia, sboccata nella guerra fratricida, la nostra Unione Intemelia; che si proponeva fra l’altro, nel suo Statuto, l’attuazione degli ideali di autonomia amministrativa e di federalismo nell’ambito regionale, nazionale e internazionale; l’unificazione economica della zona intemelia, politicamente divisa fra l’Italia e la Francia, mediante accordi che facilitino il traffico delle persone e delle merci attraverso le frontiere; la mutua comprensione e l’affratellamento italo-francese.

      Per raggiungere questi suoi scopi l’Unione fondava nel gennaio del 1946 “La Voce Intemelia” e prendeva l’iniziativa per la creazione, di una “Commissione italo-francese di Studio per i problemi di frontiera dei Comuni intemeli” che veniva nominata per la parte italiana, con l’unanime designazione dei Comuni della zona, in una riunione tenuta nel Municipio di Ventimiglia il 29 gennaio 1948 nelle persone dei signori: avv. Goffredo Maccario Sindaco di Ventimiglia, Umberto Aprosio sindaco di Vallecrosia, avv. Lorenzo Limon sindaco di Olivetta S. Michele, Ludovico Littardi sindaco di Pigna, dott. Emilio Azaretti e Alessandro Natta in rappresentanza dell’Unione Intemelia e dei Comuni minori della zona.

      Con analoga designazione i Comuni francesi chiamavano a farne parte i signori: André Botton sindaco di Breglio e Presidente del Consiglio Generale delle A.M.., Perenthou Dormoy sindaco di Mentone, Paul Tardivo sindaco di Sospello, Pierre Tordo sindaco di Molinetto, la sig.ra Henriette Rubino sindaco di Castillon, Carabalona presidente della Delegazione di Tenda, Lamberti presidente della Delegazione di La Briga e Rolando sindaco di Fontan.

 

RICHIESTE AVANZATE DALLA COMMISSIONE NEL 1948

       E fu appunto nella prima riunione di questa Commissione, tenuta a Breglio il 17 aprile del 1948, che vennero formulate alcune delle più importanti richieste relative ai problemi di frontiera della zona: Internazionalizzazione e ammodernamento della strada di Val Roia, Carta di frontiera, ricostruzione della Ferrovia Cuneo-Ventimiglia-Nizza, istituzione di pubblici servizi automobilistici fra i Comuni italiani e francesi, costruzione di una strada Olivetta-Sospello, costruzione di un acquedotto Ventimiglia-Mentone, facilitazioni ed esenzioni doganali per lo sfruttamento delle proprietà terriere confinarie.

      Le richieste inviate dalle due delegazioni ai rispettivi governi furono prese in considerazione con una prontezza - oggi inimmaginabile - dovuta forse al contingente sbandamento delle burocrazie statali, tantoché nel mese di giugno dello stesso anno venivano ripristinati i pubblici servizi automobilistici con Nizza e le carte di frontiera e nel mese ‘di luglio veniva firmato l’accordo per l’internazionalizzazione della strada del Roia e per l’acquedotto Ventimiglia-Mentone.

       Purtroppo la ratifica dell’accordo veniva respinta il 29 dicembre dalla Commissione degli Esteri dell’Assemblea Nazionale Francese, che non era stata previamente informata dall’allora primo ministro Bidault, della sua stipulazione.

      Il 1° agosto del 1948 la Commissione teneva a Ventimiglia la sua seconda riunione plenaria approfondendo la trattazione dei problemi già considerati a Breglio ed in particolare raccomandando il generale rilascio delle carte di frontiera.

      L’internazionalizzazione della strada di Val Roda, respinta per la mancata ratifica a cui abbiamo in precedenza accennato, è stata oggetto di nuove richieste da parte della Commissione che hanno infine trovato accoglimento nell’accordo firmato il 5 aprile 1951 a Nizza fra M. Hutin prefetto delle A.M., il dr. Gloria prefetto di Cuneo, e il dr. Villasanta prefetto di Imperia, che stabilì fra l’altro le disposizioni per le facilitazioni doganali tuttora in vigore.

      Col 28 giugno 1951 veniva anche iniziato il richiesto autoservizio Ventimiglia-Cuneo.

