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      Tenuti in contatto attraverso “La Voce Intemelia” mensile d’informazione locale, edito dall’Unione Intemelia, l’associazione riavvicina quei ventimigliesi di nascita e di tradizione familiare che, pur risiedendo lontano da Ventimiglia per ragioni professionali, mantengono stretti legami affettivi con la terra dei padri.

    L’Associazione ha voluto evidenziare la presenza di un’assenza, unica nel suo genere. Essa ha sviluppato la sua attività su due piani: il primo, prevalentemente interpersonale, intendendo rinsaldare i vincoli d’amicizia e di riconoscimento tra quei concittadini anagrafici che, vivendo in diaspora, non avrebbero avuto occasioni di conoscersi e frequentarsi altrimenti.

    A questo scopo ha organizzato assemblee e riunioni conviviali nel periodo di Ferragosto e di Capodanno. I convivi sono stati allargati ai residenti in Ventimiglia e vi figuravano come invitati il Sindaco e il Presidente della Cumpagnia, allo scopo di discutere insieme dei problemi che la riflessione su Ventimiglia solleva.

    Secondariamente, perno e centro di gravità dell’interesse è stato l’aspetto fisico di Ventimiglia, ciò che in linguaggio informatico, si chiama hardware, quanto di Ventimiglia si vede e si tocca.

    L’esigenza degli Spantegai è quella di agire sull’opinione pubblica perché Ventimiglia smetta di vivere al disotto la sua dignità e recuperi la dimensione estetica (e quindi turistica) di cui è potenzialmente ricca.

    Gli Spantegai sollecitano soprattutto un rigoroso esercizio d’affinamento stilistico negli interventi ambientali e un recupero formale di purismo ligure.  È la modernità più moderna, d’altro canto, che condanna e rifiuta oggi, la rottura con la tradizione perpetrata negli Anni Sessanta e Settanta.

    L’Associazione ha istituito un premio «al decoro urbano» che nel 1984 ha segnalato alcuni indicativi interventi sul verde cittadino, mentre nel 1985 ha premiato le facciate meglio ritinteggiate. I nuclei familiari attinenti sono circa sessanta.

 

 

CONSIGLI  E  IDEE  ESTERIORI

Gennaio 2005.

                     Una buona notizia !

   Dalle colonne della “Voce” vengo a conoscenza dell’iniziativa di riprendere le fila degli “Spantegai”, un’iniziativa ormai di anni fa e forse sconosciuta a molti dei lettori: ai più giovani per puri motivi anagrafìci ...

   La scommessa originaria di quel manipolo che si dette da fare anni fa era di trovare un momento di coordinamento tra i molti non residenti più a Ventimiglia, ma nella città «del sole, dei fiori e dell’amore» nati e cresciuti e rimasti suoi «figli» nonostante casa e lavoro ormai sistemati altrove.

   L’idea era che guardando con occhi ormai da “esterni” alla città amata potessero in qualche modo, ognuno dal suo punto specifico di osservazione, proporre suggerimenti, consigli, idee.

   Che ora, dopo tanto tempo, si riaffacci quell’ipotesi non meraviglia. Io personalmente ho trovato che qualcosa si è smosso. L’Agosto Medievale, il Comitato per il Centro storico, una rivista non facile come “Intemelion” e quella - di cui vengo a sapere dalla “Voce” - che ha nel professor Durante il suo fulcro e come fine di valorizzare i tesori della biblioteca Aprosiana, il Museo archeologico ben sistemato e nella sua splendida posizione, sono tutti elementi da non trascurare.

   Evviva, dunque ! Non vuol dire far cessare il mugugno, per carità; anzi, vuol dire renderlo più vivace, perché più consapevole e motivato.

   Ben venga quindi l’angolo dello “spantegau” per proporre, segnalare, idee e qualcosa di utile per la città.