 

L’ISTITUZIONE DELLE TESSERE DI FRONTIERA

      Il 12 gennaio 1952 vengono pubblicati i decreti del Presidente della Repubblica per l’istituzione delle tessere di frontiera, delle franchigie doganali e delle facilitazioni per i pascoli del bestiame nella fascia confinaria previsti dalla Convenzione italo-francese del 29 gennaio 1951, alla cui stesura aveva presieduto da parte italiana il prefetto avv. Adolfo De Dominicis, presidente della Commissione ministeriale degli Esperti Civili per le questioni di frontiera, che si era costantemente avvalso della collaborazione della Commissione locale e della Unione Intemelia. La convenzione entrerà in vigore con lo scambio delle ratifiche, avvenuto 1’8 giugno 1952 a Parigi.

      Nel novembre del 1952 la Commissione di studio per i problemi di frontiera, la cui precedente formula, basata sulla rappresentanza delle Amministrazioni Comunali, si era scontrata a qualche difficoltà derivante dalla diversa tendenza politica delle amministrazioni, veniva sostituita - sempre per iniziativa dell’Unione Intemelia - con una nuova Commissione patrocinata dal Centre Européen di Mentone e dalla nostra Unione.

      Nella prima riunione della rinata Commissione tenuta a Mentone il 9 novembre, partecipavano da parte francese il presidente del Centre Européen M. E. Le Loarer, il Consigliere generale Kubler, e i Sigg. Chevalier, Roux, Me Vial, Tessier, Leroux e Siccardi e da parte italiana il dr. Azaretti presidente dell’U.I., il prof. Rosso consigliere provinciale e vicepresidente, il sig. O. Trucchi segretario, il dott. Cotta e il cav. Natta. In quell’occasione sono riprese le pratiche di frontiera con proposte per il miglio­ramento degli accordi già raggiunti e per i problemi ancora insoluti fra cui in particolare l’uso delle carte d’identità come documento per l’espatrio.

 

PROPOSTA L’APERTURA DEL VALICO DI PONTE SAN LUDOVICO

       In una successiva riunione che ebbe luogo a Ventimiglia il 18 gennaio del 1953 e a cui parteciparono anche M. A. Botton sindaco e consigliere generale di Breil e M. Gastaud sindaco e consigliere generale della Briga, fu per la prima volta richiesta ufficialmente ai due governi l’apertura di un secondo valico stradale a Ponte San Ludovico previa la costruzione di un raccordo alla esistente viabilità da parte italiana. A seguito di questa richiesta l’allora capo compartimento dell’ANAS per la Liguria ing. Mergoni fece un sopralluogo a Ventimiglia intrattenendosi con i rappresentanti della nostra Commissione di Studio e riconoscendo la necessità del raddoppio dei valichi che veniva così iscritto fra le opere ida realizzare dall’azienda stradale.

      Per interessamento degli on. Taviani e Lucifredi questa richiesta viene iscritta, assieme ad altri problemi della nostra frontiera, tra gli argomenti da trattare nell’incontro De Gasperi-Bidault del 26 febbraio del 1953 a conclusione del quale il nostro governo s’impegna ad assicurare il finanzia mento della nuova strada a mare fra Ponte San Ludovico e Ventimiglia e quello francese al necessario allargamento in territorio francese. Si approvano inoltre accordi particolari per i pascoli di Realdó, per la franchigia di circolazione dei veicoli commerciali in zona di frontiera, per la riapertura dei valichi secondari in Val Roia, per l’acquedotto Ventimiglia-Mentone e viene riconosciuta l’utilità della ricostruzione della ferrovia Ventimiglia-Cuneo.

 

 FRANCIS PALMERO PRESIDENTE DELLA DELEGAZIONE FRANCESE

      Nella seduta della Commissione dell’8 novembre 1953, tenuta al palazzo Comunale di Mentone, M. Francis Palmero, che era allora vicesindaco della città, segretario generale del Comune di Nizza e presidente della Fiera Campionaria, ha assunto la presidenza della delegazione francese, della quale sono entrati a far parte oltre ai precedenti membri i M.M. Vaccari, Barneaud, Bellando e Merlino, mentre entravano a far parte della delegazione italiana il col. De Nicola, il dott. Squarciafichi, il sig. Coltelli e il sig. Peitavino.

      Nel corso di questa seduta il prof. Rosso ha presentato una relazione documentata con rilievi topografici, sull’assurdità del nuovo tracciato di frontiera nell’alta Val Nervia che rendeva impraticabili alcune delle più belle strade ex militari: Margheria dei Boschi, Scarassan, Pegairolle e Colle Sansun, chiedendo un modus vivendi che ne permettesse il transito.

      In una successiva riunione del 6 dicembre, che ebbe luogo a Ventimiglia alla presenza di esperti ferroviari italiani e francesi, e alla quale, oltre ,a1 console di Francia a Ventimiglia partecipò, per la prima volta, un rappresentante del Console d’Italia a Nizza il sig. Filippo Rostan, venne discusso principalmente il problema della ricostruzione della ferrovia di Val Roia.

      Nel marzo del 1954, in accoglimento alle richieste formulate dalla nostra Commissione «che l’insieme dei problemi relativi ai pascoli e ai boschi, creati dalle rettifiche di frontiera, fosse risolto senza ledere i diritti secolari dei Comuni e dei proprietari delle zone di confine»; una Commissione italo-francese di conciliazione presieduta dal giudice federale Svizzero Plinio Bolla emetteva un lodo, dando soddisfacente soluzione a queste intricate questioni.

      Nello stesso mese, nel corso di una riunione tenuta nella sala del Consiglio Comunale di Nizza sotto la presidenza di M. Palmero, divenuto nel frattempo sindaco di Mentone, alla quale intervennero anche il comm. Pio Lo Savio console generale d’Italia a Nizza e M. Gastaud sindaco e consigliere generale di La Briga, furono principalmente proposti miglioramenti, successivamente in gran parte accettati dai competenti servizi dei due Paesi, all’accordo italo-francese del 1° maggio 1951 per il transito in Val Roia e fu sollecitata la convenzione relativa al servizio militare dei giovani in possesso della doppia nazionalità.

 

RIAPERTA LA PRATICA DELLA FERROVIA VENTIMIGLIA - CUNEO

     Nel marzo del 1955, in una riunione della Commissione, che ebbe luogo a Nizza sotto la presidenza del Ministro guardasigilli francese Mé Emile Hugues, venne ripresa la pratica della ricostruzione della ferrovia Cuneo-Ventimiglia-Nizza, sulla quale i due governi avevano assunto una posizione del tutto negativa a seguito del rapporto sfavorevole degli Esperti ferroviari dei due Paesi.

      Una richiesta di revisione di questo atteggiamento fu inoltrata da parte del ministro Hugues al ministro francese dei lavori pubblici il nizzardo M. Corniglion Molinier mentre il console generale Lo Savio chiedeva analoga revisione al governo italiano. La richiesta veniva accolta e la Commissione presentava ai due Governi un memoriale nel quale si contestavano i risultati esposti dagli esperti ferroviari, fondati sulle statistiche degli Anni Trenta notoriamente influenzate dall’autarchia e dalle sanzioni. Nel memoriale si chiedeva di applicare a questi dati un coefficiente di aumento pari a quello risultante dal raffronto fra il traffico prebellico e quello postbellico degli altri valichi ferroviari italo-francesi.

      L’esposto della Commissione fu ritenuto valido dalle amministrazioni ferroviarie dei due Paesi, non però in grado di far prevedere un esercizio attivo della linea, la decisione definitiva sulla ricostruzione fu perciò demandata in sede politica, tenendo conto di altri motivi, non strettamente legati al bilancio economico della linea. In questo periodo trovò un principio di accoglimento anche la richiesta di unificazione dei posti di controllo in Val Roia con l’apertura degli uffici francesi di Piena bassa e, la completa liberalizzazione dei trasporti stradali nella zona di frontiera.

 

RIPRESO IL PROGETTO DELL’ACQUEDOTTO VENTIMIGLIA - MENTONE

       Nella riunione di Nizza del marzo 1956, alla quale partecipava il nuovo console generale d’Italia marchese Antinori e il dott. Dispenza, che diverrà poi vice-console d’Italia a Mentone e rappresentante ufficiale italiano alle riunioni della Commissione - viene in particolare ripreso il progetto dell’acquedotto Ventimiglia - Mentone, richiesto il ripristino della Convenzione di Stabilimento già in vigore nel periodo prebellico e l’uso della Carta d’Identità come documento d’espatrio.

      Nel febbraio del ‘57, alla presenza dei tecnici dei Ponts et chausséese e dell’ANAS, alla Villa Serena di Mentone, viene trattato il problema del coordinamento dei lavori relativi al nuovo valico di Ponte San Ludovico, l’allargamento della strada al valico francese di Ponte San Luigi e l’ammodernamento della strada di Val Roia.