 Alcuni dei problemi in sospeso

    Ci sono problemi generali che possono essere risolti solo con atti “alti” di amministrazione, come il piano regolatore: sul quale i nostri “spantegai” più tecnici sono invitati caldamente a studiare e a esprimersi. La sensibilità è molta e l’ho avvertita con grande piacere quando, in occasione del conferimento del San Segundin d’argento dell’anno passato, le mie parole, di pura rilevazione di problemi annosi (e tutt’altro che addebitabili a un’amministrazione in particolare), hanno suscitato un’ondata di consensi ...

    Ma ci sono anche questioni minori, eppure significative. È il particolare che fa il lavoro ben fatto e che distingue l’artigiano bravo e l’artista dall’operatore inesperto, non motivato, che farà solo cose modeste, di cui ci si renderà conto, prima o poi, che vanno eliminate dall’orizzonte urbano.

E i particolari di solito sono anche quelli che richiedono minori spese, per cui più colpevoli si è se vi si da corso. Nei miei soggiorni recenti ho avuto occasione di riparlare con i miei interlocutori di queste “piccolezze”, ad esempio:

  • la copertura con bouganville del bruttissimo cemento che tiene su la collina della rocca del Cavo e l’inizio di scavi archeologici nel sito già del castello dei Conti di Ventimiglia; se si offre aiuto da parte del Comune, credo che le università di Genova e Nizza (o Torino ?) interverrebbero con entusiasmo;
  • la pubblicità del Museo Archeologico: cosa costa mettere striscioni o tabelloni alla frontiera, all’ingresso da Camporosso, al Teatro romano, nei parcheggi, agli incroci principali con tanto di segnaletica ?
    Non è la tipica opera buona che potrebbero fare anche Lions o Rotary ? Ora che c’è una struttura pregevole ma visitata meno di quanto merita;
  • un regolamento cittadino contro i rumori, a cominciare da quelli prodotti dalle fastidiosissime macchine con altoparlanti per motivi commerciali; capisco che certe iniziative pubbliche come l’Agosto medievale (ad esempio) lo meritino, ma non certo gli ambulanti; e poi perché uno e non tutti ? E allora ... Se si vuole dare un minimo di avvenire turistico alla città e migliorare la qualità della vita per tutti (anche per i residenti !), non sarebbe ad esempio da prescrivere il silenzio fino alle 8 almeno e tra le 14 e le 15, almeno dei periodi festivi ?

 

   Non proseguo. Mi limito a questi esempi, per segnalare il tipo di interventi che gli “spantegai”, visitatori disinteressati, quasi istituzionalmente apolitici, possono avanzare. I miei saranno anche modesti: ma la strada è aperta a tutti !

                                     Buon Anno da

                                                                                          Mario Ascheri

                                                                                   Università di Roma Tre

 

GLI “SPANTEGAI

                         TRA STORIA E FILOLOGIA

di Renzo Villa  - 1985

 

    Il gruppo dei Ventemigliusi Spantegai, di recente costituitosi come Associazione aderente alla Cumpagnia d’i Ventemigliusi è formato - come è noto - da cittadini residenti fuori zona che non hanno mai dimenticato la città natale per la quale conservano un tenace attaccamento.

     Dal punto di vista storico, essi possono vantare degli illustri predecessori come, ad esempio, fra Angelico Aprosio. certamente il più celebre degli “spantegai” ventimigliesi.

      La vita monastica e gli interessi culturali lo portarono, nel ‘600, in giro per l’Italia, ma l’affetto per Ventimiglia lo accompagnò ovunque, durante le sue peregrinazioni, tanto che era chiamato “Il Ventimiglia” e il nome della città di origine trovò il modo di inserirlo, anagrammato, persino nello pseudonimo che, ad un certo punto, s’impose: Cornelio Aspasia Antivigilmi. Senza contare che, a Ventimiglia, lasciò in retaggio la sua ricchissima biblioteca.

     Per venire a tempi molto più recenti, come non ricordare un altro illustre spantegau: Alessandro V araldo ? Anch’egli fu costretto a vivere lontano dalla natia Ventimiglia per la quale però conservò vivo l’amore immortalandola nelle sue innumerevoli opere.