      Nel marzo viene accolta la richiesta di usare la carta d’identità come documento di espatrio, corredata tuttavia per gli italiani da un foglio aggiuntivo rilasciato dalle Questure, che verrà sostituito, su proposta della Commissione, nel successivo ottobre con la stampigliatura della stessa carta d’identità.

      L’abolizione dei documenti doganali per gli autoveicoli, entrata in vigore con felici risultati in Austria, viene richiesta nella riunione di Trucco del febbraio 1958.

     Frattanto M. Francis Palmero, presidente della delegazione francese, viene eletto deputato e in conseguenza il presidente della delegazione italiana dr. Azaretti, nella riunione di Dolceacqua del 6 gennaio 1959, propone di venir sostituito dal sen. prof. Raoul Zaccari per conferire alle due delegazioni maggior equilibrio e facilitare, anche da parte italiana, diretti contatti con i membri del Governo.

      Nell’ottobre del ‘59, da parte francese, viene deciso il completamento della strada La Briga - Colle Sansun per collegarsi attraverso l’esistente strada ex militare italiana alle Valli del Nervia e dell’Argentina, secondo il progetto a suo tempo presentato dal prof. Rosso.

 

IL PROGETTO DEL DISTRETTO EUROPEO

       Nell’aprile del 1960, una nuova proposta viene avanzata in seno alla Commissione per la creazione di un distretto federale europeo a cavallo della frontiera italo-francese, la proposta sarà raccolta dalla Camera di Commercio di Imperla e presentata alla Conferenza permanente delle Camere di Commercio di frontiera italo-francesi; urtandosi però col veto del generale De Gaulle, che sosteneva per la capitale europea la candidatura di Parigi.

      A partire dal 1962, la Commissione viene sostituita da periodiche Conferenze dei Servizi, convocate dai Prefetti di Nizza, Cuneo e Imperia, che saranno in seguito affiancate da una Consulta rappresentativa dei Comuni di frontiera italiani e francesi, presieduta da M. Francis Palmero sindaco e deputato di Mentone e dal sen. Zaccari.

      Tuttavia l’attività della Unione Intemelia e della Voce per l’impostazione e la soluzione dei problemi di frontiera continua. Il problema dell’ammodernamento della S.S. 20 verrà rilanciato da una delegazione dell’Unione, in un convegno indetto dalla CIPS nel dicembre 1966 presso la Camera di Commercio di Cuneo che sfocerà, a seguito di una mozione presentata al Consiglio provinciale di Imperia dal consigliere Lorenzo Viale, nella riunione interprovinciale tenuta presso il municipio di Ventimiglia il 22 maggio 1967, che chiedeva ,ai due governi interessati una definitiva decisione sulla ricostruzione della ferrovia Ventimiglia-Cuneo, al fine di ottenere una completa adesione cuneese a l’ammodernamento della strada.

 

RISOLTI ALCUNI IMPORTANTI PROBLEMI

       La richiesta, formulata in termini perentori, grazie al determinante intervento del sen. Bertode, portò ad una rapidissima approvazione della legge entro il luglio del 1967 e alla successiva firma della Convenzione italo-francese per le modalità di ricostruzione e di esercizio della ferrovia.

      Il 30 settembre del 1967 ve­niva firmato anche l’accordo per il prelevamento delle ac­que del Roia previsto in 800 litri al secondo da dividersi fra i comuni di Mentone e di Ventimiglia.

      Come per la convenzione dell’acquedotto, dopo oltre vent’anni di attesa, anche l’apertura del nuovo valico stradale fra Olivetta e Sospello, per interessamento del Ministro Taviani ha potuto finalmente essere realizzata il 14 maggio 1968.

      Fra i principali problemi di frontiera della nostra zona, rimaneva e rimane ancora da risolvere, quello dell’ammodernamento della S.S. 20, reso più immediato e importante dalla prossima apertura dell’Autostrada dei Fiori.

      La nostra Unione ha preso al riguardo l’iniziativa per la costituzione di appositi Comitati a Cuneo e a Ventimiglia, avvenuta nel luglio del 1969, col compito di agire presso gli Enti ed i servizi interessati allo scopo di promuovere e accelerare provvedimenti risolutivi.