     Per quanto riguarda poi l’aspetto prettamente filologico della parola spantegau, essa è il participio passato del verbo dialettale spantegà “spargere” che può vantare anch’esso interessanti precedenti storici se è vero, come affermano gli studiosi, che l’etimologia altro non è che la storia della parola.

     In proposito rimandiamo, innanzitutto, ai paragrafi 205, 293 e 305 de L’EVOLUZIONE DEI DIALETTI LIGURI, Seconda Edizione 1982, di Emilio Azaretti; ai quali si possono aggiungere le citazioni del ROMANISCHES ETYMOLOGISCHES WORTER-BUCH del Meyer-Lùbke (REW) nel quale si trovano, rispettivamente ai numeri 3031 e 3032, le voci tardo latine expandicare nel senso di “allargare, diffondere, propagare” e expanticare in quello (più cruento) di “spargere le interiora, sbudellare”.

     Da esse deriva il nostro spantegà “disperdere, sparpagliare”; il nizzardo espantegà “répandre, épandre” (Mistral, LOU TRESOR DOU FELIBRIGE, 1°, 1022) e il monegasco spantegà “étendre (le foin)" (Arveiller ETUDES SUR LE PARLER DE MONACO, 1967, Paragrafi 82 e 178).

    Nell’identica accezione, il verbo spantegà lo ritroviamo anche nel dialetto milanese: “La gent la s’è spantegada on poo da per tutt, giò per tutt i contrad” (che sembra proprio il caso dei ventimigliesi sparsi). Nel dialetto meneghino inoltre spantegà i danee significa “sperperare le proprie sostanze” da cui il deverbale spantegon “scialacquatore” (C. Arrighi DIZIONARIO MILANESE-ITALIANO, Hoepli, 1896, Ripr. Anast. 1978).

    Nel nostro dialetto, spantegau si riferisce ancora a cose lasciate in disordine e a persone che vivono isolate, che hanno scarsi rapporti con gli altri e che è difficile contattare.

    È dunque per questo che i nostri ventemigliusi spantegai hanno voluto stringere i legami che hanno in comune con la città nativa. Proprio per non sentirsi, appunto, più degli spantegai.

 LA VOCE INTEMELIA anno XL n° 1 – gennaio 1985

 

   

    Roberto Rovelli è l’archetipo del tenace spantegau d’azione. Viveva a La Mortola, tra il Giardino, Mamante, gli scogli e i pescatori. È andato a lavorare nei Caraibi, dove ora risiede a Plantation, nella Contea di Broward, in South Florida.

    Scrive brani e poesie in murturatu, partecipando a concorsi, sovente vincendoli, ma soprattutto indicando la via da seguire per vivere meglio.

 

 


       Lungo gli Anni Settanta, un certo numero di ventimigliesi migrati altrove era solito ritrovarsi a convivio durante i loro rientri in Ventimiglia, per trascorrervi la villeggiatura.

       Di ritorno dalla sua permanenza in Toscana, Mario Palmero trovò il modo di formalizzare quella consuetudine, mantenendo costanti i contatti fra quelli che diventarono i Ventemigliusi Spantegai.

        Appena si è potuto disporre del rinnovato Teatro Comunale, nei periodi dell’anno vivacizzati dalla presenza di numerosi Spantegai, l’Amministrazione Comunale attivava le entità locali di cultura e di trattenimento per confezionare uno spettacolo da offrire loro, facendoli accomodare nei posti migliori. Le altre poltrone rimanevano a disposizione dei cittadini locali che avessero prenotato, ottenendo così fantastici pienoni di pubblico.

         Da qualche anno questi avvenimenti non si verificano più ed è un vero peccato. Vi rimandiamo al link dove raccontiamo gli spettacoli che avevano per titolo:

 

NUSTALGIA DE VENTEMIGLIA