      Questo in sintesi il contributo che l’Unione Intemelia, attraverso “La Voce Intemelia” e la Commissione di Studio, ha dato in venticinque anni di attività per la soluzione dei molteplici problemi di frontiera, che la pesante eredità della guerra aveva reso più ardui e complessi.

                                            E.R.

                                                    LA VOCE INTEMELIA anno XXVI n. 3 – marzo 1971

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Sulla medesima “VOCE” del marzo 1971, quale articolo di fondo:

il Direttore, dr. Emilio Azaretti ha inteso dar sprone verso una ancor troppo lenta ripresa.

  

RISORGERE

 

      Sul Nervia tra le rovine, troppo complete per permettere agli uomini di abbarbicarvisi ancora, troneggia - macabra sentinella - un alto palo elettrico a traliccio, con la cima spezzata e ripiegata.

      E dietro comincia la città in rovina. Non una casa, una strada, un albero è stato completamente risparmiato, non una famiglia, un patrimonio, una tradizione. Tutto è caduto mutilato o disperso.

      Qui i resti di un palazzo che come un dente cariato, eleva ancora parte dei muri perimetrali, là una saracinesca semi divelta buffamente rigonfia e, mentre alzi lo sguardo allo squarcio sinistro dove prima era una finestra, inciampi nella buca dai contorni aspri che si apre improvvisa ai tuoi piedi.

      Dove sono le facce amiche che solevi incontrare ?  Chissà; sparite nel gorgo, o lontane, o più triste ancora cambiate. Troppi sono cambiati, su troppe facce il dolore, la preoccupazione e lo scoraggiamento, hanno segnato la loro impronta funesta.

      E vai per la strada semi deserta dove la vita era un tempo alacre e piena, e vai tra i mucchi idi macerie, le botteghe chiuse, le case vuote.

       Anche la Chiesa del Convento, il Mercato dei Fiori e il ponte sembrano mostrarci con le loro ferite, più delle altre cose, la bestialità degli uomini, e più ancora la cara vecchia passerella, la cui ossatura spunta a tratti dall’acqua o dai cespugli come uno scheletro semi sepolto.

      Ma lo Scoglio ha tenuto. La massa compatta delle sue case, che gli stretti solchi dei carruggi - spesso ricoperti da archi e da case - non riescono a dividere, è stata ancora una volta la cittadella, dove si sono rifugiati gran parte degli abitanti, nel periodo dei più duri bombardamenti.

      E salendo per l’ammattonato rosso, mi rivenivano alla mente i versi della sua canzone:

 

Int’u scögliu i sun fundàe,

I nu’ teme aiga ni’ ventu,

I sun forte e nostre cae,

I sun forte ciü che u tempu.

 

       Poi guardando di lassù verso il mare, il fiume, e gli alberi, che si addentrano come un golfo di verde tra le case del Convento, mi pareva che tutto si trasformasse.

      Il Roia continuava placido nel suo corso, il Roia che aveva visto tante battaglie sotto le mura della Città e aveva avuto tante volte le sue acque arrossate di sangue, che aveva tante volte visto i ponti e le case cadere e risorgere.

      La serena fiducia della natura amica mi riempiva il cuore di speranza. E là contro il monte, la fila delle fasce strette e alte, mi richiamava le virtù e le tempra della gente nostra. Vidi allora, come in un sogno, risorgere Ventimiglia, dal lavoro dei suoi figli febbrili d’entusiasmo, tenaci di fede e pieni d’amore per la madre antica. Una Ventimiglia più bella, più ricca e più grande, che aveva finalmente ritrovata la sua tanto agognata libertà.

      Ero ridisceso per la via Falerina e ho riletto la scritta sulle sue mura:

 

Io fui e non, son stata

Et hor di nuovo

Più bella che di prima

Mi ritrovo.

 

       La realtà di ieri sarà realtà di domani.

 

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All’indomani della fine delle ostilità la città in rovina ha ispirato questo quadro doloroso, ma anche una volontà e una speranza di rinascita.

Purtroppo, dopo più di venticinque anni, le macerie sono ancora nel centro di Ventimiglia, che pur registrando in qualche campo uno stentato progresso, ha in realtà regredito in confronto al rigoglioso sviluppo di tutte le altre città rivierasche italiane e francesi.

Per troppi aspetti siamo rimasti il “niemandsland”, che fummo per lunghi mesi nel corso dell’ultima guerra.

È un’amara ma necessaria constatazione.

                                             (n. d. D.)